Le parole e le cose

Letteratura e realtà

23 maggio 2013
Pubblicato da Franco Arminio
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Geografia commossa dell’Italia interna

di Franco Arminio

[Esce oggi, per Bruno Mondadori, Geografia commossa dell'Italia interna. Questi sono due brani del libro]

Autoritratto di un paesologo

Il mio lavoro è rivolto ai percettivi più che agli opinionisti. Nel mondo dominato dall’attualità, nelle macerie della modernità e dell’autismo corale, la paesologia propone un semplice esercizio per disintossicarsi dalle opinioni, per dare attenzione alle cose usuali, alle cose qualsiasi che nessuno guarda perché ovvie.

È un’esperienza per chi ama guardare il mondo, piuttosto che giudicarlo: osservare i luoghi e i modi di abitarli senza ansie di denunce o compiacimento.

Scrivere con la luce che c’è fuori e con il buio che abbiamo dentro. Esercizi di etnologia soggettiva per riattivare la percezione: l’idea guida è che dove si pensa che non c’è niente in realtà c’è sempre qualcosa.

La paesologia va dietro le meraviglie del mondo esterno: scoprire come ci si sente in un paese sapendo che ogni paese è diverso da tutti gli altri, scoprire che il nostro corpo è un estraneo, servire la poesia piuttosto che servirsene, sentire che la vita non è tensione verso un fine trascendente, ma tempo che passa e ci chiama a ritrovarci assieme ad altri gioiosamente, pur sapendo che ognuno è dentro un suo esilio implacabile e ogni lietezza è provvisoria.

Io sono in mezzo al corpo, in mezzo allo spavento e all’incanto di stare al mondo. Il corpo sta nella luce, il corpo prende umori da fuori e ne produce di suoi, li prende dai demoni, dalla polvere di stelle depositata sul fondo delle vene, li prende dall’aria che abbiamo respirato dieci anni prima, dal bacio che non abbiamo avuto. Continua la lettura

22 maggio 2013
Pubblicato da Gianluigi Simonetti
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Tre distopie. Architettura e romanzo contemporaneo /2

cropped-a1191.jpgdi Gabriele Salvia

[La prima parte di questo saggio è uscita qualche giorno fa e si può leggere qui].

2. distopia di inclusione: sprawl vs fortezza

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Figura 7, fotogramma da 1997 Fuga da New York di John Carpenter

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Figura 8; Caracas,Venezuela, barrio 9 de Julio, foto dal catalogo della Biennale di Architettura di Venezia del 2001

Nell’utopia moderna l’inclusione riguarda soprattutto le tecniche di pianificazione urbanistica; essa innanzi tutto ispira la lettura e la progettazione della città per parti omogenee – il quartiere operaio, ad esempio, o il centro direzionale – e quindi la zonizzazione – l’organizzazione del territorio per zone destinate a funzioni anch’esse omogenee . Ma nel Novecento è altrettanto centrale il ruolo inclusivo dell’infrastruttura: dalle strade alle ferrovie fino alle reti immateriali di telecomunicazione si tratta di sistemi pensati in funzione di una potenziale accessibilità democratica alle attività.

L’organizzazione della città per parti ha favorito la creazione di separazioni fisiche tra le classi sociali da un lato, le etnie e i gruppi dall’altro, come spiega Jane Jacobs in Nascita e morte delle grandi città americane. Un tipo di assetto che è fortemente in contraddizione con le reti, fisiche e immateriali – informazione e spettacolo – che invece attraversano in maniera indifferenziata le aree. Continua la lettura

21 maggio 2013
Pubblicato da Pierluigi Pellini
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Spigoli del sonno

cropped-papera_03_941-705_resize.jpgdi Tiziano Rossi

[Il volume che nel 2003 raccoglieva Tutte le poesie (1963-2000) di Tiziano Rossi (prefazione di Piero Cudini, Milano, Garzanti) sembrava fissare una volta per tutte il profilo di un poeta che si impone di volare rasoterra, di «strisciare giù basso», senza rinunciare tuttavia a intermittenti accensioni liriche. Solo tre anni più tardi, «Lo Specchio» di Mondadori pubblicava un volume di prose (poèmes en prose o brevi racconti lirici), Cronaca perduta, che – pur riprendendo motivi e soluzioni formali delle precedenti raccolte in versi – segnava un nuovo inizio, facendo di Rossi uno dei poeti maggiori del nuovo secolo. Proseguita a cadenze triennali (del 2009 è Faccende laterali, Milano, Garzanti), questa ricerca di un delicato equilibrio fra poesia e prosa, fra narrazione e lirica, ha trovato alla fine del 2012 nuovi esiti in Spigoli del sonno (Mursia 2012, collana «Argani»), dove si accentuano le note di una crudeltà grottesca, che sovverte, in uno scenario onirico e pseudo-autobiografico, l’apparente bonomia elegiaca del dettato. Per gentile concessione dell’autore e dell'editore, ne pubblichiamo alcuni testi (pp)].

Armadio

Non mi era mai successo, in oltre mezzo secolo di vita, di avere la forma e di svolgere la funzione di armadio, insomma di essere un armadio in tutto e per tutto. Della mia condizione statica non mi lagno, perche me ne viene un di più di gravità (i re – tanto per dire – amano rimanere fermi o comunque agitarsi poco). Provvedono le persone, eventualmente, ad aprire e a chiudere le mie ante, cosi da darmi aria e un po’ di movimento. Sono molto disordinato o, meglio, sono disordinati coloro che si servono di me, perche accumulano nei miei scomparti mille cose alla rinfusa. Potrei fornirvi un lunghissimo elenco degli oggetti che mi abitano, ma mi limiterò a citarvene solo alcuni, indicativi del caos: scarpe, portauova, sigari, fazzoletti, libri, conserve di frutta, maglioni, candele, e qui mi fermo. Questa riprovevole confusione ha tuttavia per me dei risvolti positivi, anzitutto sul piano fisico, perché chi è costretto a frugare nei miei angoli piu intimi alla ricerca affannosa – per esempio – di uno spazzolino mi provoca un gradevole solletico; e poi su un piano affettivo: difatti la caccia a un oggetto difficile a trovarsi (per via dello scompiglio) mi fa sentire come un nonno giocherellone che nasconde la caramella ai nipotini e gliela rende, come premio, soltanto dopo un divertente gioco di prestigio. Càpita però talvolta che i desiderata non saltino fuori affatto e allora devo registrare uno sbattere nervoso di cassetti e sportelli, quasi che fossi io il colpevole della mancanza e quindi meritevole di percosse punitive; e invece la mia affidabilità è fuori discussione. Nel mio doppiofondo (perché ho un doppiofondo che nessuno conosce) conservo tuttavia un segreto che – a seconda del punto di vista – si potrebbe definire vergognoso o spaventoso: no, non si tratta di un cadavere, ma di qualcosa che gli somiglia. Continua la lettura

20 maggio 2013
Pubblicato da Italo Testa
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Endecasillabi in quattro quarti. Fra Dante e il rock

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di Vincenzo Bagnoli

[E' on line il n. 16 de «L'Ulisse. Rivista di poesia, arti e scritture», dedicato a “Nuove metriche. Ritmi, versi e vincoli nella poesia contemporanea". Quello che segue è un saggio estratto dalla sezione "Musica e poesia"]

Una canzone è più primitiva di una poesia, perché in genere è in rima e ha una metrica precisa. Una poesia, invece, può andare dove vuole.
Jim Morrison

Per tutto il Novecento il versoliberismo e la metrica liberata hanno sicuramente costituito il paradigma dominante della versificazione, anche se fin dagli esordi di questo movimento la presenza della metrica tradizionale è stata comunque forte: accanto ai poeti che continuavano a scrivere nelle forme tradizionali, notissimo e studiatissimo è per esempio l’endecasillabo nascosto in Ungaretti. La fine del secolo scorso e l’inizio di quello nuovo hanno visto al contrario un recupero delle forme cosiddette regolari, o «chiuse», quali erano state trasmesse dalla tradizione. Studiato già da vari anni, questo recupero è stato variamente classificato come tipico del postmodernismo oppure di quelle tendenze «iperletterarie» che avrebbero fatto della poesia una prassi combinatorio a freddo. A ciò di solito certa critica contrappone i poeti «ispirati», i quali viceversa, in preda a un orfismo hot potrebbero bellamente ignorare qualsiasi vincolo formale per scrivere presa diretta con la propria onda emotiva e attingere così a verità esistenziali: un’idea, direi, «ontologica» delle poesia che però nulla ha a che vedere con la concretezza del fare letterario. Detto che questa linea viscerale del poeta bon sauvage mi convince pochissimo (anche perché sono proprio questi «poeti veri» i primi ad abbandonarsi a un profluvio di retorica e citazioni), credo sia il caso di guardare con maggiore attenzione a quanti hanno optato per la ripresa delle forme chiuse e fare qualche distinzione. Continua la lettura

19 maggio 2013
Pubblicato da Le parole e le cose
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La corsa dei mantelli

cropped-corsa-dei-mantelli.pngTeatro Sguardo Oltre

24 maggio 2013 – ore 20.30
Teatro dell’Orologio
Via dei Filippini 17/a
ROMA

La corsa dei mantelli
di Milo De Angelis

regia Sofia Pelczer

con Viviana Nicodemo

video Viviana Nicodemo
con Lucia Landonio e Federico Chaubet
operatore Roberto Barbierato e Marta Cavallari
montaggio Fabio Cinicola

si ringraziano Samuele Antinori, Maria Broglio, ditta Plasteco, Fabrizio Palla, Emanuela Semenzato, Ivano Tommasi

Sarà presente Milo De Angelis

Ingresso 15 €

[Immagine: La corsa dei mantelli (foto di scena)].

19 maggio 2013
Pubblicato da Adelelmo Ruggieri
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Marina del Primo maggio e “Prove di libertà” di Stefano Dal Bianco

cropped-harbor_20101.jpgdi Adelelmo Ruggieri

Alla fine scoprirai che tu sei di qualche parte. Come si dice in un’espressione francese ‘Tu es le fils de quelqu’un’. Non sei un vagabondo, sei di qualche parte, di qualche paese, di qualche luogo, di qualche paesaggio.

Grotowski

Quest’anno le mareggiate invernali hanno sfasciato la spiaggia circa a metà del suo tratto, fra il muro paraonde a nord e l’inizio tre chilometri dopo della sfilza di scogliere frangiflutti in fila indiana a sud. Ogni anno le mareggiate la sfasciano in un punto differente. Saremo un centinaio di persone. Una decina di famiglie si sono acquartierate sparse per il picnic. Sono le tre. Le vettovaglie non sono ancora finite. I bambini corrono felici. Disegnano archi di coniche e segmenti rettilinei che s’irradiano dagli ombrelloni segnaposto. Una luce grigio pastello molto chiaro perlacea fodera tutto allo stesso modo. Gli ombrelloni non occorrevano, ma stanno aperti con le loro fantasie e loro strisce a marcare l’intimità dei piccoli territori familiari. La temperatura è buona. Non c’è vento. I camminatori saremo una ventina. Alcuni sulla strada di breccia di là della quale cominciano i campi verdi. Altri a metà della spiaggia. Lungo la riva è difficile. È che lì ci sono i pescatori. La maggioranza con la canna da pesca alta e il filo teso che ci passi sotto. Ma inframmezzati a questi ci sono altri con la canna da pesca appoggiata bassa sopra un qualche sostegno di fortuna. Attento al filo! Mi hanno appena detto. Non c’è vento. Non riesco a capire come fanno a stare tanto in tensione i fili. Ci sono anche un ragazzo e una ragazza che camminano paralleli e distanti tra di loro tre metri. Lei tiene un secchiello da mare a tinta unita. Lui rovista tra i sassi con un attrezzo radente. Mi era capitato già di vedere questa scena, ma non mi ero chiesto cosa fosse. Ma oggi è il Primo maggio. I tempi sono quelli che sono e pare non ci sia modo di cambiarli in meglio, ma circola un’aria a suo modo lieta fra tutti noi che siamo qui. Mi fermo. Li aspetto. Chiedo al ragazzo che è quell’attrezzo. “È un metal detector. ”Cosa? Un metal detector? “Sì, che pensavi che era? Un aratro?” Hai trovato qualcosa? “Ferraccio. L’oro non c’è più.” La stagione è iniziata solo oggi, a settembre magari qualcosa di meglio delle ferraglie si trova. “No, solo ferraccio, tanto a maggio che a settembre. L’oro non c’è più.” Mentre mi parla capisco quanto fosse sprovveduta la mia domanda. Allora sorrido. Sorride anche lui. Li vedo allontanarsi al loro passo parallelo. Mi siedo. Continua la lettura

17 maggio 2013
Pubblicato da Le parole e le cose
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La giustizia e i desaparecidos

cropped-Desaparecidos.jpgdi Stefano Jossa

[Oggi è morto Jorge Rafael Videla, che dal 1976 al 1981 fu presidente del governo golpista al potere in Argentina. Ripresentiamo questo articolo di Stefano Jossa apparso sul numero 8, ottobre-dicembre 2011, di Il Reportage, e uscito su LPLC un anno e mezzo fa.

Il 22 dicembre 2010 il tribunale di Córdoba ha condannato all'ergastolo il generale  e altri membri della sua giunta. Una prima condanna era stata cancellata dall'indulto che Carlos Menem, sotto la pressione dei vertici militari, aveva concesso nel 1990. Stefano Jossa era presente alla lettura della sentenza].

“Es histórico! Es histórico!”, urlava Sebastian, il mio amico spagnolo, nel Museo della Memoria di Cordoba, Argentina. Io sorridevo, sapendo che alla storia importava ben poco della nostra presenza in quella o in altre occasioni. Juan, la “guida” del museo , nel frattempo ci raccontava gli ultimi trent’anni di storia argentina, con una partecipazione pari solo alla monumentalizzazione di se stesso. È sorprendente come le battaglie più ricche di ideali e sofferenze siano veicolate da una componente narcisistica, per cui il soggetto che si fa interprete e testimone della grande storia chiede anche e soprattutto un riconoscimento personale. Continua la lettura

17 maggio 2013
Pubblicato da Le parole e le cose
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La fiancée

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di Deborah Willis
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[Deborah Willis (1982), canadese, ha esordito nel 2009 con la raccolta di racconti Vanishing and Other Stories, tradotta in italiano con il titolo Svanire (Del Vecchio 2012, traduzione di Paola Del Zoppo e Anna Baldini). Deborah Willis racconta l'assenza e le modalità con cui si abbandona o si è abbandonati con una tecnica e una sensibilità che ricordano quelle di uno dei grandi modelli cui Willis si ispira, Alice Munro. Presentiamo qui il racconto La Fiancée. In questi giorni Deborah Willis è in Italia per una tournée di presentazioni editoriali. Sarà al Salone del Libro di Torino con Anna Baldini, Daniela Brogi e Paolo Cognetti sabato 18 maggio, alle 16].

 
La fiancée

Quando Penny incespica giù dal treno, ha lo sguardo ubriaco di chi ha passato troppo tempo assorto in un libro. Per tre giorni ha viaggiato da Montreal a Calgary, leggendo Madame Bovary. Non che le sia data la possibilità di far lezione sui libri ottocenteschi, né sui libri in generale, l’università di Calgary è troppo piccola per offrire questo tipo di corsi. È lì per insegnare grammatica e pronuncia a studenti che non conoscono una parola di francese.

Ha una valigia verde, con i lati rinforzati, la stessa che sua madre ha portato a Parigi. Si era intestardita a portare il minimo indispensabile, prima di partire, in parte perché voleva impressionare Andrew sfoggiando un’attitudine socialista al bagaglio.

Lui stava lì in camera sua e la guardava piegare i cardigan nella valigia. – Perché devi andarci?

– È solo per un anno.

– Non ha senso, Penny. A ovest di Kenora finisce il mondo.

– No che non finisce. – Gli dà un calcetto alla gamba, cercando di colpirlo dove fa il solletico. – Si fa solo più piatto.

Penny si sente sperduta come doveva essersi sentita la madre i primi giorni a Parigi. Guarda il treno che si allontana; continua per Vancouver, un posto che fino ad allora non si è neanche presa la briga di immaginare.

Un cartello le annuncia che si trova sulla Ninth Avenue, di fronte all’hotel Palliser. I pochi passeggeri scesi con lei sono stati prelevati da parenti e amici e si allontanano in macchina seguendo la griglia di strade del centro. Sotto il sole brillante, le auto acquistano un’aura di sogno mentre scivolano sulle strade e sterzano verso il quieto cuore della città. C’è, qui, un’aria sottile, un caldo secco che fa pizzicare la pelle di Penny e probabilmente le farà sanguinare il naso. Sente polvere nell’aria, o forse è polline. Starnutisce due volte, e nessuno ci fa caso. Continua la lettura

17 maggio 2013
Pubblicato da Le parole e le cose
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Barbara Carnevali, “Le apparenze sociali”, una presentazione

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Presentazione del libro di Barbara Carnevali, Le apparenze sociali, Il Mulino

venerdì 17 maggio 2013, ore 18.00

MACRO – Museo d’arte contemporanea Roma

Sala Cinema via Reggio Emilia 54, Roma

Intervengono: l’autrice Barbara Carnevali, Edoardo Albinati, Clotilde Bertoni, Riccardo Falcinelli e Tonino Griffero, coordinati da Daniele Balicco e Cecilia Canziani

Roma, maggio 2013

INFO PUBBLICO

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

via Reggio Emilia 54, Roma +39 06 67 10 70 400 www.museomacro.org

INFO STAMPA

Ufficio Stampa MACRO T. +39 06 67 10 70 443 / stampa.macro@comune.roma.it Maria Bonmassar / M. +39 335 49 03 11 / maria.bonmassar@tiscali.it Ludovica Solari / M. +39 335 577 17 37 / ludovicasolari@gmail.com

Venerdì 17 maggio 2013, alle ore 18.00, il MACRO – Museo d’Arte

 

[Immagine: Georges Barbier, Eventails]