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La valutazione dei docenti: una proposta

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cropped-1x-8-5-1959-aula-dasilo-1.jpgdi Mauro Piras

[Questo intervento è uscito sul sito della Fondazione Agnelli]

L’ultimo rapporto della Fondazione Agnelli, La valutazione della scuola (Roma-Bari, Laterza, 2014), solleva numerosi dubbi sulla valutazione individuale dei docenti, soprattutto su quella esterna. Poiché questa ricerca è forse l’analisi più esaustiva disponibile dei quattro livelli di valutazione scolastica (degli apprendimenti degli alunni, dei docenti, delle singole scuole, di sistema), tali dubbi esigono una risposta se si vuole promuovere quella individuale dei docenti. Il rapporto, infatti, propone di concentrarsi sugli altri livelli, soprattutto sulla quello delle scuole, e suggerisce solo delle forme “deboli” di valutazione dei singoli docenti: “un virtuoso controllo tra pari”, e “un ruolo più attivo del dirigente scolastico nell’ambito dei suoi autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane”. Eventualmente, il dirigente scolastico potrebbe segnalare i docenti meritevoli di avanzamenti di carriera (nel caso si creasse una forma di carriera dei docenti), da realizzare tramite concorso nazionale (p. 252).
Quali sono le critiche mosse alla valutazione individuale dei docenti?
1) Un problema metodologico: è impossibile misurare il contributo del singolo docente alla formazione degli apprendimenti degli studenti, dal momento che questi, in realtà, dipendono largamente dall’insieme delle azioni di tutti i docenti e dell’organizzazione scolastica; si tratta di un processo complesso a cui concorrono diversi attori, il cui singolo contributo è difficilmente isolabile.
2) Un problema tecnico statistico: se la valutazione è riferita agli alunni del docente, il campione è troppo limitato per avere validità statistica; se è riferita a tutti gli allievi della scuola il campione è adeguato, ma non si vede come questo possa essere ritenuto corretto per la valutazione del singolo.
3) Un problema di “eticità” della professione: l’insegnamento è una attività eminentemente collegiale, che richiede spirito di cooperazione e collaborazione, e disponibilità a mediare, tra pari. La valutazione individuale dei docenti tende a “distinguerli”, mettendo in evidenza i “migliori” e i “peggiori” e, nei casi più estremi, premiando i primi con incentivi; questa distinzione rischia di rendere difficile il lavoro collegiale, e di disincentivare eccessivamente gli “esclusi”.
4) Un problema di “strumenti”: la visita ispettiva è lo strumento principe nella valutazione dei singoli docenti, ma è uno strumento di difficile uso: è troppo costoso, e quindi non può essere usato troppo spesso, rendendo così difficile una valutazione frequente di tutti i docenti di una scuola; l’ispettore, esterno alla scuola, rischia di non comprenderne le dinamiche interne; troppo spesso l’ispezione tende a ridursi a una forma di controllo burocratico; tende inoltre a concentrarsi su aspetti limitati del processo educativo. La prima e la seconda critica si rivolgono alla valutazione esterna fondata sulla misurazione degli apprendimenti; la terza a ogni forma di valutazione dei docenti, esterna o interna, sugli apprendimenti o sui processi, che crei delle gerarchie al loro interno; la quarta colpisce la valutazione di processo esterna.
Il problema è che la valutazione individuale dei docenti serve. In primo luogo perché il docente è un funzionario statale ed è quindi giusto che sia responsabile del proprio lavoro di fronte a qualcuno. Inoltre, perché una valutazione individuale può portare al miglioramento della didattica. Infine, perché una sua totale assenza può anch’essa corrompere la collegialità, dal momento che il mancato riconoscimento di chi contribuisce maggiormente al miglioramento della didattica può essere percepito come iniquo. Soprattutto: proprio perché i risultati di apprendimento sono frutto di una attività cooperativa, i diversi contributi individuali rischiano di essere “offuscati”.
Che forma di valutazione dei docenti si può proporre, allora?
Due premesse. Continua qui

[Immagine: aula scolastica (gm)]

5 commenti

  1. Poveri giovani.
    Un insegnante come Don Milani non lo avranno mai.

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  3. Sono largamente d’accordo con l’approccio della proposta. Vorrei giusto spendere aggiungere un paio di argomenti sull’inopportunità di una valutazione dei docenti attraverso i risultati degli studenti.
    Qualora un docente si trovasse a veder dipendere la propria carriera dai risultati degli studenti, comincerebbe a riversare la propria ansia sui suoi alunni, e a vivere con estrema preoccupazione qualsiasi problema, disagio o difficoltà che i suoi studenti si trovino a vivere, perché li vedrebbe come un ostacolo alla sua carriera. Cercherebbe di forzare i propri studenti, a colpevolizzarli, o anche di ottenere certificazioni e referti che attestino che non è colpa sua se gli studenti sono “lenti”.
    Gli studenti più difficili, poi, verrebbero rimpallati da un docente all’altro, nel tentativo di allontanare da sé lo studente che rischia di rovinargli la progressione di carriera.
    Oltre a questo, che già basterebbe, c’è che nel giro di breve tempo gli studenti stessi si renderebbero conto di avere un potere forte sul proprio docente, essendo loro il tramite tra il docente e la sua progressione di carriera: i docenti si troverebbero sotto schiaffo.
    Insomma, sarebbe una situazione insostenibile.

  4. Quando non si affronta più strutturalmente la causa d’un fenomeno, individuale collettivo istituzionale, quando questo fenomeno sfugge sostanzialmente alla comprensione, allora giunge, come alibi e/o come diversivo, la sindrome del controllo o, più eufemisticamente, della “valutazione”. La “valutazione”, comunque, ha proprio questo di buono: è un buon indizio-sintomo per cominciare a indagare quel che sostanzialmente i sostenitori della “valutazione” stanno cercando di non affrontare.
    (per inciso: il bonus di 500 euro annui – ulteriore elemosina per sviare l’attenzione dagli stipendi bassi e dal blocco pluriennale dei contratti – per “l’aggiornamento” vale sia se si compra – e si legge o meno – un libro di Bruno Vespa sia se si compra – e si legge o meno – un libro di xy. Che ne dite d’un comitato di “valutatori” rivolto a quei tecnici e politici che hanno contribuito a varare tale iniziativa?)

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