cropped-bernard_1-081513.jpgdi Frank Bidart (nella versione di Damiano Abeni e Moira Egan)

Cane metafisico

Belafonte, che rifaceva ciò che facevamo noi
non come atto di supina

imitazione, ma di sfida—

sedere sul divano e zampe anteriori a scavalcare
il vuoto appoggiate sull’ottomana, che abbaia fin quando

i padroni non gli puliscono i denti con il filo interdentario.

Come osa l’essere
conferirgli questo corpo.

Costretto davanti a uno specchio, veniva preso da convulsioni.

 

Metaphysical Dog

Belafont, who reproduced what we did
not as an act of supine

imitation, but in defiance –

butt on couch and front legs straddling
space to rest on an ottoman, barking till

his masters clean his teeth with dental floss.

How dare being
give him this body.

Held up to a mirror, he writhed.

* * *

Scrivere “Ellen West”

è stato esorcismo.

*

Esorcismo della cosa dentro Frank che voleva, dopo la morte di sua madre, morire.

*

Dentro di lui c’era quella cosa che doveva espellere da sé per vivere.

*

Aveva letto “Il caso di Ellen West” durante l’ultimo anno di college e subito avrebbe voluto scrivere una poesia su quella storia, ma non c’era riuscito e così l’aveva tenuta in serbo, come ha tenuto in serbo tante altre cose che aspettano di esistere.

*

Diversamente da Ellen West, non è mai stato anoressico, ma come Ellen era ossessionato dal mangiare come anche dall’arbitrarietà del genere e dal dover avere un corpo.

*

Ellen aveva concretizzato in sé la guerra tra mente e corpo, concretizzato nel proprio corpo ogni stadio della guerra, il suo percorso e il suo evolvere, in cui il compromesso, la riconciliazione, vengono tentati e poi respinti e poi rimpianti, finché alla fine lei consegue, in un’estasi che non costa niente di meno che tutto, la morte.

*

Lui era grato di non essere spinto a concretizzare la guerra nel proprio corpo, nascondendosi nel compromesso, ovattato a dovere nell’arte che adorava e nella stupidità e nella disattenzione.

*

La particolarità insita praticamente in ogni narrazione, per quanto contingente ed esaustiva, racconta la storia dell’incontro con la particolarità che la carne in quanto carne deve fare.

*

“Ellen West” è stata scritta nell’anno dopo la morte di sua madre.

*

All’epoca della sua morte egli aveva tradito in modo così completo il terreno d’intimità su cui si fondava la propria vita, da non avere alcun diritto di vivere.

*

Non serviva a niente che si dicesse che non si sarebbe dovuto sentire così, perché così si sentiva.

*

Dopo che fu morta il proprio corpo voleva morire, ma il suo cervello e la sua scaltrezza non volevano.

*

Gli piacciono narrazioni che lasciano l’impressione di non essere state suscitate da nessuno.

*

La madre durante il suo ultimo anno gli aveva rivelato che voleva si trasferisse a Bakersfield per insegnare al Bakersfield College, e che venisse ad abitare nel suo quartiere.

*

Lui pensava che la madre, senza sapere di volerlo, voleva che lui morisse.

*

Lui non le aveva detto altro, con parole e più che con parole, per anni e anni, che la sua possessività e il terrore per l’indipendenza del figlio erano sbagliati, sbagliati, sbagliati.

*

Lui era l’unica persona con cui lei voleva stare, ma lui si rifiutava di abitare nello stesso quartiere e poi lei è morta.

*

Dev’essere sollevato dalla mente

dev’essere sollevato e collocato altrove
non deve rimanere soltanto nella mente

*

Delle mille miriadi di voci, delle mille miriadi di storie nella testa di ogni testa d’essere umano, quando sua madre era morta, era rimasta solo Ellen West.

*

Questo è il corpo che puoi estrarre da te stesso per espellere da te stesso il desiderio di morire.

*

Dalle una voce, da’ a ogni scena della tua vita una particolarità e una necessità che nel resoconto di Binswanger non ci sono.

*

Penetra sotto la sua pelle in modo da poterla rendere altro ed espellerla.

*

Sopravvivile.

*

Mente animale, che divora il terreno del pensiero occidentale, il problema “mente-corpo”.

*

Lei, che negli ultimi anni di vita aveva smesso di scrivere poesie disgustata dal fallimento delle sue poesie, è una poesia.

*

Lei nella morte è incarnata in un viaggio la cui voce è la voce del suo viaggio.

*

Arroganza di Plutarco, di Shakespeare, di Berlioz, che hanno pensato di aver fatto ciò che Cleopatra stessa non era stata in grado di fare.

*

Arroganza dell’artefice.

*

Werther si uccise, e in seguito giovani di tutta Europa lo imitarono e si uccisero, ma il suo autore – Goethe, astuto maestro di pragmatismo – continuò a vivere.

*

Frank pensava che quando qualsiasi cosa viene fatta, viene fatta non mediante la propria somiglianza, non mediante il proprio specchio o gemello, ma mediante il proprio contrario.

*

Ellen in questa poesia chiede: Senza un corpo, chi può in alcun modo conoscere se stesso?

*

In pigiama, tu scendevi le scale fino al punto esatto in cui gli adulti ancora non potevano vederti, per sentire con più chiarezza il baccano, la dolce cacofonia degli adulti che fan festa.

*

Voci di fonografo tra loro, voci di fonografo, quella loro bellezza ciarliera.

*

Dolce baccano.

*

Bellezza ciarliera.

*

Un’altra poesia, un altro libro in cui trovi il modo di creare qualcosa dal non saperne abbastanza.

 

Writing “Ellen West”

was exorcism.

*

Exorcism of that thing within Frank that wanted, after his mother’s death, to die.

*

Inside him was that thing that he must expel from him to live.

*

He read “The Case of Ellen West” as a senior in college and immediately wanted to write a poem about it but couldn’t so he stored it, as he has stored so much that awaits existence.

*

Unlike Ellen he was never anorexic but like Ellen he was obsessed with eating and the arbitrariness of gender and having to have a body.

*

Ellen lived out the war between the mind and the body, lived out in her body each stage of the war, its journey and progress, in which compromise, reconciliation is attempted then rejected then mourned, till she reaches at last, in an ecstasy costing not less than everything, death.

*

He was grateful he was not impelled to live out the war in his body, hiding in compromise, well wadded with art he adored and with stupidity and distraction.

*

The particularity inherent in almost all narrative, though contingent and exhausting, tells the story of the encounter with particularity that flesh as flesh must make.

*

“Ellen West” was written in the year after his mother’s death.

*

By the time she died he had so thoroughly betrayed the ground of intimacy on which his life was founded he had no right to live.

*

No use for him to tell himself that he shouldn’t feel this because he felt this.

*

He didn’t think this but he thought this.

*

After she died his body wanted to die, but his brain, his cunning, didn’t.

*

He likes narratives with plots that feel as if no one willed them.

*

His mother in her last year revealed that she wanted him to move back to Bakersfield and teach at Bakersfield College and live down the block.

*

He thought his mother, without knowing that this is what she wanted, wanted him to die.

*

All he had told her in words and more than words for years was that her possessiveness and terror at his independence were wrong, wrong, wrong.

*

He was the only person she wanted to be with but he refused to live down the block and then she died.

*

It must be lifted from the mind

must be lifted and placed elsewhere
must not remain in the mind alone

*

Out of the thousand myriad voices, thousand myriad stories in each human head, when his mother died, there was Ellen West.

*

This is the body that you can draw out of you to expel from you the desire to die.

*

Give it a voice, give each scene of her life a particularity and necessity that in Binswanger’s recital are absent.

*

Enter her skin so that you can then make her other and expel her.

*

Survive her.

*

Animal mind, eating the ground of Western thought, the “mind-body” problem.

*

She, who in the last months of her life abandoned writing poems in disgust at the failure of her poems, is a poem.

*

She in death is incarnated on a journey whose voice is the voice of her journey.

*

Arrogance of Plutarch, of Shakespeare and Berlioz, who thought they made what Cleopatra herself could not make.

*

Arrogance of the maker.

*

Werther killed himself and then young men all over Europe imitated him and killed themselves but his author, Goethe, cunning master of praxis, lived.

*

Frank thought when anything is made it is made not by its likeness, not by its twin or mirror, but its opposite.

*

Ellen in his poem asks Without a body, who can know himself at all?

*

In your pajamas, you moved down the stairs just to the point where the adults couldn’t yet see you, to hear more clearly the din, the sweet cacophony of adults partying.

*

Phonograph voices among them, phonograph voices, their magpie beauty.

*

Sweet din.

*

Magpie beauty.

*

One more poem, one more book in which you figure out how to make something out of not knowing enough.

* * *

Per i morti di Aids

La peste a cui sei finora sopravvissuto. Loro no.
Niente che abbiano fatto a letto che tu non abbia fatto.

Scrivendo una poesia, mi abbarbico al “tu”. Tu
vuol dire io, uno, voi, tanto quanto il te

dentro di te con cui parli costantemente. Senza
giustizia né logica, senza

senso, sei sopravvissuto. Loro no.
Niente che abbiano fatto a letto che tu non abbia fatto.

 

For the Aids Dead

The plague you have thus far survived. They didn’t.
Nothing that they did in bed that you didn’t.

Writing a poem, I cleave to “you.” You
means I, one, you, as well as the you

inside you constantly talk to. Without
justice or logic, without

sense, you survived. They didn’t.
Nothing that they did in bed that you didn’t.

 

[Immagine: Frank Bidart].

1 thought on “Tre poesie da Cane metafisico

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