Le parole e le cose

Letteratura e realtà

Senza paragone

| 14 commenti

di Gherardo Bortolotti

[Pubblichiamo due sequenze da Senza paragone, una raccolta inedita di Gherardo Bortolotti in uscita nei prossimi mesi per Transeuropa, nella collana «Nuova poetica»].

senza paragone 5

 01. diverso dai giorni della settimana, dalla loro successione che cancella il futuro, la profondità degli oggetti, gli interstizi temporali in cui riesci a salvare piccoli patrimoni in percezioni, ricordi di gite in bicicletta, frammenti di intenzioni riguardanti la vita, l’impiego delle ore serali, lungo le quali ti trovi, spesso, a sondare il silenzio, le prime propaggini del sonno, le cui regioni vorresti esplorare più a fondo, e visitarne i centri lontani, i monumenti, le steppe brulle e minerali con cui confina, oltre

 02. diverso dal putiferio del traffico, dall’ipocrisia dei comportamenti, dalla coscienza della dissipazione, dalle morti che punteggiano, come pozzi gravitazionali, i paraggi immediati dello spazio-tempo in cui ti trovi a passare, mentre segui con lo sguardo la deformazione del reale, la curva ripida in cui il decesso sprofonda, come un grave, nel fluido delle cose che sono, che mantengono strutture d’ordine nelle correnti sfibranti del tempo che passa, dell’entropia, della costante insensatezza delle prove continue, del successi, dei piani ben riusciti

 03. diverso dai rumori degli appartamenti vicini, dai silenzi che li seguono, dalle frane microscopiche di polvere che trovi ai piedi del comodino

 04. come gli indizi in cui ti imbatti al mattino, di una vita precedente, di sere lontane alcune ore, dalle quali ti separa la notte, il sonno ed un processo di dissipazione della materia in calore, del senso delle cose in nulla, che ti permette di ricavare, comunque, il presupposto di essere in vita, di aver visto qualcosa, di avere avuto ragione, a volte

 

senza paragone 6

 01. analogo ai raggi del sole, che attraversano la finestra, nell’angolo non coperto dalla tenda lungo le cui pieghe, parallele, corrono le ombre e i lucori di una regione della casa senza storia, senza affanno, mentre prosegui, come un uomo che ha uno scopo, la tua carriera di vivente, di contemporaneo, la cui trama si disperde nei raccordi mancanti tra le scene di interni, di esterni in parcheggi suburbani, di campi lunghi inconsapevoli nelle telecamere della sicurezza del centro commerciale in cui, di spalle, ti perdi tra i tuoi simili al di là del reparto surgelati, accedendo a una vita oltre la vita, nelle terre fuori campo di ciò che non è certificato, registrato, archiviato

 02. simile ai frammenti di intonaco, staccati nel corso di minime erosioni, che si accumulano ai piedi delle pareti, là dove la sera, mentre dormi, passano le correnti delle tue stanze, trasportando il tuo respiro, i rumori che fai incosciente, e quelli che hai fatto prima del sonno, le tue parole, le tue voci, i significati che ancora si trascinano per le camere, come carichi disfatti di marosi profondi, invisibili alla superficie che lo sguardo di chi vede percorre, infranta dal beccheggio delle onde, dagli schemi dei riflessi, disposti, fino all’orizzonte, secondo ordini di una complessità inestinguibile

03. diverso dal sapone, in bagno, che nei giorni si disfa per l’uso, immobile nel suo alloggiamento e nel riflesso che il rubinetto trattiene, lungo le linee idrodinamiche dei suoi elementi

 04. come la superficie della tua scrivania in ufficio, con i bricioli di cracker, le ombre delle matite, dei post-it, le lunghe spianate di rivestimento plastico, in controluce, oltre le masse monumentali del supporto dello schermo, in cui lo sguardo si attarda, si allontana di un altro tratto verso il bordo, superato il quale si aprono i volumi di aria vuota che ti separano dalla scrivania opposta, dal tuo collega, dalle sue opinioni circa la possibilità che la gioia duri

 

 

14 commenti

  1. Due sequenze bellissime, frutto di uno sguardo preciso che sa raccontare la vita di un individuo e insieme quella di ognuno di noi. Grazie.

  2. “senza paragone”, nomen omen, è un testo pazzesco – assolutamente inesauribile nella sua capacità di mettere a lavoro e congiungere la multivettorialità, i doppi fondi, l’aura, anche, dell’incompiuto, dell’interrotto, congiungerli, dicevo, alla precisione e sicurezza formale di una spinta esplorativa “micromegalica”, che scava nei livelli di realtà dilatando ogni atto di visione-dizione, e il piano stesso della figurazione, alla stregua di un paradosso spazio-temporale zenoniano.

    sono felice che trovi finalmente adeguato supporto cartaceo: si diffonda e installi nel maggior numero di lettori possibile il suo intervallo inesauribile, la sua maestria di sguardo.

    f.t.

  3. Quando leggo testi come quello di Fabio Teti, mi viene sempre in mente quella volta che, or sono molti anni, un mio amico inglese, notissimo critico e storico dell’arte, mi chiese di tradurgli un pezzo scritto da un critico d’arte italiano. Io provai a dirgli che non era possibile, perché l’inglese, pur lingua ricchissima, (basti pensare – a parte Shakespeare – alle vertigini di Dylan Thomas e Gerard Manley Hopkins) tuttavia è una lingua di “cose”. Insomma, per dirla con Hume, è matter of fact. Empirica. Ma, su sua insistenza, provai a tradurre. Non fu possibile trarne un senso compiuto in inglese.
    Ho provato a fare lo stesso col commento di Teti. Ho desistito.
    Non me ne voglia Teti, ma, sicuramente a causa della mia ottusità, non ho capito che volesse dire.

  4. Sante parole!

  5. cara Francesca, e come potrei volertene; succede sempre anche a me.

    Hail!,

    f.t.

  6. coscienza non tetica?

  7. :-) è verosimile, Signorina. aggiungerei anche un’assertività incosciente.
    dopodiché proporrei di chiudere il frizzante siparietto per lasciare il thread – anzi “lo spazio commenti”, ché già sento arrivare gli schiaffoni di Nanni – a chi voglia commentare i testi di Bortolotti.

    ossequi,

    f.t.

  8. il commento oscura l’articolo e lo fa sprofondare: questo accade nel blog. l’ermeneutica non disegna più un cerchio, ma una linea (retta, curva, biforcuta) che più si allunga più si sfalda alla radice.

  9. Mi ritiro ne la mia camera de le lacrime, là ov’io potrò lamentarmi sanza essere udita.

  10. @ il pet
    Ma che fa? ci si mette pure lei?

    Trovo utilissimo pubblicare in rete poesie, prose, racconti; quasi sempre, inutile commentarli. Le librerie non sono più posti in cui ti facciano sfogliare in santa pace i libri: vogliono addirittura tu li compri. Qui almeno ci facciamo un’idea a gratis; e oltretutto, alcune cose chissà mai se in libreria ci arriveranno. Però i thread su testi letterari mi sembrano deludenti: oscilliamo tra le pacche sulla spalla e gli sputi in un occhio, i «giù il cappello: un genio!» e il «ma vai a lavurà», il microtrattato sull’anima, il mondo e Dio e gli oracoli di pizie brille. Pretesti per scappellamenti, minacce di guerra, esibizioni di vene critiche minacciate dal trombo. Su questo, il pet, lei ha proprio ragione: questo fumo finisce solo col nascondere il pezzo postato. Ci perdoni Bortolotti, sul quale non avrei il coraggio di gettare un’altra manciata di polvere.

  11. @ Donnarumma
    Lei mi delude. Dov’è andato il suo spirito alla Sterne che tanto mi era piaciuto? Seppellito sotto lenzuola troppo morbide?
    Il mio commento non aveva nulla a che fare col testo, – non aveva notato? – ma era una chiosa allo stile di Teti. Con cui, nel frattempo, ci siamo molto piacevolmente ed educatamente spiegati e chiariti sul mio blog, usando i toni appropriati. Anzi, siamo diventati quasi amici! Potenza del mezzo.

    Come potrebbero dei commenti ironici e non certo pesanti e aggressivi, come ho appena letto altrove su LPLC, nascondere il pezzo? Su quelle “esibizioni di vene critiche minacciate dal trombo” non ha nulla da dire?
    Chi impedisce a chi volesse aggiungere un suo thread a questo testo di Bortolotti di farlo?
    Non mi pare ci si provi nemmeno il pet, curvando la sua ermeneutica che non si sa chi gli ha raddrizzato.
    Dia retta a me: abbandoni la seta e provi col lino. Vedrà che riposerà meglio e non vedrà fumo e pizie ebbre dappertutto.

  12. @ Diano
    Mia cara, sapesse quante donne ho deluso! (Pure uomini, a pensarci). Del resto, sto una chiavica: ho un tale raffreddore, che altro che lenzuola! Piumino doppio e riscaldamenti a palla.

    Mica ce l’avevo con lei: anzi, concordavo.
    Nel commento esprimevo il mio scontento per i thread dei testi letterari in genere. Le faccio qualche esempio. Del Sarto (http://www.leparoleelecose.it/?p=1617): poesie molto belle, lui poi ha scritto due libri che mi sono piaciuti davvero. Commenti: misto di eulogia sincera ma generica (bene! bravo! bis!) e insulti a capocchia (qualcuno cancellato). Siti (http://www.leparoleelecose.it/?p=1704): è Siti, bisogna aggiungere qualcosa? Commenti: per lo più, teorie tascabili del romanzo degli ultimi quattro secoli (con qualche strafalcione). Ferracuti (http://www.leparoleelecose.it/?p=1370): la discussione stava planando grazie a Else; è franata per le ire dell’autore. Mazzoni (http://www.leparoleelecose.it/?p=592): ha scritto solo un libro di poesie e di prose, ma è roba. Qui andava un po’ meglio, forse perché si sono intimoriti perché Mazzoni non è certo l’ultimo venuto, anche come critico. Ma, eccetto Abate che ci ha dato una lettura politica alla Abate, parafrasi, telegrammi di felicitazioni, collage di citazioni un po’ esoteriche (tipo agenda in pelle al capoufficio per Natale). Bortolotti (http://www.leparoleelecose.it/?p=1762): beh, se lei stessa dice di avere fatto un commento a un commento, vuol dire che ci dev’essere proprio qualcosa che non funziona…
    Insomma: se va bene, gli autori ricevono qualche foglia di alloro. Me ne rallegro: alcuni meritano la corona intera. Ma non c’è nessuna discussione (e di che dovremmo discutere? del mi piace / non mi piace? del destino della Letteratura dalla scoperta dell’America in qua?).
    Regula ad directionem ingenii (regula mea, pro ingenio meo): vabbè, soprassediamo.

    @ Bortolotti
    Guardi, mi scusi, lei ha preparato questa cena, e io vengo a casa sua a sgranocchiare le patatine pai che avevo nello zaino… Le sporco pure il parquet!

  13. Lei mi solleva non poco. Detergo la fronte dalle perle dell’affanno.
    Eccomi, accorro per sdebitarmi con Viks Vaporub, cataplasmi di semi di lino e decotti d’erbe di millenaria efficacia.

    Sa, dopo Ferracuti e le rabbiose verrine dei vari Figli ed Ex Figli di Nessuno ho abbandonato (per il momento) la tentazione degli scholia.
    Quanto a Bortolotti, spero accetti delle offelle d’anice approntate con le mie mani.

  14. scusate, non sono riuscito a partecipare alla discussione di questi giorni. volevo cmq ringraziare LPLC per il post (per altro colgo l’occasione per fare in bocca al lupo a questo nuovo blog che ha già presentato materiale interessantissimo) e assicurare tutti che amo l’off topic in genere e soprattutto i commenti :-)

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