cropped-thumb_l_world19_2010.jpegdi Paolo Febbraro

[In questi giorni esce il nuovo libro di poesia di Paolo Febbraro, Fuori per l’inverno (Nottetempo). Pubblichiamo in anteprima alcuni testi].

 Molto di marzo

Molto, di marzo, è diventato fiume.
La pioggia lo ha allevato il mese intero.
Lo dicevo – fra me – ieri sul ponte
e il Tevere convesso
covava il suo bitume
come la vena d’un mondo anziano.

Quella corrente spossa gli argini,
sorda e sfiancante li slaccia.
Crudele il sole ammetteva i contorni,
ma il liquido li annette senza faccia.
La fusoliera d’un gabbiano
porta la guerra all’aria:
cancella in volo come da un quaderno
il mondo liquefatto in cui va a caccia.

*

[Ti prego, luccio, non abboccare]

Ti prego, luccio, non abboccare.
Scansa la mia esca con degnazione.
Un po’ d’astuzia, o di malinconia:
manda un segnale di evoluzione.

Se ho fame, fa’ che smagrisca ancora,
mandami all’aria, morto ed illuso;
e peggio ancora se l’insidia è sport,
accattonaggio di natura e d’uso.

L’amo conferma amore interessato,
la lenza è occulta pubblicità:
rimani onesto, l’acqua ti continua,
non farti appendere, solidarietà.

*

La pietra

… assicura che la vera amicizia
sta nella piena sua contrarietà.
Da calamita onesta ti respinge
perché sente le ossa e le conosce.
L’amore corrosivo per il vento
chi ha una vita sola non lo vede.
Ti sembra assorta mentre è inebriata,
chiude il paesaggio e non lo consuma.
Sa di cadere, ma una volta sola:
deserto e anima, zitta si frantuma.

*

L’insonne

L’insonne è chi non vuole
farsi decifrare dalla notte.
È l’ufficiale di turno
che decide le rotte
perché l’alternativa è il mare.

L’insonne accende
la lampada sul comodino,
fa l’imputato in questura,
risponde alle domande
per evitare la tortura.

L’insonne non sbadiglia,
è fatto certo dal proprio errore.
Per lui la notte diventa una platea,
la partoriente vuota.
Lo libera aprendo il sipario
e bianca retrocede, ignota.

*

Servizio Permanente Effettivo

«Non smobiliteremo. Nessuna
antica abitudine, o riconversione.
Non vi è civile mansione
che non sapremmo eseguire
o forse fingere a puntino.

E non che le rughe delle mogli,
e il gatto, e i premi-benzina
non ci manchino. Sono un sogno.
Non ci crediamo. Né abbiamo intenzione
di rinunciarvi: ma qualcuno
(nella gengiva, il dente canino)
dev’essere l’anticorpo, il siero.

Noi siamo la guerra retrattile,
mai cominciata davvero.
Da noi stessi vi ripariamo,
sobri come il vino più nero».

*

I classici

Butterati dalle ustioni, fra i ponteggi
dei restauratori i classici guardano
a noi con l’occhio sazio del rapace
che ci riduce a istanti. Non sopportano

luci artificiali: notte sia notte,
nubi a plotoni senza temporali.
Stringono il cuore, ma come lo possono
fare le mani tramutate in ali.

Nel nostro andare noi li perdoniamo,
spettri educati, mutili e ideali.
Se li studiamo, ancora ci minacciano.
Ma quale polvere. Quali scaffali.

[Immagine: Jessica Backhaus, I Wanted to See the World].

 

2 thoughts on “Fuori per l’inverno

  1. Mi è parso, da quel poco che ho letto anche altrove (i libri di Febbraro sono di fatto irreperibili), che Febbraro sia un poeta che ha una dote che lo distingue nettamente da molti altri contemporanei che leggo in giro e che non mi fanno apprezzare come forse dovrei la poesia recente italiana: è comunicativo e cerca una limpidezza multicolore, cercando di mantenere la poeticità del linguaggio, aiutato da Saba, Caproni, ecc.. Eppure non si sente nei suoi versi in misura eccessiva l’ansia di riprendere una linea, o di superarne altre, come spesso càpita. In una discussione bellissima di Nazione Indiana (una delle poche, direi) fra lui e Andrea Inglese, l’aveva espresso in toni condivisibili: “Non basta essere aggiornati per scrivere poesie. Il presente è una trappola a cui non cado” (se ben ricordo).
    Per sicurezza, linko la discussione, che mi pare a tutt’oggi notevole, più un’intervista inerente. Ancora grazie per le poesie.

    http://www.nazioneindiana.com/2009/04/23/un-commento-al-saggio-di-andrea-inglese/

    http://www.absolutepoetry.org/PAOLO-FEBBRARO-Reagire-alla

  2. L’anima c’è! L’occhio mette a fuoco i passaggi. Ma le parole sfuggono. Le parole non macchiano la pagina! E’ una tara vecchia di 20-30 anni, della poesia e lingua italiana.
    Con stima.

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