Le parole e le cose

Letteratura e realtà

Personæ

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di Franco Buffoni

[Il mese prossimo uscirà per Manni Personæ. Dramma in cinque atti e un prologo di Franco Buffoni. Ne pubblichiamo un’anticipazione (il prologo, le prime due scene dell’atto primo e le note finali), ringraziando l’autore].

DRAMATIS PERSONAE

Dopo l’attacco al teatro dove era in corso il concerto-revival del gruppo rock dal grande passato, quattro personaggi “ritornanti” discutono tra loro:
Narzis, professore di filosofia alsaziano, quarant’anni, sposato con
Endy, tecnico informatico ex operaio, trent’anni. Hanno due bambini, Erik e Samuel, nati in Canada tramite GPA, ed è la prima sera che li affidano alla baby sitter.
Veronika, biologa ricercatrice di origini ucraine, trentacinque anni, a Parigi da dieci. Sotto l’aspetto di donna single in carriera, è devastata da una ferita d’amore e d’orgoglio subita a vent’anni.
Inigo, cinquant’anni, prete lefebvriano, che passava di lì per caso (?). Vive a Montmartre in una confraternita sacerdotale coperta intitolata a Dominique Venner, l’uomo che si suicidò nella cattedrale di Notre Dame il 21 maggio 2013 per protestare contro il matrimonio gay.

PROLOGO

Quegli istanti

Bianco, rosso mattone e azzurro
In tenue cromia disposti dagli stucchi
Sui fiori dipinti nel vecchio teatro
Dov’è in corso il concerto-revival
Del gruppo rock dal grande passato.
Lì da sola Veronika,
Una coppia gay con figli a casa in baby sitting,
Un prete léfebvriano che passava per caso (?)
Discutono sullo sfondo del lapsus
Di un cronista tv:
“Sono morti in modo non grave”.
Poiché la tv non può mentire
Per qualche istante fino alla rettifica
I quattro revenant tornano vivi.
E quegli istanti a tempo e luogo –
Al tempo e nel luogo in cui i fatti avvengono
Quando il momento è giunto –
Durano il tempo della nostra
Rappresentazione.

Atto I, scena 1

In Corsica con Endy

Narzis
O quella prima vacanza in Corsica con Endy
Avvinghiato alla montagna a strapiombo sul mare,
Quando solo la cipria teneva alla roccia
Il suo corpo vincendo la forma a tenaglia
Ghigliottina e billets-doux
Billets-doux cachés dans ses foulards
Autour du cou.

Endy
Dans mes foulards
Autour du cou
Il cachait des billets-doux
Et les mots guillotinés “Nar/zis/qui/t’/aime”
Qui t’ zis Nar aime
QuiNart’zisaime.

Veronika
Ma questa è chimica allo stato puro
Chimica dei sentimenti e dell’attrazione
Della scomposizione degli elementi
Endy il tuo genio riesci a farmi sorridere–

Inigo
Ed io piango grido e m’indigno
Su voi che giocate col mondo e le parole
Senza rendervi conto dell’abisso—

Narzis
L’abisso… o sì che c’era
Ma la cipria il corpo alla roccia tratteneva
Proteggendo per me i suoi
Muscoli tesi.

Inigo
Ecco continua, continuate stolti
A prendervi gioco dell’abisso
In cui lì precipitaste.

Un fruscio d’acqua improvviso zittisce Inigo, mentre Veronika si china, raccoglie qualche goccia nel cavo della mano, odora soppesa analizza…

Veronika
E’ tiepida, viene da un impianto di riscaldamento
Non è potabile.

Endy
Io comincio a morire di sete…

Veronika
Parlate di meno, vi conviene.

Intanto il gruppo guidato ora da Narzis ora da Inigo prosegue con cautela il cammino alla ricerca di un’uscita.

 

Atto I, scena 2

Lucertole vive

Endyche ultimamente è diventato un fan del cervello quantico (passione da Narzis tollerata con indulgente sguardo) – si volge verso Veronika:
Il potere del cervello quantico sta tutto nella semplicità con cui spiega i meccanismi di programmazione del cervello stesso…

Endy continua abbassando lo sguardo:
E anche come gli elementi estranei a noi lo programmino nostro malgrado. Quindi ci dà la chiave per aprire la porta dietro la quale c’è quanto desideriamo e solitamente ci appare lontano e difficile.

Inigo
Che cosa, Endy, ti appare lontano e difficile?

Narzis
Bravo Endy, tesoro, ma non ti affaticare a rispondere ora—

Inigo
Vedi di non narcotizzarlo, Narzis
Come il tuo nome suggerisce—

Narzis scrolla le spalle bofonchiando, alle prese col cellulare.
Non riesco ad avvertire la ragazza che tardiamo…

Endy
Si addormenterà con loro, la troveremo domattina.

Inigo
Che cosa ti appare lontano e difficile, Endy?

A Inigo non viene data risposta, Narzis trascina via il ragazzo, entrambi col cellulare in mano.

Inigo
Che cosa ne pensi, Berenice?

Veronika
Perché mi chiami Berenice?

Narzis volgendosi di scatto
Perché è il tuo nome in greco, significa
“Colei che porta la vittoria”.
Speriamo sia così.

Inigo
Certamente conosci la tradizione
Che collega il tuo nome a vera icona,
La sacra immagine sul panno di lino
Del volto di Nostro Signore.
Tu sei alchimista nel nome e di fatto
In laboratorio se ti concentrassi
Con fede ancora potresti
Compiere miracoli.

Veronika
Ho un ventaglio di nomi che s’aprono
Alle storie d’autore
In una vita monca che non riconosce
Miracoli e signori.

Inigo
Quando sei nata?

Veronika
Perché me lo chiedi? Il nove di luglio.

Narzis e Endy ritornano sui loro passi.

Inigo
Me l’ero immaginato. Tu sei bella
E sei il ritratto di santa Veronica Giuliani
Vissuta alla fine del Seicento e canonizzata nel 1834.
Il nove luglio è la sua festa, sta su tutti i calendari…

Narzis
Attenta Veronika all’inganno, quella della Giuliani
E’ una storia che ho studiato,
Un intero corso di Foucault sull’argomento:
Era bellissima, è vero–

Inigo
Ma non voleva maritarsi. Che c’è di male?
Ad altro era chiamata e ben lo dimostrò.

Narzis
Qui sta l’inganno, Veronika, pensa che – scelto il convento
Per aver pace con le sue visioni – Veronica Giuliani fu accusata
Di unioni delittuose col demonio. Allora la poverina
Continuò a ferirsi con crocifissi a punta–

Inigo
Conficcandoseli nelle deboli carni… Narzis tu il martirio
Non sai cosa significhi. E’ la più alta forma di donazione di sé…

Narzis
Tanto che dalle consorelle Veronica fu denunciata al Sant’Uffizio
E poi presa in custodia da quelle care iene dei gesuiti.

Inigo
Càpita ai santi d’essere fraintesi…

Narzis
Per appurare se realmente i demoni abitassero in lei
I buoni padri con le candele la sverginarono
E poi con mazze e con bastoni…

Inigo
Ma Veronica offrì a Dio le sofferenze…

Narzis
Per penitenza le imposero
Di mangiare le sue feci e persino
Di ingoiare lucertole vive…

Inigo
Tutto sopportò la poverina
Per la maggior gloria di Dio…

Narzis
Quante ne avrebbe sulla coscienza il tuo dio
Se esistesse. Veronica in ginocchio
Su un pavimento di pietra cosparso di piccoli chiodi
Costretta con un ferro tra le gambe, scriveva
“Non v’è niente, v’è solo dolore”.

Inigo
Ma anche “patire per amore mi dà forza, mi dà vita”.
Con dignità sublime, volta alla purificazione.
Queste cose Narzis tu non puoi capire…

Narzis
Anche l’Inquisizione adesso tu difendi!
Ma vergognati!

Endy e Veronika si guardano negli occhi e – pur di lasciarli litigare da soli – decidono di uscir fuori. Ma fa molto freddo e la visione è ancor più desolante che all’interno: un alto invalicabile muro li separa dalla città.

NOTE

Dramatis Personae

Narzis e Endy. Da Narziß und Goldmund di Herman Hesse, 1930. In inglese Narcissus and Goldmund porta anche il titolo di Death and the Lover. Qui però Goldmund (Boccadoro) diventa Endy (da Endymion) il pastore dal fiato di miele, cantato tra gli altri da John Keats nel poema omonimo.

Narzis – Narciso, dal greco Nàrkisos, tratto da narke, sapore. E’ il nome del fiore dalle proprietà antispasmodiche che ha originato la parola narcotico. Come scrive John Keats nella prima strofa dell’Ode a un usignolo:
Mi duole il cuore e un pesante torpore i sensi
Mi opprime, come se di cicuta avessi bevuto
O fino alla feccia vuotato un narcotico denso
Da poco, e verso Lete fossi sprofondato.

Endy – Endimione, figlio di Etlio e Calice, oppure di Zeus e Calice, fu dapprima re dell’Elide, poi Zeus lo fece custode di morte e vecchiaia. Altri racconti lo legano a una grotta sul monte Làtmos, dove si sarebbe addormentato e dove sono ambientati i suoi amori con Selene. Secondo un’altra versione del mito, Endimione sarebbe stato punito da Zeus e sprofondato nell’Ade per essersi innamorato di Era. Kerényi interpreta il nome di Endimione come “uno che si trova dentro”, stretto dalla sua amante “come in un solo vestito comune”. Secondo Lübker, Endimione sarebbe la personificazione del sonno che coglie all’improvviso. La sua connessione con Selene e il ciclo lunare richiama il tramonto periodico della luna nel suo movimento mensile.

Veronika – Vera icona. Apparentemente dura e determinata, ma con una grande ferita d’amore e d’orgoglio subita a vent’anni e mai del tutto sanata. “Lui era gay come questi due, ma in Ucraina non lo poteva dire e fingeva. Fingeva con me”. Veronika è un’insicura e non riesce a stare da sola; cerca sempre di attirare l’attenzione e di circondarsi di persone dalle quali si aspetta approvazione. Questo consente agli altri di avere molto potere su di lei. Il suo nome in greco, Berenice, significa “vittoriosa”.

Inigo – Vicino alle teorie negazioniste (“Olocausto? Non c’è prova che sia avvenuto”), Inigo in gioventù definì i partigiani “una setta comunista” e bruciò pubblicamente una copia degli Atti del Concilio Vaticano II; frequenti sono anche i suoi attacchi alla politica della chiesa cattolica sugli immigrati e i richiami a Sant’Ignazio, suo protettore: Inigo Yànez de Onazy.

[Immagine: Maschere teatrali].

2 commenti

  1. Ricordo ai più piccini, e segnalo al sacerdote marziano-lefebvriano di Buffoni
    che Dominique Venner NON, ripeto NON si è ucciso “per protestare contro il matrimonio omosessuale”, e NON, ripeto NON era cristiano.

    Questa è la lettera con la quale Venner spiega il suo gesto.

    Les raisons d’une mort volontaire

    Je suis sain de corps et d’esprit, et suis comblé d’amour par ma femme et mes enfants. J’aime la vie et n’attend rien au-delà, sinon la perpétuation de ma race et de mon esprit. Pourtant, au soir de cette vie, devant des périls immenses pour ma patrie française et européenne, je me sens le devoir d’agir tant que j’en ai encore la force. Je crois nécessaire de me sacrifier pour rompre la léthargie qui nous accable. J’offre ce qui me reste de vie dans une intention de protestation et de fondation. Je choisis un lieu hautement symbolique, la cathédrale Notre Dame de Paris que je respecte et admire, elle qui fut édifiée par le génie de mes aïeux sur des lieux de cultes plus anciens, rappelant nos origines immémoriales.
    Alors que tant d’hommes se font les esclaves de leur vie, mon geste incarne une éthique de la volonté. Je me donne la mort afin de réveiller les consciences assoupies. Je m’insurge contre la fatalité. Je m’insurge contre les poisons de l’âme et contre les désirs individuels envahissants qui détruisent nos ancrages identitaires et notamment la famille, socle intime de notre civilisation multimillénaire. Alors que je défends l’identité de tous les peuples chez eux, je m’insurge aussi contre le crime visant au remplacement de nos populations.
    Le discours dominant ne pouvant sortir de ses ambiguïtés toxiques, il appartient aux Européens d’en tirer les conséquences. À défaut de posséder une religion identitaire à laquelle nous amarrer, nous avons en partage depuis Homère une mémoire propre, dépôt de toutes les valeurs sur lesquelles refonder notre future renaissance en rupture avec la métaphysique de l’illimité, source néfaste de toutes les dérives modernes.
    Je demande pardon par avance à tous ceux que ma mort fera souffrir, et d’abord à ma femme, à mes enfants et petits-enfants, ainsi qu’à mes amis et fidèles. Mais, une fois estompé le choc de la douleur, je ne doute pas que les uns et les autres comprendront le sens de mon geste et transcenderont leur peine en fierté. Je souhaite que ceux-là se concertent pour durer. Ils trouveront dans mes écrits récents la préfiguration et l’explication de mon geste.
    Dominique Venner

    Les manifestants du 26 mai auront raison de crier leur impatience et leur colère. Une loi infâme, une fois votée, peut toujours être abrogée.

    Je viens d’écouter un blogueur algérien : « De tout façon, disait-il, dans quinze ans les islamistes seront au pouvoir en France et il supprimeront cette loi ». Non pour nous faire plaisir, on s’en doute, mais parce qu’elle est contraire à la charia (loi islamique).

    C’est bien le seul point commun, superficiellement, entre la tradition européenne (qui respecte la femme) et l’islam (qui ne la respecte pas). Mais l’affirmation péremptoire de cet Algérien fait froid dans le dos. Ses conséquences serraient autrement géantes et catastrophiques que la détestable loi Taubira.

    Il faut bien voir qu’une France tombée au pouvoir des islamistes fait partie des probabilités. Depuis 40 ans, les politiciens et gouvernements de tous les partis (sauf le FN), ainsi que le patronat et l’Église, y ont travaillé activement, en accélérant par tous les moyens l’immigration afro-maghrébine.

    Depuis longtemps, de grands écrivains ont sonné l’alarme, à commencer par Jean Raspail dans son prophétique Camp des Saints (Robert Laffont), dont la nouvelle édition connait des tirages record.

    Les manifestants du 26 mai ne peuvent ignorer cette réalité. Leur combat ne peut se limiter au refus du mariage gay. Le « grand remplacement » de population de la France et de l’Europe, dénoncé par l’écrivain Renaud Camus, est un péril autrement catastrophique pour l’avenir.

    Il ne suffira pas d’organiser de gentilles manifestations de rue pour l’empêcher. C’est à une véritable « réforme intellectuelle et morale », comme disait Renan, qu’il faudrait d’abord procéder. Elle devrait permettre une reconquête de la mémoire identitaire française et européenne, dont le besoin n’est pas encore nettement perçu.

    Il faudra certainement des gestes nouveaux, spectaculaires et symboliques pour ébranler les somnolences, secouer les consciences anesthésiées et réveiller la mémoire de nos origines. Nous entrons dans un temps où les paroles doivent être authentifiées par des actes.

    Il faudrait nous souvenir aussi, comme l’a génialement formulé Heidegger (Être et Temps) que l’essence de l’homme est dans son existence et non dans un « autre monde ». C’est ici et maintenant que se joue notre destin jusqu’à la dernière seconde. Et cette seconde ultime a autant d’importance que le reste d’une vie. C’est pourquoi il faut être soi-même jusqu’au dernier instant. C’est en décidant soi-même, en voulant vraiment son destin que l’on est vainqueur du néant. Et il n’y a pas d’échappatoire à cette exigence puisque nous n’avons que cette vie dans laquelle il nous appartient d’être entièrement nous-mêmes ou de n’être rien.

    http://www.dominiquevenner.fr/2013/05/la-manif-du-26-mai-et-heidegger/

  2. Ecco le scena completo di PERSONAE:
    Dramatis Personæ

    Prologo – Quegli istanti

    Atto I, scena 1 – In Corsica con Endy
    Atto I, scena 2 – Lucertole vive
    Atto I, scena 3 – Io Berenice, vera icona
    Atto I, scena 4 – La mia cifra di battaglia

    Atto II, scena 1 – Il venditore di niqab
    Atto II, scena 2 – I quattro esseri alati
    Atto II, scena 3 – Massimo edonistico individuale
    Atto II, scena 4 – In un altro senso

    Atto III, scena 1 – Certamen
    Atto III, scena 2 – Jisei
    Atto III, scena 3 – Vaudeville
    Atto III, scena 4 – In pratica un sonetto

    Atto IV – Attraversamento della morte in otto quadri, come
    1 Genio soffocato
    2 Generi della luna
    3 Pietas e pietà
    4 Incredulità
    5 Liberazione
    6 Effimera bellezza
    7 Esistono gli déi?
    8 Consolamentum

    Atto V, scena 1 – Questa eresia dell’ebraismo
    Atto V, scena 2 – Un meteorologo dilettante

    Note

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