cropped-bill_viola1.jpgdi Raoul Bruni

Nell’anno fatidico (1848) in cui Marx e Engels pubblicano il Manifesto del Partito Comunista, in un anonimo villaggio di campagna a nord-ovest di New York, si verificano degli stani fenomeni. Due sorelle adolescenti, Maggie e Kate Fox, che già da alcuni mesi sentivano dei colpi echeggiare tra le pareti del loro cottage, cercano di dialogare con l’entità che produrrebbe questi inquietanti rumori. Il riscontro ottenuto è sorprendente, dato che questa entità o spirito, che le due giovani hanno battezzato Mr. Splitfoot (“Signor Piede biforcuto” o “Signor Passofalso”: il significato della parola “Splitfoot” è, forse non casualmente, ambiguo), risponde prontamente alle domande delle sorelle attraverso i suoi colpi. L’episodio – che può considerarsi l’atto di nascita dello spiritismo moderno – avrebbe suscitato grande clamore di stampa e le sorelle Fox si sarebbero affermate come medium, tenendo esibizioni pubbliche a New York. Ma esiste una relazione, al di là della mera coincidenza cronologica, tra l’inizio della diffusione dello spiritismo e il Manifesto comunista, che esordisce, come tutti sanno, proprio con l’evocazione di uno spettro, seppure politico? Da questo interrogativo prende le mosse l’avvincente e ben documentato excursus saggistico di Massimo Scotti, Storia degli spettri. Fantasmi, medium e case infestate fra scienza e letteratura, da poco pubblicato nell’“Universale Economica” Feltrinelli.

Fantasmi e case infestate compaiono nella cultura letteraria occidentale fin dall’antichità classica (ad esempio in una celebre commedia di Plauto come la Mostellaria) e approdano alla modernità attraverso il pensiero cristiano medievale e l’ermetismo rinascimentale. Dopo la svolta romantica, i motivi macabri e fantastici si alimenteranno sempre più diffusamente l’immaginario letterario europeo e la ghost story diverrà un genere narrativo tra i più praticati. La ricerca di Scotti mette bene in luce l’impossibilità di separare schematicamente il razionalismo scientifico dal cosiddetto irrazionalismo. Gli esempi, in questo senso, non mancano: da un lato, possiamo innanzitutto ricordare il caso di Newton, padre indiscusso della scienza moderna, il quale scrisse, fra l’altro, un trattato mistico-escatologico sull’Apocalisse; dall’altro – inversamente e reciprocamente –, non possiamo dimenticare che Swedenborg, il mistico svedese a cui si richiameranno molte successive correnti dell’esoterismo e dello spiritismo, si formò come scienziato meccanicista dedito al culto di Cartesio e dello stesso Newton. Ma il periodo in cui scienza e occultismo si intrecciano più profondamente è senz’altro l’età del positivismo: tanti, infatti, furono gli scienziati dell’epoca che si occuparono di spiritismo, a cominciare dai celebri fisici britannici Oliver Lodge e William Crookes; in Italia fece scalpore la collaborazione tra Cesare Lombroso e la medium napoletana Eusapia Palladino, di cui sarebbe rimasta ampia traccia nell’ultima, singolare opera dello scienziato, Ricerche sui fenomeni ipnotici e spiritici (1909), liquidata con eccessiva severità dagli studiosi. Insomma, si potrebbe dire che la storia della cultura occidentale pulluli di fantasmi al pari delle tante maisons hantées della letteratura e del folklore.

Oltre che con la scienza, la storia dello spiritismo si intreccia anche con la politica, e in particolare con il progressismo socialista e il protofemminismo: a tale proposito, Scotti ricorda gli stretti legami di amicizia che legarono le sorelle Fox alla coppia di quaccheri abolizionisti Isaac e Amy Post, la quale ultima aveva partecipato attivamente al primo congresso americano per i diritti della donne, “The Seneca Falls Connection”, svoltosi anch’esso, guarda caso!, nel fatale 1848. Ecco dunque che l’associazione del Manifesto marxiano tra il comunismo e uno spettro non sembra più così casuale; così come non è casuale la sostanziale diffidenza nei riguardi dello spiritismo di pensatori tradizionalisti-antimoderni, tra cui René Guénon e Julius Evola.

Un altro versante tutt’altro che secondario della storia degli spettri riguarda le influenze dello spiritismo sulla letteratura. In ambito italiano, paradigmatico è il caso di Luigi Capuana che allo spiritismo dedicò un libro intero, sollecitando autori come D’Annunzio e Pirandello ad interessarsi alla questione (chi non ricorda la seduta spiritica del Fu Mattia Pascal?). La ricognizione di Scotti sulle tracce dei fantasmi letterari occidentali arriva fino ai titoli più recenti, come il fortunato romanzo di Sarah Waters The Little Stranger, del 2009, e passa brevemente in rassegna anche i numerosi film dedicati a questo tema.

Rimane da chiedersi quale sia attualmente il nostro rapporto con in fantasmi. Se le sedute spiritiche sono ormai passate di moda, il meccanismo psicologico su cui esse si basavano – avverte Scotti – non sembra troppo dissimile da certe forme moderne di comunicazione, come le chat lines: «si corrisponde, allora come ora, per via eterica, anche se non si parla più di “etere”. E resta, in un secolo come nell’altro, l’insopprimibile desiderio umano per il travestimento, per la finzione, per l’avvicendarsi delle maschere, come il bisogno di credere nell’invisibile e nell’impossibile». La tesi di Scotti sembra essere pienamente confermata dall’ultimo romanzo di Gilda Policastro Sotto (Fandango), che reca un esergo, tratto dalla Recherche, in cui Proust parla dell’ossessione per i fantasmi («Ci sono persone – ed era stato, sin dalla giovinezza, il mio caso – per le quali tutto ciò che ha un valore fisso, verificabile da altri, la fortuna, il successo, le posizioni brillanti, non contano; ciò di cui hanno bisogno sono i fantasmi») e che esplora, fra l’altro, le dinamiche delle relazioni via web. Questo romanzo, così come il saggio di Scotti, ci mostra che il nostro mondo è pieno di presenze spettrali. Fantasmi contemporanei, che, proprio perché non sono percepiti come tali, rischiano di essere ancora più insidiosi e invasivi di quelli del passato.

[Questo articolo è uscito in versione ridotta e rimaneggiata su «Alias – il manifesto»]

[Immagine: Bill Viola, Hall of Whispers (gm)].

 

3 thoughts on “Una storia degli spettri

  1. Questo libro si inserisce in un “mainstream” in voga in questo periodo anche in TV con serie come Mistero, Cacciatori di fantasmi ecc. che sembra volere invitare al “sonno della ragione”; alla fuga dalla realtà piuttosto che alla sua scoperta come lo storico Lucio Villari ha felicemente affermato in una intervista con Cinzia Tani. E’ facile capire quali sono e chi sono i benefiaciari di tutto questo. Quell’1% che ti sta fregando tutto con un genocidio sociale senza precedenti!
    Si leggano:
    http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-grande-mistificazione-della-crisi-finanziaria/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter&utm_campaign=Feed%3A+MicroMega-online+%28MicroMega.net%29
    http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-crimine-dell%e2%80%99austerita-e-l%e2%80%99impunita-dei-vertici-ue/
    Ricordo il periodo in cui si trasmettevano trasmissioni di carattere completamente opposto; quelle legate alla scoperta della realtà come Indagine critica sulla parapsicologia di Piero Angela: https://www.youtube.com/watch?v=9PAaIOu_kwU&list=PLOeUQfZtgACR5T9AkajzztDOwCOOaXAUv
    Verrebbe spontanea una domanda: chi contribuisce affinchè questa “egemonia” si propaghi?

  2. Una lettura del saggio sarebbe auspicabile, tuttavia… prima di esprimere un giudizio così tranchant. Si tratta di un saggio di storia delle idee, di un saggio documentato, rigoroso. Come dire? Somiglia più ai saggi di Carlo Ginzburg che ai noiosi polpettoni sull’occulto, spesso impresentabili (anzi: sempre impresentabili) che infestano gli autogrill. Diciamo pure che si colloca agli antipodi di quella produzione, che non ha alcunché di scientifico. Giacobbo non c’entra nulla. Ripeto: i parenti stretti di questo studio sono i saggi di Ginzburg e di Darnton. Storia notturna. Una decifrazione del sabba, per esempio. Il carnevale di Romans. Il dio ibrido di Massimo Fusillo. E tanti altri me ne verrebbero in mente se mi pungesse vaghezza di dilungarmi, ma non mi sembra che ne valga la pena. Sì, perché forse sarebbe meglio parlare di un saggio dopo averlo perlomeno preso in mano. Non tutto ciò che ha nel titolo la parola “spettri” cavalva quella voga, anzi. E aggiungo anche che non si tratta di un libro divulgativo. E’ difficile fare un libro non divulgativo che al tempo stesso si legga come un racconto. In Italia sono pochi quelli che riescono in operazioni del genere: Stefano Jossa, Gigliola Fragnito, Lorenzo Renzi, Mario Lavagetto, Silvana Seidel Menchi, Chiara Frugoni. La lista non è lunghissima ma è certo cospicua. Basta andare a cercare nei cataloghi di Einaudi, Laterza, Sellerio, Il mulino, Bollati (magari qualche vecchio titolo; ma fra i giovani ci sono straordinarie eccezioni). Passo e chiudo GGG

  3. vedo ora quasi tre anni dopo un commento sul libro una storia degli spettri. secondo me chi considera un libro come questo un polpettone sull’occulto vuol dire che non ne ha letto neanche una riga perché è esattamente il contrario.

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