Le parole e le cose

Letteratura e realtà

Le poesie di John Berger

| 1 commento

cropped-1412934194-60a18d497ab1f64ad33fa0d84d639f62-1366x983.jpg

Traduzione di Riccardo Duranti

[Il fuoco dello sguardo, Collected Poems (Coazinzola Press, 2015) raccoglie le poesie che in settant’anni di intensa carriera intellettuale John Berger ha inserito in saggi, racconti e romanzi, quasi a sottolineare che non intende fregiarsi del titolo di poeta accanto a quelli di critico d’arte, disegnatore, saggista, romanziere, polemista politico, sceneggiatore e drammaturgo. Eppure forse è proprio in questi componimenti che il presunto eclettismo di Berger trova una sintesi che riunisce tutte le sue molteplici forme d’espressione in uno sguardo sul mondo nitido e appassionato, intenso e originalissimo. (Riccardo Duranti)]

Parole II

La lingua
è la prima foglia della spina dorsale
la circondano foreste di linguaggio

Come una talpa
………..la lingua
si rintana nella terra del discorso

Come un uccello
………..la lingua
vola tra gli archi della parola scritta

La lingua se ne sta impastoiata e sola nella propria bocca

1980

Words II

The tongue
is the spine’s first leaf
forests of language surround it

Like a mole
……..the tongue
burrows through the earth of speech

Like a bird
……..the tongue
flies in arcs of the written word

The tongue is tethered and alone in its mouth

1980

A Viva Voce

Uno che fa sogni profondi
di montagne
il giorno dopo parla
con voce di burocrate

Un altro che nessuno osa disturbare
mentre dorme come un carrarmato
parcheggiato in piazza
giurerà con la voce da bambino
di non aver mai disobbedito

Un terzo per superare l’insonnia
s’immagina castoro
e abbaierà nelle assemblee
in nome della necessità

Quello con l’incubo
che la storia sia immodificabile
spiegherà come un maestro
di cosa c’è esattamente bisogno
per avere progresso

Nell’orecchio della poesia
scrivo questi enigmi
mai pronunciati
a viva voce

anni ‘70

Viva Voce

One who dreams deeply
of mountains
speaks next day
with the voice of a bureaucrat

Another whom nobody dares disturb
sleeping like a tank
parked in a square
will plead with the voice of a child
that he was never disobedient

A third to overcome insomnia
imagines himself a beaver
and barks at meetings
in the name of necessity

He whose nightmares
are of history being unchangeable
will explain like a teacher
precisely what is needed
in order to progress

Into the ear of the poem
I write these riddles
never spoken
viva voce

1970s

Narratori

Scriviamo
accucciati ai piedi della morte
siamo i suoi segretari

Leggiamo al lume della vita
e ne compiliamo i libri mastri di pietra

Dove lei finisce,
colleghi miei,
cominciamo noi, ai lati della salma

E quando la nominiamo
è perché ormai
si sa che la storia è quasi finita.

1984

 

Story Tellers

Writing
crouched beside death
we are his secretaries

Reading by the candle of life
we complete his ledgers

Where he ends,
my colleagues,
we start, either side of the corpse

And when we cite him
we do so
for we know the story is almost over.

1984

 

Trillo

Il canarino canta dentro l’aquila
ed è furioso.
Il canarino canta dentro la gabbia
toracica dell’aquila.
Il ritmo lento delle ali dell’aquila
accelerato
scorre musicale
come una risatina senza fine
dal becco vibrante del canarino.
Il canarino trilla più acuto
quando l’aquila uccide.

1972

Trilling

The canary sings inside the eagle
and is mad.
The canary sings inside the cage
of the eagle’s breast.
The slow beat of the eagle’s wings
accelerated
flows like an incessant giggle
musically
from the canary’s quivering beak.
The canary trills highest
when the eagle kills.

1972

 

La Storia

Cielo privo di volta
regolare come il sole
millenni polverizzati in azzurro
cielo di tutti i momenti vissuti
cielo verso cui tendo il collo per guardarci dentro
cielo di quello che diventerò
…………….in questo cielo
…………….due poiane
…………….immobili
…………….col collo chino
…………….le teste intente
…………….come quelle di tartarughe
…………….sul dorso
…………….punte d’ali sfrangiate

(siccome le ali permettono il volo
le immaginiamo immacolate)

…………….scomposte
…………….arruffate
…………….con penne mancanti
…………….letargiche
…………….ali pesanti
…………….per sostenere la testa intenta
…………….il becco giallo
…………….le viscere che reclamano cibo
…………….gli artigli prensili
…………….laceranti come giudici

le teste-di-tartarughe-sul-dorso dei due uccelli
girano lente come la storia
rifiutano di muoversi
predatorie
nel cielo privo di volta dei momenti vissuti
dei millenni polverizzati in azzurro

Jura 1973

 

History

Canopyless sky
regular as the sun
millennia powdered into blue
sky of all moments lived
sky I crane my neck to look into
sky of what I shall become
……….in this sky
……….two buzzards
……….motionless
……….bent necks
……….heads intent
……….like heads of turtles
……….upside down
……….wing tips ragged

(because wings permit flight
we imagine them immaculate)

……….untidy
……….disarranged
……….with feathers missing
……….lethargic
……….heavy wings
……….to support the intent head
……….the yellow beak
……….the gut demanding food
……….talons that grip
……….tear to shreds like judges

the upside-down-turtle-heads of two birds
turning as slowly as history
refusing motion
predatory
in the canopyless sky of moments lived
of millennia powdered into blue

Jura 1973

Rembrandt Self-portrait

The eyes from the face
two nights looking at the day
the universe of his mind
doubled by pity
nothing else can suffice.
Before a mirror
silent as a horseless road
he envisaged us
deaf dumb
returning overland
to look at him
in the dark.

1975

Rembrandt, autoritratto

Dal volto gli occhi
due notti che guardano il giorno
l’universo della sua mente
raddoppiato dalla pietà
nient’altro può bastare.
Davanti a uno specchio
silenzioso come una strada senza cavalli
ci ha immaginato
sordomuti
che attraversano il paese
per guardarlo
al buio.

1975

Likeness

Who is drawing me
between pencil and paper?

One day I shall judge the likeness
but she who judges
will not be the woman who now
so expectantly poses.

I am what I am.

What I am like is how you see me.

1960s

Somiglianza

Chi è che mi ritrae
tra carta e matita?

Un giorno valuterò la somiglianza
ma la donna che la valuterà
non sarà la stessa che ora
è in trepidante posa.

Sono quel che sono.

Somiglio a come mi vedi tu.

anni ‘60

[immagine: John Berger]

Un commento

  1. Pingback: John Berger / Historia | Ficción de la razón

Lascia un commento

I campi obbligatori sono contrassegnati con *.