cropped-1024px-Carte_du_tendre_300dpi.jpga cura di Massimo Gezzi

[Dopo una pausa di qualche mese, riprende la rubrica dedicata ai poeti nati negli Ottanta  e Novanta, che oggi presenta l’esordio di Damiano Sinfonico (Genova 1987). Sinfonico è dottorando in letteratura italiana e, insieme a Stefano Verdino, ha curato il numero 153 di «Nuova Corrente» dedicato alla poesia italiana in Europa.  Collabora con «Poesia» e con «La Balena Bianca». Pubblico cinque sue Storie inedite].

Storie

I

Ho inciso i nostri nomi su una carta geografica.
Quanta strada c’è fra me e te?
Le nostre città sono in viaggio l’una verso l’altra.
Seguo il loro movimento sulla mappa.
Non percorrono un tragitto lineare.
Lo contorcono, lo avvitano, lo intrecciano e lo allungano.
Ogni tanto si avvistano di lontano.
Intravedo nella nebbia dei segnali luminosi.
Poi il buio li offusca e li immerge in una quieta sonnolenza.
Non è un sogno.
C’è una mappa davanti ai miei occhi.
E ci siamo io e te che camminiamo dentro un continente.

II

Che festa, le Meditazioni metafisiche di Cartesio.
Stesi sul letto ci interrogavamo sul corpo.
“Non poteva darsi che mai io ne fossi separato”.
Poi ho pensato che non vorrei separarmi dal tuo.
Così starei meglio, sarebbe più leggero reggere il peso dell’aria.
Guardare la luce.
Pensare ai nostri morti.
Accarezzare il passaggio della sera.
Raggomitolarsi sotto le lenzuola.
Cucirsi a una casa, a un luogo, a una residenza.
Darsi il buongiorno ogni mattino.
Riempirsi di ossigeno, fino all’ultimo respiro.

III

L’ultima colazione, in place des Vosges.
Sotto la casa di Hugo.
Ci siamo seduti sotto il portico.
Un tavolino per due.
Ci hanno servito un panino, marmellata, burro e caffè.
Abbiamo ripetuto i gesti quotidiani.
Ci siamo raccontati cose senza importanza.
Abbiamo fatto finta che tutto sarebbe stato uguale.
Io non dovevo prendere l’aereo il giorno dopo.
Salutarci sì, ma non per molto.
È stato un abbraccio fugace.
Poi ci siamo allontanati.
Io scendevo nelle scale della metro.
Tu camminavi in direzione opposta.
Ho preso il tunnel della mia linea.
Ho superato il tornello.
Ho fatto altre scale.
Mi sono fermato sulla banchina.
È arrivata una metro.
Ho esitato un attimo, poi mi sono voltato indietro.

IV

È tornata, mi dicono, la barista russa.
Scorbutica, scontrosa.
Io non la ricordavo lì per lì.
Poi sì, uno scontrino battuto in fretta.

V

Il ponte, oggi è riservato al traffico automobilistico.
Il limite è sessanta chilometri orari.
Chi viaggia lì, vede la città abbracciarlo da ogni lato.
Chi viaggia sotto, vede un filo lungo oscurarlo.
Una volta ci ho camminato sopra, con altra gente.
Manifestavamo contro i tagli all’università.
Era l’onda, si srotolava contro i tetti accesi nel sole.
Sembrava crescere, crescere sempre.
Poi ha smesso, è scesa sottoterra, forse ancora scava in profondità.
Non so dire la fine degli altri, ci si è persi di vista.
Immagino che a camminare lì fossimo tanti.
Che forse ancora qualcuno si ricorda di quella camminata.
Che il bello era camminare sopra il ponte.
Passano le macchine, anch’io di tanto in tanto.
Ma l’aria che si respirava sopra, nessuno se la immagina.

 

[Immagine: Carte de Tendre (mg)].

4 thoughts on “Nuovi poeti /13: Damiano Sinfonico

  1. Non rimangono che ponti trafficati e scontrini scontrosi.
    Ed il viaggio è raffigurato su di una borsa.
    Una poesia dello spasimo “l’ultima colazione”…che ho respirato…e solo infine “mi sono voltato indietro” ad apprezzare.

  2. Poesie fatte di quotidiano, fresche, piene d’aria e di leggerezza, dove la punta di malinconia si maschera d’humour

  3. Pingback: il blog di Carlo

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