cropped-sfondo-nero.jpgdi Franco Arminio

Illustri rappresentanti del popolo italiano,

vi chiedo di considerare la possibilità di indire una giornata di lutto nazionale per i morti di Lampedusa. Sarebbe un gesto che renderebbe agli alleati europei la misura della nostra difficoltà ad affrontare gli sbarchi di tanti sventurati. E servirebbe anche a risvegliare il popolo italiano che accoglie queste notizie come se fossero cose ordinarie.

Morire nel 2013 in questa maniera a ridosso delle coste italiane è inaccettabile. Non si può pensare anche questa volta di ridurre tutto alle solite dichiarazioni. Parliamo tanto della nostra crisi, sarebbe il caso di ricordarsi che ci sono situazioni ben più drammatiche della nostra. La tragedia di Lampedusa è avvenuta dopo una giornata assai poco decorosa nel parlamento italiano. Dichiarare il lutto nazionale in fondo sarebbe anche un modo per rientrare nella realtà, per uscire dal delirio delle menzogne e degli inganni a oltranza a cui si è ridotta la politica italiana negli ultimi decenni.

Distinti saluti,

Franco Arminio

55 thoughts on “Lettera al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio

  1. È un testo calibrato anche laddove cita giustamente – e finalmente qualcuno che tira fuori questo aspetto – gli “alleati europei”.

  2. Non mi sembra che questa notizia sia stata accolta come una cosa ordinaria, basta consultare qualsiasi sito di informazione per rendersi conto del contrario.

  3. @Teresa: è ordinaria perché se ne sta facendo argomento del giorno, tra una settimana non se ne parlerà più. Mentre terranno nuovamente banco gli urli e gli schiamazzi che in Europa ci coprono di ridicolo.

  4. ma infatti è una notizia ordinaria, l’ipocrisia è accoglierla come straordinaria, con questo gran sbandieramento di sentimenti umani che la strage infinita di questi anni solleva solo nel momento in cui serve a lustrare le coscienze sporche.

    il lutto nazionale sarebbe una ipocrisia vergognosa. si dichiari l’apertura delle frontiere e l’abolizione dei dispositivi di legge volti all’emarginazione e criminalizzazione dell’immigrazione, a partire dalla Bossi-Fini per passare alla Turco-Napolitano (ma guarda un pò) e tutte le altre leggi che serve.

    http://fortresseurope.blogspot.it/p/la-strage.html

  5. Mah, mi sembra un po’ balzano pubblicare in questa sede una lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio, mi sembra ancora più balzano il contenuto della lettera, e più balzani ancora i commenti dei blogger, per quanto animati, come sempre, dalle migliori intenzioni.

  6. @Teresa

    A me sembra un po’ balzano utilizzare questo aggettivo tre volte in una frase. Certo, poi si può anche continuare a sentire il fru fru tra le fratte.
    Oppure prendere una posizione.

  7. a F. Arminio

    Complimenti per il successo immediato della sua iniziativa: detto, fatto. Auguri per il resto.

  8. Ha ragione Arminio a dire che certe volte si rimane illimitatamente sconcertati dalla pochezza morale e intellettuale di alcuni interlocutori. Al quale Arminio mi permetto però di suggerire una lettera altrettanto accorata agli intellettuali italiani – anche quelli del suo giro, che sono socialmente impegnati – affinché si occupino, seppur con enorme ritardo, di abolizione IMMEDIATA del reato di clandestinità e chiusura IMMEDIATA dei CIE (anche se ciò dovesse lasciare indietro le fondamentali battaglie per il Teatro Valle occupato e per i beni comuni, cioè quelli che più o meno vogliono gestire loro…) .

  9. Scusi, Massino: mi sfugge il rapporto fra abolizione del reato di clandestinità e l’abolizione dei CIE, e la sorte dei migranti che annegano al largo di Lampedusa.

  10. Mi scuso di andare fuori tema, ma questa notizia che ho appena letto, e che riguarda gli “alleati europei” di cui parla Arminio, è talmente grossa che ve la riferisco.

    Come sapete, dopo un omicidio pare politico commesso in Grecia, il governo ha arrestato diversi deputati di Alba Dorata, violando l’immunità garantita loro dalla Costituzione, e sta cercando di definire il loro partito “organizzazione criminale”. Lo si è fatto senza che il parlamento greco di riunisse in Corte di Giustizia per giudicare i suoi membri, e senza che votasse per la messa fuori legge di Alba Dorata.
    Si sono levate molte proteste dai giuristi greci, e anche da forze politiche di sinistra. Ma il bello deve ancora venire:
    Il 2 ottobre il primo ministro Samaras, dagli Stati Uniti dove si trova, ha rilasciato la seguente dichiarazione che definire raccapricciante, golpista e criminale è poco: “que dorénavant, et après l’Aube dorée, il va falloir s’occuper des autres extrémismes, ceux qui veulent par exemple conduire la Grèce en dehors de l’Union Européenne et en dehors de l’OTAN”. Autrement-dit et pour ceux qui ne l’auraient pas compris, le PC grec (KKE), la mouvance gauche de SYRIZA, le parti de gauche ANTARSYA et le parti du “Plan-B” sont ces “extrémistes”.
    http://www.greekcrisis.fr/2013/10/Fr0281.html#more

    Non commento.

  11. Buffagni ma di quanto cattivo gusto è capace lei, ma le pare il post più giusto per accennare a questa notizia ?

  12. @ Arminio

    La perfidia di chi sta in alto è ben più raffinata e vasta di quella di chi la contrasta dal basso.
    Non accorgersi che sulla pelle dei migranti si costruisce una piramide di vuota retorica che dura un giorno o due, aggiungervi il proprio sassolino, questa sì che è pessima perfidia: buonista e purtroppo dal basso, riconosco…

  13. Buffagni, scrive lei
    “mi sfugge il rapporto fra abolizione del reato di clandestinità e l’abolizione dei CIE, e la sorte dei migranti che annegano al largo di Lampedusa.”

    E’ di una disarmante evidenza. Un potenziale reo che sta affogando non equivale, sotto molti punti di vista, ad un cittadino e basta nelle medesime condizioni.

  14. Caro Arminio, innanzitutto un caro saluto prima di quello finale..,io l’ho apprezzata e gustata parecchio, in ogni sua poesia e la maggioranza quasi assoluta dei suoi articoli sul manifesto…continuerò a leggerla in ogni suo passo paesologico e dintorni…il problema però , che non rilevo solo in questa sua lettera, è che anche lei , paradossalmente, è stato sradicato dalle terre delle denunce piene di una volta. Piene ancor più , per un intellettuale del sud quale lei è , con un seguito di persone di cui essere responsabile non come i nostri politici, per primo quelli di sinistra visto che quelli di destra ai miei occhi sono sempre stati senza alcuna considerazione.

    La pienezza dipende della capacità di puntare il dito sulle cause, e quindi sui potenti e i loro disegni, che a valle , come semplici effetti hanno tanto un mediterraneo ridotto a ossario quanto ogni normativa stile Bossi Fini….Se al massimo dei massimi, siamo capaci di parlare dei nostri politici venduti nostrani e nientepopodimeno che degli alleati europei, saremo sempre nel gioco dei vari Alfano da una parte e Letta dall’altra ( così per ogni nome loro predecessore)…. la riduzione del mediterraneo burning, a sua volta conseguenza di altre terre bruciate, non è né più né meno che la conseguenza delle rivoluzioni arabe pilotate dal nostro identico imperatore, così sempre quello dagli stessi sfollati a milioni delle filippine, così per l’africa, così per finire e tanto per gradire alle false liberazioni della libia o della siria (come la nostra di settant’anni fa)….

    il dito in lettere di questo tipo bisogna puntarlo sui responsabili storici di questo “ecce homo” ovunuque siano passati loro, i predatori…..vogliamo parlare di cosa ha cominato l’imperatore a terre a sè piu vicine? dei morti e degli schiavi del/dal solo messico?

    cosa ce ne facciamo del lutto di una giornata, se addirittura un gesto così pienamente simbolico viene completamente snaturato dalla sua prima traccia , la memoria ….e da ogni perché e per come sulle cause di morte stabilite dall’autopsia geopolitica che solo un intellettuale, se tale vuole essere per il suo paese, deve saper dare ai vivi e i morti nel suo paese e ai vivi e ai morti in terre analoghe alla storia della nostra colonia…

    non vorremmo mica ridurre il dissenso a un’arma comoda in mano ai potenti, felici, come nelle canzoni di de andrè, di lavarsi i peccati con una giornata di messa?

    ci lamentiamo che gli intellettuali non sanno più fare il loro mestiere, basterebbe invece che recitassero preghiere laiche dal facile dio dietro il quale si nascondo le varie boldrini o i vari telefono papa.

    un caro saluto

  15. a dm.

    A me il nesso continua a non parere tanto evidente.
    Non esiste il “cittadino e basta”. Esiste il cittadino di uno Stato: italiano, libico, tunisino, francese, etc.; oppure l’apolide. Se lei sottintende che chiunque posi il piede su territorio italiano dovrebbe diventare cittadino italiano, la invito a riflettere un po’ meglio: vedrà che è una cosa impossibile.
    Un uomo che affoga è un uomo che affoga, a prescindere dalla sua nazionalità, e va salvato. Una volta salvato, si può (e si deve) cominciare a parlare di nazionalità, cittadinanza, etc.
    L’abolizione del reato di clandestinità e dei CIE, o l’introduzione di uno ius soli universale, non cambierebbero una virgola nella situazione reale degli emigranti che provano a sbarcare sulle nostre coste; i quali non sono costretti a usare i trasporti illegali per timore dei controlli di polizia alle frontiere italiane (che sono un groviera), ma perché non possono arrivare in Italia e in generale in Europa via terra. Le guardie costiere spagnola e francese sparano sui barconi; i governi algerino, marocchino, tunisino, e i governi turco e balcanici hanno la mano molto pesante con chi viola le loro frontiere, anche perché tra costoro ci sono persone realmente pericolose, per esempio estremisti salafiti.
    Cambierebbe sul serio qualcosa, per questi poveri cristi, in due casi.
    Uno: se la UE avesse una politica economica fortemente espansiva che creasse la piena occupazione degli europei, e di conseguenza invitasse all’interno delle sue frontiere un flusso di immigrati più elevato e costante. Attualmente, il risultato delle politiche UE sono 240 milioni di disoccupati nell’eurozona. Le segnalo altresì che il Regno Unito, l’Olanda e la Svezia hanno appena chiesto all’UE di chiudere le frontiere ai disoccupati greci che scappano dalla tonnara allestitagli dalla Troika, perché sono troppi e, in quanto cittadini di un paese membro della UE, sono troppo tutelati dalle leggi. La delegazione tedesca ha già dato parere favorevole. (v. http://www.greekcrisis.fr/2013/10/Fr0281.html#more)

    Due: se qualcuno, magari i paesi europei, facesse grandi investimenti che creassero occupazione nei paesi da cui fuggono i disperati che tentano lo sbarco sulle nostre coste. Qualcosa di simile fece l’Italia con Enrico Mattei, in anni più civili. Di recente, il contributo principale dell’Italia alla situazione dei popoli del Levante è stata la partecipazione all’aggressione al governo libico di Gheddafi, e l’appoggio politico alla destabilizzazione del governo siriano di Assad. Entrambe queste operazioni hanno prodotto centinaia di migliaia di profughi, parte dei quali cercano di sbarcare da noi per cercare miglior fortuna in Europa.

  16. [Saltato un pezzo; questo è il commento completo, se possibile rimuovere il precedente]

    Roberto Buffagni, incomprensibilmente ha scritto

    L’abolizione del reato di clandestinità e dei CIE, o l’introduzione di uno ius soli universale, non cambierebbero una virgola nella situazione reale degli emigranti che provano a sbarcare sulle nostre coste; i quali non sono costretti a usare i trasporti illegali per timore dei controlli di polizia alle frontiere italiane (che sono un groviera), ma perché non possono arrivare in Italia e in generale in Europa via terra.

    Dunque, ogni futuro “clandestino” ha da pagare allo scafista il costo del biglietto. Il costo va dai duemila ai cinquemila euro, di solito. (Vedi ad esempio qui e qui; due articoli a caso, in rete se ne trovano tanti). Il costo di un biglietto regolare, per un viaggio regolare in aereo o in nave dai Paesi da cui si fugge o confinanti, è di gran lunga inferiore, si può verificare facilmente con internet.
    Perciò, è falso che “L’abolizione del reato di clandestinità e dei CIE, o l’introduzione di uno ius soli universale, non cambierebbero una virgola nella situazione reale degli emigranti”.

    Falsificato questo, il resto del commento affonda.

  17. Tenendosi ben distanti dal mare di ipocrisia e di retorica in cui le autorità pubbliche e i ‘mass media’ stanno annegando per la seconda volta le vittime della tragedia di Lampedusa, occorre partire dalla premessa secondo cui, nel quadro della crisi economica mondiale, il liberismo dello stadio monopolistico del capitalismo (ben diverso da quello che segnò nel corso dell’Ottocento lo stadio liberoscambista del capitalismo) è un’arma che serve ai paesi imperialisti sia per contrastare la legge della caduta del saggio medio di profitto sia per sostenere la competizione internazionale. Dunque, a mano a mano che la crisi si acuisce, si accentua, con essa e attraverso di essa, la spinta alla creazione di un nuovo sistema istituzionale, normativo e rappresentativo, che offra l’involucro più adatto all’esercizio di un potere sempre meno democratico e sempre più autoritario, perché sempre più strettamente legato agli interessi economici e alla volontà politica della borghesia imperialista. Quegli interessi e quella volontà che spiegano, fra l’altro, il rilievo assunto dal fenomeno dell’immigrazione che investe i paesi dell’Europa occidentale, mettendone a nudo l’incapacità organica (dovuta, cioè, a ragioni strutturali) di affrontare questo problema, anziché con la tattica degli slittamenti e dei rimpalli, con un’azione coordinata ed uno sforzo concorde. Il problema è di tale portata che, per la sua dinamica così come per le sue implicazioni e per i suoi effetti, merita un’attenzione meno isterica ed emotiva di quella ad esso dedicata dai ‘mass media’ allorché si verificano tragedie come quella di Lampedusa.
    La prima osservazione da fare a tale proposito è che tanto l’idea di blindare il nostro paese per fermare il flusso di disperati che si riversa sul nostro territorio quanto l’idea di accoglierli indiscriminatamente sono altrettanto illusorie (oltre ad obbedire esclusivamente a motivazioni politico-ideologiche di carattere propagandistico): entrambe queste idee eludono infatti la vera questione, che è quella rappresentata dall’intero sistema dei rapporti internazionali creati sulla base del capitalismo imperialista. Una questione che viene accuratamente rimossa, giacché sono proprio questi rapporti che producono tale fenomeno, ne impediscono la soluzione e, con il passare del tempo, lo renderanno, con la loro esistenza e con la loro azione, sempre più imponente e sempre meno controllabile. Occorre invece prendere coscienza del fatto che la causa prima del sottosviluppo cronico e dello sfruttamento che colpiscono i paesi di quello che una volta era definito il Terzo Mondo è, anche nella ‘civilissima Europa’, l’imperialismo. Dal canto suo, la borghesia esprime nei confronti di questo problema un duplice atteggiamento: se, per un verso, essa è condizionata dalla preoccupazione di controllare la ‘grande invasione’, per un altro verso è interessata, mediante una forma di moderno schiavismo, a reclutare manodopera a basso prezzo da utilizzare nei lavori più pesanti e insalùbri o da schierare lungo i marciapiedi. Il fatto che poi questa contraddizione interna si manifesti nel conflitto tra razzismo ed antirazzismo altro non dimostra se non la funzione di quella ‘camera oscura’ che è l’ideologia, funzione consistente per l’appunto nel riflettere i rapporti reali in modo rovesciato (del resto, non è casuale, ma obbedisce ad una precisa logica materiale, che la reazione rudemente immediata di certi settori popolari che vivono sulla loro pelle le conseguenze economico-sociali della immigrazione assuma il colore del ‘razzismo’, mentre una nobile opzione ‘antirazzista’, tanto programmatica quanto illuminata, caratterizza, oltre alla Chiesa cattolica, quella grande borghesia al cui traino si pongono certi strati della piccola borghesia intellettuale, più o meno orientati ‘a
    sinistra’). In realtà, sia i neomalthusiani che denunciano la mancanza di politiche di appoggio a quelli che eufemisticamente definiscono paesi in via di sviluppo (politiche senza le quali sarebbe impossibile contenere il loro incremento demografico ed arrestarne le correnti migratorie), sia i rappresentanti della filantropia borghese e piccolo-borghese di ispirazione più o meno cattolica che invocano la politica delle ‘porte aperte’ partono dallo stesso presupposto: il carattere immodificabile dell’attuale divisione mondiale del lavoro, della produzione e dei mercati, che rende necessaria (per i paesi imperialisti) l’esistenza di paesi economicamente sottosviluppati e politicamente dipendenti, quando non militarmente aggredibili, fornitori di materie prime e manodopera a basso costo così come si conviene alla loro natura di riserve di caccia e moderne colonie del capitale finanziario e delle imprese multinazionali.
    Ancora una volta si staglia di fronte ai lavoratori sfruttati, ai popoli oppressi e alle nazioni che aspirano all’indipendenza, in apparenza temibile come una scogliera di marmo, in realtà fragile come una tigre di carta, quel ‘meccanismo unico’ che è, secondo l’analisi di Lenin, la formazione imperialistica mondiale: un insieme di capitalismo monopolistico, sciovinismo, bellicismo, razzismo, moderno schiavismo, vecchio e nuovo colonialismo. Qualsiasi analisi della realtà, qualsiasi dibattito sui problemi, qualsiasi proposta di intervento che non tenga conto di tale fattore è inutile o illusoria: è, come ha detto un grande saggio dell’età moderna, più squallida del vento che sussurra d’autunno tra le foglie secche. Poiché la vera causa di tutti i mali non è la mancanza di diritti o di rispetto per la persona umana, ma il capitalismo.

  18. a dm.

    Forse non rammenta che gli extracomunitari – per esempio gli statunitensi -non possono entrare in Italia (e negli altri paesi europei) senza visto, né possono lavorarvi senza regolare permesso.
    Facciamo entrare centinaia di migliaia di persone prive dei minimi mezzi di sussistenza con visto turistico? Dove li ospitiamo? Come controlliamo chi sono e che intenzioni hanno? E quando vogliono lavorare che cosa facciamo? Lei la vede, l’abbondanza di posti di lavoro?

  19. signor Buffagni, non c’è un immigrato che venga in Italia per restare in Italia. L’Italia è il gendarme delle coste conto terzi, quelli dove, per inciso, si emigra anche dal Sud Italia.

    peraltro se lei si informasse saprebbe che ormai il flusso maggiore è quello del ritorno a casa, l’anno scorso 800000 immigrati sono andati via dall’Italia, quanti ne sono arrivati via mare? Vada a controllare, ci faccia il piacere. non c’è da stupirsi, d’altronde, in Africa subsahariana si hanno tassi medi di crescita del 5% annuo da diversi anni.
    Ormai arrivano quasi solo dalla Somalia e dall’Eritrea, e se lei abitasse in quei paesi scommetto che pure lei si tentebbe il viaggio, potendo.

    dei tunisini che sono venuti in massa nel 2011, quanti si sono trattenuti? la maggior parte hanno fatto come molti miei conterranei: sono partiti pieni di speranza e poi rientrati con le pive nel sacco a caricare balle di fieno in paese. la differenza è solo che i miei conterranei vanno e vengono in tutta tranquillità con ryanair, i tunisini rischiando la pelle sul mediterraneo e sfuggendo alle polizie di mezza europa.
    c’è un’altra differenza: i miei conterranei sputtanano i risparmi in Germania, Olanda e Inghilterra, i tunisini arrivano qua senza soldi, che i loro risparmi li hanno dati alle organizzazioni illegali del trasporto clandestino.

    chi è lei per controllare chi sono e che intenzioni hanno? perchè dovremmo farlo, contando che non controlliamo le pessime intenzioni dei cittadini italiani?
    (che merda, poi, la società del controllo preventivo, del diritto capovolto fondato sulla presunzione di colpevolezza, la vive anche qualunque under 30, in questo stato di emergenza securitaria continua)
    perchè continuate a menarla con l’imperialismo se non sapete manco riconoscere il diritto alla mobilità degli esseri umani? l’impermeabilità delle frontiere è caratteristica fondamentale di qualsiasi impero. altra caratteristica è la concessione della cittadinanza come privilegio invece che come diritto.

    l’europa intera ha eretto un muro sul mediterraneo, un muro di radar (peraltro inutili, nocivi e strapagati ai soliti noti) e pattuglie della guardia costiera, è una guerra strisciante contro gli altri popoli del mediterraneo (e oltre), una vera merda per chiunque provi ancora a pensare da essere umano e non è stato completamente fottuto dai fumi allucinogeni della geopolitica da bar.

    con che coraggio si accoglie a braccia aperte quel maiale di Afewerki e si tratta a calci in culo la gente che sfugge da quell’Eritrea da lui ridotta a prigione a cielo aperto? io vomito vedendo questo cose.

    signor Buffagni, lei non è un capo di governo, la smetta di guardare il mondo dal punto di vista del principe, ritorni umano, la nostra visuale è ad alzo zero, non a volo d’uccello.
    noi siamo nati per camminare sulla testa dei re, non per entrare nella loro testa.

  20. Caro Detrito etc.,
    grazie della replica. Non sono per mia e altrui fortuna un capo di governo. Guardando ad alzo zero, però, vedo che non è bene che uno Stato sia privo di frontiere, perché senza frontiere – con relativi controlli- gli Stati, e le nazioni e i popoli che strutturano, semplicemente non esistono (non è esatta la sua equiparazione controllo alle frontiere = imperialismo, ci rifletta, interroghi gli esempi del passato e se ne accorgerà).
    E’ verissimo che oggi gli immigrati in Italia non si fermano, e che alcuni che s’erano fermati se ne vanno. Il motivo non è difficile da individuare: non c’è lavoro neanche per gli italiani. Nei paesi del Nord Europa non sono graditi, perché non hanno sufficienti qualificazioni: come allevamento zootecnico di bestiame qualificato, i nordici preferiscono Italia e Spagna.
    Se lei pensa che concedendo a tutti la cittadinanza come un diritto e abolendo le frontiere la situazione migliorerà per gli immigrati e/o per noi, si sbaglia.
    E’ la promessa che le hanno fatto i globalizzatori. Le sembra che l’abbiamo mantenuta? Comunque, in bocca al lupo e buone cose.

  21. Roberto Buffagni, ora è tutto chiaro. Evidentemente fraintendevo il senso di “ius soli universale” nel suo bel commento, quando è anche più evidente che ciò che auspico non figuri neppure nei suoi incubi peggiori.
    Quanto però ai suoi migliori incubi, la serie di domande che si pone, tra cui spicca nervosamente che intenzioni hanno?, rende bene l’idea della matrice paranoica collettiva da cui si prende lo stampo.

  22. Caro dm,
    lasciamo stare le diagnosi psichiatriche. Come dicevo sopra non sono un capo di Stato. Le dirò come affronterei la situazione se lo fossi.

    Il disgraziato sig. X., in fuga dalla miseria e/o dalla guerra, ha a disposizione un capitale di 1500 €, che sinora versa alla malavita.
    Con il suo gruzzolo, il sig. X si presenta allo sportello di una compagnia aerea, per esempio Alitalia, di Abidjan o Addis Abeba, e compra un biglietto a tariffa ” temporary immigrant” (andata e ritorno in classe turistica, valido per il ritorno fino a un anno).
    Per l’acquisto, il citato Mr. X versa 900 euro. L’Agenzia versa il dovuto all’Alitalia e il viaggio vien compiuto legalmente da persona munita di documenti che, per prima cosa, si presenta alle autorità di polizia.
    All’arrivo, il viaggiatore – che ha dovuto esibire i documenti all’aeroporto di partenza – viene identificato, e mostra i quattrocento euro in contanti o in traveler’s cheques che dimostrano la sua capacità di mantenersi per X giorni. Finora siamo nei limiti del budget indicato.
    A questo punto le organizzazioni umanitarie e/o la Chiesa gli danno ospitalità, diciamo a tre euro a notte.
    Il sig. X sa che ha XX giorni per trovare un lavoro, tornare a casa e farsi chiamare dall’impresa che lo richiede, rispettando la legge vigente; che nel giro di qualche settimana si può modificare evitandogli di rimbalzare avanti e indietro come una pallina da ping pong.
    Alitalia mette in cassa novecento euro, e se l’immigrato non ritorna al punto di partenza, affronta i costi per la sola tratta di andata.
    La polizia identifica tutti gli immigrati che varcano le frontiere italiane, li affida a organizzazioni umanitarie e controlla i loro movimenti.
    Trascorso il tempo consentito dalla disponibilità di contante, se il sig. X ha trovato lavoro, bene. Sennò, può essere rimpatriato a sue spese. Se entra in clandestinità, gli organi di polizia hanno tutti gli estremi identificativi per rintracciarlo e rimpatriarlo.
    Eventuali terroristi si vedrebbero preclusa l’opportunità di confondersi col flusso migratorio clandestino.
    Ne trarrebbero vantaggio gli immigranti, l’ordine pubblico, e le casse dello Stato che non dovrebbero pagare pattugliamenti in mare e terra, etc.
    Ne soffrirebbero le casse della malavita, che si vedrebbe portare via un lucroso affare.
    Semplice, no? E allora perché non si fa? Perché se tratti queste persone come esseri umani, poi come fai a pagarli 20 euro al giorno per 10 ore di lavoro a raccogliere i pomodori?

  23. Roberto Buffagni, alcuni pasticci logici nel suo intervento:

    1. Scrive: “Il disgraziato sig. X., in fuga dalla miseria e/o dalla guerra” e poi formula una splendida ipotesi che riguarda però l’immigrazione.
    2. La splendida ipotesi ci ha un solo gran problema. Non tiene in alcun conto la mole di lavoro nero che riguarda gli immigrati cosiddetti “clandestini”. O forse così non è. La sua è un’ipotesi di intervento nel caso lei (disgraziatamente, mi permetta) si trovasse a essere un capo di Stato. E forse è sottinteso che, a quel punto, lei sarebbe riuscito a risolvere degnamente il problema del sommerso. Insomma, come vede è un’ipotesi doppiamente irrealistica.
    3. Lei scrive stranamente: Semplice, no? E allora perché non si fa? Perché se tratti queste persone come esseri umani, poi come fai a pagarli 20 euro al giorno per 10 ore di lavoro a raccogliere i pomodori?”
    Ovvero, prima assume il punto di vista di chi governa (“se io fossi un capo di Stato”) e poi, davvero inspiegabilmente, si trova a fare una riflessione come se il punto di vista di un capo di stato coincidesse con quello di chi sfrutta gli immigrati col lavoro nero (perché è arcinoto che il raccoglitore di pomodori lo fa in nero). Più che un’incongruenza sembra essere il tradimento di un sentimento. Ma non mi spingo oltre.

  24. Come ebbi a ricordare intervenendo nel dibattito acceso dalla lettera di Ikram Labouini, intitolata “Straniera in patria”, nel mondo attuale sono oltre 200 milioni le persone in movimento da un paese ad un altro paese; si tratta, se le mettiamo tutte assieme, del 4° o del 5° paese del mondo per dimensioni. Se sommiamo i flussi di migrazione interna anche in grandi paesi, come la Cina o il Brasile, o in altri paesi asiatici e africani, questa popolazione in movimento supera le dimensioni della popolazione degli Stati Uniti d’America: ciò significa che dopo Cina ed India, il popolo migrante è il terzo popolo del mondo. È indubbio che esso costituisce la linfa della produttività e della valorizzazione capitalistica ovunque esso si trovi, come è indubbio che rispetto ad una massa così ampia di persone il sistema di diritti e di controlli nei singoli paesi e a livello internazionale stia rivelando carenze impressionanti. Orbene, mi permetto di riportare una parte di quel commento, integrandolo con una proposta di immigrazione perequativa e bilaterale che è, con tutta evidenza, tanto ragionevole quanto, nel quadro dei rapporti internazionali dominati dall’imperialismo, per ora inattuabile. Tale proposta può tuttavia servire ‘e contrario’ a dimostrare che esistono (e vanno ricercate) delle alternative allo stato di cose esistente. Riprendendo il discorso, vale la pena di osservare che esiste un flusso che si muove in senso inverso (rimesse) rispetto ai flussi migratori: si tratta del denaro che viaggia dai paesi di arrivo dei migranti verso i paesi di origine e che ormai supera di gran lunga la somma degli Ide (investimenti diretti all’estero) e degli aiuti allo sviluppo, sommati assieme. In altri termini, l’emigrazione dai paesi poveri e in via di sviluppo verso i paesi ricchi o verso i paesi di nuova industrializzazione finanzia lo sviluppo dei paesi di origine ben più del complesso delle misure di cooperazione, di assistenza e degli investimenti diretti di capitali privati. L’emigrazione, dunque, come un novello Re Mida trasforma in oro tutto ciò che tocca: i paesi di arrivo e i paesi di partenza. O almeno potrebbe farlo, se non fosse che gli enormi flussi finanziari prodotti dai redditi della popolazione migrante sono gestiti da altri soggetti: il sistema finanziario internazionale, con le proprie banche, o i singoli paesi, la cui azione raramente garantisce l’investimento mirato, soprattutto sociale, che sarebbe necessario per la loro crescita. Accade così che questa enorme massa di denaro, che si aggira sui 250 miliardi di dollari l’anno, affluisca, come un canale artificiale debitamente orientato, nel bacino di contenimento del capitale finanziario internazionale, oppure venga gestita in termini clientelari dalle istituzioni, spesso contrassegnate da ampi fenomeni di corruzione, dei singoli paesi. È lo stesso fenomeno che si è verificato nel secolo scorso con le rimesse dei siciliani o dei sardi o dei campani emigrati, che sono state gestite più da Milano e da Torino che da Palermo o da Napoli o da Cagliari. Il ritardo di sviluppo delle nostre regioni meridionali può essere letto anche in questa chiave: non solo sono partiti uomini e donne, ma sono ripartiti, o sono state malamente utilizzati, anche i capitali che questi uomini e donne avevano inviato ai luoghi di origine. In sostanza, i flussi di capitali di ritorno in cambio di flussi di risorse umane non sono sufficienti a riequilibrare la perdita netta di grandi possibilità di sviluppo. Sarebbe necessaria un’altra condizione: che, accanto all’emigrazione di imponenti masse di persone e alla disponibilità di capitali derivanti dai loro redditi, si organizzasse l’immigrazione bilaterale, concordata e programmata, di masse, meno imponenti, di capitale umano qualificato dai paesi avanzati verso i paesi poveri e, parallelamente, di investimenti nei sistemi di ‘welfare’ locali che consentano la crescita dei sistemi di educazione, della salute, della piccola impresa familiare e cooperativa soprattutto in agricoltura ecc. Questa potrebbe essere una delle condizioni decisive, che un governo orientato in senso progressista dovrebbe realizzare per consentire che le rimesse, provenienti dagli emigrati nei paesi ricchi, possano essere valorizzate ‘in loco’.
    In conclusione, la direttiva da seguire può essere formulata nel modo seguente: “Per ogni flusso migratorio da sud a nord di persone con bassa qualificazione si incentivi un flusso migratorio da nord a sud di un numero x di tecnici per un periodo determinato”. Se si considera l’alto livello di disoccupazione intellettuale esistente nei paesi ricchi, questo tipo di immigrazione perequativa e bilaterale non solo sarebbe possibile, ma per molti potrebbe risultare perfino soggettivamente più coinvolgente della cosiddetta ‘fuga dei cervelli’ da occidente a occidente. Parallelamente, sarebbe necessario impegnarsi a stimolare le rimesse degli emigrati sulla base di accordi bilaterali o multilaterali che prevedano investimenti mirati allo sviluppo (senza contare che incentivare le rimesse contribuirebbe a tenere sotto controllo, nell’ipotesi tutt’altro che astratta di una fuoriuscita dall’euro, il nostro tasso di inflazione, sostenendo una politica incentrata sul controllo dei capitali e sulla ripresa produttiva della nazione).

  25. P.S.
    Uh, fare le pulci a certi commenti non è cosa sterile, dal momento che le pulci sono tra quelle che portano la peste xenofoba in giro per l’Italia. I tre punti rispettivamente: la rimozione del problema dei profughi nel mondo, la sottostima del lavoro nero da parte degli immigrati, la confusione di punti di vista tra l’uomo della strada, che può tranquillamente essere un mascalzone, e l’uomo di governo, che almeno teoricamente non dovrebbe esserlo. E questo mi pare tutto.

  26. Caro dm,
    lasciamo stare anche i sentimenti e i tradimenti. Quanto alla logica, provi a usarla anche lei:

    1) Qui stiamo parlando degli annegati di Lampedusa. Gli annegati annegano perché si servono dell’agenzia viaggi malavita. Ho mostrato, a titolo di puro esempio ipotetico, come sarebbe possibile per gli Stati europei, subito e non fra mille anni, sostituirsi all’agenzia viaggi malavita ed evitare le morti in mare degli immigrati.

    2) Chi fugge dalla guerra e dall’oppressione politica ha diritto d’asilo in Italia e negli altri paesi europei. Il viaggio in cerca di asilo potrebbe farlo come illustro. All’arrivo lo chiederebbe, qui o altrove, e se qualificato lo riceverebbe. La maggioranza di chi viene in Europa, comunque, lo fa per cercare lavoro, in Italia o altrove.

    3) Perché in chiusura del mio intervento scrivo: “Semplice, no? E allora perché non si fa? Perché se tratti queste persone come esseri umani, poi come fai a pagarli 20 euro al giorno per 10 ore di lavoro a raccogliere i pomodori?” Perché anche se dicono il contrario e fanno sfoggio di buoni sentimenti e coccodrillesche commozioni, il punto di vista effettuale degli effettuali capi di Stato europei, di sinistra o di destra che siano, – ma non, NON, per la Madonna! il mio di capo di Stato immaginario – effettivamente coincide “con quello di chi sfrutta gli immigrati col lavoro nero (perché è arcinoto che il raccoglitore di pomodori lo fa in nero)”. A che diavolo crede che serva l’immigrazione di massa promossa dalla mondializzazione, se non a fare dumping sociale, e a creare un immenso esercito di riserva di disoccupati che deprime i salari e peggiora le condizioni di lavoro della manodopera autoctona? Crede che la mondializzazione, con gli enormi spostamenti di manodopera e di capitali che comporta, sarebbe possibile senza l’attiva collaborazione dei capi di Stato europei? Compresi, anzi in primissima linea quelli buoni, sensibili e di sinistra che varano i matrimoni gay e nominano ministri negri?

    Sintesi. Evitare che gli immigrati naufraghino e anneghino si potrebbe fin da subito, e con provvedimenti semplicissimi. Questi semplicissimi provvedimenti non si adottano perché non si vogliono adottare. E perché non si vogliono adottare? Perché l’immigrazione di massa, i clandestini e il lavoro nero che i clandestini alimentano ed estendono fanno comodo ai powers that be economici e politici UE, i quali non vogliono (non è che non possano, proprio non vogliono) fare politiche economiche di piena occupazione, e vogliono invece, per aumentare i margini di profitto, tenere allineati e coperti i lavoratori, e disgregare gli Stati nazionali più deboli, che i salari restino bassi, il welfare entri in agonia, e resti stabile o cresca il numero di disoccupati nell’eurozona (ad oggi, 240 MIL).
    Ecco perché sono morti quei poveretti, e perché altri ne moriranno.

    Se si volesse cambiare sul serio la situazione (ma colà dove si puote ciò che si vuole, non si vuole: mentre quaggiù da me dove si vorrebbe, non si può) si dovrebbero adottare soluzioni in linea con quelle che illustra Barone nell’intervento precedente: vale a dire, riequilibrare i flussi migratori, investire nei paesi sottosviluppati, e fare politiche economiche di piena occupazione in Italia e in Europa.

    Sostenere invece che si risolverebbe la situazione abolendo il reato di clandestinità, introducendo lo ius soli universale e adottando provvedimenti del tipo “diamo la precedenza agli immigrati nell’assegnazione delle case popolari” (sentito con le mie orecchie alla radio) è una sciocchezza se chi lo dice è in buonafede come lei, una perfida bugia se è in malafede come lo sono i dirigenti politici ed economici che diffondono queste frescacce, perché:

    a) nessuno Stato può rinunciare al controllo delle proprie frontiere senza disgregare l’ultimo brandello della propria sovranità, e dunque disgregarsi: quindi, chi le varca illegalmente è e deve restare clandestino, ed essere perseguito in quanto tale. Se qualcuno pensa che senza Stato e senza frontiere in Italia staremmo meglio e ci governeremmo alla buona, tra amici, in lieta concordia, mi permetto di invitarlo agli studi storici, e di dissentire.

    b) lo ius soli ha senso economico solo in paesi vasti e spopolati, come gli USA e l’Australia nel periodo della loro colonizzazione, che necessitino di un grande afflusso di manodopera e di nuovi coloni, che non è il nostro caso; lascio perdere gli effetti collaterali, negativi, sull’identità delle nazioni e dei popoli

    c) l’abolizione del reato di clandestinità e lo ius soli metteranno forse a posto la coscienza dei fans dei diritti umani e del politically correct e degli ipocriti (categorie che spesso coincidono), ma non creano un solo posto di lavoro regolare in più

    d) in compenso, abolizione del reato di clandestinità, ius soli, privilegi giuridici vari agli immigrati, aumenterebbero di sicuro le tensioni, già serie e crescenti, fra gli immigrati e chi più gravemente patisce gli effetti disastrosi della mondializzazione e della concorrenza della manodopera immigrata: vale a dire, gli autoctoni poveri e in ispecie disoccupati. Volendo far giungere anche nel Parlamento italiano, con milioni di voti, partiti sul modello di Alba Dorata greca, che dietro pagamento degli imprenditori greci spacca la testa ai loro dipendenti immigrati (regolari) perché lavorino praticamente gratis per 14 ore al giorno (come fanno le mafie italiane), questa è la ricetta infallibile. Visto che a quanto pare è necessario, dichiaro formalmente che Alba Dorata non riscuote le mie simpatie, le mafie neanche, e che secondo me spaccare la testa agli immigrati non va bene, il lavoro nero neanche, e lavorare 14 ore al giorno quasi gratis neppure.

    Concludo: i provvedimenti tecnici sensati ci sarebbero, ma non si prendono perché forze assai più grandi dei Ministeri degli Interni vi si oppongono. Sono le forze della mondializzazione capitalistica. Proviamo a combattere quelle forze, invece di sbandierare slogan e fare del buonismo a costo zero ed eterogenesi dei fini garantita.
    Quanto a lei, la invito a tenere a bada l’antipatia che prova per le mie idee “di destra”, e a leggere quel che scrivo, invece di fare esperimenti di chiaroveggenza per indovinare, nei meandri del mio cervello, chissà quali malvagi sentimenti e intenzioni. Non sono buono, ma non credo proprio di essere più cattivo della signora Boldrini, della signora Kyenge e dei Presidenti Letta & Napolitano; forse, neanche di lei.

  27. @ Buffagni

    Per completezza di visione, e sempre purtroppo restando nei cieli illuminati ma grigi (diceva Lenin) della teoria, bisognerebbe anche chiedersi cosa “noi” facciamo con gli evasori fiscali o i capitalisti che fanno “migrare” i capitali all’estero. Gli attori sono tanti (capitalisti, militari, politici, salariati, disoccupati, intellettuali, ecc.). Non dimentichiamo che quelli che contano nelle scelte di fondo sono pochi e potenti. E che il problema del che fare non ce lo smazziamo tra due attori: “noi” e i migranti. L’abbondanza o la penuria dei posti di lavoro ( o di tante altre risorse) non è un dato di natura ed è fatto mondiale. Le migliaia (o i milioni) di persone prive dei minimi mezzi di sussistenza vanno considerate assieme alle centinaia (o migliaia a livello mondiale, non so…) di persone che sguazzano nell’opulenza. Ci sarà una relazione tra le due cose, no? Una volta la si vedeva e se ne discuteva seriamente, cioè *politicamente*. Oggi, invece, un “noi” politico capace di pensare queste contraddizioni e di volgerle a favore dei molti e non dei pochi non c’è più. È vero. Ma questo vuoto non lo copriamo con ragionamenti di un “noi” che finisce per porre le questioni nei termini di un “noi” ristretto (nazionale o persino leghista o inconsistentemente europeo, per essere esplicito…), il quale dovrebbe difendere il “suo” territorio come una fortezza e la “sua” cultura come un modello di civiltà più alta dai migranti-“invasori”- pezzenti-ecc., dimenticando quanto quel territorio e quella cultura siano stati già devastati e proprio da chi parla l’italiano o l’inglese dei dominatori. E allora? Salvare il salvabile in caso di emergenza. Sì. Ma con chi? Voglio sapere bene a chi mi accompagno in quest’opera di resistenza. E non mi fido degli italiani in quanto italiani. Né respingo gli immigrati in quanto “invasori”.

    @ Barone

    “Poiché la vera causa di tutti i mali non è la mancanza di diritti o di rispetto per la persona umana, ma il capitalismo.”

    Esiste uno scarto troppo grosso tra la vicenda tragica dei migranti (una sorta di pallido simbolo di quello che fu il proletariato nella storia purtroppo idealizzata del socialismo e comunismo, uomini e donne costretti a questa fuga disorganizzata dai paesi ex coloniali devastati da fame e guerre…) e le tue riflessioni generali sull’imperialismo e il capitalismo. Io rabbrividisco di fronte alla nostra impotenza politica, al vuoto di proposte sul che fare. Specie quando penso che i potenti hanno già fatto le loro scelte: l’Europa qui da noi (ma il discorso varrebbe per gli USA, i paesi arabi ricchi, etc) dev’essere una fortezza; più persone muoiono nei loro paesi o traversando il Mediterraneo meglio è per noi (mors tua…); la melassa buonista di giornalisti, scrittori e politici (compreso Papa Francesco) dura poco o fa da sottofondo musicale ai nostri affari e alle nostre guerre, che ce le continuiamo e nessuno è in grado di impedircele…
    E perciò, caro Barone, dire a un malato o ai suoi familiari e amici che lui sta morendo di cancro e senza poter indicare quale sia il rimedio ( o se c’è un rimedio o se è il malato e i suoi familiari e amici possono accedervi) a che serve?
    Prendendo atto della loro impotenza i greci parlavano del Fato, i cristiani-cattolici di Dio. Non vorrei che i pochi marxisti rimasti in circolazione parlassero di Capitalismo nella stessa maniera. Un’impotenza dotta non produce più di un’impotenza ignara.

  28. Caro Abate,
    vedo che anche lei si alza presto. Anzitutto le dico che condivido nell’insieme quanto lei scrive. Semplicemente, un “noi” che sia all’altezza di “resistere” alle dinamiche sociali che giù giù per li rami portano agli affogati di Lampedusa non c’è. Non c’è un noi che persuada a fidarsi lei, non c’è un noi che persuada me. Ci sono alcune idee, confuse e gracili, sul modo di costruirlo. Per quanto mi riguarda, la penso, in estrema sintesi e senza argomentare, così.
    Il clivage politico principale, oggi 2013, mi sembra quello mondialismo/sovranità nazionali. Dato che si può scegliere il nemico ma non l’alleato, il mio “noi” politico comprende chiunque scelga come nemico il mondialismo. Naturalmente, all’interno di questo “noi” possono darsi, e in effetti si danno, aspri dissensi e conflitti.
    Scegliere questo noi implica scegliere: disattivazione della contrapposizione destra/sinistra, protezionismo contro liberismo, contingentamento dell’immigrazione contro immigrazione libera, restrizione alla circolazione dei capitali contro libertà di spostarli dove si vuole, scardinamento della UE contro più Europa, uscita dall’euro contro euro forever, simpatia politica per la Russia contro simpatia politica per gli USA, sistema elettorale proporzionale contro sistema elettorale maggioritario, e via dicendo.
    Credo anche abbastanza che questa prospettiva legga con una certa esattezza la realtà dei conflitti politici in corso. Se riusciremo a combinare qualcosa, non lo so.

  29. sa @Abate, di solito non mi entusiasma quello che scrive, però devo dire che con queste parole:

    E perciò, caro Barone, dire a un malato o ai suoi familiari e amici che lui sta morendo di cancro e senza poter indicare quale sia il rimedio ( o se c’è un rimedio o se è il malato e i suoi familiari e amici possono accedervi) a che serve?
    Prendendo atto della loro impotenza i greci parlavano del Fato, i cristiani-cattolici di Dio. Non vorrei che i pochi marxisti rimasti in circolazione parlassero di Capitalismo nella stessa maniera. Un’impotenza dotta non produce più di un’impotenza ignara.

    ha scritto qualcosa di giusto, che non sapevo ancora mettere bene a fuoco. Qualcosa che non sapevo di pensare; grazie, seriamente.
    Per il resto, al dibattito abbisognerebbe un po’ di sana lucidità supportata da dati, e non la finta chiarezza di chi si trincera dietro argomentazioni para-logiche e modi irritanti- suppostamente brillanti (“falsificato questo, il resto del suo commento affonda”: ma si può?) per schivare considerazioni pragmatiche che sarebbe doveroso avere sempre a mente. Forse ricordare questa intervista può tornare utile, se le argomentazioni di Buffagni non piacciono:

    http://www.leparoleelecose.it/?p=2722

  30. a Lorenzo Marchese.

    Grazie per la segnalazione dell’intervista al professor Sciortino, che non conoscevo. Dice cose tutte sensatissime, che sottoscrivo in pieno.

  31. @ Abate

    Leggi (o rileggi) il mio ultimo intervento. Non appartengo alla categoria dei fatalisti e la mia formazione politico-teorica mi permette di distinguere tra il programma minimo e il programma massimo, così come tra gli obiettivi immediati, intermedi e finali. I rapporti di forza ed i livelli di coscienza sono quelli che sono, ma non verso lacrime per questo, poiché so: 1) che sono il risultato di quasi sessant’anni di egemonia revisionista e di oltre quarant’anni di liquidazionismo; 2) che la vecchia talpa continua a scavare. E so che è altamente probabile che tali rapporti si rovescino molto prima di quanto pensiamo. Certo, il problema da risolvere è la costituzione del fattore soggettivo (= partito leninista) e il necessario rapporto di continuità/discontinuità con la tradizione comunista. Per intanto, è il gramsciano “spirito di scissione” (= un’ostilità inconciliabile con il capitalismo scientificamente fondata) il dèmone da cui attingere le forze per proseguire la battaglia delle idee, affinare le armi della critica e tenere ben oliate, in questo lungo Termidoro, quelle che serviranno per la rivoluzione. Infine, mai dimenticare che il mondo è molto più grande dell’Italia e dell’Europa, e che tra oggi e domani c’è una notte e un’aurora.

  32. mah, signor Buffagni, a me la globalizzazione non ha promesso niente, mi si è imposta con la ingombrante necessità di ogni dominatore. piuttosto lei, si guardi, sembra un’amante tradita. non creda di essere il primo e l’unico che cede alla tentazione del fascismo nazionalista per ripicca nei confronti del capitalismo internazionalista, di Bombacci è pieno il mondo.

    quanto alle varie posizioni e all’intervista di Sciortino, noto che qua si confonde la questione dei flussi migratori con la questione della convivenza tra popolazioni locali e immigrati.
    le questioni sono differenti perchè i flussi migratori non producono necessariamente comunità stanziali. se le persone avessero libertà di movimento avremmo flussi di andata e ritorno molto più continui nel tempo (ma non necessariamente più consistenti) e molto più legati al lavoro stagionale, come è già per i flussi dal Sud Italia al Nord e alla Germania.
    la questione dello ius soli è un’altra questione, non intendevo affrontarla, e riguarda quella gran quantità di immigrati di seconda generazione che appartengono più all’Italia piuttosto che al paese di origine, ma sono trattati da stranieri. è una concezione etnica della cittadinanza che a) fa ridere, b) fa pena, c) è cieca.

    la sua statolatria mi fa sorridere. i popoli esistono aldilà e spesso addirittura nonostante l’esistenza degli stati. lo dica ai palestinesi, o agli sloveni di Trieste, faccia un giro nei balcani sfracellati dal nazionalismo. le frontiere statali non sono frontiere culturali o etniche, sono frontiere militari imposte all’esterno con l’esercito e la diplomazia, all’interno con il monopolio spietato della forza. tutto ciò pertiene agli aspetti autoritari e classisti dello stato ha a che vedere molto con le frontiere, con la loro permeabilità alle merci, ai capitali e ai corpi di uomini ricchi, così come alla loro impermeabilità nei confronti dei poveracci e delle loro cose. mi perdoni, ma è abc della geografia la non necessaria coincidenza tra confini politici e confini etnici, culturali, fisici, ecosistemici, eccetera.

    (e un impero che non suddivida il mondo secondo il diritto di cittadinanza al suo interno non sarà un impero, potrà averne il nome ma non la funzione)

    lei sa che la clandestinità è un dispositivo atto a costringere i migranti in uno stato di inferiorità giuridica e ricattabilità, e che questo dispositivo è ciò che serve ai padroni per spingere al ribasso le richieste dei lavoratori. quel che le sfugge è che le frontiere servono precisamente a distinguere tra clandestini e non, a suddividere il grande serbatoio dei poveracci in modo da poterli controllare e utilizzare al meglio. è un abc del socialismo questo (almeno fino alla prima guerra mondiale, ahiloro), ma lei è oltre le dicotomie destra/sinistra, bontà sua.

    che poi, a essere chiari, qua nessuno ha parlato di abolizione delle frontiere, siamo gente di mondo, conosciamo come vanno le cose. semplicemente gli immigrati devono poter venire e restare qui seguendo canali legali, esattamente come noi andiamo da loro (io peraltro la intenderei in modo letterale: applicare ai vari stati le leggi transfrontaliere che loro applicano ai miei cittadini, sono per la reciprocità nei rapporti, tra persone come tra stati), tutto il resto sono stupidaggini.

  33. Roberto Buffagni, nel commento delle 22:03 del 6 ottobre, ho sottolineato quei “pasticci logici” per l’unica ragione che – vedere commento dell’1:39 giorno successivo – ricordano fin troppo facilmente i punti deboli della retorica dominante sui clandestini. Così come li chiama. Pertanto non occorre invitarmi a tenere distinti i sentimenti, che pure è possibile intuire partendo dai cosiddetti “pasticci” ma che, appunto, ho distinto fin troppo chiaramente dalle sue ragioni. E le sue ragioni purtroppo andavano contro il ragionatore, quanto a quel commento. Ma non parliamone più.
    Ora lei prende la mira con più precisione, è il caso di dirlo (benché l’imprecisione del discorso renda a volte le sfumature ancor più precise dell’imprecisione.) A ogni modo. Lei prende la mira e scrive…

    L’immigrazione di massa, i clandestini e il lavoro nero che i clandestini alimentano ed estendono fanno comodo ai powers that be economici e politici UE, i quali non vogliono (non è che non possano, proprio non vogliono) fare politiche economiche di piena occupazione, e vogliono invece, per aumentare i margini di profitto, tenere allineati e coperti i lavoratori, e disgregare gli Stati nazionali più deboli, che i salari restino bassi, il welfare entri in agonia, e resti stabile o cresca il numero di disoccupati nell’eurozona (ad oggi, 240 MIL).
    Ecco perché sono morti quei poveretti, e perché altri ne moriranno.

    Dunque, i diretti responsabili sono – ad usare il suo linguaggio pittoresco – i P.T.B. Ora, detti poteri disoccultati agiscono per:
    arginare il tasso d’occupazione; rendere agonizzante il welfare; disgregare gli stati nazionali più deboli; tener bassi i salari.
    E, sempre i P.T.B., sono così irresistibili da tener inchiodati gli stati nazionali su determinate posizioni e perciò impediscono di agire agli stati sovrani, i quali insomma sono terribilmente impotenti di fronte a questa situazione. E però lei Buffagni, interrogato risponde: se io fossi un capo di stato risolverei il problema in questo e in quest’altro modo, il che rende ancora più stravagante non soltanto la sua ipotesi (se fossi un capo di stato…) ma anche tutto il suo discorso in proposito.
    Poi, in una subitanea pulizia di coscienza, col dito alzato sui P.T.B. – ad usare il suo linguaggio pittoresco – dichiara Ecco perché sono morti quei poveretti.

    Oh no, quei “poveretti” sono morti perché non sono state allocate risorse sufficienti per monitorare quel tratto di costa, in primis, e in termini generali perché chi governa è influenzato, più che dai P.T.B., in questo contesto, dall’ideologia diffusa e silente e dalle pulci(mio commento ultimo) che fanno impazzare la peste xenofoba in Italia tra buzzurri e anche, come lei, fini intellettuali di destra. Vede, non provo, come scrive lei, “antipatia” per le sue idee; non è esatto. Io credo che le sue posizioni politiche siano profondamente immorali. Tutt’altra cosa. E la sua retorica un colabrodo che affonda.

  34. “nessuno Stato può rinunciare al controllo delle proprie frontiere senza disgregare l’ultimo brandello della propria sovranità, e dunque disgregarsi: ”
    ———————————–

    La sovranità dei singoli stati è GIA’ disgregata da un pezzo, nel momento in cui è considerato normale che le decisioni politiche, le ascese e cadute dei governi, le scelte in materia di economia e di welfare, non vengano discusse autonomamente in sede politica nazionale…

    …ma siano dettate dall’alto, senza possibilità di trattativa, da entità esterne, che oltretutto non sono nemmeno entità politiche, ma puramente economiche, e quindi in massima parte riconducibili a banche e aziende private.

    Ora, che sia tollerabile l’idea di dover obbligatoriamente tagliuzzare tutto ciò che resta dello stato sociale, perché ce lo chiede la Banca Centrale Europea, e poi accorgersi che il ruolo simbolico della nostra Sovranità Nazionale è minacciato solo perché arrivano barconi di disgraziati messi molto peggio di noi… mi sembra quantomeno ipocrita.

    saluti
    Lisa

  35. Caro dm,
    L’esempio “se fossi un capo di stato” serviva esclusivamente a illustrare che esistono provvedimenti tecnici semplici che sottraggono alla malavita il trasporto degli emigrati, e che dunque prevengono i naufragi. Essi sono tecnicamente semplici, ma – come argomentato nel commento successivo – politicamente difficilissimi o addirittura impossibili, per le ragioni suesposte.
    Lei poi insiste a leggermi nel pensiero e nei segreti moventi, e addirittura rilancia tre volte il piatto con le patenti di immoralità. Bene, io passo, giochi pure da solo.

    Cara Lisa (paniscus),
    io per la verità della crisi di sovranità indotta dalla UE e dal mondialismo in genere me ne sono accorto da un pezzo, e in diverse occasioni ne ho parlato e scritto, anche qui.
    Naturalmente, non è il barcone dei profughi che mette in pericolo la sovranità italiana. A darle un’altra bastonata (sempre bastonare il cane che affoga) sono semmai le proposte di abolizione delle frontiere, di volantinaggio della cittadinanza, e le altre sciocchezze e peggio che, prendendo spunto da quella sciagura, vengono propagandate in questi giorni da gente tanto, troppo buona.
    C’è sicuramente di peggio, e certo una telefonata di Draghi o dei suoi amichetti della UE fa più danni alla sovranità italiana di tutte le chiacchiere di cui sopra. Però di questo si parlava qui, e sono rimasto in tema.

  36. Caro Detrito eccetera,
    qua dev’essere pieno di veggenti alla Wanna Marchi.
    Che cavolo c’entra l’amante tradita della mondializzazione? Che cavolo c’entra il fascismo nazionalistico, che cavolo c’entra Bombacci?
    Lei dice di essere per la reciprocità, fra stati e fra persone. Bene, sottoscrivo. Io però, che sono cattivo, per le mie chiaroveggenze mi faccio pagare (sconti per comitive, militari e ragazzi).
    Mi bonifichi 100 €, e le comunicherò a stretto giro di posta la mia chiaroveggenza su di lei. Codice IBAN: IT49K0538723301000000827850

  37. Roberto Buffagni, non le leggo nel pensiero, stia tranquillo. Contesto la tenuta dei suoi argomenti (che ha rabberciato commento dopo commento…) e ho dei sospetti indimostrabili e però legittimi sulle sue buone intenzioni.
    Tutto qua.
    Poi ognuno ha da fare i conti razionalmente con i propri argomenti, sopratutto se si toccano questioni etiche decisive. La lascio ai suoi, io ai miei sono in grado di provvedere da solo…

  38. suvvia, mi diede un saggio di chiaroveggenza qui, come vede non sono per la reciprocità solo a parole.

    in ogni caso mi riferivo alla sua scelta del “noi” espressa chiaramente nel commento ad abate, lei si sceglie come nemico un non meglio precisato “mondialismo”, associandosi a chiunque difenda le “sovranità nazionali”. io considero che i difensori di quelle sovranità nazionali sono una massa di imperialisti con o senza impero (o forse Bush non intendeva difendere la sovranità nazionale USA?), e che con mondialisti intende una ciurma di famigerati macellai dell’internazionale capitalista, mi collocherò in qualche squadra esclusa dal suo temibile duello.

    non è neanche una scelta, guardi, in vita mia ho conosciuto molti più migranti che capi di stato o amministratori delegati, è ovvio che provi più empatia nei loro confronti.

  39. Caro Detrito,
    adesso ricordo, lei è l’anarchico, e visto che gli anarchici mi stanno simpatici le rispondo gratis.
    Il mondialismo che non mi piace non viene da Marte né è un Concistoro di Capitalisti Incappucciati privo di base nazionale e statuale come dice Negri; è guidato da Stati forti, per es. gli USA, che disgregano Stati deboli, p. es. noi. Detti Stati forti (o meglio, porzioni dei loro ceti dirigenti) prescrivono la mondializzazione, o globalizzazione nel loro linguaggio, abbattendo per così dire le difese immunitarie degli Stati più deboli, e pur di riuscirci sono anche disposti a prendersi qualche spiacevole malattia. Per esempio, il baratro fiscale USA dipende dalle delocalizzazioni delle multinazionali, che pur restando americane, con la globalizzazione si spostano dove pagano tasse risibili e al fisco americano fanno marameo.
    Come plasticamente disse Friedrich List nel 1865 (più o meno) la globalizzazione (c’era anche allora, sia pure in versione prova generale) è questo: che chi è arrivato in cima toglie la scala, così gli altri restano giù.
    A me questa storia non piace, e penso che per provare a imporle una battuta d’arresto si debba tentare una rinazionalizzazione degli Stati disossati, un recupero di sovranità. Esistono infatti ovunque i poveracci e i riccastri, ma esistono anche i popoli e le nazioni, che se non sono difesi da uno Stato fanno una brutta fine (e chi finisce in assoluto peggio sono, ovviamente, i poveracci). I palestinesi ai quali lei si riferisce, per esempio, uno Stato lo vorrebbero avere altroché, proprio perché sanno benissimo che accade quando tu un popolo lo sei, una cultura ce l’hai, ma lo Stato che doveva proteggerti e del quale fino al giorno prima giustamente ti lamentavi non c’è più.
    Con questo, non adoro lo Stato, che è una macchina da guerra e se ci si mette, può benissimo passare al tritacarne anche i suoi cittadini. Gli argomenti degli anarchici contro lo Stato sono seri e ben fondati nella realtà storica. Penso che purtroppo, voi anarchici proponiate una utopia irrealizzabile, e quindi politicamente sbagliata e pericolosa. Ma siete certamente migliori, nel vostro errore, di tanta gente seria e razionale che con serietà e razionalità infila un disastro dopo l’altro.

  40. Caro dm,
    io cerco di non avere buone intenzioni perché mi hanno detto che lastricano una brutta strada. Lei che di buone intenzioni ne ha tante guidi con prudenza.

  41. Roberto Buffagni, io la invito a guardare gli inferni dal punto di vista delle persone, invece che da quello della viabilità…

  42. Ora che il flusso dei commenti polemici sembra essersi arrestato, permettetemi di esprimere la mia sorpresa per le reazioni credo fuori misura al breve scritto di Arminio, che in definitiva sono certo (voglio essere certo) che tutti condividiamo.
    Ci si può dividere su tutto, analisi e strategie di risoluzione, ma credo che nessuno di noi sia rimasto indifferente di fronte ad una tragedia di queste dimensioni. La richiesta di Arminio mi è sembrata del tutto ragionevole, e il fatto che effettivamente sia stata adottata, credo sia stato un bene.
    Naturalmente, è poi giusto che ciascuno di noi abbia argomenti per ritenerla insufficiente, ma non posso credere che ci sia chi abbia gioito per queste morti.

    Permettetemi qualche breve parola nel merito dei commenti che ho letto.
    Per me le migrazioni, vanno considerate come fossero eventi naturali, e cioè non possiamo che accettarli come faremmo con un terremoto o con una bella giornata di sole in pieno inverno. Ci sono eventi piacevoli, ed eventi spiacevoli, ci sarà chi vorrà privilegiare le nazionalità e chi l’internazionalismo, il punto però mi sembra sia un altro, e cioè che sono eventi non controllabili nella loro interezza.
    Così, noi dobbiamo solo governarli in senso lato. Come nel caso di una malattia magari letale, ciò non ci esonera dal prenderci cura del malato, pur sapendo l’esito inevitabile di quella malattia, come prenderemo tutte le possibili misure prudenziali nel caso di una zona ad elevato rischio sismico.

    In sostanza, senza in tali casi pensare neanche lontanamente di risolvere quelle situazioni, ma di contenerne gli effetti negativi, con lo stesso atteggiamento sarebbe saggio accostarci alla questione delle migrazioni. Leggendo qua e là, mi pare ci sia invece da disperarsi, tanti buoni sentimenti, poca analisi razionale di tale fenomeno.

  43. “Per me le migrazioni, vanno considerate come fossero eventi naturali” (Cucinotta)

    Ahimè, Cucinotta, attenzione a non diventare troppo saggi. Così mi pare che ci si avvii su una brutta strada. Non salterà fra poco fuori qualcuno che griderà: “Signori, anche le guerre vanno considerate come fossero eventi naturali!”.
    E le guerre (USA/NATO/ONU bisogna pur dirlo, perché di russe o cinesi non ne vedo) sono davvero oggi le madri di queste emigrazioni disperate.
    Che siano disperate è forse dovuto alla natura?
    E se di malattia si trattasse, è davvero così scontato che debba essere “letale” ( e solo per i migranti)?
    Siamo impotenti ad intervenire. E’ vero. Ma far notare – questo ancora possiamo farlo – che è un’illusione pensare di smuovere con una letterina Presidenti di repubbliche e Capi di Stato (tra l’altro responsabili “indiretti” di tali migrazioni avendo approvato le guerre di questi decenni) non mi pare polemica sterile o rancorosa.

  44. ..che orrore, che autentico orrore leggere l’intervento di Cucinotta. E’ di un’ambiguità palese, ossimoro e paradosso sconcertante come i tempi in cui viviamo. La sua posizione, cioè, è tanto al “centro”, ma così tanto al “centro” del(la finzione sul) problema, che può essere adottata tanto da quelli che bombardano allegramente (per accappararsi le prede energetiche e strategiche, producendo ovviamente schiavi migranti sradicati dalle loro terre,utili al sistema dei predatori stessi, ergo costo lavoro di ogni latitudine, europea e non ) tanto dagli altri che poi sono sempre i primi (consapevoli, o inconsapevoli di esserlo, come di fatto purtroppo diventa anche Arminio) che con l’altra man dello stesso corpo recitano le giornate di lutto , le costituzioni da difendere o da riformare, etc etc ….Un centro paradossalmente fuori dal centro dei problemi e della Storia degli orrori, che è poi quello delle larghe intese o dell agrandi coalizioni, nostrane e non solo (vedi Germania, ma vedi anche il padre di tutte le finzioni-funzioni bipolari “democratiche”, ergo il grandissimo stato di diritto imperiale americano emanato a tutti i suoi servi, ergo rappresentanti principali dei non stati nazione, ma colonie, come difatti la nostra, e tante altre con noi).

  45. Il sig Buffagni crede di avere il monopolio della logica e fa un ragionamento pietoso e di totale ignoranza della vita della gente che viene dalla Siria Eritrea, Egitto etc. Chi ha i soldi si va a comprare un biglietto aereo ,senza passaporto vengono i disperati da paesi di guerra e dove la burocrazia funziona quasi niente.Subisce all’aereoporto di Monaco o altrove tanti di quei controlli, che anche alcuni di noi privilegiati rischiano di perdere l’aereo. A me hanno fatto togliere anche le scarpe, alzare la maglietta e si sono tenuti la lacca e crema per capelli. Forse non lo fanno a quelli della business class. E magari, se sei una madre dalla pelle scura, incinta o con 3-4 pargoletti per mano, la lasciano passareprima per cortesia verso le signore. Sì, ma è tanto facile, basta che un siriano o una siriana compri un bel biglietto turistico! Ma come mai non ci avevano pensato prima.
    Era così comodo
    Ma è chiaro, perchè adorano la malavita, adorano essere buttati in mare! E’ una scelta, che peccato, quelli del Titanic non hanno pensato a fare. E’ perchè i poveri sono illogici, alogici, e allora non pensarono a comprare un biglitto di prima classe. Magari qualcuno si sarebbe salvato in una scialuppa con corsia preferenziale. Ma si sa, i diseredati hanno meno cervello, sono derecrebrati e emotivi. Peccato, però, che quando si trovano in condizioni di calma e di equità, riescono a far anche meglio di noi.
    Vergogna! Ha detto questo papa simpatico. Anche lui non dotato di logica,non ci aveva pensato che si poteva fare un bel biglietto aereo e cenare pure seduto. Basta poco e si evitano i problemi a chi non ha tempo da perdere

  46. Caro Ro,
    magari anche solo qualche parolina per argomentare cosa ci sia che non va nelle cose che dico, invece di stabilirne le coordinate politiche, penso sarebbe benvenuta.
    Insomma, lei prende il compasso politico e poi decide su quella base il giudizio sulle cose dette, non le sembra che fa torto al suo senso critico?

  47. Caro Abate,
    beh, in fondo lei ha ragione.
    A rigore, io so bene che è la globalizzazione che crea queste migrazioni, quindi non è che sia davvero un evento naturale, del resto le migrazioni sono compiute da uomini, quindi è inevitabile ci sia un elemento culturale.
    Tuttavia, se ammettiamo come mi pare siamo costretti a fare, che la frittata è fatta, e che c’è un bacino potenziale di persone di parecchie decine di milioni di persone che aspirano per i motivi a cui accennavo a migrare verso l’Europa, si capisce che la questione è senza soluzione, è una cosa immane che dobbiamo regolare come meno peggio possiamo.
    Spostare ottanta milioni di persone da Africa ed Asia verso l’Europa, è impossibile, ma non solo la dimensione numerica del fenomeno la rende irresolvibile, dobbiamo anche considerare che non è immaginabile mettere a punto un sistema di regolazione degli afflussi a partire da tutti quei paesi, che poi significa migliaia di villaggi di cui ignoriamo perfino l’esistenza.
    Cosa fare allora?
    Prima di tuttio, eliminare subito il reato di migrazione clandestina, che è una vergogna conclamata.
    Poi, mettere a punto una forza europea o comunque multinazionale che svolga questo specifico compito almeno nel Mediterraneo, ridurre quindi le morti, e poi accoglierli, sapendo che tutti non potremo accoglierli, e che quindi non si può organizzare, magari con voli di linea come qualcuno ha perfino proposto, questi viaggi.
    Io poi aggiungerei di ostacolare il flusso delle merci, capovolgere cioè la situazione odierna che vede le merci viaggiare liberamente e gli uomini no: facciamo il contrario, usciamo dal processo di globalizzazione finanziaria in cui siamo immersi, e che chiunque voglia e sia in grado di farlo, venga a vivere nel nostro paese, che nel frattempo smetterà di costituire un oggetto dei desideri di consumismo sfrenato.
    Alla fine, tuttavia, che piaccia o no a Ro, dovremo ammettere che il problema continua a non essere risolto: dovremo contentarci di averne eliminato gli aspetti più inumani e spregevoli.

  48. @ Cucinotta

    Come si fa ad applicare delle soluzioni razionali, che almeno ridurrebbero i danni e sarebbero a vantaggio non dico di tutti, ma di una maggioranza accettabile? E sapendo di non stare in consesso di menti dialogiche e ragionevoli (alla Habermas), ma in un caos di conflitti sociali e politici e culturali governato da posizioni di forza e unicamente a vantaggio dei più forti?
    C’è da tremare. Si è visto in questi giorni cos’è successo nel M5S. Appena affacciata l’idea ragionevole della depenalizzazione del reato di migrazione clandestina, i due “capetti” hanno “democraticamente” posto il veto sulla base di calcoli elettoralistici-classisti-ecc. O di altre strategie oscure ai loro militanti e a noi osservatori esterni. Ci penserà Barroso? Campa cavallo. Quello è facile prevedere che, se non affonderà un barcone ogni tre giorni per almeno un anno, fa altre tire visite a Lampedusa e poi confermerà la politica dei respingimenti. (Affidarsi alla generosità e lungimiranza dei potenti è un’illusione. Gli USA non avevano informazioni precise sui lager nazisti? Fecero qualcosa per evitarlo? Diffusero quelle informazioni “riservate”? Gli apologeti della Giornata della memoria e i patiti dei nostri “liberatori” diano un’occhiata a questo saggio: Narrare la Shoah: Jan Karski, Yannick Haenel e dintorni. Lo trovano a questo link: http://www.ospiteingrato.org/Interventi_Interviste/Narrare_la_Shoah.html
    Guai per noi che non vogliamo rassegnarci alla “disumanità necessaria” e guai per i migranti che continueranno a tentare di venire credendo di essere accolti “umanamente”.
    Spostare poi il discorso sul piano generale e affacciare l’ipotesi di un’uscita dal processo di globalizzazione finanziaria non fa che moltiplicare per diecimila i problemi. Ma menti illuministiche (dotate però di poteri reali) potrebbero comunque immaginare una qualche buona soluzione (ordine imperiale o società delle nazioni). Anzi è già stato fatto. Purtroppo noi stiamo di fronte alle macerie di questi progetti grandiosi di armonia civile con la ragione un po’ più stordita dei nostri antenati e del tutto privi di poteri reali.
    Non ci resta, per non abbandonarci al sonno della ragione o a qualche religione che ci anestetizzi dall’orrore della storia, che tentare di attraversare questo caos politico e sociale sui nostri poveri gommoni “teorici” sperando di non essere affondati o respinti da chi il caos può governarlo. In questo simili, almeno metaforicamente – ai migranti.

  49. Signora Gaetano,
    se legge meglio quel che ho scritto, vede che suggerivo qualcosa di meno scemo di quanto mi attribuisce.
    La malavita si fa pagare caro il passaggio, e non garantisce l’arrivo sani e salvi. Sarebbe meglio se i paesi ospitanti consentissero il viaggio in condizioni di reciproca sicurezza. Suggerivo un biglietto da “temporary immigrant”, al quale dovrebbe corrispondere un permesso temporaneo di soggiorno rilasciato dalle autorità del paese ospitante.
    Comunque, stia tranquilla, il mio suggerimento non sarà adottato mai, per le ragioni che ho illustrato.

  50. Gentile signor Cucinotta, lei crede che io non abbia argomentato semplicmente perché corre a stabilire, come quasi tutti del resto, i ripari a posteriori sugli effetti…mi sembra evidente che su questo piano , se fosse il solo, lo stato di diritto in cui non viviamo, per primo dovrebbe eliminare, vista l’eliminazione per le merci, i confini fra le persone….ergo nessuna clandestinità possibile.

    Ma vede parlare di effetti senza parlare delle cause, è già di per sé zoppo come ragionamento, oltre che ambiguo perché il suo intervento poteva andar bene sia a un leghista che al suo contrario, sia a un piddino che a un altro predellino……la causa sta nei nostri allegri colonialismi tutti, vuoi prima maniera per nostro conto (primi del secolo scorso), vuoi come servi ubbidienti dell’imperatore che da 70 anni fa milioni di profughi in tutto il mondo…ora lei dirà che sempre lei, con le sue semplici forze, non può assolutamente mettersi contro una “multinazionale” del genere, ma se non si punta almeno il dito su questa causa, il resto sono palliativi di cui, ben venga l’abolizione della clandestinità, ma temo che se avverrà che poi, l’unica cosa che verrà tolta ( dalle mani dell’impero) sarà il business agli scafinisti, non certo quello, che clandestini o meno, riempie di Rosarno-Sistema, non solo il nostro paese.

    Voglio dire che non basta voler liberare gli schiavi, dicendo (come lei) o non dicendo, che è sempre andata così (flussi migratori o autodeportazioni come le chiamo io). Bisogna prima pensare in quali prigioni peggiori andranno a finire, che sono in parte in comune alla popolazione indigena, e in parte ben peggiori…

  51. Caro Ro,
    lei mi ribadisce le motivazioni che mi ha già manifestato, del tipo che le mie parole potrebbero andar bene anche a un leghista. Io continuo a sostenere che non vedo in ciò nulla che giustifichi una stroncatura. Nella vita sa, capita. Se dicessi che se non si mangia, viene fame, penso che i leghisti converrebbero con me, ma ciò non dovrebbe mettere in discussione l’affermazione in sè.
    Sì, è vero, ho trascurato di soffermarmi sulle cause, ma quando vorrrà lei potrà vedere cosa ne ho scritto sul mio blog già da anni, su come la politica occidentale abbia trasformato radicalmente l’Africa , rendendola nel tempo sempre più inospitale, perchè a noi fa comodo depredarla di risorse minerali e vegetali (la famosa monocoltura), e su come oggi paesi come l’Arabia saudita e la Cina abbiano addirittura sequestrato in tanti paesi africani la terra coltivabile (in Etiopa ormai la maggior parte della produzione vegetale finisce in Arabia saudita), per tacere del vergognoso mercato delle armi.

    E’ stata una scelta forse errata, ma a mio parere giustificata dal contesto, io scrivevo per dire che non sono iniziative come quelle di Arminio che causano danni, quell’iniziativa mi appare tuttora dovuta, anche se largamente insufficiente, mentre trovo distruttive le cose dette dalla Boldrini, che dice che bisogna andare alle cause, tacendo sul fatto che ella è stata eletta con i voti di una coalizione che vede la presenza dominante del PD e della sua politica assolutamente prona ai poteri internazionali che dominano questa forma distruttiva di globalizzazione: ella è l’immagine stessa di una carriera tutta costruita su questi derelitti, le sue fortune e le loro sventure.
    In sostanza, per me è difficile scegliere tra la protervia dei leghisti, che però appare esplicitamente, e questa melassa buonista dei cosiddetti progressisti, che in nome di tale progresso sono la vera causa di quest’ordine ingiusto.
    Preferisco rifiutare entrambi.

    Così, le potrei dire a proposito del suo primo intervento che è illegibile perchè non propone nulla di concreto per evitare le tragedie prefererendo occuparsi delle cause su cui comunque siamo impossibilitati ad intervenire, e finisce oggettivamente per scrivere interventi che la Boldrini potrebbe sottoscrivere.
    Potrei, ma non lo faccio.

  52. Quando non si è patita la fame, la fame vera… è così: si fanno ragionamenti sulla pelle altrui pensando di poter perdere altro tempo.

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