Le parole e le cose

Letteratura e realtà

Dall’interno della specie

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di Andrea De Alberti

[È appena uscito per Einaudi Dall’interno della specie, il nuovo libro di poesie di Andrea De Alberti, di cui LPLC nel 2012 aveva pubblicato una scelta di inediti. Propongo sei testi tratti dalla prime due sezioni].

Sediba (sorgente)

Precipitando in una grotta dalla quale non sarebbero più usciti
gli scheletri formano in un perfetto cerchio una famiglia.
A ritrovarli fu un bambino di nove anni, allontanatosi a giocare.
I corpi hanno talloni deboli, segno che gli ominidi
si arrampicavano ancora per mangiare o per difendersi sugli alberi,
i piedi fanno pensare ad una posizione eretta,
le braccia sono muscolose come quelle di una scimmia,
i pollici opponibili come il nord magnetico
che coincideva col sud geografico,
forse per via del ribaltamento del campo terrestre.

 

Resti

Imperfetto è ciò che si è trovato,
l’opera incompleta è trasformata in desiderio
e ha una propria e viva collazione,
essere utile nelle ossa ai nostri simili,
salvaguardare ciò che ci rimane per restare
in una spazio che si fonda su se stesso
e sotto ha un qualcosa che sprofonda.

 

Cronometro sentimentale

Un cronometro sentimentale dovrebbe contenere
qualcuno che ti sogna per come sarai.
Eravamo in un ingorgo diventato terapeutico,
ascoltavamo di più, perché tutto era una strana
digressione della vita verso un punto che se
precipitava ci conteneva tutti.
Può essere che sia passato tanto, poi è emersa
la storia di noi due che ci eravamo attaccati
a un cordone ombelicale per non precipitare
prima che iniziasse il nuovo mondo.

Interno

Io che ogni giorno leggevo Interno
scritta a matita sopra la cassapanca
ma non te lo dicevo, passava un mese
e nella luce della casa le parole sembravano
più chiare, sempre più immaginabili
in un corpo, un movimento come se lì dentro
da stanza a stanza sentissimo già a piedi nudi
nostro figlio urlando corrilo, corrilo sempre
questo rischio e ci bastava per dormirci accanto.

 

La ricerca del padre: leggendo Camus prestatomi da Tomás

Poteva ancora tornare diviso in due tasche
il primo uomo sostenuto da un mondo innocente,
in una prova d’ambientazione fatta di silenzi,
sofferti abbracci, un buon odore che porta il mare
quando si allontana dalla terra alla più triste
consolazione di un’inconsolabile pronuncia.
Poteva tornare in primo piano in questi anniversari
trascorsi in un paragone vuoto,
in un’immobile presenza che mai si discosta
da una struttura ma che ne mangia l’ombra.
Poteva tornare prima della mia ricerca,
perché quando si è figli è sempre la prima
parola quella che conta.

 

Sotto il regno della finzione

Sotto il regno della finzione i segnali
avevano un flusso ordinato dal talamo alla corteccia,
aurore celesti, azzurre virate in un cielo invernale,
pensieri, ricordi, ciò che distingue una specie,
ciò che ci ha consentito di sopravvivere per anni.
Sarebbero state le prove del tempo che avanza con niente.
Dentro a ogni uomo rimane un futuro da riciclare,
paesaggi intravisti a un passo dal nulla,
traguardi pensati la notte, scintille d’infinito,
il corpo sconnesso dell’animale.
Bisogna pensare all’evoluzione della specie
come a una ramificazione cerebrale
che lotta sottoterra per difendersi dal tempo.

 

Sottoterra

Mio zio ha fatto la guerra in una casa sottoterra,
gli portavano di notte da mangiare.
Quando è uscito non riusciva a camminare.
Potrebbe parlare lo stesso, dire semplicemente
che ha vissuto una vita incolore.
Adesso fa il veterinario perché al dolore dell’uomo
non è abituato, preferisce a un malato un cane che muore.

 

[Immagine: Francesco Clemente, Semen (particolare)].

 

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