cropped-01a-cameraworks.jpgdi John Ashbery [trad. di Damiano Abeni e Moira Egan].

[Houseboat Days (1977), uno dei capolavori ashberiani, è il primo libro pubblicato dopo il pluripremiato Autoritratto in uno specchio convesso. È una delle raccolte più rappresentate ne Un mondo che non può essere migliore, pubblicato da Luca Sossella nel 2008, ma la maggior parte dei titoli in essa contenuti è ancora inedita in Italia.

La pubblicazione di queste poesie è resa possibile dalla generosa amicizia di John Ashbery. Un ringraziamento alla James Merrill House di Stonington (Connecticut) dove queste traduzioni sono state completate (da)].

VARIANTE

A volte la innescherà una parola, tipo
mani e piedi, sole e guanti. La strada
è densa di pericoli, dici, e io
noto la parola “densa” mentre mi racconti
enormi valli segrete non troppo discoste
dalla battaglia in stallo – “ma sempre, leggermente boscose
come sono, più profondamente coinvolte con l’esito
che un giorno incollerà un’etichetta nera, grondante sangue,
al cielo, ma fino ad allora
l’eco, che scorre libera lungo i corridoi, vicoli,
e luoghi docili, sorpresi, lontani da tutto,
verrà automaticamente chiusa fuori – vox
clamans – capisci? Fine del domani.
Non cercare di mettere in moto l’auto né di guardare più a fondo
nell’eterno incresparsi del cielo: soffuso lucore
su soffuso lucore, la trasparenza s’è librata allo strato superiore
finché tutto non è traboccato come una torta
nuziale o un albero di Natale, argentei, in una cascata di lacrime”.

VARIANT

Sometimes a word will start it, like
Hands and feet, sun and gloves. The way
Is fraught with danger, you say, and I
Notice the word “fraught” as you are telling
Me about huge secret valleys some distance from
The mired fighting—“but always, lightly wooded
As they are, more deeply involved with the outcome
That will someday paste a black, bleeding label
In the sky, but until then
The echo, flowing freely in corridors, alleys,
And tame, surprised places far from anywhere,
Will be automatically locked out—vox
Clamans—do you see? End of tomorrow.
Don’t try to start the car or look deeper
Into the eternal wimpling of the sky: luster
On luster, transparency floated onto the topmost layer
Until the whole thing overflows like a silver
Wedding cake or Christmas tree, in a cascade of tears.”

 

ALBE COLLETTIVE

Puoi avere tutto quello che vuoi.
Possederlo, dico. Nel senso
di piegarlo a te, nei lunghi pomeriggi elicoidali.
Ha un senso al di là di quel significato che è stato lasciato cadere laggiù
e lasciato a marcire. Il ghiacciaio sembra

impervio ma è completamente venato
d’ametista e dalle note forti e angosciate del cuculo.
Dicono che la città sta andando in frantumi.
E la gente va in giro con un frammento di sorriso
che gli manca dalla faccia. La vita è più a buon mercato

per certi versi. Oltre i crinali di colline antiche
il tramonto sferra un fendente obliquo in modo
inusitato. I mercanti di uccelli vi tornano dentro al passo.
“Non c’è bisogno di accendere le loro fornaci; questa è l’epica
notte del mondo. Grettir sta tornando da noi.
La sua mano mozzata ha afferrato la daga
e di colpo s’è riattaccata al polso. L’uomo intero si sta svegliando.
L’isola sta diventando un sole. Aspetta vicino a questo
cespuglio di vischio e proverai la sensazione di essere davvero
fuori dal mondo e insieme a esso. Il sole
adesso è un’insenatura di freschezza la cui natura
lo porta a essiccarsi”. Le antiche poesie
nel libro hanno di nuovo cambiato valore. La loro lettera nera
inganna solo loro stesse spingendole a ignorare le loro proprietà, formali, inamidate,
e così si portano insaziabilmente fuori dalla portata della pateticità e del brutto verso
in un arcano etere di squartamenti dimenticati. Era
questo bocciolo di rosa? Chi l’ha detto?

L’era di tutte le cose
dimenticate è a portata di mano.
Perciò ti scrivo
questo biglietto di ringraziamento, a te amico mio
che mi hai tirato fuori dall’acqua liscia come un olio del freddo dubbio
sul mio stesso poter vivere, e dall’orgoglioso villaggio
di comodità e disperazione borghese, dagli occhiali a specchio del dolore.
Che chi può prenda coraggio dallo spuntare
dell’alba con la stessa idiota soluzione sotto altre fattezze
così che tutti i significati possano essere squinternati a questo modo
a dispetto di quanto fossero importanti per gli uomini
che arrivavano nel futuro, dato che è così che deve andare
perché tutte le cose sotto la luce che si rapprende cambino
e perché lo schema le segua, inosservato, mercanteggiato
mentre anch’esso viene assorbito. Ma la congettura
è stata estratta da milioni di notti. I gasometri
lo sanno e crollano, per quanto nessun fato
lo pronunci durante le lunghe e fresche ore del riposo
Mentre dorme come può, anzi come deve, perché l’uomo trovi se stesso.

COLLECTIVE DAWNS

You can have whatever you want.
Own it, I mean. In the sense
Of twisting it to you, through long, spiralling afternoons.
It has a sense beyond that meaning that was dropped there
And left to rot. The glacier seems

Impervious but is all shot through
With amethyst and the loud, distraught notes of the cuckoo.
They say the town is coming apart.
And people go around with a fragment of a smile
Missing from their faces. Life is getting cheaper

In some senses. Over the tops of old hills
The sunset jabs down, angled in a way it couldn’t have
Been before. The bird-sellers walk back into it.
“We needn’t fire their kilns; tonight is the epic
Night of the world. Grettir is coming back to us.
His severed hand has grabbed the short sword
and jumped back onto his wrist. The whole man is waking up.
The island is becoming a sun. Wait by this
Mistletoe bush and you will get the feeling of really
Being out of the world and with it. The sun
Is now an inlet of freshness whose very nature
Causes it to dry up.” The old poems
In the book have changed value once again. Their black letter
Fools only themselves into ignoring their stiff, formal qualities, and they move
Insatiably out of reach of bathos and the bad line
Into a weird ether of forgotten dismemberments. Was it
This rosebud? Who said that?

The time of all forgotten
Things is at hand.
Therefore I write you
This bread and butter letter, you my friend
Who saved me from the mill pond of chill doubt
As to my own visibility, and from the proud village
Of bourgeois comfort and despair, the mirrored spectacles of grief.
Let who can take courage from the dawn’s
Coming up with the same idiot solution under another guise
So that all meanings should be scrambled this way
No matter how important they were to the men
Coming in the future, since this is the way it has to happen
For all things under the shrinking light to change
And the pattern to follow them, unheeded, bargained for
As it too is absorbed. But the guesswork
Has been taken out of millions of nights. The gasworks
Know it and fall to the ground, though no doom
Says it through the long cool hours of rest
While it sleeps as it can, as in fact it must, for the man to find himself.

 

EDIFICI DI LEGNO

Le analisi sono a posto. Ne devi fare un milione.
Moriresti dal ridere mentre ti scrivo
tra foglie e articolazioni, sì, scompisciandomi
anch’io. Le più spassose inezie…

Tutto è cominciato così. Ripensandoci,
mi chiedo se sia potuto accadere un giorno
rintracciabile su un vecchio calendario? Ma no,
non era uscito fuori dalla storia, c’era dentro.
Ecco cos’è. Qualsiasi fosse il giorno che arrivammo
a una piccola casa costruita appena sopra il pelo dell’acqua,
ti dovesti chinare per guardare dentro la finestra della soffitta.
Qualcuno aveva deciso che l’altezza era quella esatta
per il modo in cui entrava la luce, e stanno
dando quella festa, per accendere quella lavastoviglie
e forse saremo condotti, allora, all’insù verso
più potenti forme di poesia, oltre pilastri
da cui si sfaldano manifesti, nel paese dell’indifferenza.
Intanto se pure l’onda lunga si fa diapason, sboccia
infelice e precoce, la piccola gente è nondimeno reale.

WOODEN BUILDINGS

The tests are good. You need a million of them.
You’d die laughing as I write to you
Through leaves and articulations, yes, laughing
Myself silly too. The funniest little thing …

That’s how it all began. Looking back on it,
I wonder now if it could have been on some day
Findable in an old calender? But no,
It wasn’t out of hisotry, but inside it.
That’s the thing. On whatever day we came
To a small house built just above the water,
You had to stoop over to see the attic window.
Someone had judged the height to be just right
The way the light came in, and they are
Giving that party, to turn on that dishwasher
And we may be led, then, upward through more
Powerful forms of poetry, past columns
With peeling posters on them, to the country of indifference.
Meanwhile if the swell diapasons, blooms
Unhappily and too soon, the little people are nonetheless real.

 

IL GRANO CHE SCRUTA

Piano piano i pneumatici pervennero a un gommoso stop.
Festoni allitterativi in cielo notavano
che questo ramificato luogo natale di presidenti era anche
l’enorme frigidaire-cum-stalla in cui mendicante

e margravio alla pari attendono i risultati
delle elezioni naturali. Così qualsiasi schiettezza di canzone
era il modo più piano. O portami sulle rive
del tuo Mississippi laggiù, ecc. Come una pianta

che ha messo radici in terra riarsa io sono
io stesso un estraneo nella luce teatrale,
risultato della guerra. Ciò che è dato vedere
in qualsiasi momento è il residuo, ombreggiato

d’oro o che affiora sulla limpida bruma azzurrognola
dell’incertezza. Torniamo a noi stessi
attraverso il ciarpame di nube e l’asfalto cosparso di piante.
Questi giorni stanno come vapore sotto gli alberi.

THE GAZING GRAIN

The tires slowly came to a rubbery stop.
Allitterative festoons in the sky noted
That this branchy birthplace of presidents was also
The big frigidaire-cum-cowbarn where mendicant

And margrave alike waited out the results
O the natural elections. So any openness of song
Was the plainer way. O take me to the banks
Of your Mississippi over there, etc. Like a plant

Rooted in parched earth I am
A stranger myself in the dramatic lighting,
The result of war. That which is given to see
At any moment is the residue, shadowed

In gold or emerging into the clear bluish haze
Of uncertainty. We come back to ourselves
Through the rubbish of cloud and tree-spattered pavement.
These days stand like vapor under the trees.

 

UNTUOSI LUOGHI COMUNI

Non c’è motivo che il sovrapprezzo ti turbi.
Abitando in città si resta perplessi davanti ad alcuni

degli abitanti. Il clima è ingrigito con l’età.
I poltergeist si fanno i fatti loro, a volte

esigendo una radicale revisione. Il fiato dell’aria
è invisibile. La gente si dispone

lungo i bordi dei prati, sperando che dal nulla
sbuchi qualcosa, e infatti… ma cosa? Le braci

della pioggia pressano la disgustosa oscurità che scaturisce
dal nulla. Un uomo in camera con lei, dici.

Davvero mi piace il modo meraviglioso in cui esprimi cose
così che si possa dire che di tutti i modi possibili per

enfatizzare un atteggiamento o un particolare clima mentale
come questo grigio-viola bordato da una fine linea bianca irregolare

che gli scende verticale ai lati, questi sono quelli che
possono anche de-dire un numero infinito di pause

nel giorno di ceramica. Ogni invito
a ogni estraneo lo si incontra in stazione.

UNCTUOUS PLATITUDES

There is no reason for the surcharge to bother you.
Living in a city one is nonplussed by some

Of the inhabitants. The weather has grown gray with age.
Poltergeists go about their business, sometimes

Demanding sweeping revision. The breath of the air
Is invisible. People stay

Next to the edges of fields, hoping that out of nothing
Something will come, and it does, but what? Embers

Of the rain tamp down the shitty darkness that issues
From nowhere. A man in her room, you say.

I like the really wonderful way you express things
So that it might be said, that of all the ways in which to

Emphasize a posture or a particular mental climate
Like this grassy-violet one with a thin white irregular line

Descending the two vertical sides, these are those which
Can also unsay an infinite number of pauses

In the ceramic day. Every invitation
To every stranger is met at the station.

 

LA COPPIA DELLA STANZA ACCANTO

Le piacevano i drappeggi azzurri. Creavano una stella
sull’angolo. Un ragazzo vestito di cuoio è venuto ad abitarci.
Poi hanno trovato nomi di fine secolo
rientrando a casa una sera. Il tutto dell’essere
sconosciuti si assorbì nello stelo. Una sposa
gratis sui binari che ammoniva di notare altre
lei e le grandi tombe che le logoravano
come facce su un palazzo, il parafulmine
di un nome calibrava tutte le loro pensose dissomiglianze.

Un altro giorno. Deliberazioni vengono fatte rientrare
in una camera color canna di fucile di quel pomeriggio
in cui indossammo cose e di bell’aspetto contemplammo
una lastra di affari che sorgeva dietro le stelle.

THE COUPLE IN THE NEXT ROOM

She liked the blue drapes. They made a star
At the angle. A boy in leather moved in.
Later they found names from the turn of the century
Coming home one evening. The whole of being
Unknown absorbed into the stalk. A free
Bride on the rails warning to notice other
Hers and the great graves that outwore them
Like faces on a building, the lightning rod
Of a name calibrated all their musing differences.

Another day. Deliberations are recessed
In an iron-blue chamber of that afternoon
On which we wore things and looked well at
A slab of business rising behind the stars.

 

LA SPIEGAZIONE

Il lusso dell’adesso è che il gala cancellato invece
si farà. L’orchestra comincia ad accordare gli strumenti.
La Tonreihe di un rubinetto che goccia viene palleggiata
tra la cucina, il marasma di fuori, la pallida spavalderia
del cielo e l’erba, corretta ma insidiosa.
Il direttore d’orchestra, un bicchier d’acqua, lascia che ogni genere
e specie di strampalata analogia si stacchi da lui come un’occhiata, e, ruotando
in fuori porti dentro la notte. Niente è troppo “senza importanza”
o troppo importante, ad ogni modo. Il giornale e la spazzatura
che vi è infagottata, il più, il meno.
………………………………………………….Tu vieni gettato da parte
in una specie di ripostiglio delle scope mentre la discussione continua a
salmodiare idee dal romanzo di cui ciò è l’infelice
adattamento teatrale. Troppo, forse, va perduto.
E che se ne dice dell’arrivare dopo il tramonto sulla spiaggia di un’
isola malsana ma incredibilmente bella ad ascoltare le parole
degli invisibili indigeni, la cui punizione è la parola?

In cima al suo trono da orsetto di pelouche, il despota,
ancora illuminato dal sole, fissa vacuo qualcosa
di fronte. Gli occhi sono rettangoli vuoti, a forma
di barrette di chewing-gum leggermente ricurve. Testimonia.
Ma siamo noi i testimoni.

Nella sempre più persuasiva oscurità
le parole diventano palpabili, come un frutto
troppo bello perché lo si mangi. Queste le vogliamo
quaggiù, al nostro livello. Ma il tedio persiste
sotto forma di rilievi scambiati dagli uccelli
prima del sipario. Ma che ci faccio quassù?
Fingere di resistere ma in segreto arrendendomi per poter ricomparire
in un abito del tutto nuovo come anche l’accostamento dei colori
una volta che le bende dell’oggi sono state tolte, tutto qui.

THE EXPLANATION

The history of now is that the cancelled gala has been
Put back in. The orchestra is starting to tune up.
The tone-row of a dripping faucet is batted back and forth
Among the kitchen, the confusion outside, the pale bluster
Of the sky, the correct but insidious grass.
The conductor, a glass of water, permits all kinds
Of wacky analogies to glance off him, and, circling outward,
To bring in the night. Nothing is too “unimportant”
Or too important, for that matter. The newspaper and the garbage
Wrapped in it, the over, the under.
………………………………………………….You get thrown to one side
Into a kind of broom closet as the argument continues carolling
Ideas from the novel of which this is the unsuccessful
Stage adaptation. Too much, perhaps, gets lost.
What about arriving after sunset on the beach of a
Dank but extremely beautiful island to hear the speeches
Of the invisible natives, whose punishment is speech?

At the top of the teddy-bear throne, the ruler,
Still lit by the sun, gazes blankly across at something
Opposite. His eyes are empty rectangles, shaped
Like slightly curved sticks of chewing gum. He witnesses.
But we are the witnesses.

In the increasingly convincing darkness
The words become palpable, like a fruit
That is too beautiful to eat. We want these
Down here on our level. But the tedium persists
In the form of remarks exchanged by birds
Before the curtain. What am I doing up here?
Pretending to resist but secretly giving in so as to reappear
In a completely new outfit and group of colors once today’s
Bandage has been removed, is all.

 

[Immagine: David Hockney, Camera Works (gm)].

2 thoughts on “Variante. Sette poesie brevi

  1. Le astrazioni quotidiane di Ashbery, la mescolanza di parole fuori dal comune e molte di ordinaria quotidianità, Il suono di alcuni versi di Eliot unito a versi di canzoni pop,la sensazione che si stia per scoprire il senso delle cose e del profondo, che si risolve in distici che riprendono il ritmo popolare del già noto, fanno di questo poeta uno dei più stimolanti e moderni della nostra epoca, che ,come dice lui stesso, ci riduce in frammenti che camminano, ma che pure esistono,sono. E continuiamo a leggere, pronti a cogliere un accenno di verità, una luce, che pure ci sono, ma che sono pronte a rinfrangersi in mille facce di prisma cristallino. E finalmente sentiamo, lontano, perso, l’eco dell’amore, delle lacrime, il cielo interrotto sopra i vicoli,, l’amore, l’ironia, mentre tutto torna a riavvolgersi nel dubbio, nella musicale fluidità materica dei quartetti, delle sonate, nel dubbio ,nel naufragio ininterrotto della nostra vita nell’elicoidale ripetersi del quotidiano, del dettaglio. Tutto è verità, anche se non appare.nell’evidenza, ma si dilegua nella banalità del quotidiano..E’ il canto d’amore di Prufrock, lo scoglio sbattuto dai flutti di East Coker, o la canzone che ci è rimasta in mente?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *