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Letteratura e realtà

Il dizionario della stupidità di Odifreddi

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di Marco Grimaldi

Su Dante e Odifreddi ho già scritto qualche tempo fa (e non so se almeno uno dei due gradirebbe ritrovare così spesso il proprio nome accanto a quello dell’altro). Ma Odifreddi è recidivo e ammette difficilmente di avere torto. Oppure si riscrive senza pensarci troppo. O ha un ghost writer che lo riscrive di continuo. Nel Dizionario della stupidità appena pubblicato da Rizzoli (sottotitolo: Fenomenologia del non-senso della vita), alla voce Dante, si legge infatti (p. 79):

Nel Trattatello in laude di Dante (1360 circa) il Boccaccio racconta che, quando il poeta morì, la Commedia era incompiuta. Mancavano gli ultimi tredici canti, e i figli Iacopo e Pietro furono convinti dagli amici a completarla. Otto mesi dopo la morte il padre apparve però al primo in sogno, lo condusse per mano in una camera e gli indicò una stuoia sul muro, sotto la quale il giorno dopo furono miracolosamente ritrovati gli ammuffiti canti mancanti.
Che cos’è più stupido pensare? Che i figli abbiano completato l’incompiuta opera del padre? O che egli avesse nascosto gli ultimi canti, invece di spedirli a Cangrande della Scala come faceva regolarmente man mano che li finiva, e che essi siano stati ritrovati in seguito a un sogno?
Anche per il Deuteronomio si è stupidamente sostenuto per due millenni che fosse opera di Mosè, ma poi si è dovuto ammettere che invece l’aveva scritto Giosia, inventando il ritrovamento di un perduto rotolo della Torah. E anche noi oggi facciamo spesso i veri o i finti tonti, credendo o fingendo di credere che un autore famoso abbia lasciato una quantità sospetta di opere postume, che sono ovviamente state scritte da altri: spesso, gli stessi che comunque gliele scrivevano già da vivi.

In questa paginetta Odifreddi condensa una tesi già esposta in Il giro del mondo in 80 pensieri (Rizzoli, 2015, pp. 285-89): Dante non ha scritto gli ultimi canti della Commedia; li hanno scritti i figli e hanno finto di averli ritrovati per non guastare il brand “Dante” che già allora si rivelava redditizio. In Il giro del mondo Odifreddi se la prendeva con il poeta: dato che gli ultimi canti non li ha neanche scritti lui, perché continuare a leggerlo a scuola? Meglio passare a Newton e Galileo che almeno ci insegnano il pensiero scientifico. Nel Dizionario se la prende con gli stupidi, cioè quelli che non accettano la sua tesi. La domanda è quindi retorica: secondo Odifreddi è stupido pensare «che egli avesse nascosto gli ultimi canti […], e che essi siano stati ritrovati in seguito a un sogno», proprio come è stupido pensare che il Deuteronomio l’abbia scritto Mosè. E a rigor di logica Odifreddi, che logico è, avrebbe anche ragione. Il problema – che è poi un problema classico dell’applicazione della logica astratta alla realtà concreta – è che quelle non sono le due sole risposte possibili. Prima di tutto Boccaccio, che è l’unico appiglio per la tesi di Odifreddi, non è una fonte totalmente affidabile. La storia del ritrovamento in sogno non è per forza vera ed è difficile capire perché Boccaccio la riferisca: forse semplicemente perché era una bella storia che aveva sentito in giro. La cosa più stupida da pensare è che si debba scegliere tra quelle due alternative; è infatti molto meno stupido ritenere che il racconto sia stato inventato da Boccaccio o dalla sua fonte e che Dante abbia davvero concluso la Commedia, dato che gli ultimi canti sono perfettamente integrati e coerenti con il resto dell’opera. E che i suoi figli, che quando scrivono in versi sono poeti infinitamente meno bravi del padre, non abbiano avuto alcun ruolo nella sua realizzazione, mentre sappiamo con certezza che ne hanno avuto uno, fondamentale, nella divulgazione e nell’opera di interpretazione del poema.

Tuttavia, la Commedia non è l’unica cosa che conta: il vero motivo per cui vale la pena preoccuparsi dell’opinione di Odifreddi su Dante è che questo Dizionario della stupidità, assieme a gran parte dei suoi libri recenti, è un buon esempio di cattiva divulgazione. E sarebbe fin troppo facile sostenere che Odifreddi faccia cattiva divulgazione perché è stupido a sua volta. Ma che cos’è uno stupido? Secondo Carlo Maria Cipolla, che ha scritto un famoso libretto intitolato Le leggi fondamentali della stupidità umana, lo stupido è chi causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita. Odifreddi trae certamente un vantaggio scrivendo dei libri che qualche copia dovranno pur venderla se Rizzoli continua a stamparglieli. Quindi non è uno stupido (anche se qualche tempo fa si è fatto fregare dalla Zanzara). Cipolla identificava però altre tre categorie, disponendole assieme allo Stupido su un diagramma: lo Sprovveduto, l’Intelligente e il Bandito. L’idea era che non esistano né uomini perfettamente stupidi, sprovveduti o intelligenti né dei perfetti banditi, ma che le categorie siano fluide e la realtà sia più complessa. Ciò non toglie che ciascuno di noi tende ad assomigliare più all’una che all’altra categoria. Se Odifreddi non è uno stupido, non è neanche uno Sprovveduto, che per Cipolla è chi compie un’azione e ne ricava una perdita mentre nello stesso tempo procura un vantaggio a qualcun altro. Restano l’Intelligente e il Bandito. Il primo è chi compie un’azione dalla quale ottiene un vantaggio e nello stesso tempo procura un vantaggio anche a qualcun altro. Odifreddi vende e Rizzoli ne trae vantaggio: se tutto finisse lì, potremmo classificarlo tra gli intelligenti. Ma il fatto è che Odifreddi, oltre a creare un vantaggio per sé e per il suo editore (e forse si possono far coincidere questi due interessi), allo stesso tempo danneggia qualcun altro. Questo qualcun altro sono tutti quelli che in varie sedi – a scuola, all’università, in televisione, sui giornali – cercano di parlare di cose serie come Dante, Galileo e Darwin in modo semplice ed esatto, ma sono soprattutto i lettori di Odifreddi, i quali credendo di trovare nel Dizionario della stupidità un elenco di cose stupide delle quali ridere, trovano un catalogo di stupidaggini nelle quali rischiano di credere. E questa (chi compie un’azione dalla quale trae vantaggio causando una perdita a qualcun altro) è la definizione del Bandito.

 

[Immagine: Piergiorgio Odifreddi]

12 commenti

  1. Aspetto che arrivi il bandito.

  2. Odifreddi ha fatto geometra, immagino gli sia rimasto il complesso e la rabbia di aver fatto poco Dante. Che si calmi: si può diventare grandi matematici anche senza aver fatto geometra, questo, come direbbe lui medesimo, è un fatto.

  3. Nell’attesa che il Bandito si manifesti come la volta scorsa: che Odifreddi prenda sul serio una biografia aneddotica di Boccaccio come se fosse una cronaca storia e applichi ad esso la logica per trarne la coseguenza che Boccaccio mente, chi lo legge è stupido, ecc… consiglio di guardarsi o riguardasi questa sublime scena dal Kaspar Hauser di Herzog, quella dove Kaspar, enfant sauvage, vince 10-0 contro il logico.

  4. @Marco Grimaldi
    Ammesso che Piergiorgio Odifreddi sbagli quando parla di Dante e di Mosè, ammesso pure che sbagli ogni qual volta non parli di matematica, ma perché nel definire la stupidità farebbero scuola solo, se pur “fluide”, le categorie di Carlo Maria Cipolla? Non è anche questa una sorta di arbitraria “applicazione della logica astratta alla realtà concreta”?

  5. “ Giovedì 7 maggio 2009 – « Per Italo Calvino, che di certe cose si intendeva, Galileo è stato il più grande scrittore italiano. », dice Odifreddi. Che, è poco ma sicuro, di certe cose non si intende. “.

  6. Ma qualcuno sa suggerire ad Odifreddi di leggersi un bravo divulgatore che gli faccia spiegare che la filologia, ovvero la disciplina che cerca di risalire alle versioni originali e all’identità del vero autore di certe opere letterarie si può considerare una “scienza” i cui risultati possono ritenersi avente validità intersoggettiva in modo analogo, anche se non uguale, a quello delle scienze naturali?

    Ciao.

  7. Il giorno in cui la critica smetterà di essere mossa da categorie morali, la conoscenza umana sarà libera di dispiegare le ampie ali di cui dispone e più velocemente accorrere alle più alte e sublimi vette.
    Ma la Tradizione è sempre più un putrido araldico brandito da quei che per funzione tradita sul più solido trono il culo poggiano.
    – Leandro Capparis (Arcani Farfugli)

  8. Odifreddi è incredibile: non molla un colpo. Talmente geometrile nella sua ripetitività da essere rassicurante

  9. Non credo che Odifreddi sia stupido. Per certi aspetti, probabilmente, è una persona molto intelligente.
    Io credo che sia soprattutto un incolto. E come spesso capita agli incolti, che non sanno di non sapere, presume che le cose che lui non sa siano per definizione irrilevanti.
    Qualcuno ricorda quello che disse per radio, qualche anno fa, sulla Vita Nuova?
    Su Lucrezio poi ha sparato delle stupidaggini molto peggiori di quelle che ha sparato su Dante. E ha continuato a spararle anche a distanza di anni.

  10. @Paolo Ottaviani: il libello (umoristico) di Cipolla, in questo caso, funziona molto bene: aiuta a interpretare un personaggio come Odifreddi e a spiegare come stanno le cose. Ma forse quello di Marco Grimaldi, effettivamente, è un eccesso di zelo: non serve nemmeno Cipolla a capire che Odifreddi altro non è che un venditore di fumo. Basta guardare il suo curriculum scientifico.

  11. Ma Grimaldi a lei cosa interessa realmente di quello che dice Odofreddi; qualcuno le ha dato in carica la difesa di Dante. Non capisvo cosa dia in più il suo articolo a questo blog.
    Mi facvca capire perché forse sono tra gli stupidi.

  12. Da una persona di formazione scientifica ci si aspetterebbero ragionamenti strutturati secondo tesi, ipotesi e dimostrazione. Ma questo dizionario non solo raccoglie 300 lemmi circa, che spaziano dalla letteratura alla religione passando per la politica, la sessualità e intrattenimento, presentandoli tutti quali altrettanti esempi di stupidità, il che equivale pressappoco a dire che non vi sia attività alla quale egli sia accosti che non gli susciti ripugnanza, ma omette di definire cosa intenda per stupidità. Su queste basi, il libro avrebbe dovuto intitolarsi “Dizionario delle cose alle quali Odifreddi si sente troppo superiore”. Su queste basi, ho buttato via 18 Euro.

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