cropped-6381155e-cb9d-11e2-8415-0025b511226e.jpg[Pubblichiamo la terza delle playlist tratte dalla rubrica “Ascolti d’autore”, che esce sulla rivista “SUONO”. Le altre due si leggono qui e qui. Questa volta Pierluigi Lucadei ha intervistato Giuseppe Culicchia, scrittore e traduttore. Culicchia ha curato, con Alberto Campo, la traduzione italiana dei testi dei Clash].


The Clash, Career Opportunities, live, New York, Shea Stadium, 13 ottobre 1982

 


Ramones, I Wanna Be Your Boyfriend,  Live, Parigi 1980

 


Sex Pistols, No Feelings (Never Mind The Bollocks, 1977)

 

Ascolti d’autore: Giuseppe Culicchia

di Pierluigi Lucadei

Giuseppe Culicchia, torinese, ha esordito nel 1994 con Tutti giù per terra, da cui Davide Ferrario ha tratto un film di successo. Sono poi seguiti tanti titoli fortunati, tra i quali Bla bla bla e Brucia la città, e le traduzioni di Mark Twain, Francis Scott Fitzgerald e Bret Easton Ellis. Il suo ultimo romanzo è Venere in metrò (Mondadori, 2012).

Ascolti musica mentre scrivi?
Sì, ma non è una regola: dipende dal momento, da quello che scrivo e dalla musica. Ho scritto “Tutti giù per terra” ascoltando il primo album dei Ramones e “Bla bla bla” con “Snivilisation” degli Orbital in sottofondo, mentre “Brucia la città” deve molto a Sex Pistols e Prodigy. Per scrivere “Venere in metrò” ho ascoltato soprattutto Bob Sinclar. Altri libri hanno richiesto però un silenzio totale.
Che supporto prediligi per l’ascolto?
Mi piacerebbe dire giradischi, o addirittura fonografo, ma l’unico supporto che mi permette di ascoltare musica dappertutto e quando voglio è quel coso con le cuffiette bianche che hanno tutti.
Si può dire che il ritmo della tua prosa è nervoso, spezzato, distorto come una canzone punk?
Il ritmo della mia prosa e anche la sua struttura deve molto ai Ramones. Il ripetersi di singole parole e frasi arriva da lì più che da Thomas Bernhard. Sono sempre stato affascinato dalla ripetitività, sarà che di mio sono un po’ autistico.
“Tutti giù per terra” è la trasposizione fedele del primo disco dei Ramones: sono parole tue?
Assolutamente sì. Volevo scrivere un libro che avesse quell’impatto, cosa chiaramente impossibile perché stiamo parlando di un disco che ha cambiato per sempre la storia della musica. Però volevo almeno cercare di trasmettere una freschezza simile. Ascoltato oggi, il primo album dei Ramones non ha perso nulla della freschezza originaria. E il fatto che “Tutti giù per terra” continui a essere ristampato e a trovare nuovi lettori a 18 anni dall’uscita è motivo di grande soddisfazione.
Il film tratto dal tuo romanzo d’esordio aveva una poderosa colonna sonora. Che ricordi hai di quella raccolta che vedeva insieme C.S.I., Marlene Kuntz, Ustmamo, CCCP, etc?
Come si dice, una stagione irripetibile. Anche perché poi sono arrivati Amici e X Factor. Per fortuna gli Afterhours continuano a dare soddisfazioni.
Alcuni anni fa hai curato per Giunti un volume sui testi dei Clash insieme ad Alberto Campo. Che tipo di amore nutri per i Clash?
Dapprima si è trattato di una vera cotta adolescenziale. Il mio primo concerto è stato quello dei Clash a Milano il 27 febbraio 1984. Erano già la seconda formazione ma dal vivo erano straordinari: “Cut The Crap” è un disco potenzialmente bellissimo rovinato dalla produzione di Bernie Rhodes. Comunque: per anni tutte le volte che andavo a Londra bazzicavo dalle parti di Ladbroke Grove nella speranza di incontrarli. Una mattina in un bar mi sono imbattuto in tutti i membri dei Big Audio Dynamite tranne Mick Jones. Poi, tempo dopo, ho avuto la fortuna di intervistare Joe Strummer a Milano, epoca Latino Rockabilly War. Non se la tirava per niente, al contrario di tanti altri. Una canzone fondamentale per la mia formazione è stata “Career Opportunities”. E’ anche grazie alle sue parole se ho trovato il coraggio di cominciare a scrivere.
Hai ambientato un tuo romanzo, “Il paese delle meraviglie”, nel 1977. Che sforzo hai fatto per ricreare un’epoca e quanto ti è stata di aiuto la musica di quel periodo storico?
Ho letto molti libri e giornali dell’epoca e parlato con persone che avevano qualche anno più di me e ricordi meno frammentari, e naturalmente ho riascoltato molta roba uscita nel ’77 e dintorni. Ma dato che il romanzo era ambientato proprio in quell’anno non ci poteva essere spazio per la nostalgia: i protagonisti del libro dovevano scoprire il punk, non rimpiangerlo o storicizzarlo. Per quei ragazzi fu come venire travolti dall’onda d’urto e dall’energia di un uragano.
Quanto è attuale la (non)ideologia del “no future”?
Beh, da un certo punto di vista i testi di John Lydon sono visionari. Basta chiedere a un qualsiasi precario di oggi.
Il tuo rapporto con la musica elettronica?
Diffidenza all’inizio, rispetto in seguito. Certi dischi, penso ai primi album di gente come Chemical Brothers, Leftfield, Daft Punk, hanno davvero segnato un’epoca. E l’idea originaria dei rave, che non prevedeva la figura di un superstar-dj, era davvero interessante.
Torino è stata per alcuni anni uno degli epicentri musicali d’Italia. Che aria si respira ora?
Torino è la città con l’aria più inquinata d’Italia, ma sto parlando di polveri sottili. Detto questo, mi pare che dopo la scena esplosa negli anni Novanta non ci sia stato il famoso ricambio generazionale.
Cinque canzoni per raccontare la tua città?
Basta ascoltare quelle che canta Antimusica: lì c’è la Torino di oggi.
I tuoi cinque album di tutti i tempi.
Ramones “Ramones”, Sex Pistols “Never Mind The Bollocks”, Madness “One Step Beyond”, Letfield “Letfism”, The Clash “Combat Rock”.

[Immagine: Banksy, London Calling (2010) (gm)].

 

2 thoughts on “Career Opportunities

  1. Seguo Culicchia sin dal suo esordio “Tutti giù per terra”. Non ho letto tutto, ma molti dei suoi romanzi li ho letti ed apprezzati, nonostante spesso mi sia accorto che certa critica avesse l’abitudine di relegarlo ai margini della letteratura “alta” perché i suoi lavori hanno il pregio della leggerezza e dell’aderenza alla realtà. Non mi stupirei se, fra qualche anno, Culicchia possa invece essere rivalutato come uno dei migliori osservatori della nostra vuota epoca.

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