Le parole e le cose

Letteratura e realtà

Ipotesi di felicità

| 2 commenti

di Alberto Pellegatta

[È uscito da poco per Lo Specchio Mondadori il nuovo libro di poesia di Alberto Pellegatta, Ipotesi di felicità. Ne presento alcuni testi].

Anabasi

Invece che lasciare a altri –
invidiosi o stregati – il compito
di scrivere una motivazione
preferisco dirvi io stesso perché
prendere in considerazione il mio lavoro.
Non solo questo travestimento finale.
Magari gialla, come un fiume interrato, ma potabile.

O invece erano in gabbia gli uccelli?
Considerati i tuoi precedenti, anche
il cibo ti mangerà le frasi. Mediante ebollizione
le gocce più intelligenti dell’acqua
confermano: per vivere serve qualcosa di più.

*

L’apprendista

Avremo la felicità del capriolo.
Sassi – ormai castori – scali
in sfacelo. La pioggia notturna
indebolisce le parole che rimangono.
Tre gradi in più e saremmo morti.

Il lago emette luce nel disinteresse,
una frizione quasi melodica.
Parla pure, anche se è sconveniente,
per dirmi almeno come imprimerla.
Se le bufere del passato abbiano incrociato le stelle.

La notte nebbiosa degli ortolani
trasporta cori di lupi intonati.
Potremmo vederci da te alle tre e mezzo e basta
da quelle parti l’acqua uccide i poeti romantici

e le abitudini si moltiplicano insostenibili.

*

La collera degli ermellini

a Geoffrey Chaucer e Jack Underwood

L’ermellino assomiglia alla donnola, e quindi a un bicchiere di latte bollito o, per gli inglesi, alle caviglie di una ragazza castana. Detesta le zone agricole, passa le giornate nel buco di un muro a guardare il panorama immobile dei fiumi che scorrono. Lungo le pareti arcua il dorso ben più dei gatti. Un contadino, incontrandone due esemplari, ne ferì uno a sassate, per poi venire attaccato alla nuca dall’altro. Al loro grido ne sbucarono molti altri dai cespugli, e per poco il tizio non ci rimase secco. Il loro numero varia di anno in anno e le lumache sono responsabili di questo fenomeno: durante le annate piovose gli ermellini se ne nutrono, anche se a volte queste ospitano un parassita letale, l’analogia.

*

Bar Venus, Barcellona

Quando fuori innaffiano le strade
cresci nei giardini, dentro le radici
congelata. Tentazione, erba.
Qualcosa di caldo
quando iniziamo.

Ti confeziono un pacchetto di spazio sicuro
e di presentimenti.

*

Entravi appena dalla porta, gelsomino
avevi ancora labbra di ciliegia
sulla bocca. Occhi grandi. Noci
nella notte di ginepro. Erano
espressioni del fuoco.

Adesso la tigre muore nella neve giapponese
e se chiamo nessuno risponde.
Non bacio e non bocca. Non sento
più quel gusto di cannella bugiarda.

Verde era il clima – blu il silenzio
delle docce.

 

[Immagine: Foto di Luigi Bussolati, dalla serie Skin of the World (particolare), copyright].

2 commenti

  1. poesie post-cucchiane

  2. Restando ai testi (quindi sorvolando sulla scelta di Pellegatta come autore mondadoriano. così come ci sia dovrebbe interrogare sulla scelta di un libro come quello di Ponso, I ferri del mestiere, pieno di pecche metriche)
    Questi testi rivelano ingenuità evidenti e a tratti imbarazzanti.
    Il tutto è scandito nella quiete di una zona di comfort, con versi che si muovono secondo schemi classici, senza urti.
    “Invece che lasciare a altri -” e arrivano gli immancabili due aggettivi “invidiosi o stregati”
    il “perché” che chiude il verso per aprire al successivo
    Le classiche interrogazioni a inizio scansione “O invece erano in gabbia gli uccelli?”
    E poi le solite chiuse con la morale incorporata “per vivere serve qualcosa di più” o “e le abitudini si moltiplicano insostenibili”
    le chiuse ad effetto le ritroviamo anche in autori meno confortevoli ma pur sempre già letti come la Policastro con “Il futuro, quando non ci riguarda, crea allarmi di routine” o “La cronaca, quando è a corto di notizie, esaspera le sue vendette”. Almeno qui c’è ipotesi di tentativo. Ma in Policastro non si va comunque oltre un libro di cover di poesie sanguinettiane. siamo ancora lì.

    In Pellegatta siamo ancora a: “Labbra di ciliegia sulla bocca” “la notte nebbiosa degli ortolani” “la pioggia notturna indebolisce le parole” “quando fuori innaffiano le strade”

    e soprattuto “Avremo la felicità del capriolo”

    Questa è la poesia che desiderate, di cui avete bisogno?

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