cropped-manichini.jpegdi Lynda Hull (traduzione di Damiano Abeni)

JACKSON HOTEL

A volte dopo ore di vino riesco quasi a vedere
…..la notte che plana, bassa alle spalle del porto
……….lungo le interminabili vie di vetrine

oltre i manichini dai gesti perfetti.
…..Lascio l’acqua fumante sul fornello a gas
……….e a volte riesco a sfuggire al mio corpo,

quasi trovo l’unica parola che evita le sere
…..che non assolvono niente, un inverno vissuto da sola
……….e al freddo. Stanze in cui in qualche modo sposi

i lutti di estranei che tremano
…..sulle pareti come le mani
……….della ballerina della porta accanto, luminosa

di metredina, che tamburella sui muri per ore
…..farfugliando dell’argento che giura
……….riveste l’edificio, i corridoi

dove ogni notte gli ubriachi biascicano
…..il solito rosario finché non ammutoliscono
……….sotto ai numeri ossidati, alle lampadine

che sono le stelle di ogni soffitto.
…..Vi devo dire che ho paura di starmene qui
……….a perdere me stessa nell’ora del lento cancellarsi

al punto di non riconoscere me stessa se non da questo peso
…..freddo, questa mano sul mio grembo, supina.
……….Voglio fermare le mani della ballerina

tra le mie, parlare del perdono
…..e di ciò che ci lasciamo alle spalle—facce
……….e città, i piccoli imprevisti

delle notti. Non dico niente, ma
…..appoggiata al davanzale, la guardo che esce
……….nel momento in cui

i primi taxi cominciano a muoversi appena
…..alle luci di Chinatown, alimentati
……….da un desiderio triste e umano. La guardo svanire

in fondo alla via finché è solo uno sbaffo
…..viola nel cerchio del mio fiato. Figura tanto minuta
……….che la potrei tenere nella coppa delle mie mani.

 

JACKSON HOTEL

Sometimes after hours of wine I can almost see
…..the night gliding in low off the harbor
……….down the long avenues of shop windows

past mannequins, perfect in their gestures.
…..I leave water steaming on the gas ring
……….and sometimes I can slip from my body,

almost find the sinlge word to prevent evenings
…..that absolve nothing, a winter lived alone
……….and cold. Rooms where you somehow marry

the losses of strangers that tremble
…..on the walks like the hands
……….of the dancer next door, luminous

with Methedrine, she taps walls for hours
…..murmuring about the silver she swears
……….lines the building, the hallways

where each night drunks stammer their
…..usual rosary until they come to rest
……….beneath the tarnished numbers, the bulbs

that star each ceiling.
…..I must tell you I am afraid to sit here
……….losing myself to the hour’s slow erasure

until I know myself only by this cold weight,
…..this hand on my lap, palm up.
……….I want to still the dancer’s hands

in mine, to talk about forgiveness
…..and what we leave behind – faces
……….and cities, the small emergencies

of nights. I say nothing, but
…..leaning on the sill, I watch her leave
……….at that moment

when the first taxis start rolling
…..to the lights of Chinatown, powered
……….by sad and human desire. I watch her fade

down the street until she’s a smudge,
…..violet in the circle of my breath. A figure
……….so small I could cup her in my hands.

* * *

CONTAGIO

L’aria s’impaluda, statica, surriscaldata,
il genere di clima che manda a picco una città
prima di una pestilenza. Uno stormo febbrile di storni
flette i rami robusti della quercia, strepita e
stride: sesso, sesso! Le foglie bruciano
infiammate come le guance dell’eroina tisica
nelle pagine di un romanzo dell’800
che leggi davanti alla finestra spalancata. Muore
così miserevolmente; il suo bello aristocratico
porta orchidee al reparto isolamento dell’ospizio
troppo tardi perché possano importare. Lei tossisce.
Tu chiudi il libro. L’aria adesso si macchia
di fumo, i contadini liberano dalle stoppie
i campi, in questa tetra provincia del bruciare.

CONTAGION
The air swamps, static, overheated,
the kind of weather that founders a city
before a plague occurs. A fever of starlings
weights the oak’s thick branches, their
nattering cries – sex, sex. The leaves sear
hectic as the consumptive heroine’s cheeks
in the pages of the 19th-century novel
you read before the open window. She dies
so piteously; her young aristocrat bears
orchids to the antiseptic charity ward
too late to say it mattered. She coughs.
You close the book. The air stains now
with smoke, the farmers cleaning stubble
frome fields in this dim province of burning.

* * *

LE NOZZE GALLEGGIANTI

Da sveglia è sposata allo straniero
che ha in sé, le mani in luce senza atmosfera,

unghie lisce, azzurre. Niente è cambiato.
Il marito dorme. La baita si riempie

di una tenue amarezza, i garofani
restituiscono all’aria i loro piccoli fuochi.

Niente è cambiato. A nozze finite,
gli ospiti ritraghettati al molo, restano

solo gli artefatti del matrimonio, i coltelli pesanti,
la torta nuziale disfatta, cosparsa

dei coriandoli dell’allegria.
Lei osserva sulla costa un unico fanale.

È l’alcolizzato. Lo conosce, l’ha visto
per le strade del villaggio, sa

che gli hanno detto di lasciar perdere i bar dei gay,
gli esili ragazzi proibiti dalle facce scure

e liquide come d’acquatinta. Ogni sera
spinge a fatica la bici sulla sabbia

oltre i moli galleggianti e le case col loro carico
di sonno. Le piacerebbe risparmiare al vecchio

quel suo incedere cieco nella notte
almeno per un po’. Le piacerebbe sedersi a bere,

forse a parlare, o a calmargli il tremore,
incurabile come il nubilato cui si regredisce

dopo la passione. Volgendosi altrove
lei cala il suo velo sul mare,

la corona di fiori galleggia come la piccola
chiatta di un funerale di bambola.

Quando si stringe tra le proprie braccia
viene avvolta in fuoco azzurro. Tocca

la spalla che sbianca del marito. Lei dormirà
e non sarà testimone di come il vecchio

subisce l’alba, non sarà testimone
della notte che si allontana al largo,

va alla deriva col suo fardello di nostalgia
per arrivare a oscurare l’altra metà del mondo.

 

THE FLOATING WEDDING

Awake she’s wedded to the stranger
in herself, her hands in climateless light,

nails smooth and blue. Nothing has changed.
Her husband sleeps. The cabin fills

with slight bitterness, carnations
returning their small fires to air.

Nothing has changed. The wedding over,
guests ferried back to the pier, only

artifacts of marriage remain, heavy knives,
the wedding cake sodden and littered

with the confetti of good cheer.
She watches on shore a single headlamp.

It’s the drunk. She knows him, has seen him
in the streets of the village, knows

he’s been asked to leave the homosexual bars,
the slim forbidden boys with faces dark

and watery as those in aquatints. Nightly
he struggles with the bicycle through sand

past floating piers and houses with their freight
of sleep. She’d like to spare the old man

his blind driving into night
a little while. She’d like to sit and drink,

maybe talk or ease his trembling,
incurable as the singleness returned to

after passion. Turning away
she lowers her veil to the sea,

its crown of flowers floating
like a doll’s small funeral barge.

When she wraps her arms around herself
she is wrapped in a blue fire. She touches

her husband’s whitening shoulder. She’ll sleep
and not witness the way the old man

suffers dawn, not witness
the night moving off over the sea,

drifting with its burden of longing
to darken the other half of the world.

 

[Immagine: Foto di Noris Cocci (particolare) (mg)].

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