Le parole e le cose

Letteratura e realtà

17 maggio 2012
Pubblicato da Italo Testa
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Il pack della prosa s’avvicina. Durs Grünbein

[Una versione più breve di questo articolo appare in uno speciale sulla poesia tedesca nel numero attualmente in edicola di «Alfabeta2», 19, maggio 2012].

di Italo Testa

Cresciuto nel “ghetto della generazione perduta” della DDR, Durs Grünbein (1962), con il fulminante esordio di Zona grigia, mattina (1988), dava forma alla mitologia negativa di una giovinezza trascorsa a Dresda, “relitto barocco sull’Elba”, tra disillusione storica, distanza cinica e malcelato disprezzo dell’esistente. Trasferitosi dal 1985 a Berlino, dove assiste con soddisfazione sarcastica al crollo di un Impero come ad una rivoluzione passiva che lo coinvolge solo marginalmente ma lascia un profondo segno sul suo corpo-lingua, Grünbein diviene ben presto negli anni novanta l’esponente emblematico della nuova poesia tedesca della post-unificazione, mettendo a punto una formula espressiva che concilia la furia analitica di Benn con le diagnosi epocali sulla metropoli moderna del primo Brecht, il cosmopolitismo occidentale della Repubblica federale con il vento freddo della steppa che scorre sulle piane gelate della Germania Orientale.

A metà partita, titolo della fortunata raccolta con cui Anna Maria Carpi presentava nel 1999 al pubblico italiano un profilo complessivo della produzione di Grünbein sino alla fine del millennio, avevamo incontrato un poeta dotato di una sovrana padronanza della lingua e di una capacità associativa quasi prodigiosa, progressivamente incapsulata, dopo il libro di esordio, che scorreva ancora in una versificazione libera e allegoricamente frammentata, nella potente corazza formale e metrica di una “lingua-panzer”. Continua la lettura

16 maggio 2012
Pubblicato da Gianluigi Simonetti
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La fine dell’altro mondo

di Filippo D’Angelo

[Da domani sarà in libreria, pubblicato da minimum fax, il romanzo d'esordio di Filippo D'Angelo, La fine dell'altro mondo. Ne anticipiamo una parte del primo capitolo: il protagonista, Ludovico Roncalli, ventottenne dottorando in Lettere, esperto di Seicento francese, ha trascorso un soggiorno di studio a Parigi; torna a Genova, sua città natale, durante la ricerca di una redazione alternativa di un romanzo di Cyrano de Bergerac. L'estate è quella del 2001: mancano poche settimane all'inizio del G8; si profilano regolamenti di conti pubblici e privati (gs)].

La sera, Ludovico andò a cena a casa dei genitori. Abitavano un appartamento di duecentocinquanta metri quadrati in via Ruffini, nel quartiere collinare di Carignano, uno fra i più eleganti e costosi della città. Erano entrambi medici, e discendenti di famiglie di medici. Suo padre, un cardiochirurgo di fama; sua madre, la ginecologa di fiducia della Genova bene. In compagnia di ragazze del proprio ceto, Ludovico si sorprendeva spesso a pensare che le loro vulve erano state oggetto delle attenzioni materne, traendone un senso di vertigine edipica. Suonò alla porta e ad aprirgli fu Umberta: temuta, amatissima, indomita sorella minore. Studentessa di Lettere al secondo anno, Umberta aveva tentato di seguire le orme fraterne con zelo prudente: si era diplomata con cinquantotto sessantesimi nello stesso liceo; aveva rinunciato a passare l’esame d’ingresso alla Normale dopo esservisi iscritta; si era sacrificata, sebbene con foga minore, sui medesimi volumi della biblioteca di famiglia. Gli posò negligentemente una mano sul collo e lo baciò sulla guancia sinistra, all’angolo delle labbra.
«Ludo, come stai? Com’è andata a Parigi? Mi hai pensata?»
«Sì Umba, non ho fatto altro. Papà e mamma sono già a casa?»
«Sì, sono di là. Avresti preferito cenare da solo con me?»
«Dai, ti prego, smettila. Non è serata».
L’attitudine esplicitamente incestuosa di Umberta lo aveva sempre turbato. Era tutto cominciato quando lei aveva quindici anni ed era ancora vergine. Dopo una festa nella casa di campagna dei loro cugini, si erano ritrovati a dormire nello stesso letto. Nel mezzo della notte, Ludovico si era svegliato avvinghiato al dorso di sua sorella, coi boxer inondati di sperma. Si era alzato senza fare rumore, era andato in bagno a lavarsi e aveva creduto di ricordare il respiro di Umberta inframmezzato dalle immagini di un sogno erotico. Il mattino, al risveglio, la sorella aveva notato con una smorfia di compiacimento l’alone rimasto sui suoi boxer. Da allora, il pericolo dell’incesto era stato scongiurato con l’abuso di allusioni verbali e motti di spirito, imponendosi come forza solo simbolica, ma divenendo, proprio per questo, ancora più pervasivo e dittatoriale.

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15 maggio 2012
Pubblicato da Le parole e le cose
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Nuovi poeti /1: cinque poesie di Dario Bertini

[Inauguriamo oggi una rubrica mensile, a cura di Massimo Gezzi, dedicata ai poeti nati negli anni Ottanta. Dario Bertini (Pavia 1988), il primo giovane autore che scegliamo, ha appena pubblicato il suo libro d'esordio, Frequenze clandestine, per Sigismundus Editrice, con una postfazione di Andrea de Alberti. Queste cinque poesie sono tratte dal libro].

Cantiere

Diventerà finestra
questo quadrato di mattoni,
aperto al primo chiaro
nelle ore di luce, anche d’inverno
(quando è poca, manca) e qui
nell’angolo sarà uno spiffero
la causa di un abbraccio
tra lui che in piedi osserva l’orizzonte
e lei che tutta stretta alle sue spalle
dice ho freddo, non si muove.

*

Tentativi

ci sono cose che capiremo, prima o poi,
a forza di provarci, tendere a un oltre
indefinito, più caro a farsi certo, misurato;
allora pensa, non fare mensola al pensiero,
accoglila la polvere se ha memoria
del buio solco in cui dimora il chiodo,
il colore dell’acqua dentro ai tubi, della corrente
a fasi alterne negli impianti, dei blackout -
e soprattutto – fai attenzione al ridere scomposto,
irrefrenabile, del sangue dopo un bacio

*

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14 maggio 2012
Pubblicato da Claudio Giunta
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Basta con gli scartafacci? La filologia d’autore non andrebbe incoraggiata

di Claudio Giunta

1.

È uscito da poco negli Stati Uniti il romanzo The Pale King di David Foster Wallace. Il libro esce postumo, perché Wallace si è suicidato tre anni fa. Sul suo tavolo di lavoro è stata trovata una redazione provvisoria della prima parte del romanzo, e alcune altre scene sparse. Si tratta pressappoco di un terzo di quello che avrebbe dovuto essere il libro se Wallace l’avesse terminato. Intervistato dal New York Times (Charles McGrath, Piecing Together Wallace’s Posthumous Novel, 9 aprile 2001), il curatore di The Pale King Michael Pietsch osserva: «Alla fine tutti i materiali manoscritti andranno allo Harry Ransom Center dell’Università del Texas, e gli studiosi avranno la loro giornata campale. Sono sicuro che si stanno già affilando i denti».

L’immagine degli studiosi-scoiattoli che affilano i denti preparandosi a scovare gioielli nascosti tra le carte inedite ma anche, evidentemente, a cogliere in fallo l’editore del romanzo, mi ha fatto tornare in mente un passo molto intelligente e molto cattivo di un saggio di Gore Vidal a proposito di un’edizione dell’epistolario di Mark Twain: «Ci sono note su note. Niente non è spiegato. Twain incontra un tale che pretende di appartenere alla famiglia dei Plantageneti: la storia, del tutto irrilevante, di quella famiglia è scaraventata addosso al lettore. La scholarship americana è oggi una specie di gigantesco programma di make-work per persone convenzionalmente istruite. In un caso del genere, studiosi-scoiattoli mettono insieme qualsiasi scarabocchio trovino e riempiono volumi su volumi di questi pezzi di carta, con note che dilagano come una metastasi [...]. Si tratta di puri collezionisti. Per loro, un ‘fatto’ è uguale a qualsiasi altro ‘fatto’» (Gore Vidal, Twain’s Letters, in The Last Empire. Essays 1992-2001, London, Abacus 2001, p. 28). Continua la lettura

11 maggio 2012
Pubblicato da Mauro Piras
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Chi ha perso le elezioni?

di Mauro Piras

Chi ha perso in queste elezioni, in Francia, Grecia e Italia?

In Francia, gli elettori hanno punito in primo luogo Sarkozy, nella sua politica di aggancio alla Germania e di egemonia in Europa fondata sul rilancio dei due nazionalismi, per quanto alleati. Hanno punito le istituzioni europee nella loro condotta attuale, burocratica e troppo rigida in materia economica, ma non il progetto dell’Europa e dell’euro in sé, perché alla fine hanno scelto un candidato apertamente europeista. Hanno punito le politiche di austerità a favore invece di una revisione del fiscal compact, dei patti di stabilità, della politica di investimenti, e per una politica di spesa con assunzioni nel settore pubblico, tutti punti qualificanti del programma di Hollande.

In Grecia, è facile dire che in primo luogo gli elettori hanno punito massicciamente la politica di austerità che ha spinto fino alla catastrofe una crisi già grave. Questa cosa è ovvia: la somma di tutti i partiti tolti il Pasok e la Nuova Democrazia fa la maggioranza assoluta nel nuovo parlamento. E ovviamente la condotta rigorista e poco solidale dell’Europa e della Merkel è stata condannata senza appello. Ma l’abisso in cui sono sprofondati i due partiti fino a qui dominanti della politica greca mostra che c’è qualcosa di più profondo: gli elettori hanno sanzionato ferocemente una classe politica totalmente incapace, che ha distrutto il paese negli anni della crescita, e non ha avuto la credibilità per riuscire a negoziare qualcosa durante la crisi. Continua la lettura

10 maggio 2012
Pubblicato da Daniele Balicco
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Da Edipo a Telemaco: figli in cerca di padri. Intervista a Massimo Recalcati

a cura di Daniele Balicco

[Questa intervista è uscita sul numero 63 di «Allegoria»]

Milano, 14 giugno 2011

Nel 2004 il liceo Parini di Milano fu letteralmente devastato da un’occupazione che lo rese inagibile per alcuni mesi. Riconosciuti i responsabili, il preside, insieme al corpo docente, decise di non adottare alcun intervento disciplinare contro i ragazzi responsabili della devastazione. Per iniziare la nostra conversazione le chiedo di commentare, riferito a questo caso particolare, il giudizio di Roberta De Monticelli: “la sostanziale impunità fa male, tanto a chi ne fruisce quanto alla comunità. [Questi ragazzi hanno così ricevuto] una supplementare cura di inconsapevolezza […] [perché sono stati] privati del senso delle conseguenze delle proprie azioni, che è un costituente essenziale della libertà”[1].

La Legge, per come la pensa la psicoanalisi, vale a dire la legge simbolica, che è la legge della castrazione, si manifesta attraverso l’introduzione dell’impossibile. La Legge segnala l’esistenza di una soglia, di un limite che è impossibile valicare, riprendendo per altro una tradizione che sta all’origine dei testi biblici. E tuttavia, a differenza dei testi biblici, questo impossibile non si chiama Eden, ma incesto. Cosa significa? Significa che è impossibile per l’uomo fare esperienza di un godimento illimitato, che è il godimento della cosa materna. Questo godimento senza limiti è interdetto dalla Legge, la cui funzione è precisamente quella di introdurre il senso del limite come elemento costitutivo dell’esperienza umana. Nello stesso tempo, questo impossibile è ciò che paradossalmente apre la possibilità stessa del desiderio.

Per venire al nostro caso, il diritto ad essere puniti è un diritto, senza dubbio. Tuttavia, per uno psicoanalista questa idea rischia sempre di scivolare verso un terreno che è quello del godimento sadico di chi esercita la punizione. Abbiamo avuto tutta una pedagogia autoritaria che il ’68 e il post ’68 ha giustamente decostruito e che non è il caso di recuperare perché si fonda su un’idea autoritaria e padronale della paternità. Per questa ragione, è importante che il bisogno di essere puniti venga sganciato dal fantasma sadico che di solito accompagna l’esercizio della punizione. Anche perché quest’ultimo genera quasi sempre una predisposizione masochista nel soggetto, che non è altro poi che una predisposizione volontaria alla servitù. Il diritto ad essere puniti può invece essere interpretato così: ogni soggetto ha bisogno che questa costitutiva condizione di impossibilità venga evocata. Ogni soggetto deve imparare, insomma, che la dimensione della libertà non è quella dell’assenza di limiti. Continua la lettura

9 maggio 2012
Pubblicato da Le parole e le cose
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Lettura di “Les sept vieillards” di Charles Baudelaire (“Les fleurs du mal”, XC)

di Umberto Fiori

I sette vecchi

Brulicante città, città piena di sogni,
dove lo spettro in pieno giorno ferma il passante!
Dappertutto i misteri scorrono come linfe
dentro i canali angusti del colosso possente!

Una mattina, mentre nella squallida via
le case, che la nebbia rendeva ancor più alte,
mimavano le rive di un grande fiume in piena,
e, paesaggio simile all’anima del guitto,

una nebbia giallastra inondava lo spazio,
io seguivo coi nervi tesi, come un eroe,
discutendo con la mia anima, già stanca,
il viale sconquassato dai pesanti carriaggi.

D’improvviso, un vegliardo i cui stracci giallognoli
avevano il colore di quel cielo piovoso,
e il cui aspetto avrebbe fatto piovere gli oboli
senza la cattiveria che brillava in quegli occhi,

mi apparve. Le pupille parevano inzuppate
nel fiele; le sue occhiate acuivano il gelo,
e la sua lunga barba, dura come una spada,
si protendeva, simile alla barba di Giuda.

Non era solo curvo, ma spezzato, la schiena
formava con le gambe giusto un angolo retto,
tanto che il suo bastone, completando il suo aspetto,
gli dava l’aria sghemba e l’impacciato incedere

d’un quadrupede zoppo, o di un ebreo a tre zampe.
Nella neve e nel fango si impegolava, come
se con le sue ciabatte calpestasse dei morti,
non tanto indifferente, ma ostile all’universo.

Dietro, il suo sosia: barba, schiena, bastone, stracci,
in tutto uguale, uscito dal medesimo inferno,
quel clone centenario; i due spettri bizzarri
procedevano insieme verso una meta ignota.

Di che infame complotto ero dunque in balìa,
quale caso perverso mi umiliava così?
Io contai sette volte, di minuto in minuto,
quel vegliardo sinistro che si moltiplicava!

Colui che si fa beffe della mia ansia, e che
non è preso dal morso di un brivido fraterno,
rifletta che malgrado tanta decrepitezza
i sette mostri avevano l’aria di essere eterni!

Avrei forse io, da vivo, contemplato l’ottavo,
gemello inesorabile, ironico e fatale,
disgustosa Fenice, figlio e padre di sé?
-Ma io voltai le spalle a quel corteo infernale.

Snervato come un ebbro quando ci vede doppio,
tornai a casa, chiusi la porta, spaventato,
malato e intirizzito, con l’anima sconvolta,
ferita dal mistero e dall’assurdità!

Invano la ragione ricercava la barra;
la tempesta giocando annullava gli sforzi,
e l’anima danzava, danzava, vecchia barca
senz’alberi, su un mare mostruoso e senza rive!

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8 maggio 2012
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Realismo e modernismo in Italia fra Otto e Novecento

Convegno, 10-11 maggio 2012,

Università degli Studi di Siena, Dipartimento di Filologia e critica della letteratura

Università per Stranieri di Siena, Dipartimento di Scienze umane

Comitato scientifico: Riccardo Castellana, Pietro Cataldi, Romano Luperini

Segreteria organizzativa: Milva Grazzi, email: seg_filo@unisi.it, tel.: 0577234855; Olga Perrotta, email: dipart@unistrasi.it, tel.: 0577 240135

Sedi del Convegno:

Giovedì 10 maggio ore 15-19.30 Università degli Studi di Siena, Complesso San Niccolò, via Roma 56, Aula A
Venerdì 11 maggio ore 9.30-13 e 15-18.30 Università per Stranieri di Siena, Piazza Rosselli 27-28, Aula 10

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8 maggio 2012
Pubblicato da Le parole e le cose
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Jorie Graham, tre poesie da “Sea Change” (2008)

[Pubblichiamo tre poesie di Jorie Graham (1950), considerata una delle maggiori poetesse americane contemporanee, tratte da Sea Change (HarperCollins 2008) e  inedite in italiano. Le traduzioni sono di Antonella Francini, già traduttrice di L'angelo custode della piccola utopia, un'ampia antologia della poesie di Graham edita da Luca Sossella Editore nel 2008. Ringraziamo Jorie Graham e HarperCollins per  averci permesso di pubblicare i testi, e Antonella Francini per le traduzioni].


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