di Maria Grazia Calandrone

[Questi tre testi di Maria Grazia Calandrone sono tratti dal suo ultimo libro, La vita chiara, appena uscito per Transeuropa].
.
Quando la morte si confonde con l’incoronazione
– scomparsa della Bestia – 

Io mi provo ogni giorno fino a che punto
vuoi liberarti
di me. La mia anima era
malformata, Natasha
aveva il fuoco in casa
come in un campo di detonazione
e la leggerezza dei tuoi capelli spingeva il gas verso il grano
atroce ed estraneo
una cintura rossa
che succhia le sostanze della terra nella sua massima espansione
sollevata dal sole delle tue mani
già piene di polvere e bellezza.

Io sono la Ridotta
alla misura dei tuoi pensieri.
Non ti farò domande
quando verrai ma tu abbi pietà di questo dolore.
Sono
viva e sommersa. Inviolata. Niente
cattura le voci
là fuori – signore – non una
voce capirebbe l’amore
ammalato ma amore
che mi hai insegnato.

Sono sepolto sotto falso nome – io come tu volevi
sono
decapitato – ora
che tu – come io volevo – domini
il mondo. Cosa
Natasha – di questo mondo
corrisponde al tuo cuore e sarà bello.

Io sono un materiale incontaminato – il mio corpo
costituito da pochi
alimenti
bianchi e a me nascosta sotto la terra suggerivi come
ingannarti ed è finita che ti sei
scomparso come un passero sui binari.

Io mi fidavo
solo di te Natasha perché avevo la mente costantemente
occupata
da te, e tu eri
un Luogo
l’arredo
dei miei pensieri. Io
non volevo perdere i dettagli
del tuo corpo costretto a sviluppare
a sporcarsi di morte.

Ma anche oggi parlano di noi
e non voglio che nessun altro veda
quanto tu sia già in grado di fiorire
come una messe
e le foglie si formano dove tu manchi.

Questo è perché io sono
la Presunta
– questo è perché io piango
la morte che ho causato e ardo
un cero sul tuo corpo come un codice alieno mentre loro
fanno odori
forti, certe volte profumano come altari.

Come la bestia santa io diffondevo
il canto del guardiano – eravamo
forme di esseri incamerati
alla roccia, l’enormità di un organismo
con il capo coperto
una casa posata sulla morte, due brevi
spasimi di violino e se non l’ho mai detto immensamente
io ti amavo e mi sono sconfitto
sotto forma di turbine di calce ora che sei
sotto gli occhi di tutti e interrompi chi parla
perché la bestia
ha marchiato la tua bocca con il suo silenzio.

Roma, 19 giugno 2007

[Poesia dedicata al rapporto tra Natasha Kampush, di dieci anni, e il suo rapitore trentaseienne Wolfgang Priklopil. La loro reciproca dipendenza si è conclusa dopo otto anni con la fuga di lei e il suicidio di lui].

*

Ovvero dell’Aspro Monte

Era diviso dal mondo e innalzava sul mare una torre cilindrica
il castello
dove Antonietta, per avere diviso il suo cuore
suscitava la strage
della notte di Pasqua del mille
e seicento ottanta sei. Quasi la terra era pacificata dalla dolcezza
degli amanti congiunti per la bocca
come corde di vimine flottante
nel largo
petto della fiumara
dove il delta già inspira il salmastro
dello Jonio e la terra si allarga sotto il profumo
delle acciughe essiccate sui legni, di mollica di pane
riscaldata nell’aglio, nel frigolìo del bianco
d’uovo mischiato alla verde
pianta della cipolla
spezzata come l’ostia
da mani fatte
di ossatura marina e di sale
di cava. Pietro,
di noi caduti
nell’intelligenza dell’Amore
si dirà
che avremmo costruito nuovi
congiungimenti
tra il rossore granata delle nocche dentro l’aria costiera e la velatura
delle costellazioni scosse al vento
di vuoti che non possiamo immaginare da soli.

Battono il ritmo
con i tendini tesi sottopelle come canne
di zampogna le donne
che hanno mietuto, allentano la messe
nera dei capelli fino alla cessione per sfinimento
delle endorfine in quelle copule accalcate in alto sui lini
degli altari e conciate le carni col sudore sedano il morso
del ragno-lupo, della malmignatta, della taranta triste
e muta tra le spade
e le funi che tirano al cielo
tutta la solitudine dei campi
lavorati col corpo reclinato dal gonfio
carico dei covoni come un vaso di erbe
profumate, calmano la disperazione di Demetra con la voce
sotterranea del bronzo
percosso con le palme.
Ma chi addolcisce il cuore di Maria che vede quasi
tutti i figli cadere sulla terra, un figlio
sotto i colpi di un altro
figlio amato altrettanto?

La mano cade da millenni
sul dolore degli uomini: la rossa
arenaria si sgretola
sui tetti e sulle scale
abbandonate
e lentamente
affievolisce l’urlo
che il vento mette nella gola aperta
di Maria del Calvario
che assiste immobile alla strage
dal marmo dell’altare.

Roma, 9 ottobre 2007

[La mente di Bernardino Abenavoli, innamorato di Antonietta Alberti, fu devastata dall’amore di lei per Pedrillo Cortez e dunque l’uomo condannò all’eccidio la famiglia di lei e lei a sposarlo senza volontà. Il castello degli Alberti, posto tra le dita di una mano di roccia detta Pentedattilo, si dice venisse in seguito distrutto dagli abitanti del paese sottostante per distruggerne insieme la memoria di sangue].

*

EXTÁS, quello che resta della voce
(11 lunazioni più una su Teresa d’Avila)

1.1.

sono arrivata alla bassezza del marmo
al vibrare dei gravi, il mio corpo
è la parte bassa del cielo

ancora calda
dell’albume e del sangue – il corpo
zitto nel suo calore

io sono una candela con la sua fiamma
e arde l’aria nel mezzo

…………………………….aria
nel petto di una statua
la mandibola tesa dagli oracoli – il grido
libero e lancinante di lei che si è accesa in altezza
nessuno lo poteva, lei non poteva
spegnerlo in basso

 

1.2. Teresa, che guardi?

con la freccia mirata nel petto fai che la bocca affiori dal cielo
e dalla bocca fai passare il cielo se con la bocca se con tutto il cielo stai dicendo sì

ma non guarda più niente
lui le solleva il lembo della veste

lo scapolare forse, con quel sorriso
disumano –

Teresa, che guardi? questo angelo è ancora un bambino
ma sorride, sorride…

[…]

33 thoughts on “Tre poesie da “La vita chiara”

  1. Tze la bestia.oh,si proprio quella una manata di “miseri” buffoni ,che speculano sempre e allo stesso modo sul fatto che gli si sputa e gli si dice ciò che si pensa in faccia.Allorchè i ladri diventano falsari e rigirano e rigirano ,sempre le loro pagliacciate ,le loro “fenomenali” e insulse cazzate.Bulbi o cisti che appestano la letteratura da sempre da flabeurtiani ,criminali e teatrini(e in questo caso, si ci vuole il sostantivo “culturale”) da baraccone.Accattoni e falsi santoni delle improperie e ..quando gli si parla o almeno si tenta anche solo di farlo ,perchè li si giudica pur troppo anche all’altezza e si vaga oltre la letteratura ,nella teologia e sul male quello vero che impervia e traversa il mondo: Loro latrano dai loro seminterrati dalle loro gabbie sbranandosi e credendo che il loro suicidio il loro disossarsi sino alla foga delle loro orecchie ,dei loro occhi(sicchè ,lascio immaginare quale nutria e pasto aberrante e insulso facciano di loro) che è l’ulitma e unica verità che rimane ,pensano addirittura -e non si capisce,poi per quale irragionevole e incampato motivo- d’avere un minimo scalfito le scarpe i piedi di chi li guarda e li calpesta e -ad inizio ne prova anche pena- per non essere morso ,dal semplice passante signore o scrittore che se ne ride e in realtà ,come si dovrebbe ,veramente se ne preoccupa e nota la mancanza di futuro chenoc’è ,nello scrivere,nella letteratura ,il perchè insomma di : tanta imbecillità che spadroneggia ,dell’inutile opulenza verminosa che accidia la terra e ogni cosa ,e urla dalle loro orecchie.Un’atonia che si crede verbo ,ancora ai giorni d’oggi- e con i sistemi “informatici” che abbiamo letteratura,che scrive.

    Naturalmente non mi riferisco al sito che nel bene – a volte:pseudo o vero che sia d’ingenuità- o nel male ,continua ho visto in post passati a proprinare i propri testi ecc..

  2. La Sezione Terra è “pietas”, commuove, andrebbe studiata in riferimento al novecento per tematiche e umanità. Linguisticamente la forza del libro e la sua debolezza (mi ripropongo di approfondire) è l’accavallarsi di immagini sempre nuove, plastiche, non capisco perché si verifichi e chiederei all’autrice

  3. Bene,Sig.ra bestia posso prendere almeno per una volta di per se ,una verità sua per assoluta,oppure
    la solita speculazione ,che vale a dire il contrario. in ognii caso almeno un’asserzione,personale.

    saluti

  4. adieu.

    Quando si finirà di fare e utilizzare in risposta ad un “semplice” commento ,l’infantilismo sarà tardi.Va da se che dato le poppate,l’associazione con la pietas potrebbe andare.Ma non credo di vedere nessun cristo tra le braccia di madonna,morto.Al massimo de “non finiti” dello scalpellino michelangiuolo.

  5. Caro Gianluca, semplicemente perché l’autrice è bersagliata dalle immagini e desiderava rendere una spontanea traduzione in parole della bellezza e dell’orrore del visibile che, lo sappiamo, stilla tutto un rigoglioso e boschivo retroscena invisibile. In questo libro intendeva riprodurre il disordine della natura abbandonata, solo tradotta e catalogata nei suoi 4 elementi. Verso l’aria. Ove per natura si intende anche l’opera di uomini come Hafez, Chopin, Bernini o Piero della Francesca.
    Ringrazio la bestia per la sua apparizione. Certe scomparse non sono mai definitive.

  6. Maria Grazia cara, mi piace leggerlo il libro (la vita chiara) in contemporanea a Camminare di Thoreau devo capire ancora perché, mi è successo anche con La mente paesaggio della Pugno. A presto, grazie

  7. La bestia
    dragheggiante.

    È lei.
    Soltanto e inequivocabilmente
    lei, la Bestia
    (l’onoma) che niente arresta.
    (G. Caproni)

    ^^

  8. Ringrazio LPLC per avermi fatto conoscere questa donna-poetessa dalla voce potente. E’ proprio la potenza di questa voce antica che mi tocca, la tua capacità, Maria Grazia, di dare colori, odori, forme solide e aeree all’anima delle donne.
    Non sono un’amante della definizione “scrittura al femminile”, che mi è sempre parsa un’ulteriore segregazione della donna in un ennesimo recinto. Però ho notato che, nella poesia, l’anima femminile è immediatamente riconoscibile. Forse perché quel linguaggio così unico che è la poesia, attingendo ad abissi più profondi, li mette a nudo senza tramiti e fingimenti e lascia emergere ciò che si è. Mi piacerebbe approfondire questo punto. Ma è certo che, se non sempre è possibile riconoscere una mano femminile dietro una pagina di narrativa, lo è sempre e sicuramente nella poesia.
    Ma per tornare a questi testi, sia quando, come nel primo, l’intreccio tra “alto” e “basso”, tra il sé e l’altro genera il dramma che annienta, sia in Aspro Monte (meravigliosa narrazione arcaica del dolore trasfigurato in leggenda), che in EXTAS, esiste sempre un filo solido che collega il basso all’alto, l’hic et nunc all’ubique et semper. La rivelazione di ciò che appare invisibile spalanca la vastità di uno spazio insondabile e da cui le sue donne sono aspirate, come in un vortice.

    “con la freccia mirata nel petto fai che la bocca affiori dal cielo
    e dalla bocca fai passare il cielo se con la bocca se con tutto il cielo stai dicendo sì.”

    E’ in questa indivisibilità delle parti, in questa continuità e totalità fluida che sento la potenza del femminile.
    Grazie Maria Grazia.

  9. Caro Gianluca, forse perché i testi dell’autrice in questione così come quelli dell’amica Laura Pugno sono dinamici e panoramici?! In lei amo tanto quella sorta di archeologia fantascientifica…
    Caro Lorenzo grazie per la citazione dell’inarrivabile Caproni! Fa sempre salute rileggerlo.
    Cara Francesca, nessuna altezza è veramente altezza se non prende lo slancio da terra. L’aria in sé è troppo inafferrabile. L’aria in “sé” come corpo umano che la contiene ha lo splendido strazio del limite, che è la sola cosa davvero infinita: il nostro non-potere.

  10. Cara Maria Grazia, è proprio in quel non-potere (che nasce dal non potere, coniugato all’infinito e nella sua infinitezza) che sta il potere del femminino. Quello strazio del limite, di cui parla, che chiama verso l’alto. E non sta in questo tutto il senso della poesia?

  11. io credo di sì. un commovente, disperato, gioioso tentativo di scavalcare il limite dato, sempre e comunque. sempre e comunque oltre. l’utopia di un infinito che non sia solo quello della morte. dimostrare a chi amiamo che non esiste abbandono.

  12. a me questi versi, che sono tecnicamente riuscitissimi, non lasciano granché una volta finita la lettura… suonano un po’ compiaciuti e pacificatori, un po’ new age…

  13. @ gp
    new age?………. ahahahah e questo coniglietto da quale cilindro l’ha tirato fuori, di grazia? Compiaciuti, non mi pare. Pacificatori poi… direi all’opposto.

    @Maria Grazia
    mi sovviene Cristina Campo. L’eco era presente fin dall’inizio

  14. @ gp: new age alla mia età?! lo prendo come un riuscitissimo complimento. quanto alla tecnica, la disconosco amaramente, mi dispiace, non sono mai stata all’altezza della consolazione della tecnica.
    con ciò non intendo obiettare alla obiezione, solo ridere un po’: di me per prima. e pure di teresa, che era una gran buffona!
    @ francesca: cristina campo aveva tutti i sintomi della poesia. proprio nella carne: ironica, leggera, spietata. sola.

  15. Beh,comunque continuate a fare e peggio come ho scritto a fine commento :lo stesso gioco degli altri.
    Suggerirei di non abberrare l’aria poichè è osmosi
    che ha in se una decantantazione individuale dopo averla respirata e si spera pulita che venga da fuori, di certo non dal web..-quindi non sto parlando di palinsesti televisivi e altre messe e dato che vi piace,kubrichiane,che era lo stesso propositore di… Al massimo portate avanti il “jack” di shining ,nella disperazione e la poco intelligenza e egocentrismo strafottente che dimostrava ,nel non uccidere la bestia da subito ,salvare -“la famiglia “ l’euridice stessa è ovvio-oltre che la susseguente distruzione di tutto ciò che aveva ,fine al dio lacchè che voi portate ,”mano ,mano”come un bimbo : in arte ,grady. Alla fine comunque –voi- asserite che l’aria non è respiro-dopo averla deglutita- ma soffocazione che preme e che da vita sul foglio,ad un’abulia della stessa che vorrebbe credersi poesia,nel fatto che grattando (come corvo “poeiano” in nevermore infinito) la carta, in qualche modo sprigioni se stessa o ne veda i limiti e non (invece come dico io) ritorni alla stessa ,in uno scambio perpetuo. Senza pleonastici giri è scontato dire che è sbagliato. Siate lo stesso, se davvero in fine avete buoni intenti ,della perseveranza e della persecuzione ,non diabolica ma superpartes e coscienziosa per portare l’ordine.Fatelo ma con eleganza ,rispetto e legnate senza alcun diniego ,senza rimorso ,forti della giustezza e dell’onore ,che andrebbe scritto, quello si ma non utilizzate lo stesso bastone per picchiare ,il braccio vostro potrebbe,germinare gramigne che adulano da ogni muscolo come ,piante carnivore e circi da ogni parte .Sicchè non sparate buffonate sul limite ,l’accettazione involuta e altre fesserie o “masserie “(leggete la miscellanea di terminologie :da mass media e donne che battono i panni :come avete fatto mi si permetta la licenza in tutti i sensi, non solo poetica).D’altronde siete donne(naturalmente sto parlando alla maggior parte di loro che ho visto qui) ,infinità bellezza e dolcezza e donarsi e amore da custodire ,senza mai voltarsi indietro. Come l’autrice finta ,che se parla in terza persona non credo sia la stessa e se è lei e a lei io non mi riferivo (ma al panorama orwelliano e bradburiano che vige come contorno e personaggi viventi da sempre, finto popolo che vorrebbe una sua vox propria ,quando non è propria per niente) è grave. Come ciò che sto per dire ,perché mi sono rotto i cosiddetti ,che io ho eccome ,che non vorticano solo di rabbia (e anche altro smuovono)davanti a determinate lande e paesaggi e fanciulle : quindi attenzione a fare “le differenze, inesistenti” -per quanto mi riguarda- e i paragoni che tirate “fuori dal nulla” su /e in cui ho postato più di una riflessione ma censurata e abrogata sempre e in più siti e ai quali mi riferivo(pazienza ,come sempre;il problema ripeto è:quando viene rigirata e falsata e messa in onda dalle radio e anche da alcuni per vera).
    Inoltre ,stavo concludendo alla bestia sopra,prima(poi ho lasciato stare) con una citazione di Bukowski ed è cosa buona non crediate: ” che alla fine di goni cosa, sarà un uomo solo seduto su una sedia a ridersela di tutto quanto”

    Almeno è fantastico vedere queste fanciulle atteggiarsi così infervorate di passione (o almeno ,così sembra come detto nel primo comm. a fine : a tratti vere e per questo attraenti) bellissime e con i musetti così composti tanto quanto più diventano slabbrati che affascinano di sicuro-lasciando cieli e minchiate speculate a parte.
    e insisto con l’autore della citazione,sopra :oh yaaaap baby!anzi babes.
    E ve lo meritate bukowski per dirla alla moretti, rossi e neri tutti uguali? No,grazie.
    Tanto che si parla di lingue cerchiamo di capire bene quali .non di certo babeliche ,quindi utilizzo quella di bukowski che rende bene il mio punto di vista anche in modo “illetterato”.

    E riporto in breve (e poi vi rimando “a dio” per sempre ,pardon al diavolo):quando Hank fece una delle pochissime trasmissioni qui in europa , quando ci ritorno a blacksparrow compiuta a fare reading ,dato che era di origini sassoni ( adernach,Germania):in francia durante una trasmissione con illustri scienziati e coglioni della cultura di circostanza ,s’alzo di scatto ,prese il vino che aveva accanto alla sedia e se ne andò durante la trasmissione in piena onda ,allegramente e alle guardie che lo fermarono mostro il coltello che aveva in tasca ,minacciandoli ,completamente ubriaco. appena uscito, non contento ,rientro di nuovo andò dal vecchio che aveva accanto che gli aveva impedito di parlare e comincio a tamburellargli in testa ,sino a nota tribale e poi riandò via lindo ,lindo di nuovo-ma parecchio incazzato.

    Se è vero che pound, dopo scelte imbelli e belligeranti e messo in gabbia per parecchi giorni fosse diventato afasico è pur vero che comunque sulla carta anche “canticchiando” diverse storie, aveva la sua via d’uscita reale ,tanto quanto più pesante e materica quella dell’amico nostro hank ma eguale e di sicuro
    Compiutezza e possibilità di “fare”, anzi : certezza di potenza.

  16. In poesia il senso si realizza dando voce anche ai lati oscuri, segreti, impensati della vita stessa, il che si attua dando forma alle inattuali e perturbanti modalità espressive della lingua stessa, dando “peso”, “colore” e “intensità”alle parole, dando ritmo al testo. Solo così si “spinge” la lingua a mostrare la sua forza nominante che, dando nome, dà senso all’esperienza. E Maria Grazia riesce a mostrare la forza della lingua.

  17. @ bellavia

    Ci rinunci, le ripeto. La dislessia non è letteratura. Nemmeno Rimbaud e Campana gesticolavano a vuoto.

  18. @bellavia alias chebruttastrada!:
    E’ scientificamente provato che i bigodini influiscono sulla circolazione di sangue e altri ossigeni naturali nel cervello. Quando la sua estetista li avrà srotolati l’autrice promette di impegnare il proprio restaurato ingegno in una distesa rilettura dell’attorta invettiva del De cuius.
    Je est un autre
    @ veteroecc…: veterosalute! ; )

  19. Io non ho estetiste e al massimo se l’avessi tra le mani mi farei srotolare qualcos’altro.Così da lei .Se invece,nel caso come detto ,lei invece sia qualcun’altra .Che l’autrice si prenda le sue responsabilità,legali .Così la smettiamo una volta e per tutte con queste diffamazioni,ridicolaggini e il far west quale è diventato internet.

    Per il resto invito a presentarsi vis a vis(che se ho preso invece lucciole per lanterne,e neanche col genere femminile,stia parlando data la criminilità e quello che chiamate “letteratura”,quando ormai è solo nettezza da web e i suoi falsi) ,invito ad uscire l’autre o gl’autres perchè se un giorno me li trovo innanzi gli fracasso le ossa ad una ad una e non scherzo,cosìcchè gli insegno per una buona volta cosa significhi essere uomini,cari i mei bimbetti buffoni e qualcos’altro .E stavolta e per certo dal canto mio
    io ,per primo le responsabilità anzi, l’avvio di incipit ad una denuncia l’attuerò di subito.
    Statene certi così finiamo e “smetterete” per sempre questa delinquenza a titolo gratuito
    non da indenni.

    Saluti

  20. Spero che il sig. bellavia ci stia prendendo per i fondelli, fingendosi completamente fuor di senno. In tal caso gli faccio i miei complimenti, ha un delirare molto convincente. Ma se così non fosse, credo sia crudele e ingeneroso rispondergli e provocarlo.
    @ Maria Grazia Calandrone
    La sua poesia pare sbucata fuori da un’altra epoca, e non tanto per l’armamentario formale o i temi (ai quali la mia fantasia associa, d’istinto, l’immagine d’un qualche gruppo scultoreo tardorinascimentale), quanto per il classicismo tragico che sa incarnare, con aristocratico sprezzo delle più recenti forme di compromesso e mediazione. Il che mi colpisce e mi affascina non poco, ma mi pone anche qualche problema. Mediterò e forse le scriverò qualcosa di più sensato. Nel frattempo la ringrazio.

  21. @bellavia
    Brrr. Che paura.

    Ci scusiamo con Maria Grazia Calandrone. Volendo, si potrebbe prendere sul serio le parole di bellavia ed eventualmente censurarle, ma se lei è d’accordo pensiamo sia opportuno lasciarle dove sono. Ci sembra infatti che costituiscano, a loro modo, un documento interessante – un contributo per uno studio futuro sulla discussione critica in rete.

  22. Sono d’accordo sul non censurare. Ma soprattutto perchè questa testimonianza potrebbe tornare utile per uno studio sulle nevrosi e psicopatologie varie dell’epoca 2.0.
    Comunque sia, “peace & love” a tutti!!

  23. @ Cari ospiti LP LC: Non credo sia lecito riarrotolare la lingua in bocca ai provocatori. Credo piuttosto che siano sulla terra apposta per ricordarci quanto sia labile il confine. Dunque lasciamo in chiaro al Signor Chebruttastrada ciascuna della sue parole, che proprio in forza dell’anonimato per me non rivestono valore alcuno. Ma sono, come ben dite Voi e Lucia, un esempio smagliante di cosa possa lo schermo sulla psiche umana. Sono più che certa che al primo sguardo “vero” ciascuno dei tori si ridurrebbe in cenere – o in sorriso, che in questo caso sono quasi sinonimi.
    @veteroecc. : grazie a lei per la cura, che apprezzo. Io parlo solo delle cose che autenticamente mi toccano e voglio credere che la poesia indichi ancotra la direzione dove siamo tutti la stessa persona. Anche io e Chebruttastrada, magari. Dunque gli esperimenti formali mi “servono”, alla lettera, solo se mi autano a raggiungerTi. Nel caso del libro in questione, tutto mi si era aperto, il mondo mi appariva propriamente chiarissimo e ordinato. A questo debbo la provvisoria limpidezza. Ma accoglierò qualsiasi suo suggerimento o critica con gratitudine.

  24. Quello sono io ed è il mio nome e cognome .semplicemente ,amo prendere sul serio ciò che scrivo e vorrei fosse reciproca la cosa d’ambo le parti per chi ascolta e poi di nuovo, viceversa da parte mia quando leggo.spiacente per l’irruenza porta nel commento su ma quando si viene travisati e abbozzati
    per manierismi e retoriche e falsazione sulla riga inconcludente e inveritiera da altre fonti,come spesso accade a chiunque ,mi arrabbio e divento parecchio poco tollerante.Prendo con serietà la poesia e lo strumento quale è e che rappresenta in tutto : ergo,non sono mai stato d’accordo sulla retorizzazione e speculazione che fa si che gli si attribuisca il suo essere “visione d’altri” , dei lettori e non di chi la scrive ,per concludere subito in un abbozzo.Per me non è ciò che “ci” (sottolineando invece proprio la seconda persona singolare ma anche la prima plurale sottintesa-che non sta scripta) vedi ma ciò che è: intento primo dell’autore e fine.

    Dopodichè mi congedo e saluti

  25. caro marcello bellavia, le chiedo scusa, ma siccome frequento l’ambiente della poesie e corollari più o meno dal 1990 e non avevo mai sentito il suo nome l’avevo ritenuto una seconda persona di fantasia.
    dunque le rispondo: nella mia esperienza il se stesso che scrive è una mera occasione, un magazzino. non so chi e dove abbia scritto che la poesia sia una visione dei suoi lettori ma anche questo mi pare un eccesso di fantasia. personalmente ritengo che sia una identificazione il più possibile piena con il soggetto parlante (che raramente diventerà un lettore perché spesso è un po’ morto), ove ci sia, o con l’oggetto parlato – anche il paesaggio, la zolla, i fili d’erba. sarebbe interesssante indagare se questa uscita da sé sia un’attitudine solo femminile. se vuole aiutarmi a comprenderlo, sono qui

  26. Carissima Maria Grazia (Calandrone: o ho omesso il cognome data la strada confidenziale posta qui sul sito) ovviamente,no.Il se è soggetto parlante che si crede sdoppiato o a volte addirittura triplicato nel caso in cui ,si analizza nel presente in paragone al passato e nei diversi stati dal primo all’ultimo (che è l’analisi stessa nel momento stesso)e le evoluzioni e morfismi che la coscienza ha subito sino “ad ora”.Vale a dire nient’altro che una parte conscia e pensante ,che ingloba ed è formata dai vari derivati sin dal primo che la generato e che nel momento in cui parla si discerne da “se stessa” e ponendosi su un piedistallo clinico e analitico crede di poter giudicare :ciò che era ,che è e anche ,magari abbozzare ciò che sarà.Vana e futile presunzione poichè è essa stessa agendi di tutto e parola ultima che modifica se stessa,nel ragionamento in atto ,che fa. Morale della favola in parole nient’altro che una riflessione su come eravamo ,essendo e su come saremo ,scegliendo. Ciò vuol dire che credo nullo e invano poiché, non v’è altro che il deformarsi e derivarsi in mistiche ,che altro non sono che gli oggetti (in seno magari al pensiero stesso) al di fuori di se. Lì in quest’ultimo processo egli- l’io- crede di essere altro (tant’è che parla in terza persona,se non nel delirio quando lo sfiora in plurale majestatis)divenendo fardello di se stesso e convizione patologica che ci sia un altro ,che ne ostenta o magari da buon gemello ne regala osservazioni e caratteristiche feno-logiche (è ovviamente se si spersonalizza del tutto ed è schizofrenico, anche quelle fenotipiche)che invece appartengono al primo quello vero ,caratteriale :l’io generatore ,che è il soggetto parlante(e che personalmente io trovo e poco associo col divino ..ma questa è un’altra storia). La letteratura ma non solo ,anche le scienze non umanistiche,sono piene zeppe da sempre (anzi la percentuale è la maggiore che va per questi termini) di personaggi, scrittori ,pensatori artisti e poeti e chi più ne ha più ne metta ,di gente che la pensa così. Ed è da sempre che esiste invece una minoranza o l’altra parte,che invece la pensa diversamente e si ferma all’io narrante che che crea personaggi o è describendi realtà altre a “ se stessi” ,che non sono altro che le varie componenti della realtà stessa che noi viviamo (dando sempre per certo e volendo tornare indietro di 4 secoli -dato che ormai ci siamo in tutto- al cogito cartesiano).Io faccio parte di quest’ultima schiera che nel presente spera o “pensa” un futuro un po’ più sicuro ,vedibile e vicino e con più fondamenta ,certe che sono il nostro pensiero filtrato nel reale e sparato all’infinito ,sino al punto focale magari l’eldorado di una prossima stanza o tappa o certezza per arricchimento della propria conoscenza e con\nel\ del\e sul creato(la trovo pure la soluzione più astrusa ,complessa e variegata e seriamente donchisciottesca chesi possa prendere eppur la più semplice).

    Ma immagino dato che ora nell’ultimo commento l’ ho riconosciuta;
    immagino sia inutile dirglielo poiché non sono altro che discorsive nozionistiche basilari e spicciole di filosofia e psicologia che hanno nel decorso degli anni, si ahime fatto la storia e il pensiero dell’uomo e di tutti “gli altri “ (e le interrelazioni, tra l’uno e l’atro).
    Dimenticavo:
    non credo(come specificato sopra -dato che appartengono da sempre al collettivo oligarchico che le utilizza- che siano perlopiù femminili le interrelazioni con l’altro fuori da se ma nascenti , dall’individuo come diritto d’appartenenza alla natura
    E lo studio e conoscenza che ne può trarre. di certo non per conoscenza –propria dell’uomo-
    poiché quella spetta solo alla branca d’umanità che s’è specializzata in questo(ovvero medico –scientifica).al massimo nei paragoni che se ne possono fare con le altre specie.

  27. Caro Marcello, stabilita la nostra divergenza di opinioni sono felice che qui ciascuno abbia potuto esprimerle serenamente. Io da tempo ho iniziato a coltivare una allergia nei confronti dell’io narrante (specialmente nella contemporaneità: non la trovo una assunzione di responsabilità bensì una conferma politica di solitudine). Ma, come sempre, tutto dipende dai modi. Una buona giornata,

  28. Maria Grazia ,sono davvero dispiaciuto per tutto.perchè il mio era un semplice inneggiare al panorama nel complessivo ,alle sue strategie e a quello che propone .Non volevo assolutamente essere lesivo ,nei tuoi confronti o l’intimità e tutto dei testi tuoi qui presentati o verso la tua poesia.Ho semplicemente preso ad exemplum il post .Auguro anche a te un buon proseguo nel privato e ormai di serata (ho risp. solo ora :poichè sono entrato solo ora nel sito).

    con cordialità

    Marcello

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