Le parole e le cose

Letteratura e realtà

“Avverare la realtà”. Letteratura e orizzonte politico

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cropped-14-dicembre_09-1.jpgdi Silvia Albertazzi, Federico Bertoni, Emanuela Piga, Luca Raimondi, Giacomo Tinelli

[Con questo saggio si apre il numero di Between intitolato L’immaginario politico. Impegno, resistenza, ideologia]

Questo numero di Between raccoglie gli atti del convegno annuale di Compalit, L’immaginario politico. Impegno, resistenza, ideologia, che si è svolto a Bologna nel dicembre del 2014[1]. È stato un convegno molto ricco e partecipato, che ha fatto convergere interessi e competenze molteplici, secondo quell’idea di sapere dinamico, aperto e trasversale con cui l’Associazione interpreta da sempre un campo di studi tanto stimolante quanto magmatico come la comparatistica.

La scommessa iniziale era intercettare una nebulosa di tendenze, sensibilità artistiche e posture critiche che segnano l’orizzonte culturale contemporaneo. Era innescare un cortocircuito virtuoso tra sguardo archeologico e critica del presente. Dunque fare il punto sull’antichissimo nesso tra politica e letteratura, seguirne le tortuose evoluzioni storiche attraverso varie letterature, generi, media e procedimenti espressivi per interrogare e rimettere a fuoco la situazione in cui ci muoviamo oggi, in un orizzonte che cerca di ritrovare una prospettiva ma che tende a descriversi in termini fatalmente postumi: fine della storia, fine dell’ideologia, fine del postmoderno, senso incombente della crisi, stato di minorità, nostalgia dell’agency, eclissi del nesso epico tra destini privati e destini generali[2]. Se osserviamo le cose a posteriori, dopo la chiusura del convegno e ancor più oggi, suggellando questo volume, la scommessa sembra vinta, almeno nella sua posta in gioco immediata. Undici relazioni plenarie, più di cento comunicazioni organizzate in sessioni parallele, la presentazione di Between e del manuale di Letterature comparate curato da Francesco de Cristofaro, un’intensa e affollata conversazione serale con due membri del collettivo Wu Ming. E ora questo ricchissimo numero della rivista in cui è confluita gran parte delle relazioni tenute a Bologna. Ovviamente molte cose sono cambiate rispetto al progetto originario e all’elaborazione progressiva del convegno: prospettive inedite, nuovi spunti di riflessione, nodi problematici emersi nel vivo delle sessioni e delle discussioni che ne sono seguite. Ed è giusto così. Forse l’unica vera ragione per cui vale ancora la pena di incontrarsi per mettere in comune ricerche e passioni.

In realtà, come è apparso evidente da subito, tentare di fare il punto oggi sul nesso tra politica e letteratura è un’operazione al tempo stesso opportuna e paradossale. Da un lato, studi critici e produzione letteraria sembrano riscoprire un forte interesse per la politica dopo alcuni decenni di eclissi, in un quadro socio-culturale molto instabile in cui è sempre più difficile orientarsi, in cui profonde trasformazioni e un problematico rapporto con la storia convergono nell’ansia di affrancarsi dall’epoca precedente e da alcune sue tendenze egemoni – disimpegno, nichilismo, ironia scettica, commistione euforica tra realtà e finzione. D’altro lato, questo interesse e la stessa attualità del problema evidenziano una contraddizione profonda. Perché il fatto stesso di parlare di politica e dei suoi rapporti con la letteratura assume un senso quasi performativo, o addirittura situazionista: mette in scena e fa esistere (temporaneamente) qualcosa che in realtà non c’è, ossia la politica stessa, che nell’orizzonte materiale e culturale contemporaneo, nella nostra particolare forma di vita, è una sorta di punto cieco, la forma visibile di un vuoto, quello sconcertante vuoto di politica che caratterizza tanto la realtà sociale (come è evidente ogni giorno di più in gran parte del mondo occidentale) quanto l’ambito più ristretto dell’università, ormai ridotta a un macchinario oligarchico e tecnocratico in cui gli spazi del dissenso, dell’elaborazione democratica e anche della semplice espressione di sé sono sempre più ristretti, assoggettati al controllo di un potere pervasivo e minuzioso.

[continua su Between]

[1] La descrizione generale e il programma del convegno si possono trovare qui: http://www.compalit.it/convegni/limmaginario-politico-impegno-resistenza-ideologia-2/

[2] Si vedano i volumi pubblicati nel frattempo da due relatori del convegno, nonché autori di saggi raccolti in questo numero: Daniele Giglioli, Stato di minorità (2015); Guido Mazzoni, I destini generali (2015).

 

 

[Roma, manifestazione del 10 dicembre 2010]

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