[Benoît Conort è nato nel 1956 a Villeneuve-sur-Lot. Attualmente insegna letteratura francese all’Università di Rennes II. La seguente poesia è tratta dalla sua prima raccolta, Pour une île à venir, edita da Gallimard nel 1988].

Il se souvient de la petite soeur partie pour l’hôpital une ambulance devant la porte le berceau vide
Rester allongé ne plus bouger attendre attendre encore un seul geste pouvait briser le bleu d’azur et porcelaine
Il n’avait pas compris ne comprend toujours pas
“Elle s’est absentée sous la pierre nue du petit cimetière”
Dans la cour des cris d’enfant séchaient sur des linges trop blancs
Le rêve se poursuit le songe est à la traîne et tire le bras endolori
Il voudrait bien poser la tête sur le bord du chemin ne plus porter sa voix comme on vit au désert il voudrait s’endormir
D’un sommeil lourd profond
Il voudrait tant tant de choses qu’il ne peut nommer
Tant de choses interdites au langage innocent
Il voudrait bien renaître se laver de son corps faire rouler la pierre
Il voudrait bien lever le bras avant de disparaître
Tenir sa voix
Mais l’effort est trop grand et sa fatigue immense tournoie sur le ciel vide

 

Ricorda la sorella piccola andata in ospedale un’ambulanza davanti alla porta la culla vuota
Rimanere lungo disteso non muoversi aspettare aspettare ancora un solo gesto poteva spezzare
il blu celeste e porcellana
Non aveva capito non lo comprende ancora
“Lei si è fatta assente sotto la pietra nuda del piccolo cimitero”
Nel cortile le grida di bambino erano ad asciugare su lenzuola troppo bianche
Il sogno continua e tira il braccio indolenzito
Vorrebbe appoggiare la testa sul ciglio del cammino non portare più la sua voce
come nel deserto vorrebbe addormentarsi
Di un sonno pesante
Vorrebbe così tanto le cose che non hanno nome
Così tanto le cose vietate alle parole ingenue
Vorrebbe rinascere che sia lavato quel suo corpo far rotolare la pietra
Alzare il braccio prima di svanire
Trattenere la voce
Ma lo sforzo è troppo grande e l’immensa fatica vortica sul cielo vuoto

[traduzione di Mario Benedetti]

9 thoughts on “Benoît Conort, una poesia

  1. Esiste anche un gruppo più ampio di poesie di Conort tradotte da Benedetti? Quali altri autori ha tradotto Benedetti?

  2. Dunque, questa poesia è soltanto un assaggio; in futuro ci potrà essere un’antologia. Poeti francesi dell’età di Conort si possono leggere per esempio su “Nuovi Argomenti”: poesie (prose poetiche) di Jean Michel Maulpoix; sul nuovo Almanacco dello Specchio, che apparirà questo dicembre, le Ultime quartine di Jean-Chaarles Vegliante. Si può leggere, anche, in volume, la scelta antologica di Michel Deguy presso Sossella Editore. Grazie della lettura e della richiesta.

  3. È raro incontrare un poeta che riesca a trasmettere la propria sensibilità in una traduzione senza prevaricare sul testo originale. Ma Mario Benedetti è un poeta raro, e ci riesce. Riesce a svolgere senza fatica quello che secondo Benjamin è il compito del traduttore: liberare nella propria lingua quella «pura lingua» che l’opera originale racchiude.

  4. Poesia molto bella, autore interessante che non conoscevo. Grazie per la segnalazione e per la rispettosissima traduzione.
    Raffaella

  5. Ammiro sempre moltissimo il coraggio di chi, come in questo caso Benedetti, si cimenta nella traduzione di un testo poetico, un’impresa a cui io mi accosto sempre con grande emozione e rispetto. Questa poesia di Conort, asciutta e scabra, ma piena di quella malinconia che così bene esprime il Sehnsucht, dice con una lingua lieve quello che è così difficile dire: il senso di vuoto, di sospensione e l’anelito a un “altrove” indistinto.
    Propongo questa traduzione alternativa, in cui ho conservato con fedeltà il testo e ho cercato di riprodurre la sonorità ondulante e fluida del bellissimo originale.
    Mi piacerebbe un confronto sulle due versioni e ringrazio Benedetti per avermi offerto questo spunto.

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    Ricorda la sorellina andata in ospedale un’ambulanza alla porta la culla vuota
    Rimanere disteso senza muoversi attendere attendere ancora un solo gesto poteva infrangere il blu d’azzurro e porcellana
    Non aveva compreso non comprende ancora
    “S’è resa assente sotto la pietra nuda del piccolo cimitero”
    Nel cortile grida infantili s’asciugano su biancheria troppo bianca
    Il sogno seguita il sogno si trascina e tira il braccio indolenzito
    Come vorrebbe posare la testa sul ciglio della strada come si fa nel deserto vorrebbe addormentarsi
    D’un sonno greve profondo
    Vorrebbe tanto tanto cose che non può nominare
    Tante cose proibite alla lingua innocente
    Vorrebbe così rinascere lavarsi dal suo corpo far rotolar la pietra
    Vorrebbe alzare il braccio prima di scomparire
    Trattenere la voce
    Ma è troppo grande lo sforzo e la fatica immane rotea sul cielo vuoto.

  6. correzioni, consigli, versioni in parte differenti mentre si lavora o dopo che si è lavorato (ma non definitivamente) è una cosa che mi fa molto piacere (è uno scambio che appezzo molto)!

  7. Grazie. Tradurre poesia mi ha sempre appassionata perché è ogni volta davvero una sfida e una responsabilità che ci si assume nei confronti dell’autore. Non che tradurre un testo letterario in genere non lo sia altrettanto, ma il testo poetico pone dei problemi di natura diversa e più complessa ed è questo che mi affascina.

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