Le parole e le cose

Letteratura e realtà

20 aprile 2018
di Le parole e le cose
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Foglio di via di Franco Fortini: un’introduzione

di Bernardo De Luca

[È da poco uscita, a cura di Bernardo De Luca, l’edizione critica e commentata di Foglio di via, il primo libro di poesie di Franco Fortini. Presentiamo alcuni paragrafi dell’introduzione].

  1. Foglio di via ovvero la poesia dell’evento 

Foglio di via e altri versi viene pubblicato per la prima volta nel 1946; raccoglie testi scritti dal 1938 al 1945, un arco cronologico segnato da uno degli eventi collettivi più tragici della storia contemporanea: la Seconda guerra mondiale. La maggioranza delle poesie fu composta negli anni di guerra, quando il soldato Fortini, chiamato alle armi nel luglio del 1941, fu prima di stanza a Milano, poi, dopo l’Armistizio dell’8 settembre, in fuga nella Svizzera neutrale, definita dallo stesso Fortini un «rifugio della libertà».

Nei campi di accoglienza per gli espatriati, il giovane soldato e poeta matura le scelte di una vita e scrive i versi del suo primo libro organico di poesia (e, più in generale, primo libro della sua lunga ed eterogenea attività letteraria). Nella casa di Alberto Fuhrmann, pastore valdese che accoglie il giovane rifugiato, Fortini compone molte delle liriche di Foglio di via e vive quella che con le sue parole è definibile come «una vera seconda università, un momento straordinario»[1]. Qui, infatti, conosce numerosi intellettuali europei, come lui in fuga dall’assedio hitleriano, e si apre alle suggestioni culturali provenienti da diversi paesi dell’Europa continentale. Ad esempio, in questo torno di tempo, Fortini legge e traduce i poeti della Resistenza francese. Quest’ultima fu un’esperienza significativa, che mostrò a Fortini un modo di fare poesia radicalmente diverso da quanto aveva scritto lui stesso negli anni precedenti la guerra.

Negli stessi mesi, un giovane studente di Ginevra, Jean Starobinski, in un saggio cruciale per la comprensione della poesia resistenziale francese, ragiona sul rapporto tra poesia e guerra, e sul valore di esperienze poetiche di autori come Aragon, Éluard o Emmanuel. Non sappiamo con certezza se Fortini abbia letto l’articolo di Starobinski pubblicato su «Lettres» nel gennaio del 1943, ma non è improbabile che ciò sia avvenuto, visti i rapporti che i due intellettuali intrattennero in quei mesi, testimoniati anche da una breve corrispondenza epistolare.[2] Ripercorrere brevemente le teorie esposte da Starobinski può essere un buon viatico per affrontare in prima battuta la poesia di Foglio di via; non solo l’articolo fornisce alcune categorie poetiche utili per situare la poesia del primo Fortini in un quadro dal respiro europeo, ma ci mostra anche quali fossero le urgenze storiche e culturali di quei terribili mesi e quale fosse la posta in gioco per chi, nonostante tutto, continuava a scrivere poesie. Continua a leggere →

19 aprile 2018
di Le parole e le cose
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Pro e contro la Theory

Discuteranno sul tema

Daniele Balicco, Barbara Carnevali, Dario Gentili, Arturo Mazzarella, Valeria Pinto, Elettra Stimilli

Coordina Giacomo Marramao

Presiede Paolo D’Angelo

Il saggio di Barbara Carnevali da cui la discussione ha preso avvio si legge qui.

 

Venerdì 20 Aprile, ore 10.30-13-30

Università di RomaTre

Aula Valerio Verra

Via Ostiense 234, piano terra

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19 aprile 2018
di Le parole e le cose
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Inediti /10: Igor De Marchi

a cura di Massimo Gezzi

[Per la sua decima uscita, la rubrica degli inediti a cura di Massimo Gezzi ospita sei testi e una nota di Igor De Marchi, autore di Darwiniana (Amos Edizioni, 2015) e Resoconto su reddito e salute (Nuova Dimensione, 2003). Insieme a Sebastiano Gatto e Giovanni Turra, Igor De marchi dirige la collana “A27 poesia” per Amos Edizioni].

Coccodrillo

Qualche volta ho sognato di morire.
Coperto di soldi preziosi e oro,
contorno di troie in shorts e bikini
tacchi alti nasi fini broncio in bocca,
in una lunga limousine
tipo campo da calcio, vetri scuri,
maschioni in jeans e petto depilato
con la barbetta di tre giorni e il labbro
umido tumefatto d’onori.

Oppure più solo: lungo il ciglio della strada
colpito da un’auto e buttato in un fosso,
con la faccia rovesciata nell’erba
che spegne davanti una rossa lattina di coca
la fame di un cane.

Dentro il recinto

Parlo con le persone quando ci sto davanti –
dovrei dire. Ma non funziona così.
Me lo dico, me lo ripeto, cerco sempre
(quasi sempre) di prepararmi a questo.
Quando ci sto davanti le parole vanno a caso,
o scivolano in disparte
e non ne vogliono sapere di darmi una mano.
Nella testa le vedo prima degli occhi:
si accalcano babeliche come pecore sporche
al cancello del recinto quando uno si avvicina.
Si ammassano e si calpestano,
hanno pupille sbieche e nere
rassegnate e piene di paura
smarrito il senso di ciò che fanno,
di ciò che faranno una volta fuori,
di ciò che dovrebbero e vorrebbero fare.

E allora sto col mio concetto frantumato,
calpestato senza una vera reazione da pecore sporche.
Non devo fare una bella impressione.
Alla fine non parliamo di niente. Accettiamo con noia
la delusione, la solita.
Nemmeno immaginare di tenere in bocca
un pochino il suo pene, tiepido e floscio,
o in battuta di lingua le labbra della sua vagina
aspra e un po’ fredda, mi aiuta a capire;
se non un breve sofisticato brivido
a restituirmi chi ho di fronte, sentire
di cosa abbiamo voluto parlare, di cosa abbiamo
parlato effettivamente, cosa di me avrà voluto,
se mai ci rivedremo, se saremo dimenticati. Continua a leggere →

18 aprile 2018
di Claudio Giunta
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Scrivere in Trentino. Una scuola di scrittura estiva

Il comune di Andalo, l’Università di Trento e Montura organizzano ad Andalo, dal 7 al 14 luglio, una scuola di scrittura.Informazioni e iscrizioni qui:

www.andalovacanze.com/scrivere-in-trentino/

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18 aprile 2018
di Mauro Piras
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Perché i professori difendono la bocciatura

di Francesco Rocchi

Non molto tempo fa la raccomandazione di un gruppo di esperti al Miur di abolire le bocciature, anche solo per una moratoria, è stata accolta con l’usuale levata di scudi massiccia e trasversale. E tra quelli che hanno espresso maggior stupore ci sono stati tanti docenti: ai loro occhi la proposta è stata poco meno di una pugnalata alle spalle.

Eppure ci sono fior di studi, e l’esperienza sul campo, a dimostrare che le bocciature servono a poco o nulla. Perché allora i docenti rimangono così affezionati ad un istituto cui in ogni caso non ricorrono con leggerezza e pur sempre con sincero rammarico?

Rispondere a questa domanda è necessario, se si vuole che un’innovazione così radicale possa diventare realtà. Non si tratta di blandire gli insegnanti, ma di capire cosa del complesso meccanismo scolastico porti i docenti a dire: “No, questo studente nella classe successiva non ce lo voglio”. Si potrebbe anche scoprire, andando un po’ oltre le apparenze, che l’esasperazione dei prof. non è proprio del tutto immotivata.

L’elemento fondamentale per capire la scuola dal lato degli insegnanti è la rigida routine burocratica della vita scolastica quotidiana. E’ questa che dà il tono e la misura a tutto il resto, e non le esigenze didattiche. Essa influenza negativamente un po’ tutto, ma qui ci concentreremo sul ruolo che gioca nel mantenimento della disciplina, nella valutazione e negli scrutini. Continua a leggere →

17 aprile 2018
di Le parole e le cose
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David Foster Wallace Between Philosophy and Literature

 

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17 aprile 2018
di Claudio Giunta
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Su Paolo Vita-Finzi

di Claudio Giunta

Nella generale sfortuna delle idee liberali nell’Italia del Novecento è da notare il fatto che a difendere e diffondere queste idee siano state soprattutto figure d’intellettuali appartate, estranee alle consorterie accademiche ed editoriali, propense più al dibattito estemporaneo sui quotidiani e sui periodici che alla lenta meditazione dei trattati. Di qui, da questo parziale isolamento, il timbro fioco della voce di molti di questi liberali: poco letti alla loro epoca, in un’Italia ideologicamente orientata in direzioni diverse, poco noti oggi al di fuori di una stretta cerchia di esperti. Ma di qui anche, leggendo i loro libri a distanza di anni, una sensazione simile – per concederci un paragone letterario, dato anche che di un letterato stiamo per parlare – a quella che il narratore del romanzo di Eugène Fromentin Dominique prova di fronte al personaggio di Augustin, mentre ascolta «l’accento netto e franco di un uomo al quale la verità sembrava avere, durante tutta la sua vita, rinfrescato le labbra».

È, in parte, l’impressione che si ha leggendo l’opera di Paolo Vita-Finzi, e in particolare un libro che, nelle settimane scorse, ho visto citato più di una volta sulle colonne del «Foglio» (da Taradash, Vitiello, Cofrancesco, non so se da altri), e che varrebbe certamente la pena di leggere o rileggere, e intanto di ristampare. Uscito per la prima volta in volume nel 1961 da Vallecchi, Le delusioni della libertà raccoglie articoli per gran parte pubblicati sulle pagine del «Mondo» nel corso degli anni Cinquanta. È stato ripubblicato nel 1979 dall’editore milanese Pan, con una premessa che dà conto del vivace dibattito che seguì alla prima pubblicazione. È un libro sorprendentemente attuale non perché vaticina il nostro presente ma perché, riflettendo sull’atteggiamento tenuto dagli intellettuali italiani e francesi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, tocca questioni che non hanno smesso di essere al centro della vita pubblica del nostro Paese: la sfiducia o addirittura l’odio nei confronti della democrazia parlamentare e dei corpi intermedi; l’insofferenza per le procedure che impediscono o rallentano il processo decisionale; il sospetto nei confronti delle élite e, simmetricamente, la devozione a un ideale quasi messianico di ‘popolo’ soprattutto da parte di chi al popolo è alieno per censo e per cultura; la riduzione della questione politica a questione morale; la seduzione che l’azione risoluta, anche violenta, esercita sugli intellettuali ‘impegnati’. Continua a leggere →

16 aprile 2018
di Le parole e le cose
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Masscult e Midcult

di Dwight Macdonald

[È uscita da poco, per Piano B edizioni, una nuova edizione italiana di Masscult e Midcult (1960) di Dwight Macdonald, a cura di Mauro Maraschi, che è autore della traduzione e della prefazione. Il volume contiene anche uno scritto su Macdonald di Umberto Eco pubblicato in Apocalittici e integrati.
Masscult e Midcult è un testo fondamentale per capire la sociologia della cultura contemporanea. Ciò che rimane decisivo e illuminante è soprattutto la categoria di Midcult. «Più di trent’anni dopo, possiamo ammetterlo: il Midcult ha vinto», scriveva Vittorio Giacopini nel 1996, in una frase che Maraschi riprende nella prefazione. «È diventato la norma della nostra cultura, il suo ventre molle. Midcult – oggi – sono (quasi tutte) le pagine culturali dei quotidiani e i programmi colti della televisione. Midcult sono l’università, il giornalismo, il lavoro culturale». Le pagine che seguono contengono una definizione di questo concetto]

Oggi, ovviamente, ci troviamo in un’epoca più sofisticata. […] dal 1929 sono state costruite tante di quelle fabbriche e aziende che il problema non è più la produzione quanto il consumo. La settimana lavorativa si è accorciata, gli stipendi sono aumentati, e mai prima d’ora la percentuale di persone con un tenore di vita elevato è stata alta come negli Stati Uniti a partire dal 1945. Al momento gli iscritti all’università sono oltre quattro milioni, tre volte quelli del 1929. Soldi, tempo libero e conoscenza, i requisiti base della cultura, non sono mai stati così abbondanti ed equamente distribuiti.

In un’epoca così avanzata, la Cultura Alta non è più minacciata dal Masscult, quanto da quell’ibrido nato dai rapporti contro natura che la Cultura Alta ha intrattenuto con esso. Si tratta di una variegata cultura intermedia che minaccia di assorbire entrambi i genitori. Questa forma – che chiameremo Midcult – ha le stesse caratteristiche fondamentali del Masscult (la formula, le Reazioni Controllate, il rifiuto di qualsiasi standard qualitativo a favore della popolarità) ma le nasconde per pudore sotto una foglia di fico qualitativa. Nel Masscult il trucco è scoperto: piacere al pubblico con ogni mezzo. Il Midcult, invece, attira il pubblico in due modi diversi: da un lato finge di rispettare i canoni della Cultura Alta, dall’altro, a conti fatti, li annacqua e li volgarizza. Continua a leggere →

15 aprile 2018
di Clotilde Bertoni
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Conflitti di genere e riti sociali. Trollope e noi

di Clotilde Bertoni

[Questo intervento è uscito su «Alias»]

Ci sono opere che corteggiano il pubblico divertendosi a provocarlo e a sconcertarlo al tempo stesso: promettendogli cioè un copione di sapore familiare e stuzzicante, che risulta però sottilmente stravolto, sottratto ai sensi più scontati. Rientra fra queste Potete perdonarla?, il romanzo con cui nel 1864 il prolificissimo Anthony Trollope inaugura il cosiddetto «ciclo Palliser»: ripresentato ora da Sellerio (impegnata da tempo in un meritorio rilancio dell’autore), tradotto da Rossella Cazzullo e corredato da una postfazione e da uno snello e funzionale apparato di note, stranamente non firmati.

Il titolo mette subito le carte in tavola, annunciando una di quelle storie succulente di amori illeciti e trasgressioni femminili che, dai feuilleton dozzinali ai casi sommi di Flaubert e Tolstoj, sono pane quotidiano della letteratura ottocentesca; ma il romanzo, che sembra in principio tener fede alle premesse, rimescola presto le carte, spiazzando le attese a più livelli.

La vicenda della protagonista Alice Vavasor, a prima vista ennesimo caso di dilemma tra i richiami opposti della passione e del buonsenso, si discosta dal paradigma consueto: la ragazza, ribellandosi alle direttive delle sue nobili parenti, lascia il dotto e irreprensibile fidanzato John, non però per mancanza d’amore, bensì per timore della vita senza prospettive che avrebbe al suo fianco; e torna al fidanzato precedente, lo scapestrato cugino George, non perché provi ancora per lui i sentimenti di una volta, ma perché spera (invano, come si vedrà) di cooperare alla sua carriera politica, e di avere così un’esistenza più utile e dinamica. Alla sua storia si interseca quella della deuteragonista Lady Glencora, brillante ereditiera che si è piegata al matrimonio combinatole con un suo pari, l’intelligente quanto noioso Plantagenet Palliser, parlamentare già affermato; ma rimpiange il legame avuto con un altro scapestrato, l’oziosissimo e ammaliante Burgo; e contesta beffardamente le «leggi bugiarde» che costringono le donne a una fedeltà coniugale priva di convinzione, e proibiscono loro di «correr dietro agli uomini belli». Infine, il controcanto comico è fornito da Arabella Greenow, pragmatica vedova divisa a sua volta tra due pretendenti: desiderosa di gustare «un aroma di romanticismo» mai goduto, ma sempre convinta che quel che più conta «è il pane e formaggio». Continua a leggere →

14 aprile 2018
di Le parole e le cose
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Afterhours – Thirty Years After

playlist di Italo Testa

AfterhoursShadowplay (Something about Joy Division1990)

AfterhoursNon è per sempre (Non è per sempre1999)

Afterhours ft. Carmel Consoli, Bianca (Foto di pura gioia2017)

AfterhoursMarinella (Gioia e rivoluzione2004)

AfterhoursGermi (live@Rolling Stone, 2 dicembre 2006)

Afterhours ft. Cristina DonàState Troope(Male di miele EP, 1998)

AfterhoursPelle (Hai paura del buio? Reloaded and Remastered2016)

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