Leader-Bianconi.jpgdi Vanni Bianconi

[Pubblico sei testi tratti da Il passo dell’uomo (Casagrande 2012), l’ultimo libro di Vanni Bianconi. La prima, Previsione del tempo, è composta di sei parti: qui ne presento tre].

Previsione del tempo

3

L’ago della goccia con il filo della pioggia cuce
i miei pensieri qui in alto con il nero dell’asfalto
duecento piedi più sotto e con luci a perdita d’occhio –
non stupirti se salto da un piano di pensiero all’altro.
Con una nonna al momento condivido l’appartamento
e i corridoi della demenza, con la lingua inglese la stanza:
senza una visione del mondo ho gli sguardi di rimando
delle parole, ma sarà strabismo di venere quello tra due idiomi
o quella cosa conosciuta come lingua biforcuta?
Poco importa, alla fine, non per l’abitudine al confine
o al confino cronico e privato, ma perché la poesia porta
a tradire quel che vivi per il desiderio di descriverlo.
O forse è come quando in un dipinto il bianco
della tela giustifica strati agitati di colori e pennellate,
esatto chiaro volo del bordo di una nuvola.
La poesia è una tecnica per preparare la tela.

5

Wivenhoe, un estuario; sei al livello del mare,
le nuvole presbiti si tengono alla distanza adatta
per osservarsi nell’acqua e sul fango dove barche
affondano come in carne bruna macellata
mentre i gabbiani acuiscono gli strilli sull’affilacoltelli
dell’albero di nave che tentenna. Poi il sudore
della marea copre il corpo e i primi battelli
lasciano la riva per una gita grigia di piacere.
Non ho più paura. Le ho viste le mie unghie ferire
la cicatrice del rito insieme funebre
e iniziatico di primavere fa, per non farla guarire;
ero cieco perché la cicatrice è tra le palpebre.
Lo vedo l’uomo nelle onde amniotiche
che frangono contro l’ultimo argine
o quello dopo o al suolo. Rimargina. Liquide
siano le lacrime e custodito il sangue.

Fresh water

Riconosco l’erba alta in ombra, arnesi,
spazi non aperti ma vuoti tra le case,
fuliggine a strati sulle cose,
materiali rugginiti e corrosi –
trucchi del mondo per rimanere duttile –,
e i lamponi sulla riva del riale (il Grand Union,
ma perché «acqua dolce»? è un colpo di fucile),
il deglutire dell’umido e del buio.
E riscopro (quando St Mary batte l’ora)
che se la vita è smisurata
fuori misura si può vivere, ma non dura
e non basta: allora datti a dismisura
a una cosa che è più libera se ha limiti,
è finita ma contiene gli infiniti,
e nella misura in cui la imiti
ti tocca e accompagna tra i tuoi simili.

*

33

Dormiamo stretti io e te
come le due cifre della mia nuova età –
e se uno nel sonno si gira
anche l’altro subito si incunea –
i due tre;
da una settimana hai trent’anni
e un tre anche tu, l’altro non è un numero
ma il tondo della tua pancia
(e tuttavia il tondo dello stupore)
per chi la abita da tre mesi,
siamo tre
tre.

*

Promontorio

Scrivo qui, tu di là dormi;
quando il radiatore decide
che per un po’ sarai al caldo
ride più luce sul foglio.

Inizi il giorno di spalle,
fotografi alla finestra,
i capelli giunchi e alghe
sulla riva della schiena.

Schiarisce e contrai l’occhio,
hai lenti che curvano i raggi
e frugano gli abbagli,
verso l’anima del vetro.

Io ho te, lingua di terra
e desiderio, lambita
dall’onda lenta di parole
che si asciuga e stria di sale.

*

Il cardellino

Dalla grande finestra della tua sala
osserviamo gli uccelli nella loro casetta
che ha a sua volta una grande finestra
in miniatura, l’ampio tetto spiovente e un terrazzo
dove è tutto l’inverno che semini
qualcosa di simile all’amicizia.
Li osserviamo all’ora di pranzo
degli uccelli, più o meno le undici per noi,
quando si ammassano tutti tra frullii di ali
sprazzi di colore becchi impettiti occhietti.
Hai decifrato le abitudini delle varie specie
come avevi fatto con quelle dei vicini
ma adesso con molto più affetto,
e lo stesso vale per il loro aspetto,
non le chiome a chiazze gialle delle carampane
munite di cane o le bruciature cutanee
provocate dall’astro della stupidità
che orbita sempre più vicino,
no no, la cincia con la mascherina,
il brusio arancio del pettirosso,
il fringuello che ha paura di tutti,
e il più temuto anche se gracile e tra i più belli
giallo vivace sul fianco e rosso acceso sul capo
ma col becco terribile, becco che non si scherza,
il cardellino.
Siamo in primavera ma alla loro ora di pranzo
gli uccelli sono ancora fedeli alla tua mensa,
cosa ne sarà d’estate non si sa, come d’altronde
non si sa, non tardi a aggiungere,
cosa ne sarà di te
(svelto a negare che con tutta probabilità
sarai di mattina sui sentieri delle tue creste preferite
e di pomeriggio proprio qui in giardino
con radio libro occhiali e giornale).
Ma prima che imbocchiamo il sentiero circolare
di rinuncia futilità caducità e fine
ti ricordi che hai una cosa da farmi vedere
e con una cordicella da un sacchetto uscito dal freezer
fai penzolare uno splendido esemplare
di cardellino maschio congelato, vedi
il giallo sul fianco e il capo rosso acceso
senti com’è leggero, morbidissimo, ma quel becco,
becco terribile il cardellino…

Mentre scrivo di te qui fuori sferraglia,
magari manda qualche scintilla,
la tosaerba manuale (la tua Ford Gran Torino).

[Immagine: Anna Leader, Garden Window I, 2009 (mg)].

 

 

1 thought on “Il passo dell’uomo

  1. Congratulazioni Vanni. Mi è arrivato il libro proprio questa settimana, ma leggo in anteprima qualcosa qui, e poi leggerò lì nel libro. Passo dal monitor all’altro schermo, quello della carta. Ravvicinati schermi. Ho ben cominciato. Un caro saluto, Alberto

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