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Letteratura e realtà

La grande anitra

| 5 commenti

cropped-Rubber-Duck.jpgdi Andrea Inglese

[Pubblichiamo otto testi tratti da La grande anitra, di Andrea Inglese, uscito per Oèdipus nel 2013, con postfazione di Cecilia Bello Minciacchi. La sezione da cui i testi sono tratti si intitola Le meditazioni di A. I.].

Siamo dentro un’anatra cotta
come Giona nel ventre della balena ma è un’anitra cotta
io Minnie e il guardiano notturno
…………………………………..(citerò a tempo debito
…………………………………..Assessorato Caccia Pesca e Polizia Provinciale)

non mi piace un bel niente

nell’anatra nulla continua ad essere come prima
mi meraviglierei che le nostre carte
d’identità le password i codici pin
avessero validità
qui dentro

l’anatra è cotta sofisticata con tutto ciò
che la cottura e l’anitra e la nostra nuova
inconcepibile
minima fantasiosa taglia
comporta

(quanti centimetri il diametro
di cranio nuovo e il numero di scarpe?)

a meno che sia il nostro
non rimpicciolimento
ma ingigantire d’anitra
sorta di Anàtide in continuo
gonfiamento espansione
come l’universo accelerato
che ovunque tende allo strappo

e noi privilegiati viaggiatori
dentro quest’anitra diretta
al progressivo ampliamento

……………………………..(anitra-metropoli, favela, eldorado)

* * *

Qui nell’anitra

è venuto meno il senso

nessuno è in grado di tirare le grandi conclusioni

forse qui gli uomini vivono perché sono nati
non per intelligenza missione sapiente investimento
delle risorse neuronali egologiche

qui la gente
cioè noi stessi
abbiamo qualcosa di animale
come fossimo venuti dalla tundra
conoscendo bene la chimica del gelo e della fame
la trascendenza del sonno

lavorare masticare dormire
c’è qualcosa di meglio all’incanto?

* * *

Da quando sono nell’anitrone
tutto sembra tornato al suo posto

non è nemmeno percepibile
fino a che punto la storia
possa fare irruzione qui dentro

bisogna giocarsela questa occasione
da millenni non pensavo più all’innocenza
qui le istituzioni sono pochissime
a tutte le ore mi posso masturbare volendo

contratti non ho intenzione di firmarne
né con Minnie né col guardiano notturno

tutto qui prende i colori dell’alba
questo grigio in cui non si vede nulla

tutte queste versioni di grigio
sarà come un’alba senza interruzioni

* * *

Semmai spunteranno dei cervi o dei conigli
è quello che mi auguro
ma non fatture del gas agenti in borghese

l’anitrone ha comunque i suoi tempi
spero a questo punto siano eterni
e me li possa quindi dimenticare da subito

“se qualcuno ha delle biglie le tiri fuori adesso”

raramente Minnie e quell’altro mi rispondono a tono

più precisamente non rispondono e basta
scarseggiano di dialettica

basta che Minnie continui a camminare sul fondo
dell’anitrone a piedi nudi
scommetto quel poco che mi è rimasto
che entro staserà le avrò tolto anche il reggiseno
e masticherò sognante i suoi capezzoli

* * *

L’anitrone è disossato dentro?

chi avrebbe fatto questo splendido lavoro?

un lavoro lento di una pazienza amanuense
per ottenere questo cimelio morbido incruento
che non ferisce a pianta libera senza pareti
portanti

……………non sarà invece anche l’anitrone
……………il solito dispositivo globalizzato?
con miliardi di terminazioni
di cui nulla posso sapere
nube immensa divina amnio elettrico
che irridente mi avvolge culla piega
ai suoi più segreti balzi ai suoi umori?

……………non voglio una zattera
……………globalizzata

……………che sia solo questa buia e molle materia
……………questa gommapiuma a perdita d’occhio
sia davvero come un divano di Joe Colombo
arancione slavato dalle guerre
radioattivo con certezza alla deriva
veramente avulso
tutte le barbe le terminazioni gli steli
spezzati
fili a pendere
nervature di rame silicio carta madre perfettamente
carbonizzata

sapere dove comincia dove finisce
un fenomeno

* * *

Qual era la domanda?

scusate interrompiamo tutto

non vorrei che emergessero talenti religiosi

qui nell’anitra è impossibile pescare
ma si può giocare a carte tentare
di sbudellare specie minori dalle zampette corte
e si possono suonare tamburelli e flauti

Minnie ai tamburelli
il guardiano ai flauti
e chi resta fuori balla
con indosso parrucche e bracciali e percalle

ma per favore non si cominci dicendo che tutto
è stato messo insieme per stare davvero insieme
prima e dopo la morte prima e dopo la nascita
l’anitrone viaggia verso il grande strappo
non chiede programmi definiti successo finanziario
non rompe i coglioni coll’essere e il nulla

non roviniamoci la festa

* * *

Quel che veramente mi manca nell’anitrone
è una macchina refrigerante elettrica
la storia della refrigerazione è sempre più cauta
di quella del riscaldamento

Minnie non pensa che a gualdrappe
di pelliccia o di sostanze vegetali
(fortunatamente zone fertili e boschive
non mancano all’anitra)

il guardiano si occupa di tubature
per la circolazione forzata del calore

io seguo la ricetta di Carl von Linde
pioniere tedesco di prodotti atmosferici:
ammoniaca compressa
condensatore che elimina il calore
valvola per l’efflusso del liquido freddo
attraverso le spire di espansione

voglio un’età del ghiaccio
del ghiaccio secco
un suolo vetrificato
e battere i denti
aggrappandomi alla carne di Minnie

* * *

Col trio e la terna non si va da nessuna parte
continuo a dirglielo a Minnie al guardiano
quelli mi guardano con occhi spiritati
s’imbambolano in piedi sotto la volta d’anitra
ma io lo so lo sento l’ho ben letto da qualche parte
se ci si mette a quattro le cose tengono
perché si convoca il mondo
con i mortali nell’angolo i divini nell’altro
e ci siamo finalmente tutti terra cielo
ci sediamo a tavola è importante
un bel tavolo quadrato al centro
con la brocca il pergolato
l’albero aureo
perché il colore che meglio si diffonde
è l’oro non in lingotti la polvere
d’oro la nube dorata e bisogna
averci il vino e la brocca
agitarli con movimenti semplici
un via vai della mano calma
sull’impugnatura le molecole del vino
che viaggiano in correnti circolari
senza diffusioni entropiche sui bordi
e poi si posino i cotoni gli erbari
i fichi tagliati con le sezioni spugnose
le mandibole appese e lucidate i sassi
di fiume avvolti nelle foglie d’acero
le vasche di marmo con tutto il lichene
sui bordi arrotondati l’acqua con dentro
invisibili benigni batteri
o semplicemente morti granelli di roccia
polveri laviche che scendono sul fondo
pian piano e noi chiusi sommessi lì dentro
attavolati con addosso dorature le mani
tese a passarci la brocca gli occhi fissi
a dove potrebbero sbucare i divini
davvero anche qui potremmo passarlo
un decente fine settimana

* * *

[Immagine: Florentijn HofmanRubber Duck (gm)].

 

5 commenti

  1. Non so decidermi: hanno più ritmo o più spasso o più imprevedibilità scenografica, queste poesie? [Solo l’ultimo testo ha perso parte della loro ariosità beffarda e precisa].

  2. Ho letto il libro nei giorni scorsi. Ironia, demistificazione, teatro, forza del pensiero; ma anche, per sottrazione, per concentrazione, come un precipitato della lucidità, una grande bellezza, Molto convincente la postfazione.

  3. Mah. Inglese ha scritto delle cose interessanti, ma questi testi mi paiono molto prevedibili. Prevedibile anche la loro eversione. Forse bisognerebbe leggerli nel contesto del libro.

  4. “Bello farcito”.

  5. Pingback: POESIA AL C14 ARCHITETTURA E POETICA | carteggi letterari

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