Narrativa

1) Elena Ferrante, L’amica geniale, edizioni e/o, p. 54
2) Valeria Parrella, Lettera di dimissioni, Einaudi, p. 27
2) Sandro Veronesi, Baci scagliati altrove, Fandango, p. 27
4) Francesco Permunian, La Casa del Sollievo Mentale, Nutrimenti, p. 25
5) Milo De Angelis, La corsa dei mantelli, Marcos y Marcos, p. 24
6) Antonio Moresco, Gli esordi, Mondadori, p. 22
7) Sergio Garufi, Il nome giusto, Ponte alle Grazie, p. 21
8) Laura Pugno, Antartide, minimum fax, p. 18
8) Andrea Tarabbia, Il demone a Beslan, Mondadori, p. 18
10) Paolo Di Paolo, Dove eravate tutti, Feltrinelli, p. 16
11) Chiara Daino, L’eretista, Sigismundus Editrice, p. 12
12) Giorgio Fontana, Per legge superiore, Sellerio, p. 10
12) Domenico Starnone, Autobiografia erotica di Aristide Gambia, Einaudi, p. 10
14) Jacopo Nacci, Dreadlock!, Zona Editrice, p. 9
15) Alessandro Baricco, Mr. Gwyn, Feltrinelli, p. 8
16) Valerio Evangelisti, One Big Union, Mondadori, p. 6
16) Ferruccio Parazzoli, Altare della patria, Il Saggiatore, p. 6
16) Valerio Varesi, La sentenza, Frassinelli, p. 6
19) Emanuele Tonon, La luce prima, Isbn, p. 5
20) Andrea Camilleri, La setta degli angeli, Sellerio, p. 4
20) Gabriele Dadati, Piccolo testamento, Laurana, p. 4
22) Fernando Acitelli, Sulla strada del padre, Cavallo di ferro, p. 3
22) Filippo Belacchi, Cinque racconti e una resa dei conti, peQuod, p. 3
22) Maurizo Bettini, Per vedere se, il melangolo, p. 3
22) Marco Codebò, La bomba e la Gina, Round Robin, p. 3
22) Riccardo D’Anna, Falso movimento, Memori, p. 3
22) Francesco Forlani, Chiunque cerca chiunque, Edizioni communiste dandy, p. 3
22) Silvana Grasso, Il bastardo di Mautàna, Marsilio, p. 3
22) Emanuele Kraushaar, Maria De Filippi, Alet, p. 3
22) Margaret Mazzantini, Mare al mattino, Einaudi, p. 3
22) Enrico Piscitelli, Nessun paradiso, Round Robin, p. 3
22) Massimo Pulini, Gli inestimabili, Cartacanta, p. 3
22) Elisabetta Severini, Se anche tu non fossi il mio, Instar, p. 3
34) Simone Cerlini, Segrete, BrainGNU, p. 2
34) Michele Fianco, Swing, Polìmata, p. 2
34) Matteo Speroni, Brigate nonni, Cooper & Castelvecchi, p. 2
37) Giorgio Falco, La compagnia del corpo, :duepunti, p. 1
37) Elena Stancanelli, Un uomo giusto, Einaudi, p. 1 

Poesia

1) Cristina Alziati, Come non piangenti, Marcos y Marcos, p. 72
2) Maria Grazia Calandrone, La vita chiara, Transeuropa, p. 43
3) Rosaria Lo Russo, Nel nosocomio, Transeuropa, p. 38
4) Alessandro Broggi, Coffee-table book, Transeuropa, p. 29
5) Giovanna Frene, Il noto, il nuovo, Transeuropa, p. 18
6) Enrico Piergallini, Generazioni, Sigismundus Editrice, p. 16
7) Carlo Franzini, Per Default, Book Editore, p. 15
8) Roberto Roversi, Trenta miserie d’Italia, Sigismundus Editrice, p. 14
9) Giovanna Bemporad, Esercizi vecchi e nuovi, luca sossella editore, p. 12
10) Salvatore Ritrovato, Cono d’ombra, Transeuropa, p. 11
11) Jacopo Galimberti, Senso comune, Le voci della luna, p. 10
12) Paolo Lanaro, Poesie della scala C, L’Obliquo, p. 9
12) Stefania Portaccio, La mattina dopo, Passigli, p. 9
14) Alfano Giancarlo (a c. di), La fisica delle cose. Dieci riscritture da Lucrezio, Giulio Perrone Editore, p. 8
15) Alessandra Cava, rsvp, Polìmata, p, 7
16) Fabiano Alborghetti, Supernova, L’arcolaio, p. 4
17) Alessandra Carnaroli, Femminimondo, Polìmata, p. 3
17) Francesco Dalessandro, L’osservatorio, Moretti&Vitali, p. 3
17) Mariangela Guàtteri, Stato di assedio, Anterem Edizioni, p. 3
17) Gilda Policastro, Antiprodigi e passi falsi, Transeuropa, p. 3
17) Alberto Toni, Democrazia, La Vita Felice, p. 3
17) Antonio Trucillo, La nuvèla, Marietti 1820, p. 3
23) Nadia Agustoni, Il peso di pianura, Lietocolle, p. 2
23) Jonida Prifti, Ajenk, Transeuropa, p. 2

Saggi

1) Daniele Giglioli, Senza trauma, Quodlibet, p. 42
2) S. Luzzatto-G. Pedullà, Atlante della letteratura italiana, II, Einaudi, p. 33
3) Paolo Zanotti, Dopo il primato. La letteratura francese  dal 1968 a oggi, Laterza, p. 23
4) Franco Cordelli, L’ombra di Piovene, Le Lettere, p. 21
5) Pasquale Di Palmo, Lei delira, signor Artaud. Un sillabario della crudeltà,  Stampa Alternativa, p. 18
5) Gabriele Frasca, Un quanto di erotia. Gadda con Freud e Schrödinger, Edizioni d’If, p. 18
7) Giorgio Agamben, Altissima povertà, Neri Pozza, p. 16
8) Giovanni Agosti, Le rovine di Milano, Feltrinelli, p. 15
8) Andrea Cavalletti, Suggestione, Potenza e limiti del fascino politico, Bollati Boringhieri, p. 15
10) Remo Ceserani, L’occhio della Medusa, Bollati Boringhieri, p. 14
11) Emanuele Coccia, La vita sensibile, Il Mulino, p. 12
11) Francesca Serra, Le brave ragazze non leggono romanzi, Bollati Boringhieri, p. 12
13) Hanna Serkowska (a c. di), Finzione, cronaca, realtà, Transeropa, p. 10
14) L. Briasco-M.Carratello, La letteratura americana del ‘900, Einaudi   p. 9
14) Paolo Febbraro, L’idiota, Le Lettere, p. 9
14) Maurizio Ferraris, Anima e iPad, Guanda, p. 9
17) Stefano Rodotà, Elogio del moralismo, Laterza, p. 7
17) Angela Borghesi, Genealogie. Saggisti e interpreti del Novecento, Quodlibet, p. 7
17) Stefania Sini, Michail Bachtin. Una critica del pensiero dialogico, Carocci, p. 7
17) Elettra Stimilli, Il debito del vivente. Ascesi e capitalismo, Quodlibet, p. 7
21) Federico Batini, Comprendere la differenza, Armando Editore, p. 6
21) Bonomi-Borgna, Elogio della depressione, Bollati Boringhieri, p. 6
21) Luciano Canfora, Il mondo di Atene, Laterza, p. 6
21) Pietro Citati, Elogio del pomodoro, Mondadori, p. 6
21) Martina Corgnati, I quadri che ci guardano. Opere in dialogo, Compositori, p. 6
21) Umberto Curi, Via di qua, Bollati Boringhieri, p. 6
21) Barbara Fiore, Tuareg, Quodlibet, p. 6
21) Salvatore Lupo, L’unificazione italiana, Donzelli, p. 6
21) Isabella Mattazzi, L’ingannevole prossimità del mondo. Forme della percezione nel romanzo moderno, Arcipelago Editore, p. 6
21) Monica Pacini, Da casa Pintor, Viella, p. 6
21) Bruno Pischedda, Scrittori polemisti, Bollati Boringheri, p. 6
21) Amedeo Quondam, Risorgimento e memoria, Donzelli, p. 6
21) Luigi Sanchi, Feudo Italia. Diario di un cervello in fuga, Sigismundus Editrice, p. 6
21) Emanuele Severino, La morte e la terra, Adelphi, p. 6
21) Francesco Stoppa, La restituzione, Feltrinelli, p. 6
21) Enrico Testa, Una costanza sfigurata, Interlinea, p. 6
21) Luigi Zoja, Paranoia, Bollati Boringhieri, p. 6
38) Danilo Zoio, Sulla paura, Feltrinelli, p. 5
39) Pino Corrias, Vita agra di un anarchico, Feltrinelli, p. 4
39) Riccardo De Benedetti, Céline e il caso delle «Bagatelle», Medusa, p. 4
39) Ezio Raimondi, Un teatro delle idee, Rizzoli, p. 4
42) Sebastiano Ardita, Ricatto allo stato, Sperling & Kupfer, p. 3
42) Ginevra Bompiani, L’attesa, et.al. Edizioni, p. 3
42) Allegri-Ciccarelli, La furia dei cervelli, Manifestolibri, p. 3
42) Vanni Codeluppo, Chi ha ucciso la tv?, Bollati Boringhieri, p. 3
42) Giovanni De Biagio, Hegel e Spinoza. Dialogo sul moderno, Guanda   p. 3
42) Giuseppe De Rita, L’eclissi della borghesia, Laterza, p. 3
42) R. Finocchi-D.Guastini (a c. di), Parole chiave della nuova estetica, Carocci,  p. 3
42) Imma Fiorino, Uffici, Einaudi,  p. 3
42) Franco Frabboni, La sfida della didattica. Insegnare di meno, apprendere di più, Sellerio, p. 3
42) Roberto Gigliucci, Croce e il barocco, Lithos, p. 3
42) Gabriele Lolli, La guerra dei trent’anni (1900-1930). Da Hilbert a Gödel, ETS, p. 3
42) Niva Lorenzini, Sanguineti e il teatro della scrittura, Franco Angeli,   p. 3
42) Claudio Sensi, Parole di fuoco, parole di gelo, Trauben, p. 3
55) Sandro Gerbi, Mattioli e Cuccia, Einaudi, p. 2
55) Paolo Puppa, Racconti del palcoscenico. Dal Rinascimento a Gadda, Liguori,  p. 2
55) A. Zamperini-M. Menegatto, Cittadinanza ferita e trauma psicopolitico, dopo il G8 di Genova, Liguori, p. 2
55) Tommaso Falconieri Di Carpegna, Medioevo militante, Einaudi, p. 1
55) Ugo Mattei, Beni comuni. Un manifesto, Laterza, p. 1

Altre scritture

1) Franco Arminio, Terracarne, Mondadori, p. 87
2) Gianni Celati, Passar la vita a Diol Kadd, Feltrinelli, p. 46
3) Vanni Santoni, Se fossi fuoco, arderei Firenze, Laterza, p. 40
4) Alessandro Leogrande, Il naufragio, Feltrinelli, p. 27
5) Valerio Magrelli, Il Sessantotto realizzato da Mediaset, Einaudi, p. 25
6) Andrea Inglese, Commiato da Andromeda, Valigie Rosse, p. 19
7) Mauro Covacich, L’arte contemporanea spiegata a tuo marito, Laterza, p. 14
8) Concita De Gregorio, Così è la vita, Einaudi, p. 12
8) Michela Marzano, Volevo essere una farfalla, Mondadori, p. 12
10) Claudio Magris, Livelli di guardia, Garzanti, p. 11
11) Roberto Deidier, Gabbie per nuvole, Empiria, p. 7
12) Fulvio e Carla Abbate, Le avventure di super Trappi, :duepunti, p. 6
12) Antonia Arslan, Il cortile dei girasoli parlanti, Piemme, p. 6
12) Stefano Bartezzaghi, Come dire, Mondadori, p. 6
12) Salvatore De Matteis, Essendo capace di intendere e di volere. Guida al testamento narrativo, Sellerio, p. 6
12) Franco Fabbri, Album bianco, Il Saggiatore, p. 6
12) Gianfranco Franchi, L’arte del piano B, Piano B Edizioni, p. 6
12) Chiara Frugoni, Storie di Chiara e Francesco, Einaudi, p. 6
12) T. Lo Porto-D. Marotta, Superzelda, minimum fax, p. 6
12) Matteo Melchiorre, La banda della superstrada Fenadora-Anzù, Laterza, p. 6
12) Maria Pace Ottieri, Chiusi dentro, Nottetempo, p. 6
12) Enrico Palandri, Flow, Barbera, p. 6
23) Tommaso Munari (a c. di), I verbali del mercoledì. Riunioni editoriali Einaudi 1943-1952, Einaudi,  p. 5
24) Igort, Quaderni russi, Mondadori,  p. 4
24) G.Mozzi-V. Binaghi, 10 buoni motivi per essere cattolici, Laurana, p. 4
24) Rosella Postorino, Il mare in salita, Laterza, p. 4
24) Enrico Rava, Incontri con musicisti straordinari, Feltrinelli, p. 4
24) Alfredo Stussi, Maestri e amici, Il Mulino, , p. 4
29) Silvia Bortoli, Come sono finita dove sono finita, Cicero, p. 3
29) Maria Grazia Calandrone, L’infinito mélo, luca sossella editore, p. 3
29) Olga Campofreda, Caffè Trieste, Giulio Perrone Editore, p. 3
29) Andrea Carraro, Da Roma a Roma, Ediesse, p. 3
29) Guido Ceronetti, Ti saluto mio secolo crudele, Einaudi, p. 3
29) Tiziano Colombi, Santi patroni padani, Effigie, p. 3
29) Maria Jatosti, Per amore e per odio, Manni, p. 3
29) Giancarlo Liviano D’Arcangelo, Le ceneri di Mike, Fandango, p. 3
29) Marino Magliani, Amsterdam è una farfalla, Ediciclo,             p. 3
29) Rossella Milone, Nella pancia, sulla schiena, tra le mani, Laterza, p. 3
29) D. Pietrobono-R. Sacchettini, Il teatro salvato dai ragazzini.  Esperienze di crescita attravreso l’arte, Edizioni dell’Asino, p. 3
29) Michele Rak, L’occhio barocco, :duepunti, p. 3
29) Claudio Rossi Marcelli, Hello Daddy!, Mondadori, p. 3
29) Ilaria Maria Sala, Lettere dalla Cina, Una città, p. 3
29) V. Santoni-M.Salimbeni, L’ascensione di Roberto Baggio, Mattioli 1820, p. 3
44) Cesare De Michelis, Tra le carte di un editore, Marsilio, p. 2
44) Sandro Modeo, Il Barça, Isbn Edizioni, p. 2

Come da regolamento, è escluso dalle votazioni il libro Teoria del romanzo (il Mulino, 2011) di Guido Mazzoni. Flavio Santi ha escluso da questa votazione, per la sezione dei Saggi, il suo libro Non altro che un chiosare (Edizioni Joker, 2011).

[Immagine di apertura: Top of the Pops (gm)]

49 thoughts on “Classifiche pordenonelegge-Dedalus dicembre 2011: risultati totali

  1. @ Massino

    da Wikipedia (con aggiornamento inaffidabile):

    Dura [Podenone]lex, sed [minor] lex: la frase, tradotta dal latino letteralmente, significa dura [la] legge [di Pordenone], ma [è minor] legge. Più propriamente in italiano: “La legge [di Pordenone legge] è dura, ma è (sempre) [minore] legge” (e quindi [non va] va rispettata comunque [come non va rispettata la maggiore]).

    @ Stan

    Ce lo fai un bel dialogo tra i primi classificati e gli ultimi!?

  2. Dialoghetto a richiesta

    A – Eccoci sulla Classifica, amico mio. Cosa scarichiamo?
    B – No, ti prego, evitiamo il pestaggio usuale. Il destino mi ha assegnato il compito di traccannare in disparte, cosa vuoi che m’importi d’una Classifica di Valori Solo Presunti?
    A – E’ fatale che gli amici chiedano una tua morale.
    B – Sono inadatto a impartire lezioni. E ho in uggia i Valori Morali. Scusami, ma sono povero d’acqua; mi rincresce, preferisco fare l’avvoltoio e ingrassarmi del mio Nulla.
    A – Niente di buono cresce su un campo avvelenato.
    B – E se parli, ti bruciano sul patibolo della Critica Che Conta.
    A – Cosa conta?
    B – I tormenti di chi chiede udienza. Senti, facciamo così: io provo a sputare sangue sull’argomento e tu, in cambio, mi gratti l’alluce per due ore di seguito.
    A – Uno scambio equo; accetto.
    B – Allora … Di Classifica non si discute: si scorge cercandosi, poiché ogni umano vuole la sfilata; poi si depreca e si deplora, si lacrimizza perché assenti, oppure si assapora il dolce del Punto acquisito e, calzato il guanto, si applaude all’iniziativa. Quanto più in basso sarà la posizione, tanto più rancore crescerà; se il sangue pulsa da lassù, ecco che il viso arrossisce e depone la spada. Chi è escluso dal rude conteggio, come un vomere tagliente si scaglia contro i vetri.
    A – Dunque la Classifica non si discute, si ama o si odia.
    B – Proprio così. In questa faccenda, chi sta fuori per scelta, chi si auto-esclude dal gioco di società, viene indicato come sospetto. Vuole farne parte, smalignano i difensori. E’ tutto rancore, svergognano altri.
    A – E a Sciro tutti sono abituati a mentire.
    B – Zitto, amico, prima che il moderatore ti strappi la voce.
    A – Hai fiato per continuare?
    B – Un amico, scrittore affamato, mi ha chiesto: perché la cerimonia dei Palati Fini mi evita? Hanno sentiro parlare di Perrella e non di me?
    A – E tu cos’hai risposto?
    B – Di esserne fiero. Chiunque tu sia, gli ho detto, togliti dai piedi finché sei in tempo: la fame di fama esaurirà la mensa e resteranno solo gli avvoltoi …
    A – … resterai tu, dunque …
    B – … marciremo tutti nel medesimo Nulla; perché agitarsi per amare l’identica donna?
    A – E lui, il tuo amico scrittore?
    B – Le piccole ali delle Grandi Tarta Rughe sorvolano il suo paesaggio senza vederlo e la sua aspirazione di scrittore in potenza si sconsola. Dunque esorcizza la Classifica: fino al massacro prossimo, sempre sgrassando i nomi cercando il suo; e intanto fa capolino la demenza, lo spavento, la deflagrazione, la pistolettata.
    A – Inaudito. E tutto per farsi segugio di un boccone amaro.
    B – Diciamocela tutta: finché esisterà la Critica Riconosciuta, il fascino arcaico dell’aura, quel compulsivo desiderio di essere coperto di applausi, non troverà pace; ognun spera, in cuor suo, e al di là di ogni pronostico, di distinguersi tra i Sacro Santi. Meglio girare i pollici, credimi. O rubare seni; infilarsi in letti ospitali; scavare come vecchie talpe; meglio sbattere la barba su lanci di uova, o assaporare la salsedine, o trascinarsi al largo. Ma siamo antichi, amico mio; calpestiamo ciò che di noi ci fa partecipare al giuoco per restare noi stessi.
    A – E puzziamo …
    B – … di pesce, come …
    A – Alt! Non ti svelare!
    B – Sì, scusami; per un attimo il volto precedeva la maschera.
    A – La Critica, però, regola le liti e dice il Bene delle Lettere … E’ Riconosciuta e riconosce.
    B – Non scherzare, ti prego. Oggi è un’arma bugiarda nello sguardo; fruscio e non musica, conteggio di tramonti e non scelta nemica. Itaca è un’isola dove i cani vengono fatti re.
    A – Stai offendendo.
    B – Offendo, offendo. E’ il mio modo di vendicarmi. L’esistenza stessa della Critica Separata (dallo scrittore) mi offende; reagisco come posso.
    A – Stai citando Oscar Wilde.
    B – No, Majakovskij. Insomma, si spartiscono i voti, delegati e manuntengoli, gruppi di limitrofi e singoli rampicanti verso le seggiole schiodate della Religione della Presenza, tutti bravi a scrutare la confraternita. Cosa si nasconde dietro? Una Religione del Potere? Una Forma Gruppistica? Un’Ormone di Frodo? Una Smorfia di Gomito? Una Bocca Sbavando? Centro Braccia in Croce? Grida più Forti? Cosa – simulando qualità di vortice – segna a vanvera stabilendo traffico? Sai cosa ho risposto al mio amico scrittore?
    A – Dimmi.
    B – Procedi sulla pagina ballonzolante, squagliati al sole, decomponiti in cumulo, ruzzola nel glucosio, ruggisci in metafora, ghigliottina il gorgo, imbavaglia il tribunale e, dissolvendoti una volta per tutte, tieniti sul tuo lastrico: quei Cadaveri Lettori sono solo subdola retrospettiva. Lasciali al loro sgomitare.
    A – Farsi segno d’una assenza programmata.
    B – Hai presente Mao?
    A – Il Grande Timoniere?
    B – Proprio lui. Siediti sulla riva del fiume e aspetta …
    A – … il cadavere …
    B … di ogni Classifica …
    A – … Chi acclama il vincitore …
    B – … acclama l’assassino.

  3. stan, se il dialoghetto è a richiesta, non potrebbe essere inviato semplicemente al destinatario?
    mi intristisce leggere queste imitazioni pedestri delle operette morali, con tutte queste maiuscole da concettoni filosofici, poi…

    sulla classifica: non ho letto quasi nessuno dei libri proposti. mi sento però di convenire con chi ha votato veronesi nella categoria romanzi. baci scagliati altrove è un esempio felice della narrativa di questo scrittore che, mi sembra, si trova a suo agio nel narrare di figure lievemente stralunate che si muovono in un universo dai tratti quasi fumettistici; lo stridore con la presenza del male, presente ad esempio nel racconto sulla tartaruga (non ricordo il titolo…), mi ha dato belle sensazioni mentre leggevo. ottimi anche “profezia” e “morto per qualcosa”.
    di saggi non ne ho letti molti, ma sono contento che “senza trauma” di giglioli sia in alto.

  4. Gentile Lorenzo Marchese,
    se apprezza il Veronesi non potrà mai capire cosa sto maldestramente imitando. La lascio alle sue “belle sensazioni”. Lei, però, per cortesia, mi lasci alle mie farneticazioni. Non essendo, il suo nome, tra gli orologi che battono il tempo di LPLC, il suo diritto di lacrimare per un autore è pari al mio di rispondere a una richiesta. O forse intende dire che io sono fuori tema? La accontento: nel grembo del tema miro sempre a sbagliarlo. Prosit.

    PS: riescire a intristire un lettore di Veronesi mi da una gioia incommensurabile, mi creda.

    La saluto, sino alla prossima scampagnata.

  5. @elena, non sono numeri di pagina, sono punti

    dal sito dedalus:

    “Sono molti anni che Alberto Arbasino invoca un coefficiente di qualità con cui ordinare delle classifiche, fra i libri, alternative a quelle di vendita. Come mai alberghi e ristoranti si misurano a stelle (o a forchette & cappelli) e per qualcosa di almeno altrettanto nobile come i libri contano solo ed esclusivamente i dati di mercato? È come se il ristorante migliore venisse considerato McDonald’s. Fino a qualche decennio fa esisteva una “società stretta”, per dirla con Leopardi: una comunità di lettori che sapeva quali fossero le opere da leggere. Oggi non è più così; è venuta meno qualsiasi proporzione fra libri d’intrattenimento e libri di qualità. È da molto tempo che il successo (o l’insuccesso) nelle vendite, di qualsiasi “prodotto culturale”, sembra azzerare ogni discussione sul valore delle opere d’arte, nonché addirittura sui contenuti – gli stili di vita, le visioni del mondo, le aspettative di futuro – che da sempre esse veicolano. Se l’unico parametro di misura si riduce al mero strapotere del mercato, quello della letteratura rischia davvero di ridursi a un ruolo ornamentale.”

    Con queste parole ad aprile dell’anno scorso iniziava l’avventura della Classifica di qualità promossa da pordenonelegge e dai tre membri fondatori del Premio “Stephen Dedalus” – Alberto Casadei, Andrea Cortellessa, Guido Mazzoni.

    Venivano individuati 100 ‘Grandi Lettori’ che, professionalmente o meno, seguissero la letteratura contemporanea: critici e scrittori ma anche redattori editoriali, artisti, cineasti, attori, filosofi, sociologi, ecc., accomunati da un’età fra la trentina e la cinquantina.
    A scadenze regolari questi lettori hanno valutato i libri di letteratura italiana usciti negli ultimi mesi; e la somma dei voti ha dato vita a una classifica.”

  6. ” imitazioni pedestri ” non è un insulto alla persona che ha scritto il testo? Comunque, per non far sentire Stan completamente solo nella sua follia, vorrei dire che anche io, tendenzialmente, mi rallegro, in astratto, quando si intristisce un lettore entusiasta di Sandro Veronesi.

  7. Sono anch’io perplesso riguardo alle alte posizioni della classifica. Non ho letto l’ultimo Veronesi, ma il sacrosanto diritto al pregiudizio mi fa storcere ugualmente il naso. Non per questo, però, mi pare utile insistere sulle accuse di consorteria e scambi di favore (cui stan elegantemente accenna nel suo dialoghetto filosofico). Reputo la teoria del complotto un sintomo isterico della deriva culturale tardocapitalista. Il problema, in fondo, è molto più semplice e più misero: l’abitudine al poco costringe al compromesso introiettato. Probabilmente ci saranno, tra i tanti elettori, anche votazioni strategiche o prodigalità amicali, ma mi pare assurdo additare al sistema. Nella storia della fortuna letteraria moderna, che io sappia, non è mai esistita una larga e unanime giuria che dettasse legge in maniera illuminata, ma sempre giudizi parziali e fallaci, fatti da uomini presi dall’emergenza del loro tempo e soggetti a gusti volatili e idiosincrasie. Probabilmente il sentimento di riprovazione per queste classifiche nasce da una feroce nostalgia per qualcosa che non è mai stato, l’idealtipo della critica illuminata. Un desiderio – inconscio, perlopiù- di totalitarismo ideologico di cui tutti i moderni hanno fatto esperienza. Eppure, io avrei timore di una giuria siffatta, che certamente saprebbe scegliere il meglio che rispondesse alle proprie vocazioni e principi, ma rischierebbe di tagliare fuori, a prescindere, l’emergenza dell’inatteso. Ciò non significa che non si debba condurre le proprie battaglie personali, difendere il proprio orto (estetico) e la propria idea di mondo. Ma non reputo la classifica Pordenonelegge una minaccia per la letteratura italiana, e se capisco chi preferisce ignorarla, non comprendo affatto chi le si scaglia contro con violenza, con l’illusione di fronteggiare un potere. Mi pare assai difficile che duecento persone di diversa estrazione culturale, operanti in diversi dipartimenti universitari e case editrici concorrenti, possano fare comunella – a meno che non si teorizzi una P5 (o P6, ormai ho perduto il conto) di intellettuali italiani che porti avanti un piano per il rinnovamento delle patrie lettere. Se qualcuno possiede documenti a riguardo, intercettazioni, pizzini, vada subito a denunciarli a un magistrato o spifferi tutto ai giornali, chissà quanto ne parlerebbero nei talk show pomeridiani e serali, con Mara Venier scandalizzata e Bruno Vespa a strofinarsi le mani sul plastico di Pordenone, chissà quanti dettagli succulenti potrebbe rivelarci a riguardo Lory del Santo. Credo che sia doveroso un sano esercizio di realismo, e guardare a questa classifica sotto una luce più cruda e smorzata. Per quanto mi riguarda, il suo valore operativo di segnalazione, per niente assoluto, mi ha reso un gran servizio finora. Basta sapersi muovere criticamente, senza dare troppe cose per scontate. Come si usa fare con qualsiasi operazione critica, fosse anche Contini o Auerbach. Detto ciò, chiederei solo un chiarimento alla redazione, che potrebbe fugare alcuni miei dubbi: ogni quanto viene rinnovata la classifica? E ad ogni rinnovo tutti quanti rivotano ex-novo? Come accade che le opere precedentemente in classifica gradualmente scompaiano? Esiste un qualche discrimine temporale che le include tra i contendenti solo per un dato periodo? Questo vorrei capirlo, perché se si trattasse di una classifica dei libri usciti negli ultimi mesi del 2011, ecco, sarebbero molto più spiegabili quei Veronesi e Baricco lassù in alto e quella Mazzantini un po’ più in basso, che avrei preferito non leggere mai in una simile lista.

  8. @TS(ex-g) be’ intanto Baricco e Mazzantini stanno al 15° e 22° posto, ben sotto molti giovani scrittori interessanti, alcuni dei quali pure privi di una casa editrice “forte” che li spinga. E allo stesso modo nella sezione “altre scritture” vedo De Gregorio e Bartezzaghi, altrove spintissimi, ben sotto altri meno visibili ma ben più interessanti volumi. Già questo mi sembra, rispetto alle classifiche di vendita, un valore.

  9. Caro Talk Show,
    le spiego la mia polvere. A me, della Classifica non frega un fico secco. Che si giochino la partita come vogliono. Il passo dove sembra ch’io accenni a consorteria e scambi di favore è, molto semplicemente, una mia elaborazione letteraria di una diatriba tra due tipi d’Andrea: Inglese e Cortellessa, avvenuta intorno al 15 novembre 2011 su Nazione Indiana sotto un articolo dal titolo «Fare lobby». Se ne avrà voglia, se la legga; ne trarrà spunti interessanti (c’è anche un mio dialoghetto sulla Classifica). Per quanto mi riguarda, alzo la spada per glorificare la retorica del commento, non per avere ragione o per incoronare il mio discorso di futili complottismi. Ora le chiedo: cosa devo fare del cadavere del vincitore?

    Al prossimo taglio, suo

    Stan. L.

  10. secondo me, tranne il settimo posto della narrativa, tutto il resto fa schifo, il più pulito ha la rogna, è un magna magna, conventicole, consorterie, mafie e scambi di favore.

  11. @stan
    La retorica non è mai retorica e basta, altrimenti è cattiva retorica. Comunque ho inteso il messaggio, se vuole fare “solo della letteratura”, niente in contrario: nel genere mi pare che se la cavi. Spero solo che il suo snobismo sia coltivato a ragione. Per quanto riguarda il cadavere, è sempre la stessa antica diatriba: stai con Antigone o con Creonte? Tutti hanno un debole per Antigone, direi una nostalgia, la sua via è sacra, chiunque riconosce la priorità della legge divina contro ogni ragione. Seppellire il cadavere e chiudere la storia, fare perfetto il cerchio a futura memoria. Ma temo che la storia, se la modernità qualcosa insegna, prediliga Creonte – lo scandalo istituzionalizzato, la scommessa di una giustizia umana, la solitudine dell’inconciliato. Sofocle, pare, spinge verso Antigone; Jean Anouihl ce ne mostra tutta la miseria. Qual è il cadavere del vincitore? Quello di Antigone, che sceglie la morte piuttosto che la resa dell’anima, o quello di Creonte, che perde l’anima mandandola a morte? Negare strenuamente ogni compromesso, o farsi strazio per guidare la nave in mezzo alla bufera? Per latitanza di una legge divina che ci confermi chi ha torto o chi ha ragione, io non ho ancora scelto.
    Sperando che si riesca a leggere sotto la lettera, la saluto inguainando la spada.

  12. @ stan
    con calma. appigliarsi a un mio giudizio su un autore per emettere giudizi di valore sprezzanti all’indirizzo del “lettore di veronesi” cretino e lacrimevole non le sembra un po’, come dire, infantile, arrogante?
    poi, non capisco questo bisogno di alzare il tono. ho solo chiesto in tono duro ma sommesso, visto che negli ultimi tempi mi capita spesso di leggere i suoi dialoghetti, di non averli più così di frequente sotto gli occhi. sulla questione pordenonelegge, fra l’altro, aveva già dialogato, definendola, qui, un “gioco di società legittimo e indolore”:
    http://www.nazioneindiana.com/2011/11/15/fare-lobby/
    dunque, quello che le ho chiesto nel precedente commento è: perché insistere? non mi sembra abbia cambiato sensibilmente idea. quindi?
    non voglio insultare in qualche modo lei come persona, ci mancherebbe (@massino: fra imitazioni e imitatori c’è una differenza non sottile, se riesce a coglierla: se posso insultare lei, come persona, lo faccio con gioia); semplicemente chiederle di ridurre questi suoi dialoghetti, che mi sembrano brutti, pretenziosi, non divertenti, non interessanti se non come, per l’appunto, imitazione uscita male. la mia è una semplice domanda dettata dallo sfinimento=). non me ne voglia.

    va da sé che concordo, tranne la parte su veronesi, con talk show, e soprattutto su questo:

    Credo che sia doveroso un sano esercizio di realismo, e guardare a questa classifica sotto una luce più cruda e smorzata. Per quanto mi riguarda, il suo valore operativo di segnalazione, per niente assoluto, mi ha reso un gran servizio finora. Basta sapersi muovere criticamente, senza dare troppe cose per scontate. Come si usa fare con qualsiasi operazione critica, fosse anche Contini o Auerbach.

  13. ecco, si, segnalare. a me non pare così difficile, o disprezzabile, o condannabile. come si dice in questi casi: offrire un servizio. da accettare esattamente come si accetta la “naturale” distribuzione dei volumi sugli scaffali di una libreria, o dei sughi dopo il reparto pasta. non so, a me sembra naturale. il problema è che per parlare con la gente bisogna essere d’accordo con loro, prima di aprire bocca, almeno al 90%. e pensare che LPELC ci aveva provato! insomma, cosa c’è di più condivisibile di un anti-sistema? i piccoli contro i grossi, l’ingegno contro la forza, indiani vs cowboys! e invece no e giù a farsi domande: ma chi c’è dietro il contro-sistema? chi stabilisce il contro-sistema? ci vorrebbe il contro-sistema del contro-sistema, quello si ch’è gonzo! e un ur-contro-sistema? ma questa è una democrazia ridicola, chi vivrebbe in un posto come questo? facciamo un sito per parlare del sito, un blog per parlare del blog. qui parliamo dei testi che leggiamo, prego. che leggiamo, non che c’inventiamo eh! perchè i testi esistono, e anche gli autori. e se si perdesse meno tempo a scrivere cose su cose che non sussistono (perchè i dialoghi dei democratici sono solitamente fatti a due voci: chi dice e chi risponde; non due monologhi, perchè quelli sono cattivi e reazionari, ecco. mia nonna dice sempre: se ti dico aglio, te non devi rispondermi cipolla!) e magari leggersi qualcosa di qualcuno dei Grandi Lettori (ma basterebbe anche conoscere qualcosa dei redattori di LPELC) non solo si capirebbe la lista, ma anche un minimo di criterio di scelta. ora in realtà è questa la critica che potrei muovere al blog (ma lo dico con tutto lo spirito servizievole e propositivo di cui dispongo): questo dadaismo imperante mi pare agevolato proprio dal vostro silenzio. capisco che in web si possano scegliere solo obiettivi minimi, facili e possibilmente condivisibili, ma o signur che imbroglio! proproniamo uno straccio di poetica, una lettura del mondo rigida, solida e chiara (e non, prego, gli articoli su immigrazione e intellettuali). qualcuno se ne andrà (e ce lo auguriamo tutti!) qualcuno resterà. ma almeno, che bel silenzio! sennò, si può sempre provare col cartello fuori la porta: “vietato agli Homer”. auguri.

  14. Gentile Marchese,
    la prego, smetta di lusingarmi. Non sempre il verso di quattordici sillabe è la somma di due settenari, non crede? Lei sta prendendo a botte il vocabolario. Ma la perdono; in fondo, il mio cuore è di zucchero. Ci rivedremo al cospetto del Dio delle Frittelle. Però badi: non le ho dato del “cretino” e l’uso del termine “lacrimevole” ha un evidente senso ironico, in aggancio con le “belle sensazioni” che lei stesso nomina. Vado a pascolare tartarughe.

    Caro Talk Show.
    è del tutto fuori strada. Se tira in ballo Creonte e Antigone, tenga conto di ciò: l’unico cadavere è quello di Polinice. Il resto arriva dopo, quando sull’esito cala il sipario. Io, comunque, sotto la lettera ci nascondo la polvere. In quanto alla retorica, io sono con Roland Barthes: nascendo, essa Retorica, dalla proprietà, di cui resto del tutto sprovvisto, prendo a riferimento il rovescio del discorso, il quale mai si da come sola forma: l’argomentazione è argomento.

    Carissima Daniela Ugliola,
    cos’è il “sistema”? E’ un’insieme complesso di forze e controforze. La maggior parte dei Grandi Lettori fa da supporto al “sistema”, questo è un fatto verificabile. E in Classifica ci entrano libri prodotti dallo stesso “sistema”, che è pervasivo e classico, inelegante come di qualità. Tutte le scritture regionali convergono nell’unificazione imperiale. Anche con lei voglio essere gentile; le offro le mie considerazioni sulla classifica:

    chiamarla di “qualità” e leggere taluni nomi nei posti alti della classifica della narrativa è un contro-senso. Ho, nella mia grotta, dei primi otto ben cinque titoli. A parte quello, dignitosissimo, di Garufi, i restanti sono del tutto insignificanti; dal sopra-lodato Veronesi (ribadisco Benjamin: due righe mi sono bastate), al deludente (dopo l’affascinante “Sirene”) “Antartide”, se questa è la qualità, mi dispiace, io nutro molti dubbi sulla validità dei Cento Intrepidi. Stesso discorso sulla poesia. Dei primi dieci, quattro sono qui davanti a me: quello della Calandrone (43 punti!) l’ho usato per mettere in piano il tavolo da cucina, l’unico che ho sfogliato con gusto è quello della Lo Russo; Brogi e Bemporad due pacchi! Che dire della sezione Altre Scritture? Solo il fatto che la De Gregorio appaia nell’elenco, mi fa venire il voltastomaco; per non dire del Santoni o del Covacich! Vede, cara Daniela, segnalare in questo modo è stupido; è come srotolare un poema vergato su carta finissima di papiro davanti a un cieco. Cosa può percepire? Il rumore del foglio, la consistenza della materia e poco altro. Gli sfuggirà l’essenza: il testo in sé. La stessa cosa provo nel leggere una classifica così concepita. Come ho già detto, questa Classifica o la si ama o la si odio; da parte mia, non la amo e non la odio: semplicemente la uso come materiale (no, non la Classifica, bensì tutte le discussioni sulla Classifica; sono un magazzino inestimabile di tipicità). Riguardo, poi, alla sua proposta di mettere il cartello “Vietato agli Homer”, che dire? Homer Simpson ha più qualità che cento dei Grandi Lettori che lei invita a leggere … E qui la sfido: mi sa dire un criterio univoco per stabilire cosa sia di qualità?

    Dalla mia pefetta inutilità, la saluto

  15. @daniela ugliola: Io non accetto la “naturale” (?) distribuzione dei volumi sugli scaffali di una libreria. Alcune volte, per la rabbia, li risistemo a modo mio.
    Così non vedo perché dovrei prendere per buono ogni “servizio” in quanto tale. Guardi che anche la classifica di vendita è un servizio: c’è gente che ci lavora, mica viene su da sola.
    Questa classifica è utile, sì, embè? Non la si può criticare?
    Del resto lei stessa si rende conto della scarsa trasparenza con cui questa operazione viene compiuta. Il problema più grosso è che questa classifica impedisce, per com’è strutturata, qualsiasi contestazione, e quindi qualsiasi discussione costruttiva. Io posso benissimo dire che Gli esordi di Moresco è uno dei libri più belli che io abbia mai letto, ma come faccio a contestare il sesto posto se non ho letto i primi cinque? E così sempre, perché non credo si possa umanamente leggere tutti questi titoli, e forse neppure buona parte (a meno che non si faccia altro). Allora in teoria dovrei accontentarmi del fatto che un testo che io apprezzo “ci sia”, prenderne atto, al massimo applaudire. Certo, mi si dirà, l’importante è che ci sia, perché è una lista di segnalazioni di qualità, non si può pretendere che sia perfetta per tutti è inevitabile il disaccordo state sempre a lamentarvi piagnoni criticoni noi siamo il governo del fare voi sapete solo criticare ecc. ecc. Ok. Epperò io mi e vi chiedo: vada la classifica di qualità, ma la qualità della classifica? Secondo me la forma è importante, e non si può considerare una cosa a sé rispetto al contenuto. E la forma-classifica secondo me non è un buon modo per opporsi alle classifiche di vendita. Mi pare che sia sotteso, a questa operazione, un presupposto aristocratico e razzista (per carità, in senso ampio): e cioè che la cosa migliore sarebbe che questa classifica *diventasse* (N. B.: non “sostituisse”) quella di vendita, cioè che i critici decidessero cos’è meglio comprare. Il che, mi pare, non smentisce in alcun modo la logica delle classifiche di vendita: il libro resta un prodotto, che la qualità (tutta da vedere, del resto) si alzi poco cale. Invece la qualità richiederebbe che la si finisse con le classifiche una buona volta, o che si trovasse un modo per renderle *veramente* critiche (cioè criticabili): e se non è possibile, allora più costruzioni organiche di interpretazione della contemporaneità (qualità della critica appunto, e non del “gusto”), giustificate e disposte a essere discusse, cioè più idee e meno punti.

  16. Credo che ormai i vari Paganini saranno costretti a ripetere le loro sviolinate pro/contro ogni volta che quelli di LPLC c’infliggeranno la Classifica di Pordenonelegge. Io ho già dato nella precedente puntata e non insisto. Trovo però ottimo il suggerimento indiretto di Stan: lavoriamo fin d’ora, ciascuno per proprio conto, a una elaborazione letteraria (poema? romanzo?) dell’evento Pordenonelegge. Poi fra qualche anno confrontiamo i risultati, se ci saranno. Il titolo spunto potrebbe essere alla Musil: Una classifica senza qualità.

  17. Quoto il titolo di Ennio Abate… che, tra le altre, mi dicono dalla regia, quelli di NI e di LPLC non lo possono tanto soffrire ché fa il guastafeste e ha in orrore Dedalus, così pare che Cortellessa abbia voluto nella mattinata di ieri dedicargli con forza, ballandolo davanti alla redazione, quella canzone brasiliana che va per la maggiore adesso che tradotto starebbe a dire: “Ah se ti prendo… Abate… ahi se ti prendo!”

  18. Premessa: a me l’idea classifica piace, la avevo letta in passato su nazione indiana, perché è ricca di suggerimenti. Basta non stare troppo dietro all’ordine di classificazione (ma anche standoci dietro è comunque un parametro migliore della insulsissima classifica di vendita in cui le ricette della Parodi e i ghost-writer di Vespa tolgono posto e visibilità a libri veri): è oggettivamente una miniera di suggerimenti per chi vuole seguire l’affollato e ingarbugliato scenario della narrativa italiana contemporanea senza per questo leggere mille blog e quattro quotidiani.
    Credo che il problema, all’origine dell’astio di alcuni, sia che non esiste un parametro oggettivo di qualità, e allora ecco gli zeloti che non vorrebbero vedere neanche un punticino a scrittori sopra le 20’000 copie o che che hanno l’orticaria se c’è il libro di uno famoso (il libro della De Gregorio non l’ho letto e posso supporre, in effetti, che non sia bellissimo, ma allora, piuttosto che venir qui a dire che vederlo in classifica dà il voltastomaco, si potrebbe scrivere una recensione in cui si spiega perché sarebbe brutto, così si rende anche un servizio ai lettori)… In effetti per contestare la (inevitabile) soggettività delle opinioni dei giurati le si oppone altrettanta soggettività: il libro di Veronesi, per esempio, secondo me non è affatto male, un paio di racconti sono ottimi, e quindi mi pare che lo si contesti per il personaggio in sé o per colpe “pregresse” (altri libri, precedenti, magari meno belli – se non il fatto di “vendere”, colpa mortale per alcuni), e se si poi arriva a contestare un gioiello come il contromano di Santoni o il lavoro di un ottimo giornalista (la cui leggerezza è -programmatica-) come Covacich, si capisce che tali (pur legittime!) valutazioni sono tanto soggettive quanto quelle dei giurati, e allora è poco utile dibattere… Si prenda la classifica per quello che è: uno zibaldone di consigli, a volte non condivisibili, più spesso utili, che rimane in ogni caso più interessante della classifica di vendita che occupa spazio su tutti i maggiori quotidiani. Pensate bello se esistessero cinque o sei classifiche come questa, ognuna su un quotidiano nazionale. E’ facile immaginare che darebbero vita a un ricco dibattito letterario.

  19. i giornali non lo farebbero mai, specie quelli che fanno capo a Rizzoli o Mondadori…..però se ogni blog letterario avesse la sua Dedalus trimestrale sarebbe interessante

  20. Mi viene in mente Emily Dickinson. E mi permetto un commento: sono utili le classifiche (di libri, poi!)? Servono a molto?

  21. non credo vada presa come una classifica ma come una lista di segnalazioni. i libri più in alto sono stati semplicemente segnalati da un numero maggiore di scrittori e critici.

  22. E insomma Ennio, dei quasi centosettanta libri (170) non ne va bene nemmeno uno. Forte no? Ma tu hai già dato nella precedente puntata, e dunque non insisti. Che singolarissimo modo di intendere il significato dei verbi dare, e insistere. Ma che libri ti piacciono? Ah, Musil. E a chi è, che ama leggere, che non piace Musil? Ci mancherebbe altro.
    Un abbraccio, con amicizia
    Adelelmo

  23. Come funziona una classifica?
    Poniamo:
    Giurato A: vota per X
    Giurato B: vota per Y
    Giurato C: vota per Z
    Ma può succedere che: i giurati A e/o B non abbiano letto Z, per cui ha votato C, e che C a sua volta non abbia letto X o Y o entrambi (e così via, con varianti).
    E potrebbe succedere che se A e/o B avessero letto anche Z (per cui ha votato C), avrebbero potuto allora cambiare il loro giudizio (ergo la classifica), a patto però che il loro giudizio sia spassionato e non amichevole.
    Allora: come possono entrare in classifica e confrontarsi libri che non vengono letti da tutti i giurati?
    Questione complementare: quanti giurati hanno votato per un libro tra quelli che hanno ricevuto in omaggio e quanti per un libro che si sono andati a comprare?
    Non sarebbe meglio allora (per una questione, diciamo così, di trasparenza) inviare a tutti i giurati gli stessi libri che entreranno poi in classifica, in modo che ogni giurato eserciti la sua scelta sulla base di un campione comune? Non che questo garantisca a priori l’imparzalità di giudizio, ma iMHO la favorirebbe.

  24. Stimolato da alcuni interventi, aggiungo: Altrimenti non si fa una classifica, per dire poi che non è una vera e propria classifica, ma ci si limita a dare dei “consigli di lettura”

  25. @Sergio Garufi

    mi scusi se la importuno, ma il suo intervento è interpretabile almeno in due modi: un sanissimo esercizio di autoironia, nella quale arte è maestro, almeno a giudicare dai bei testi prodotti in Nazione Indiana e nel suo blog (non ho ancora comprato il suo romanzo, e credo di aver fatto male; l’ho però sfogliato a lungo in libreria, quanto mi basta per riservargli in un immediato futuro la lettura integrale, e per consigliarlo agli amici, ciò che però, immagino, le farà perdere un sacco di copie, perché, indirettamente, i tanti nemici lo riterranno sconsigliabile, se non da ardere in un purtroppo prevedibile rogo a fin di bene…); dall’altro un attacco virulento ai molti commentatori che nutrono dubbi non tanto sulla classifica in sé, quanto sulla forma organizzativa, sul meccanismo elettivo che la produce.

    Qui nessuno dice che i libri segnalati non sono quelli giusti, anche se a volte… fa ridere vedere che la De Gregorio nelle classifiche risulta avanti in qualità a Claudio Magris. Comunque…

    Qui si dice, in tanti (compreso Gianni Biondillo che ne era partecipe come grande lettore, o ne è ancora, perché nell’elenco del sito Dedalus c’è a tutt’oggi, nonostante si sia pubblicamente dimesso, al pari di Andrea Inglese, nel post Fare Lobby pubblicato in Nazione Indiana), che prodotta in questa maniera la classifica è espressione sia dei gusti sia degli interessi di una lobby, legittima quanto si vuole, ma una lobby. Ciò è confermato almeno in parte dalla regolarità con la quale certe case editrici piazzano più libri di altre, specie nella sezione poesia. Questo è forse il motivo per cui la classifica trova difficoltà di diffusione nei maggiori media: non è di qualità il sistema con la quale la si produce. Ribadisco che è pure ridicolo che si risulti primi con 54 punti, che sui 1200 a disposizione sono meno del 5%. Tutto qui.

    Suo Larry (S)Mussino

    @redazione

    ” se posso insultare lei, come persona, lo faccio con gioia ” si può scrivere, in base alle nuove regole?

  26. @ stan
    lei è tanto intento alla difesa della sua Retorica, che poco intende quella degli altri. Non si preoccupi, che so decidere da me quanto sono fuori o in pista, e il cadavere che ho scelto di gettarle ai piedi non è più quello di Eteocle o Polinice – lei fa un elenco di tanti Polinice che lascerebbe volentieri al sole e ai corvi, e guarda ca di nessun Eteocle cui tributare onori – ma, con un coup de théatre in sordina, io le propongo direttamente Antigone o Creonte – cadaveri che ancora respirano e scelgono, morti che devono seppellire altri morti. Lei parla di polvere e di retorica, si compiace delle futilità, probabilmente viene dal Novecento tenebroso dei Manganelli o dei Landolfi – cadaveri eccellentissimi, altissimo Novecento – scivola perfino un po’ su Barthes, che ormai è roba che sfoggerebbe pure un salumiere, ma tant’è. Il giudizio che le infliggo, da cadavere a cadavere, è il seguente: lei crede di essere Antigone, e invece è un povero Creonte inconciliato. Un po’ come noi tutti. Grandi cose potrebbero venire da questa tragedia, se solo si fustigasse di kafkiana umiltà. Ma Kafka era Antigone, forse una delle ultime, chissà se ne rinasceranno mai. Non cerchi Antigoni nelle classifiche del Dedalus, a noi è rimasto l’immenso cadavere di Creonte.
    P.S: non avesse ancora capito quel che intendo, faccia un corso di ermeneutica per corrispondenza.

  27. quelli che curano queste classifiche fanno un lavoro a titolo gratuito. già questo mi pare un fatto di grande bellezza. e non si spaventeranno certo per qualche commento irriverente.
    e poi uno strumento del genere non impegna nessuno. non è che uno è obbligato a comprarsi il mio libro perché è il testa alla classifica. è semplicemente interessante pensare come la pensano una serie di lettori forti, non sono tutti i lettori forti che ci sono in italia e immagino che la rosa dei votanti sarà accresciuta.

  28. @stan: sempre mia nonna mi dice che quando si comincia a parlare con una persona bisogna prima verificare i presupposti. bene. la sua definizione di “sistema” mi pare, se posso permettermi, un po’ troppo generica. partiamo da un’assunto più scorciato: sistema è quello che decidiamo (noi, porzione generica di umanità) di chiamare sistema. anche perchè sennò, scusi, ma il negativo dove ce lo mettiamo?? e no! il negativo è importante. il gioco è semplice. se decido (io blog, io stato-nazione, io daniela ugliola) di chiamare “sistema” il mercato delle vendite e della distribuzione letteraria, bene: il mio contro sistema parte da lì. fine. se dico che il mio sistema (quello che io qualifico come sistema) produce delle classifiche di “vendita”, vede, qui l’inghippo c’è, perchè è tutto meravigliosamente oggettivo, parliamo di numeri. ma l’oggettivo diventa simbolico. e qui arriviamo alla distribuzione “naturale” (@Roberto Gerace). sembra che sia naturale, ma non lo è. ora, le classifiche servono a questo. non si tratta di qualità. quello è solo un po’ di ammuina. vogliamo chiamarle “classifiche di attenzione pertinente ma non troppo svincolata ma non troppo dai mercati”? per quanto riguarda i contenuti, su questo, lo ribadisco, lei ha ragione. il problema è che non si può criticare perchè non c’è assolutmente nulla da criticare. sono segnalazioni. che a lei, per giunta, e lo dico proprio perchè so che mi sto confrontando con una persona colta e intelligente, non dovrebbero interessare, perchè lei quei libri già li conosce. possiamo parlare dei libri??? (e però stan, non vomito, cartaigienica, spazzoloni e dentifrici: un po’ di vita!)

  29. ragazze e ragazzi, ma un bel bagno a mare? è fuori stagione, i know, ma insomma vi calmerebbe: state discutendo del nulla.

  30. Concordo con Heroine, ma volendo è anche il “bello” di questo tipo di confronti: vedere fino a che punto può spingersi il nulla e dove può arrivare

  31. @ Tutti
    ribadisco il concetto: a me, della classifica, non frega assolutamente niente. Si tratta, come ho già detto, di un gioco di società legittimo e innocquo (e fondamentamente inutile per le sorti della letteratura). Non sono io che ho parlato di Lobby; sono alcuni dei Grandi Lettori che lo hanno fatto. Punto. Tutto il resto sono parole a vuoto, le mie comprese. Il problema è – ma è un problema vostro – che io lo so e ci gioco su, mentre la maggior parte di voi prende tutto troppo seriamente. Se si imparasse il valore dell’ironia – e della farsa e della parodia (quella agita, non quella studiata o spiegata nelle accademie) – il discorso stesso ne guadagnerebbe. Più Manganelli e meno Saviano, più Savinio e meno Policastro. Alzo i calici e brindo alla mia stupidità.

    PS: Noto, e senza stupirmi più di tanto, che è davvero difficile accettare la diversità. Chiunque, qui e altrove, può permettersi di definire un libro “un gioiello”, mentre se un’altro definisce lo stesso libro “una colossale cagata” viene subito aggredito. Nessuno dei due giudizi è argomentato, entrambi sono lapidari, eppure solo quello “in negativo” viene stigmatizzato. Perché? Ma anche di ciò mi frega ben poco. Come ho detto nella discussione sulle nuove regole, chiunque commenta espone solo le proprie macerie, umane e culturali.

    Un augurio: fate buon uso delle macerie.

    Stan. L.

  32. Sono d’accordo con Heroine ed Ellida. Sembra che certa gente non abbia nulla da dire e nulla da fare.

  33. “Ribadisco che è pure ridicolo che si risulti primi con 54 punti, che sui 1200 a disposizione sono meno del 5%. Tutto qui.”

    non è un bene? significa che i voti sono molto distribuiti

    +savinio -policastro suona molto bene, ma non mi pare né che detta policastro abbia ottenuto chissà che risultato, né che savinio sia in gara…

    chi si infuria e si lamenta forse forse sogna solo un posto da giurato…

  34. che brutta roba, il ricorso all’invidia. se critichi qualcosa è perché sei invidioso, come si fa a controbattere? non è un argomento, è un modo per sabotare qualsiasi discussioni. “chi si lamenta lo fa perché vorrebbe essere un giurato”. e se mi lamento io, che sono giurato e compaio in classifica? sarà sicuramente perché volevo stare più in alto. insomma, forse l’unico titolato a parlare è il primo, tutti gli altri zitti. dite quello che volete, per me la storia del primo con 50 voti non è una bella cosa, anche perché, e la matematica non è un’opinione, significa non che i voti sono ben distribuiti, ma al contrario, che l’assenteismo è molto alto, e basta un gruppetto di 8 persone circa per determinare il primo di ogni categoria. 8 su 200, cioè meno di un quinto. e in teoria, e probabilmente anche in pratica, ci son stati casi (tipo frasca) di autori che hanno vinto non solo essendo stati votati da pochi, ma pure letti da pochi, e questo sfido chiunque a convincermi che è un buon segno. poi, ripeto, io conosco bene un organizzatore del dedalus, so quanta passione gratuita ha messo in questa iniziativa, e lo ringrazio per avermi chiamato a farne parte, ma ciò non mi può esimere dal dire che alcune cose non vanno e che converrebbe almeno rifletterci su. la lista degli autori nominati in classifica (quorum ego) rivela che o questo paese non sa produrre letterariamente niente di meglio, oppure molti degli addetti ai lavori non sanno fare il loro lavoro. io propenderei per la seconda ipotesi.

  35. L’assenteismo si può calcolare: sommando i punti assegnati in narrativa si ottiene 378, quindi se quelli in palio sono 1200 vuole dire che hanno votato il 31.5% dei giurati.

  36. anch’io ho fatto due calcoli. se la narrativa arriva a 378 (cioè il 31,5% dei voti a disposizione dei votanti), la saggistica tocca i 460, la poesia 337 e altre scritture 440. nessuna delle quattro categorie raggiunge il quorum, per dirla referendariamente, anzi neppure il 40%. in politica sarebbe considerata nulla, questa consultazione. dedalus non conta una cippa perché i primi a non crederci sono i suoi stessi votanti.

  37. Giusto per precisare: i lettori non votano per forza per tutte le categorie (io ad esempio ho scelto di non votare per la sezione “poesia”), perciò mi pare un po’ difficile fare un calcolo del genere… Inoltre nessuno mi obbliga a usare tutti e 6 i punti: potrei anche votare due libri dando un punto a testa.
    Per me il problema rimane piuttosto la trasparenza (ovvero pubblicare chi ha votato cosa); inoltre si potrebbe ipotizzare di stabilire una soglia minima (che ne so: un libro per entrare in classifica deve essere votato da almeno 3 lettori).

  38. simone, so bene che non tutti votano per tutte le categorie, ma il calcolo fatto è lo stesso più che legittimo, non a caso facevo il parallelo referendario. se si è chiamati a votare 4 referendum insieme (come i 4 generi letterari), si può non votarli tutti, sta di fatto che il quorum per ogni singolo referendum non terrà conto dell’affluenza generale, ma di quella singola. se sei favorevole ad abrogare la legge che liberalizza i servizi idrici e non ti esprimi sul nucleare, su quest’ultimo quesito non sarai contato. io credo che questi dati siano la spia di un malessere, che sarebbe bene analizzare e curare. fingere che vada tutto bene significa affossarla. l’idea di una classifica di qualità in sé è ottima. spero che ci sia presto modo di regolarne meglio i meccanismi perché voglio potermi vantare di comparirvi.

  39. Una cosa che non ho capito e che m’interesserebbe sapere è: qual è il bacino iniziale di scelta? i libri che arrivano in redazione, quelli che ciascuno propone, tutte e due le cose? perché sembra (ma poi magari mi sbaglio) mancare un razionale (ad esempio: potrebbero essere prese in considerazione 50 case editrici, e ciascuna partecipa con lo stesso numero di volumi…): lo stesso che sembra affliggere le antologie, dove certo si raccolgono voci buone o ottime ma più secondo le casualità della vita e delle conoscenze (in senso positivo e non clientelare, certo) che di uno scrutinio di un numero di testi in qualche modo rappresentativo di tutto ciò di pubblicato sopra un certo livello. Mi rendo conto che si tratterebbe di un lavoro immane, ma avere delle regole (di partecipazione, di valutazione, di voto) chiare e scritte aiuterebbe non poco. Non metto in dubbio che Transeuropa ha ottimi titoli di poesia, eppure è difficile non insospettirsi della sproporzione dei titoli in lista rispetto a qualsiasi altra casa editrice… perché nessun volume di Crocetti, Manni, Campanotto, Puntoacapo, PeQuod, ecc? non hanno pubblicato nulla di abbastanza valido nel 2011 o i loro libri non sono stati considerati?

  40. Non mi fido più. Qualche tempo fa mi son procurato un libello in cima ad una classifica tipo questa. 22 euro. Un omogeneizzato letterario. E’ rimasto a pagina 136. Le ultime 126 pagine le ho lette perché è costato 22 euro.
    So bene che sarebbe opportuno che dicessi il titolo e le ragioni per cui mi sembra un “omogeneizzato letterario” (definizione veramente oscura che, io stesso, se non l’avessi letto, non comprenderei). Ma voglio impersonare proprio quel consumatore tignoso che scrive nei forum per lamentarsi. Uno sfogo, insomma.
    Buona giornata.

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