1 thought on “Sporca estate

  1. Non interessandomi di musica rock e dintorni, non ero a conoscenza di questa canzone di Matt Elliott sull’affondamento del sommergibile russo Kursk, avvenuto nel 1995. La tragedia dell’affondamento del sommergibile russo ‘Kursk’, che non ritengo dovuta al caso, all’incuria o alla imprevidenza, merita un’analisi che, giovandosi dello schema intepretativo offerto dalla scienza strategica della geopolitica e, quindi,
    basandosi sui nessi fra lotta per la supremazia mondiale e controllo del territorio, permetta di inserire anche questo tassello nel mosaico disegnato da quel Mackinder, fondatore di tale scienza, che nel 1919 ne riassumeva così la lezione decisiva: «Chi controlla il ‘Cuore della terra’ domina il mondo» – laddove è opportuno chiarire che la ‘Heartland’ (= ‘Cuore della terra’ ma anche ‘Terra del cuore’) si identifica geografi-camente con la Russia eurasiatica –. Dall’assioma suesposto discende che, per la loro vicinanza, la Russia e l’Europa occidentale sono i paesi più direttamente interessati (da soli o insieme) al controllo di tale area. Siccome Inghilterra e Stati Uniti sarebbero, qualora si verificasse una simile eventualità, i paesi più danneggiati, è facile comprendere che essi dovranno comunque opporsi alla conquista sia da parte della Russia, quando questa punta ad espandersi verso occidente (come durante la ‘guerra fredda’), sia contro l’Europa, quando uno dei suoi Stati, da solo o insieme con altri, mostri la stessa intenzione (come la Germania durante la prima e la seconda guerra mondiale).

    Sennonché, con la riunificazione della Germania, con il procedere dell’unificazione europea, con la guerra contro la Jugoslavia e con il passaggio dalla politica di pressoché totale subordinazione agli USA del governo Eltsin alla politica di tendenziale (e ora marcata) indipendenza del governo Putin, l’emergere di “potenziali competitori” nei confronti della supremazia mondiale degli USA ha suscitato in quest’ultimo paese, che non ha mai nascosto la sua ostilità di fronte a tale evenienza, una crescente reazione, per comprendere le motivazioni della quale basta leggere il libro “La grande scacchiera”, Milano, 1998, di Zbigniew Brzezinski, già consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter e docente di politica estera a Washington, che ha inoltre il merito (se può essere un merito) di avere introdotto all’attività diplomatica Madeleine Albright. In questo libro viene sostanzialmente ripreso l’approccio geopolitico di cui si è discorso, giacché l’autore vi sostiene che «l’Eurasia è la scacchiera su cui si continua a giocare la partita per la supremazia globale», alla cui estremità occidentale «Francia e Germania s’impongono in qualità di giocatori strategici dinamici e d’importanza fondamentale [perché] entrambe motivate dalla visione di una Europa unita… ed entrambe tendenti a creare in Europa qualcosa di ambiziosamente nuovo che alteri lo ‘status quo’». Orbene, se questi due ‘partner’ occidentali «dovessero spodestare gli Stati Uniti…, la partecipazione americana alla partita nello scacchiere eurasiatico si concluderebbe automaticamente». Pertanto «la capacità degli Stati Uniti di esercitare un’effettiva supremazia mondiale dipenderà dal modo in cui sapranno affrontare i complessi equilibri di forza nell’Eurasia, scongiurando soprattutto l’emergere di una potenza predominante e antagonista in questa regione». Brzezinski conclude il suo ragionamento, usando un linguaggio che riecheggia l’epoca più brutale degli antichi imperi: «Tre sono i grandi imperativi della geostrategia imperiale: impedire collusioni e mantenere tra i vassalli la dipendenza in termini di sicurezza, garantire la protezione e l’arrendevolezza dei tributari e impedire ai barbari di stringere alleanze». Ma allora, se il quadro testé delineato ha basi reali, è difficile considerare come un’ipotesi puramente accademica la possibilità che l’affondamento del ‘Kursk’ sia una conseguenza dell’attuazione di tale strategia.

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