di Kim Addonizio (traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan)

[Kim Addonizio, autrice di cinque libri di poesia tra cui Tell me (2000), finalista al National Book Award, lunedì 7 novembre alle ore 20 terrà un reading presso la John Cabot University di Roma. Pubblichiamo quattro suoi testi, nella traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan].

Per te

Per te mi spoglio fino alla guaina dei nervi.
Mi tolgo i gioielli e li appoggio sul comodino,
mi sgancio le costole, appoggio i polmoni ben stirati su una sedia.
Mi sciolgo come un farmaco nell’acqua, nel vino.
Mi rovescio senza macchiare, me ne vado senza sommuovere l’aria.
Lo faccio per amore. Per amore, scompaio.

Scrivi il tuo nome

su un foglietto,

accartoccialo o strappalo e gettalo via:

così va il mondo, amica.
Forse non ce la farai nemmeno

a prendere in mano una penna, forse la tua mano
rovista tra qualche chicco sporco

di riso, o magari lecchi un piatto di latta
o solo le tue labbra coperte di mosche. Benvenuti

e addio: si viene impilati o infilati

o dati alle fiamme, allo spiedo,

l’asse il lungo palo che trafigge
tutti. Se sei qui

sei già quasi sparita. Scrivi
se puoi. Se puoi, regalaci una canzone.

 

 

Arsenale

Ho usato una freccia per uccidere il ragno.
Ho usato uno schiacciasassi per spiaccicare il verme.

Per le formiche ho ordinato un raid aereo.
L’ape che ha trovato un varco nella zanzariera:

fiamma ossidrica.
Più facile con i mammiferi—

un secchio d’acqua per annegare il gatto,
una parola avvelenata gettata al cane.

Per l’amore, solo un fiammifero svedese. Quello,
e un fornello che perdeva gas

e poi l’attesa finché la cena
non fu bell’e bruciata.


Il mio cuore

Quella baracca per i polli in Mississippi.
Quel tavolo con cicatrici di iniziali,
quella piccola pista da ballo alla sinistra dell’orchestrina.
Quel chiosco di caramelle e pacchianerie al centro commerciale.
Quel casello e i guanti di gomma bianca del casellante
che ti dava il resto.
Quella cabina telefonica con il ricevitore strappato.
Quel camerino nella boutique per feticisti,
quelle tende e quegli specchi.
Quella casa stregata al luna park, quel terrore, quella colonna sonora di urla.
Quel cielo colmo di putti che faceva piovere doratura dal soffitto.
Quel rifugio per camionisti, quella tazza senza fondo.
Quel bioma. Quella riserva naturale.
Quella pista d’atterraggio non segnata dalle luci
su cui punti il tuo aeroplano,
immaginandoti una voce nella torre,
immaginandoti una torre.

13 thoughts on “Lucifero allo Starlite

  1. Queste poesie sembrano interessanti.
    Una richiesta: sarebbe possibile, ogni volta che pubblicate un poeta straniero, avere anche i testi originali? Grazie.

  2. Tanti discorsi intorno alla poesia e a cosa è diventata oggi, se esiste ancora (mi riferisco ai dibattiti sorti negli ultimi mesi, su carta e su rete) e poi eccola, nuda e cruda. Folgorante, bella fino a fare male. E non si sta lì a specificare a quale genere appartenga, se riflette o no la realtà dell’io e della società. E’ poesia, tanto basta. Grazie per il post, Abeni e Egan.

    (ma non si dica – prego -che oggi in Italia nessuno ne produca, di altrettanta bellezza; ché questo ci vogliono far credere alcuni, da un po’ di tempo a questa parte)

  3. @Fiorella D’Errico
    No no, di questa bellezza in Italia se ne produce.

    Io però mi chiedo, come mai quando propongo a un qualche editore di tradurre quello che forse è oggi il più grande poeta irlandese vivente, riconosciuto ovunque per la sua grandezza, ma da noi mai sentito nominare, (non rientra nei circuiti delle nostre mode) senza nemmeno leggerne una riga, né colti dalla curiosità di saperne di più, la risposta invariabilmente è: no, la poesia non si vende. E questo anche da editori che pubblicano solo poesia.

  4. @Francesca Diano
    Non saprei dare una risposta, perché non so di quale poeta si tratti, né comunque potrei proporre un’ipotesi in merito, dato che non conosco le logiche dell’editoria. Posso però dire che forse è vero che la poesia non si vende, tuttavia è sotto gli occhi di tutti che si legga. Viene cercata e bramata con molta passione, e anche scritta; ma sul web. Cioè nel luogo dove molti dicono che la poesia è abusata, poco curata, nonsense, “troppa” e quindi di poca qualità, kitsch, e via cantante.
    Che corto circuito, eh?

  5. Grazie mille, Francesca. Leggerò/ascolterò con attenzione. Di certo, si tratta di un’autrice americana, quindi il suo gusto e la sua estetica possono apparire “diversi” per chi è europeo; tuttavia, credo valga la pena approfondire. Mi resta poi la curiosità di leggere qualcosa del poeta irlandese, se sarà così gentile da dirmene il nome.

    Buona domenica.

  6. Cara Fiorella, grazie a lei. In realtà la cultura americana difficilmente può apparirci “diversa”, o poco comprensibile, dato che ne siamo colonizzati da almeno 60 anni. Questa più che altro mi pare un’epigona molto annacquata dei grandissimi della beat generation, ma senza la stessa potenza, la stessa forza sulfurea e dissacrazione, che lei certo conosce.

  7. @ Francesca Diano,
    se le interessa, a proposito dell’irlandese e per vedere se si sblocca qualcosa, potrei metterla in contatto con un amico del Dipartimento di Italiano del dublinese Trinity College che conosce e ha tradotto molti poeti irlandesi viventi

  8. @errebì
    La ringrazio sinceramente della sua offerta. E’ davvero gentile da parte sua. Il problema non è da parte irlandese, ma da parte degli editori italiani, che tra l’altro conosco bene per il fatto di frequentarne parecchi per il mio lavoro di traduttrice letteraria e consulente da almeno 30 anni. E di letteratura irlandese mi occupo anche io da 25 anni, oltre ad aver insegnato in Irlanda all’università di Cork. Comunque la ringrazio della sua gentilezza ma, come può immaginare, questo è un lavoro a cui mi sto dedicando da qualche anno e di cui, come chiunque si occupi di queste cose, sono molto gelosa.
    Prima o poi un editore lo trovo. Non mi manca di sicuro la perseveranza! Ci ho messo 15 anni a trovare un editore per la più antica e più famosa raccolta di leggende irlandesi a cui lavoravo da anni, (perché quando la proponevo, agli inizi degli anni 80, l’Irlanda da noi non era di moda), poi, una volta finalmente pubblicata, ha avuto credo una ventina di edizioni o più.
    Che ci vuole fare, da noi è così.

  9. buon pomeriggio.
    concordo con chi desidererebbe leggere gli originali. perché spesso non si affianca l’ originale? è costume diffuso in rete e invece dovrebbe essere buona regola di correttezza pubblicare sempre la versione originale altrimenti non c’è gusto e non c’è storia e non c’è che da accettare per buono quello che si legge pure se alla lettura non suona non vibra e a tratti stona magari a chi come me conosce la poetica dell’ autrice di cui apprezzo solo qualche testo e non tutto il corpo poetico in toto ma questo non importa. a mia lettura e a mio sentire queste traduzioni non vivono del ritmo originale sono più “fiacche” o “piatte” private parzialmente della forza evocativa e delle sue spinte e dei suoi autoprodotti scricchiolii… meno osate e di conseguenza più censurate le atmosfere che avvolgono i versi ma sono mie opinioni discutibilissime e personali.
    un saluto
    paola

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