Le parole e le cose

Letteratura e realtà

Tre anni in uno, scarso. Intervista con Andrea Fogato

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cropped-schel2-1.jpgdi Claudio Giunta

[Dal 18 al 27 aprile LPLC sospende la sua programmazione ordinaria. Per non lasciare soli i nostri lettori, abbiamo deciso di riproporre alcuni testi e interventi apparsi all’inizio del 2012, quando i visitatori del nostro sito erano circa un quinto o un sesto di quelli che abbiamo adesso. È probabile che molti dei nostri lettori attuali non conoscano questi post. L’intervista con Andrea Fogato è uscita il 3 febbraio 2012].

Laureato in Lettere all’Università di Trento, nel 2010 e nel 2011 Andrea Fogato ha lavorato in uno di quegli istituti a cui ci s’iscrive per recuperare gli anni scolastici, prima come insegnante di italiano e storia, poi come impiegato. Si tratta, a tutti gli effetti, di una scuola: ci sono le aule, gli insegnanti, una segreteria, una direzione. Sono attivi vari corsi di studio: liceo, ragioneria, geometri e ITAS (Istituto Tecnico Attività Sociali). Le lezioni si svolgono per lo più al mattino, talvolta al pomeriggio. Gli insegnanti spiegano e fanno sostenere verifiche. A metà anno viene anche rilasciata una pagella. Si possono fare due o tre anni in uno. L’anno della maturità fa caso a sé per le ragioni che si vedranno. Da ottobre a maggio l’istituto prepara lo studente a sostenere l’esame di idoneità (alla classe terza se per esempio si frequentano la prima e la seconda) o l’esame di maturità presso una scuola paritaria con la quale l’istituto ha stretto un accordo di collaborazione. Immagino che molti sappiano come funziona questa macchina. Io non lo sapevo, e Fogato mi ha aiutato a farmene un’idea un po’ più precisa.

Cos’è un centro per il recupero degli anni scolastici? Come funziona? Chi ci lavora?

È un’azienda come un’altra. Un’azienda che, per sopravvivere, deve assicurare ai suoi clienti un certo risultato. Nel contratto che viene stipulato si garantisce al cliente, nel caso di bocciatura, la gratuità del successivo anno di studi: di fatto, il rischio è minimo, la promozione è quasi assicurata. Il corpo docenti è formato da laureati che non hanno trovato spazio nella scuola pubblica. Di solito vengono assunti con contratti a tempo determinato o a progetto; l’azienda preferisce che abbiano la partita IVA. Sono quindi dei collaboratori pagati a ore. La maggior parte di loro ha un’altra attività, anche se la direzione tende a dare l’orario pieno a tutti, in modo da avere un corpo insegnanti ridotto. Succede così che un laureato in Lettere insegni italiano, storia, geografia, filosofia e storia dell’arte per classi di liceo scientifico o geometri, che vanno dalla prima alla quinta. Nella scuola pubblica una cosa del genere è impossibile: qui invece si può, dato il livello generalmente basso delle lezioni.

Perché il livello delle lezioni dev’essere per forza basso? Se un insegnante è bravo perché non può fare il suo lavoro come e meglio che nella scuola pubblica?

La qualità degli insegnanti c’entra poco. Se bisogna svolgere il programma di due o di tre anni in un anno solo, è chiaro che questo programma dev’essere molto ridotto. Inoltre, la direzione cerca di pagare il minor numero di ore possibile agli insegnanti. Perciò agli studenti viene data solo un’infarinatura generale sulle varie materie. Per esempio, gli studenti di terzo e quarto anno del corso per geometri in sette ore di lezione settimanali svolgono l’insieme delle materie tecniche (scienza delle costruzioni, estimo, topografia, disegno tecnico). In una scuola pubblica le ore di materie tecniche per la classe terza (per la sola classe terza) sono dodici. In una terza o quarta liceo scientifico, in questi centri, le materie letterarie (italiano, latino, storia, filosofia, storia dell’arte) si fanno in sette ore settimanali; nella scuola pubblica in quattordici. Perciò possiamo dire che, mediamente, in questi centri i programmi vengono svolti in un quarto del tempo che s’impiega nelle scuole normali. Se in queste ultime l’argomento «Dante Alighieri» viene trattato in due mesi, qui gli si concedono al massimo cinque ore di lezione. E bisogna poi aggiungere che questi istituti cominciano le lezioni all’inizio di ottobre e le terminano alla fine di maggio: quattro settimane di lezioni in meno rispetto alla scuola pubblica. Alle famiglie viene detto che il recupero dei programmi didattici di più anni in uno è reso possibile dalla qualità dell’insegnamento offerto e dalle favorevoli condizioni ambientali nelle quali si troverà il ragazzo. «Alla pubblica – spiegano – in classi di trenta persone è normale che il ragazzo perda il filo della lezione: gli insegnanti non possono fare i miracoli. Noi invece abbiamo classi da 6-7 persone, sono lezioni semi-individuali, e lo studente non ha la possibilità di distrarsi. I professori lo seguono passo passo e fanno in modo che impari ciò che gli servirà per superare l’esame di fine anno».

Mi sembra un buon argomento: classi più piccole, rapporto diretto tra lo studente e l’insegnante. Cos’è che non funziona?

Per cominciare, il fatto che gli studenti non sono realmente tenuti a studiare. Possono non presentarsi a lezione, non fare i compiti a casa, non studiare per le verifiche e non seguire la lezione. Non ci sarà nessuna conseguenza, nessuno li punirà. Hanno pagato per avere un servizio: non sono loro che devono rendere conto all’insegnante, è il contrario.

Parliamo di costi, allora.

Le tariffe, comprendenti dieci mesi di lezioni, sono all’incirca di 3000 euro per il primo biennio (classi prima e seconda), 4000 per il secondo biennio (classi terza e quarta) e 4500 per l’anno della maturità. A questo va aggiunta una quota di iscrizione al centro (300-500 euro) e una quota di iscrizione all’esame di fine anno (350-450 euro). Quest’ultima viene girata direttamente alla scuola paritaria che farà sostenere l’esame.

Perché è il centro stesso che manda lo studente a sostenere l’esame di passaggio d’anno non in una scuola pubblica ma in una scuola paritaria. Come funziona questo meccanismo?

La direzione dell’istituto di Trento si mette d’accordo con una scuola privata, per lo più dell’Italia centrale (Toscana, Umbria e Lazio); di solito si preferisce non scendere sotto Roma per salvare le apparenze. Per queste scuole paritarie, far sostenere gli esami di idoneità non ha alcun costo, dato che all’inizio di giugno gli insegnanti sono ancora tutti sotto contratto. Durante le prove scritte gli studenti vengono lasciati liberi di copiare, o vengono aiutati direttamente dai docenti, che sono tutti interni. All’orale i ragazzi portano i programmi di diverse materie di più anni scolastici: uno studente di classe III-IV liceo deve preparare per esempio la storia della letteratura italiana dalle origini a Leopardi, e di storia il programma che va dal X al XIX secolo. In realtà, per evitare scene mute, gli studenti si presentano con una sintetica tesina per ognuna delle materie. Gli insegnanti chiedono un argomento a piacere, e l’interrogazione ha sempre, immancabilmente, esito positivo. In questo modo, i requisiti di legge vengono formalmente rispettati. La percentuale di superamento degli esami d’idoneità è vicina al 100%. Ho seguito personalmente una ragazza proveniente dall’Europa dell’Est, con una conoscenza dell’italiano quasi nulla, e con lacune tali da non essere in grado di distinguere l’Est dall’Ovest, che, dopo un mese di lezioni personalizzate in cui ha preparato le tesine richieste per tre classi, è passata dalla seconda alla quinta.

Questi sono gli ‘esami’ di passaggio d’anno. Come funzionano le cose con la maturità?

È un po’ diverso. Gli studenti non vengono più iscritti come privatisti (cosa che accadeva per l’esame di idoneità) bensì come candidati interni alla scuola paritaria di appoggio. Questo è necessario perché la Circolare Ministeriale n. 85 del 13 ottobre 2010 non ammette la possibilità di sostenere l’esame di Stato da esterni in un istituto che stia al di fuori dalla propria regione di residenza. Inoltre, sempre secondo questa normativa, lo studente iscritto al quinto anno ha un obbligo di frequenza dei due terzi delle ore totali (sino ad allora, gli studenti iscritti come interni non avevano un obbligo di frequenza così severo e dovevano essere presenti durante l’anno solo per sostenere le verifiche necessarie alla direzione per dimostrare la regolarità del percorso svolto). Dato un monte ore annuo di circa 1000 ore, uno studente dovrà frequentarne circa 700, l’equivalente di 25 settimane. All’inizio, questa nuova legge ha creato un grosso problema ai centri di recupero e, di conseguenza, alle scuole paritarie: nessuno studente di Trento si sarebbe più iscritto, dovendo frequentare per più di sei mesi una scuola della provincia di Roma. Gli istituti però hanno saputo rispondere prontamente al problema. Hanno studiato due trafile, una che assicura la promozione ed una, molto meno costosa, che non la garantisce.

Partiamo dalla prima. Le scuole paritarie si sono dotate di piani di studio, approvati dal ministero, per cui lo studente ha la possibilità di integrare le ore di frequenza in classe del mattino (dette curriculari, il 50% del monte ore totale, le più importanti, durante le quali lo studente sostiene le verifiche necessarie per essere ammesso all’esame) con ore di lezione fatte al pomeriggio (chiamate integrative, il 25% delle ore totali); e, soprattutto, con ore di stage formativi all’interno di percorsi denominati di alternanza scuola-lavoro. Si tratta di percorsi regolamentati dal Decreto Legislativo n. 77 del 15 aprile 2005. Attraverso di essi si vuole assicurare agli studenti «l’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro»; in particolare, il comma 2 dell’art. 4 stabilisce che «i periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro fanno parte integrante dei percorsi formativi personalizzati»: valgono, insomma, per l’adempimento dell’obbligo di frequenza. Nell’anno scolastico 2010-2011 gli studenti coinvolti in percorsi di alternanza scuola-lavoro sono aumentati del 26% (www.indire.it/scuolavoro).

Cosa significa, questo, in pratica? Che agli studenti viene chiesto di frequentare per una sola settimana al mese la scuola paritaria fuori regione, con un orario serratissimo che va dal mattino alla sera (al mattino si fanno le ore curriculari e al pomeriggio quelle integrative). Dovranno poi risultare impegnati in stage formativi per circa 250 ore (6 settimane). Questi stage talvolta sono reali (per esempio, un iscritto al corso geometri viene impiegato in uno studio tecnico), spesso sono delle farse (la studentessa di liceo che fa lo stage nel negozio del padre), oppure, e in certi centri è l’unica modalità, semplicemente non vengono fatti. Il centro di recupero produce una documentazione attestante che gli studenti hanno svolto un’attività lavorativa o nel centro stesso oppure nello studio di un loro docente (architetto, avvocato) che ha una partita IVA.

Con questo stratagemma (doppia frequenza negli istituti paritari e stage formativi) gli studenti possono essere ammessi all’esame di maturità e le famiglie hanno sostenuto una spesa tutto sommato contenuta. Dieci settimane di frequenza in una scuola del Centro Italia significano, per uno studente di Trento, tra trasporto, vitto e alloggio, una spesa complessiva di circa 4.000 euro. Se si sommano a quelli che si pagano alle scuole, si arriva ad una spesa totale di 10.000 euro per il solo anno della maturità.

Una volta ammessi all’esame di Stato, gli studenti affrontano la commissione esaminatrice, che è composta da tre docenti interni, tre esterni e il presidente, anch’egli esterno. I ragazzi vengono lasciati liberi di copiare e i presidi, per garantirsi l’iscrizione di questo tipo di studenti anche per gli anni successivi, impongono di promuovere.

E cosa impedisce ai commissari, agli insegnanti, di opporsi a questo andazzo?

Qui sta il nodo della questione. Per quanto riguarda gli insegnanti interni, essi vengono sempre assunti con contratti a tempo determinato. Se vogliono essere assunti anche l’anno successivo devono fare quello che dicono i presidi. Nelle scuole paritarie dell’Italia centro-meridionale spesso gli insegnanti accettano di lavorare senza stipendio per fare punti utili per scalare la graduatoria nazionale. Si può vedere l’inchiesta di Mario Reggio, Caserta, la culla dei diplomifici che snobba la scuola pubblica:

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/12/15/news/caserta_scuole_paritarie-26666571/

La garanzia della regolarità dell’esame dovrebbe essere data dalla metà esterna della commissione e dal presidente, anch’egli esterno. La loro nomina è regolamentata dal Decreto Ministeriale n. 6 del 17 gennaio 2007. L’Ufficio Scolastico regionale li designa in base a tre elementi: l’aver lavorato nella scuola statale; la maggiore vicinanza della sede d’esame con il comune di residenza o con il comune in cui gli insegnanti prestano servizio; le preferenze di distretto scolastico che gli insegnanti esprimono quando danno la loro disponibilità a fare i commissari. I nomi dei commissari si sanno a fine maggio. Il problema non sta però nella nomina dei commissari (è difficile che un preside riesca a ‘convincere’ ogni anno almeno due insegnanti esterni per commissione), ma nel fatto che l’esame, per come è strutturato, fa sì che gli insegnanti interni siano determinanti.

In che modo?

Per essere promosso, uno studente deve raggiungere i 60 punti. Normalmente, se ha avuto una media dei voti compresa tra il sei e il sette negli ultimi tre anni, viene ammesso all’esame con diciamo 14 crediti. Durante gli scritti viene lasciato libero di copiare e gli insegnanti interni, quando possono, gli danno una mano. La terza prova è redatta dalla commissione stessa, quindi è probabile che i docenti interni informino in anticipo gli studenti di quali saranno gli argomenti su cui verterà. Le prove scopiazzate arrivano alla sufficienza e quindi si ottiene un totale di circa 35 punti (la sufficienza vale 10 e il massimo sono 15 punti per prova). All’orale, lo studente si presenta con una tesina pluridisciplinare ed è quindi difficile che, davanti a tutta la commissione, faccia scena muta. Si ottengono così i restanti 11 punti (voto comunque ampiamente sotto la sufficienza, che darebbe 22 punti) e il 60 è fatto.

Parlavi di una seconda trafila, meno costosa ma anche meno sicura, per fare in modo che i ‘clienti’ passino l’esame di maturità. 

L’opzione, diciamo, ‘non garantita’, che viene scelta dagli studenti meno abbienti, o che per motivi di lavoro non possono muoversi fuori provincia, consiste nell’iscriverli al corso serale (normalmente dedicato ai lavoratori) di una scuola statale della provincia di residenza. I corsi serali non prevedono l’obbligo di frequenza, ma solo la presenza degli studenti alle prove scritte fatte durante l’anno. I ragazzi seguono le lezioni del centro di recupero e una volta alla settimana frequentano il serale. Devono così sostenere solo la spesa delle lezioni al centro, che normalmente si aggira intorno ai 3500 euro. Le scuole statali non trattano con molto riguardo gli studenti mandati dai centri di recupero. Accade spesso che non vengano ammessi agli esami di maturità.

Chi si iscrive, di solito, ai centri di recupero? Che genere di studenti hai avuto? E quali sono i risultati?

Possono essere, per esempio, sportivi di alto livello che non riescono a frequentare normalmente; oppure ragazzi con problemi psicologici che gli impediscono di affrontare la scuola; ma per la gran parte sono studenti svogliati, demotivati, poco seguiti dai genitori o non portati per lo studio. C’è chi frequenta un anno per recuperare quello perso con l’intenzione di rientrare poi nella scuola pubblica. Solo che dopo aver trascorso un periodo in questo centro, gli studenti hanno perso il ritmo di studio della scuola normale e hanno acquisito, nella migliore delle ipotesi, conoscenze molto inferiori a quelle dei loro colleghi. Spesso, perciò, si trovano costretti a tornare al centro di recupero. La situazione nella quale si trovano, qui, è fortemente diseducativa, perché dato che sono clienti non sono tenuti a seguire le indicazioni degli insegnanti; d’altra parte, il fatto di frequentare questa non-scuola acuisce il loro senso di inferiorità nei confronti dei coetanei.

Che idea ti sei fatto dei genitori?

I genitori dei ragazzi sono, per la maggior parte, coppie separate, con problemi personali e relazionali con i figli. Non accettano il fallimento scolastico dei figli, non vogliono che comincino a lavorare prima dei diciotto anni. C’è una fortissima pressione sociale: il diploma è importante, imprescindibile, specie per le persone abbienti. Un esempio abbastanza tipico è quello di un padre, un dirigente pubblico, che mi ha spiegato la sua decisione di iscrivere il figlio al nostro centro in questo modo: «La carriera scolastica di mio figlio è finita con la sua prima bocciatura due anni fa. Voglio solo che prenda un diploma qualsiasi; poi ci penso io a trovargli un posto tranquillo in qualche ufficio, dopodiché smetto di occuparmi di lui». Mi pare che la bocciatura dei figli venga vissuta come una tragedia soprattutto dai genitori. Bisognerebbe sdrammatizzare, badare meno alla forma e più alla sostanza. Non ha senso costringere un figlio a rincorrere la licenza liceale fino a 22-23 anni: uno può benissimo non prendere un diploma, non studiare cose che lo ripugnano, e invece entrare presto nel mondo del lavoro e trovare la sua strada. Mi pare che in tutta questa macchina gli unici a guadagnarci siano i proprietari degli istituti di recupero anni, e – ma il loro è un guadagno simbolico, una patente (falsa) di rispettabilità sociale – i genitori. I ragazzi certamente no.

Che cosa si può fare, secondo te, per correggere questa situazione?

Il fatto è che l’esistenza stessa di questi centri dipende da come funzionano gli esami di Stato in molti istituti paritari. Nel 1997 il ministro Berlinguer creò le commissioni miste; nel 2001 il ministro Moratti decise che le commissioni dovevano invece essere composte da soli insegnanti interni e da un presidente esterno. Le conseguenze di questo cambiamento sono state evidenti: se nel 1999 gli studenti ottisti (coloro che per meriti scolastici – la media dell’otto – possono sostenere direttamente la maturità saltando la frequenza della classe quinta) erano poche decine, nel 2006 sono diventati 1667; i privatisti (coloro che sostengono l’esame di maturità come candidati esterni) delle scuole non statali nel 1999 erano 217 (http://dedalo.azionecattolica.it/Content.aspx?Reference=175779), mentre nel 2006 hanno raggiunto le undicimila unità. Nel 2007, con il ministro Fioroni, si tornò alle commissioni miste e i risultati furono evidenti: gli ottisti si ridussero a 87 unità, i privatisti a 7000. Dal 2008 al 2011 il numero di coloro che hanno sostenuto l’esame di Stato da privatista in una scuola paritaria è però aumentato dell’11,4%, mentre nelle scuole statali è diminuito del 4,7% (cfr. Salvo Intravaia, Maturità, primi effetti della riforma, in «La Repubblica», 3 aprile 2007 e 11 aprile 2011).

Questa altalena di dati mostra quanto conti la diversa tipologia della commissioni. Una soluzione sarebbe quella di tornare a quelle completamente esterne. In questo modo gli insegnanti, tutti dipendenti pubblici, farebbero sostenere degli esami regolari, gli studenti non preparati verrebbero bocciati come succede nelle scuole statali e i centri di recupero sarebbero costretti o a far studiare i propri iscritti o a chiudere. Le scuole statali e le scuole paritarie che lavorano seriamente non dovrebbero opporsi a una riforma che andrebbe a premiare il merito (della scuola e dello studente), rendendo impossibile la sopravvivenza di istituti che considerano l’educazione e la formazione dei ragazzi solo come un modo per fare soldi.

[Immagine: Scheletro che studia].

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  2. Intervista molto interessante (e molto edificante). Pur lavorando ormai da diversi anni nella scuola, confesso che non sapevo niente di questi centri per il recupero anni. Se ho capito bene, cadono nella categoria delle scuole private, che si distinguono dalle paritarie perché le private possono insegnare quello che vogliono come vogliono. Però non possono produrre titoli validi, quindi si appoggiano sulle paritarie per gli esami di idoneità.
    Fin qui tutto chiaro. Non ho capito però perché gli studenti dei centri recupero di Trento vadano fuori regione a fare gli esami di idoneità e di maturità: chiedo un chiarimento.
    Adesso ho poco tempo, mi limito a questo:
    – è evidente che in questi esami di maturità nelle scuole paritarie si chiudono molti occhi anche da parte dei commissari esterni e del presidente, perché la descrizione che ne viene data viola molti vincoli di un esame regolare;
    – la soluzione non è “meno diplomati” (guardate i dati sulla disoccupazione generata da questa crisi, chi è senza diploma è colpito molto di più); la soluzione è adottare la posizione della UE: diplomi che certificano diversi livelli di preparazione nelle diverse materie; questo permetterebbe di abolire le bocciature (e di conseguenza di fare sparire questi centri di recupero anni).

  3. Conoscevo l’esistenza di centri recupero anni (un esempio per tutti: Grandi Scuole, filiazione del Cepu), ma quoto le stesse richieste di chiarimento avanzate da Piras. Grazie.

  4. “Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?
    Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali.
    C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, o si propone di dare dei premi, a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private.

Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio.
    Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.
    Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa è la ricetta.
    Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”.
    Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950

  5. Mettiamo che Pietro Calamandrei sia stato un ideologo della scuola pubblica (ce ne fossero, intendiamoci!). Mettiamo che individui il punto debole della scuola privata e attacchi quello. La sua analisi, non perderebbe in obiettività?

    Io sono convinto che la scuola italiana, secondo statistiche molto molto costosa, sia da rifondare (assai più dello Stato). Ma pure trovo giusta l’analisi che viene fuori da questo articolo, che tende a orientarmi verso una esaltazione della scuola pubblica italiana… Che però, ho appena detto, è da rifondare…

    Io, come la Costituzione, voglio che ci sia scuola pubblica e scuola privata (quest’ultima senza finanziamenti pubblici, come dice appunto la Costituzione). L’unico disvalore della scuola privata, a questo punto, è quando pretende pubblici finanziamenti. Se poi, nella scuola privata, si commettono reati, quelli vanno denunciati (nella scuola pubblica lo stesso, i reati vanno denunciati… e andrebbero denunciati anche nelle Università…). Il resto rischia di essere campagna di indottrinamento a favore della scuola pubblica così com’è, cioè a dire a favore dello Status Quo. Campagna legittima, sia chiaro, ma questo è.

  6. Ma come facciamo oggi – 2012 non 1950! – a scegliere di difendere la scuola pubblica contro la scuola privata? La prima è migiore della seconda? La seconda è migliore della prima?
    Ricordiamoci dell’asino di Buridano. Credo che sia l’acqua che il fieno che gli proposero fossero immangiabili. Non è che morì per questo e non per indecisione? E noi?…

  7. Rispondo a Piras e D’Errico: “Non ho capito perché gli studenti dei centri recupero di Trento vadano fuori regione a fare gli esami di idoneità e di maturità”.
    Lo fanno perché, al momento, in Trentino non ci sono scuole paritarie che possano dare a tali centri le garanzie di promozione di cui necessitano.

  8. Mauro, vogliamo capovolgere la questione? Certo: i non diplomati sono colpiti di più dalla crisi e sono quelli che percepiscono stipendi più bassi in media (anche se bisognerebbe distinguere tra diploma e diploma, e credo si vedrebbero differenze notevoli). Ma questo non avviene perché i diplomati sanno di più, sono meglio, hanno più capacità dei non diplomati: tant’è vero che, come documenta Fogato e come tutti sappiamo, i diplomi si possono comprare a 4000 euro l’anno, più o meno – ed è ovvio che uno che si è diplomato in questo modo non vale più di uno che a 16 anni è andato a lavorare. Al contrario. I diplomati guadagnano di più, in media, perché in molti lavori si pone il diploma come soglia, una soglia irrazionale, che non ha alcuna motivazione reale: una specie di tassa che bisogna pagare (in qualche caso a dei privati che organizzano queste scuole-farsa) per poter accedere a un colloquio. “Lei non è neanche diplomato!”. E questo fa sì che il giovane trentino X, che non ha voglia di fare niente ma che ha genitori abbienti, si diplomerà e troverà un lavoro (diciamo: nell’amministrazione pubblica trentina, o piemontese o siciliana); e il giovane trentino Ahmed, che non ha genitori abbienti, non prenderà il diploma e non troverà lavoro, o lo troverà a 4.5 euro l’ora. Non ho certezze: ma sulla questione ‘titolo’ dobbiamo riflettere bene, mi pare.

  9. Riordino le idee con più calma.
    Alcune cose importanti che si imparano da questa intervista:
    1. anche nella scuola privata, c’è un abuso delle forme contrattuali pseudo-autonome per imporre lavoro subordinato; questo mostra quanto è urgente la riforma del mercato del lavoro;
    2. c’è un abuso evidente nell’uso dell’alternanza scuola-lavoro, che andrebbe denunciato e colpito;
    3. a quanto pare, molte scuole paritarie fanno gli esami di maturità senza rispettare alcuni vincoli imposti dalla normativa (come, di fatto, quello di interrogare in tutte le materie dopo la “tesina”; per non parlare dei controlli durante gli scritti); in questo la responsabilità è dei commissari esterni e del presidente; noto però che probabilmente le scuole paritarie del Trentino sono molto serie, se i furbi devono andare altrove.

    La questione generale, cioè quella del diploma.
    Intanto, date le considerazioni sopra io credo che questa intervista indichi soprattutto che è necessario in Italia un sistema di valutazione delle scuole, efficiente e rigoroso. Intendo le scuole del sistema nazionale di istruzione, cioè le statali e le paritarie. Già questo ridurrebbe gli effetti nefasti dei centri recupero anni, perché impedirebbe i giochini fatti dalle paritarie descritti nell’intervista.
    Secondo, il problema va però preso alla radice: il problema è la riuscita del processo formativo nelle scuole italiane.
    La scuola ha il compito di formare e fornire delle competenze, possibilmente non ristrette a un unico campo; e queste competenze non possono che essere certificate da qualifiche e diplomi. Nel mercato del lavoro europeo, solo persone qualificate possono sperare di avere occupazioni decenti ed evitare lunghi periodi di disoccupazione. Per persone qualificate, intendo persone con competenze abbastanza differenziate; non intendo solo i diplomi, ma tutto lo spettro che va dalle qualifiche professionali (triennali o quadriennali), ai diplomi di ogni genere, fino alla formazione tecnica superiore, post-diploma.
    La scuola deve garantire una reale acquisizione di queste competenze. Da questo punto di vista, interno alla didattica, vanno rivisti i nostri sistemi di valutazione degli apprendimenti. Soprattutto, andrebbero abolite le bocciature, cioè andrebbe abolita la valutazione in blocco di tutto di anno in anno. Andrebbe introdotto un sistema di questo genere: dove il ragazzo è preparato, va avanti nel corso, dove non è preparato, ripete il corso (di quella materia); se vuole arrivare fino in fondo al curriculum completo, lavora il doppio; altrimenti, ripetendo la materia in ritardo arriverà in fondo sapendo meno di un curriculum completo. Le certificazioni devono dire quello che uno ha realmente imparato, non dare un diploma che dice che in generale tu sei uno che ha fatto quella scuola.
    Qui si viene alla considerazione “esterna” del problema: la validità del diploma. Lo stato deve tutelarsi dalla “vendita dei titoli”. Per farlo, oltre al lavoro interno alla didattica, bisogna evitare di attribuire un valore legale uniforme ai titoli. I titoli devono valere per quello che uno ha imparato effettivamente. Quindi un certo valore legale ci sarà, ma non uniforme.
    Ma tutto ciò è utopia, in questo paese di paraventi.

  10. Sottoscrivo tutto. Mi pare che la tua proposta si avvicini però all’idea delle classi di livello, su cui ho dei dubbi. Vedi per esempio:

    http://web.ticino.com/giovannigalli/classi%20omogenee.html

  11. Io ho lavorato in una scuola del genere e mi costringevano a fare lezioni non solo della stessa materia per indirizzi diversi, ma addirittura per annualità diverse. E’ bene che queste aberrazioni vengano denunciate.

  12. Caro Claudio,
    no, niente classi di livello, cioè omogenee per risultati raggiunti. Io ho sempre difeso, nella mia scuola e in generale, le classi eterogenee, che fanno migliorare i peggiori e, cosa meno nota, fanno migliorare anche i migliori. La solita Fondazione Agnelli lo ha anche dimostrato con ricerche dettagliate:
    http://www.fga.it/home/i-documenti/interventi/dettaglio-documento/article/formazione-delle-classi-e-risultati-di-apprendimento-degli-studenti-334.html

    La mia proposta, però, va in un altro senso: si tratta proprio di ABOLIRE IL GRUPPO CLASSE FISSO. Non tutti gli studenti seguono le stesse materie alle stesse ore, ecco qua. Così si eliminano anche alcune patologie psicologiche del rapporto professori-allievi tipiche della scuola italiana.

  13. Vorrei raccontare una piccola parte di serale pubblico da frequentante di un istituto tecnico industriale, iniziato partendo dal terzo. Comunque c’è già l’ottimo “Quelli che però è lo stesso” di Silvia Dai Prà ( che in qualche modo ha influito sulla mia scelta di riprendere la scuola ). L’obbligo di frequenza, vale a dire il non superamento del 25% dei giorni d’assenza, è derogabile solo per chi dimostra di lavorare. Non saprei dire rispetto alle classi del mattino quanta differenza di difficoltà ci sia, e non so bene poi alla fine come andranno le cose. Certo è che all’inizio molti si spaventavano di fronte all’equazione V=R x I , e nonostante ancora abbiamo un certo risentimento per il signor OHM e compagnia bella, vedere a fine lezione un po’ di giovani che si radunano attorno all’Inferno di ‘sto Dante che è ossessionato dai peccati, anche solo per scherzarci su, fa piacere, fa riconsiderare un bel po’ di cose. Poi pian piano si prende confidenza con le materie, anche se quasi nessuno poi studia a casa. C’è chi il diploma già ce l’ha, però di liceo, e facendo l’elettricista necessita di una qualifica; c’è il 50enne peruviano che mentre spera di trovare lavoro intanto frequenta ( tutti i giorni, tutte le ore! Qualche volta gli do “lezioni” di chitarra ); c’è il ragazzo nigeriano che sogna di andare in america a danzare l’hip hop e intanto lavora e si addormenta sul banco ( magari pensa agli anni di scuola che sta rifacendo in Italia, fra corsi che gli hanno mal consigliato e quelli che ha già fatto nel suo paese ); c’è la ragazza peruviana che anche lei ha fatto qualche anno di liceo e poi vorrà fare odontoiatria; ci sono alcune donne più o meno giovani che un po’ lavorano un po’ non so bene. Ci sono altri ragazzi che lavorano o che cercano lavoro. Io non dico che sto nel mezzo ( sono un tardo-ventenne ), ma ho una certa indecisione sul da farsi, a parte le aspirazioni. Diciamo che il corso è legato al numero degli iscritti, per cui è vero che dobbiamo impegnarci, ma è anche vero che senza iscritti il corso chiude, ed è l’unico della nostra città. Questa cosa ci è stata fatta presente immagino per invogliare le persone a proseguire anche se hanno difficoltà, e comunque per non perdere l’anno in caso di troppe assenze. Mi piace il fatto che i professori sono pazienti e cercano di aiutare. Insomma al di là del senso di prendere un diploma che poi non sappiamo bene a cosa servirà, oltre al fatto che sarebbe curioso prenderlo nell’anno in cui perde di valore legale, come esperienza non è così malaccio come me l’aspettavo. Vabbè, giusto per dire due parole in più ai complimenti per il pezzo.

  14. Abolire il valore legale del diploma significa che vale soltanto il diploma che hai preso in una scuola per qualche motivo prestigiosa. A cascata, significa che nasce una borsa delle scuole e degli insegnanti, quotate e quotati in base a criteri non così trasparenti. Non mi piace, da insegnante e da persona di sinistra. E mi sembra che di finanza e delle sue logiche stiamo già abbastanza morendo così, senza aggiungere altri modi.

  15. Caro Dfw vs Jf,
    molto bella questa testimonianza sulle scuole serali, grazie. Credo che sarebbe utile avere più testimonianze di questo genere, per capire quanto è importante l’istruzione per gli adulti, non solo per il diploma (che non perderà affatto il valore legale, attualmente si parla della laurea, e anche in tal caso con molte limitazioni), ma per l’esperienza di apprendimento in sé.

    Cara Curra,
    io non ho detto affatto che il diploma deve perdere il valore legale; ho detto solo che i diplomi devono valere legalmente per quelle che si è appreso effettivamente, come già si fa per le certificazioni linguistiche, e per la formazione professionale in molti paesi europei.
    La finanza qui non c’entra niente.

  16. Per chi volesse farsi un’idea dei centri di recupero anni scolastici presenti, per esempio, nella propria città, consiglio di andare su http://www.paginegialle.it e sullo spazio “attività” scrivere “recupero anni scolastici”.

  17. Pingback: Vivalascuola. Scuola e laicità in Italia « La poesia e lo spirito

  18. Andrea… Ma che delusione… !!! Lo sai benissimo che non hanno mai regalato niente a nessuno, per quanto riguarda noi che ci siamo diplomati a Perugia. Abbiamo sempre svolto le prove in modo regolare e nessun professore ci ha mai suggerito nulla, tutti gli anni un paio di ragazzi venivano bocciati, non in enormi quantità, ma il numero e’ proporzionale al numero ridotto degli studenti. Iinoltre trovo i docenti del centro studi di Trento molto preparati e molto sensibili nei confronti di noi ragazzi, al contrario di Lei che appariva isterico,represso e indisponente. Se ora, io e tanti altri ragazzi stiamo frequentando un universita’ ( pubblica ) e stiamo portando avanti i nostri percorsi formativi con ottimi risultati, qualcosa di buono, questi istituti avranno pur fatto. Le assicuro che nelle scuole pubbliche, che io ho frequentato per i primi due anni di liceo, i figli di politici o di persone cosiddette “importanti” vengono promosse con ottimi voti pur non impegnandosi in nessun modo. Chiudo con una domanda:” non e’ che il licenziamento Le ha creato del rancore? Se io fossi contro ad un determinato sistema, non ne farei sicuramente parte.

  19. Dimenticavo, non credo inoltre spetti a Lei giudicare il rapporto tra genitori e figli.

  20. Gentile Dott. Fogato,
    come già detto, se non condivide un determinato sistema di insegnamento, non doveva farne parte. Anzi, a dire le cose come stanno avrebbe dovuto opporsi a questioni da lei sollevate e lasciare la sua posizione lavorativa.
    Sicuramente, come già detto nel suo rispettabilissimo articolo (a differenza delle parole in questa sua “sentenza” tutt’altro che rispettose degli sforzi degli studenti) il programma scolastico potrebbe venire ridotto per poter consentire agli studenti di imparare ed avere una conoscenza base di ogni singola disciplina del piano di studi. Questo non significa che se di Inglese viene dato dal ministero un programma da rispettare non si tratti di autori come Beckett o Dickinson per dare spazio ad altri come Dickens, Wilde Joyce. Tutt’altro. Si affrontano tutti evitando di analizzare argomenti per un periodo prolungato come avviene nella scuola pubblica proprio per il fatto che le classi sono numerose ed è necessario che capiscano l’argomento tutti. Sottolineo che questa scelta porta comunque la necessità da parte degli studenti di riunirsi e trovarsi in gruppi in orari extra scolastici per completare ed approfondire al meglio il lavoro fatto in classe.
    Per l’idoneità non vengono preparate delle semplici tesine, ma vengono controllate, rielaborate, studiate assieme a tutti i programmi ministeriali degli anni da recuperare per poter sostenere anche l’esame orale anch’esso di tutte le Discipline.

    L’esame chiamato volgarmente di maturità è a tutti gli effetti un esame chiaramente statale controllato severamente da una commissione interna e da una commissione esterna più il presidente (oserei dire nel nostro caso più che austero e pungente) che valuta gli studenti in base alle loro reali conoscenze. Non per altro molti studenti vengono premiati per il loro impegno e per la loro capacità di rielaborazione ed escono con voti anche più alti di quelli da lei riferiti. Seppur esso venga eseguito in una scuola paritaria alle spalle vi è un’iscrizione per l’intero anno ad essa, magari anche 4 anni conesguiti alla scuola pubblica ed anche diverse prove che certificano senza dubbi i successi e gli insuccessi scolastici.
    Valuto il suo di articolo, scarso:
    Scarso perchè ha puntato il dito su un sistema mai da lei vissuto, in primis. In secundis perché ció che lei scrive è l’infondata distruzione morale di un’opportunità che viene data a TUTTI gli studenti di recuperare ció che hanno perso spesso anche per gravi motivi personali.
    Reputo irrispettosa la precisazione sui rapporti interpersonali familiari nonchè evidente la sua difficoltà nei rapporti sia con studenti che con professori e genitori.
    Chiudo la mia giusta risposta ad una sua considerazione (spero
    Scritta per incoraggiare ad edificare un sistema Scolastico sotto TUTTI i punti di vista più efficiente che esso sia nella scuola pubblica o paritaria / privata) dicendole che molti di noi oggi lavorano e altri ancora studiano. Altri invece  stanno costruendo dei sogni con le proprie mani. Non svalorizzi l’impegno dei giovani che si stanno creando il loro futuro nonostante ci siano alcune falle nel sistema. Dopotutto, viviamo in una società piena di falle. Ma aihmè, il mondo è così. Auguri per il suo futuro da insegnante Statale.

  21. Sono uno studente che frequenta uno di questi centri e vorrei dirle che il rapporto in famiglia non centra nulla e questa cosa la poteva benissimo evitare. La maggior parte degli iscritti in questi centri non sono delle cime nello studio ( compreso me) , ma le dico che ci sono anche ragazzi che lei definisce ”svogliati” che si mantengono e hanno uno stile di vita piu alto rispetto ad altri ragazzi che studiano in scuole pubbliche e tutto questo grazie alle propie capacita’.
    Da un ragazzo di trento in attesta del propio diploma che nel frattempo combatte la crisi finanziara con 2000 euro al mese in tasca ;)

  22. E’ una questione di stile.
    Ci vuole stile per scrivere un articolo che vorrebbe vestirsi da indagine di cronaca e denuncia sociale. Lo stile questa volta Andrea ti è davvero mancato, lo dico con profonda amarezza e delusione perchè mi sembrava di aver colto la tua essenza, credevo che i lunghi scambi di opinioni mi avessero mostrato la verità ma sono costretto a ricredermi. Non hai stile quando raccogli tutta l’erba in un unico fascio, senza separare i fiori profumati dalla gramigna, senza spiegare che certe affermazioni non riguardano tutti e soprattutto non riguardano l’ente nel quale hai lavorato. Non c’è stile quando ti permetti di dire falsità su situazioni che non hai visto (e in tal senso sono contento che abbia risposto anche una mia ex studentessa) perchè tu Andrea non hai mai visto presidi obbligati a promuovere, non hai mai visto maturandi ai quali hanno chiesto solo ed esclusivamente la tesina, eppure ne parli come se fossero dogmi indiscutibili. Pensa che io invece ho visto con i miei occhi molte commissioni penalizzare nostri studenti! Poi…vogliamo dirla tutta? Quanto hai lavorato nell’ambiente? Otto..nove mesi? Sono sette anni che lavoro con i ragazzi che tu descrivi con stereotipi che non ti rendono merito, sono sette anni che in classe cerco di dare il meglio e pretendo il meglio senza pensare se sono in un’aula pubblica o privata, visto che credo profondamente che la scuola sia fatta solo da insegnanti e alunni, il resto è un contorno.
    Anche quando fai dei paralleli con la scuola pubblica ti dimentichi di fare delle considerazioni più approfondite: sei proprio sicuro che dedicare 20 ore alla rivoluzione francese invece che 5 sia sinonimo di maggior qualità? sei sicuro che i 30 studenti di quella classe ricorderanno di più che i 7 della mia? Sei sicuro che il mio metodo di insegnamento, frutto di anni di classe con ragazzi spesso difficili sia in assoluto meno redditizio di chiunque segua i dettami della scuola pubblica? Io non sto dicendo dove sia meglio o peggio, dico semplicemente che tu ti sei limitato a buttare frasi pesantissime senza esaminarle da tutte le angolature possibili e, mi spiace ribadirlo, lo hai fatto senza l’esperienza necessaria visto che hai insegnato un quadrimestre.
    In chiusura mi permetto un’ultima considerazione: non mi piace per niente lo stile di chi rovescia con acredine il piatto nel quale ha mangiato. Non mi è mai piaciuto e, spero, mai mi piacerà. Ma questa è solo un’opinione personale.

  23. Tutti gli interventi sono bene accetti, anche quelli molto critici, nei limiti dell’urbanità – quelli con insulti non li pubblichiamo.

  24. Credo che per criticare un sistema, bisogna necessariamente averne fatto parte, altrimenti si rischia di scrivere una serie di informazioni banali ed aridi pregiudizi. Il fatto che l’intervistato sappia personalmente di cosa parla (fosse anche solo per un’esperienza di un semestre), mi sembra un valore aggiunto.
    Certo, ci sono scuola ed educazione quando c’è un rapporto insegnante-studente, sono perfettamente d’accordo. Ho insegnanto in scuole di tutti i gradi (elementari-medie-superiori) e “tipi” (pubblica e privata) e la differenza l’hanno sempre fatta gli insegnanti e la loro VOCAZIONE al mestiere.
    Tuttavia non si puo negare il fatto che queste scuole in cui si recuperano gli anni sono impostate come vere e proprie aziende, la cui “mission” (termine del business odierno) è garantire il “successo formativo” (espressione presa dalla scuola pubblica).
    In un mondo esasperato dall’overdose cognitiva, in cui il cervello non arriva neanche ad eleaborare un’informazione che subito ne arriva un’altra, dedicare 20 ore invece di 5 alla rivoluzione francese è – questo sì! – sinonimo di maggior qualità. Cosa rimane altrimenti di tutta questa corsa al “recupero”? Nulla. Un diploma che è pura forma senza sostanza. Quello che invece puo rimanere (e, di nuovo ribadisco che la differenza la fa il singolo insegnante) è la curiosità di sapere altro, il senso critico che permette di non fermarsi sempre alle apparenze delle cose, la consapevolezza che è importante per la vita sapere Dante e la differenza tra latitudine e longitudine… missione ardua nel mondo di oggi.

  25. SaGi, trovo il tuo intervento intelligente e condivisibile.
    Tuttavia resto persuaso che in termini di ore dedicate ad un argomento, quantità non sia per forza sinonimo di qualità. Può esserlo ma non è ovvio come dici tu.
    Bisognerebbe valutare cosa e come comunica un docente e non quanto parla. Bisognerebbe valutare cosa e come capiscono gli studenti e non per quanto tempo ascoltano.
    Comunque, come avrai intuito, la mia risposta all’autore del post è figlia della rabbia dovuta alla conoscenza diretta sia del Sig. Fogato che dell’ente formativo che lui tira, maldestramente, in ballo.

  26. Usciamo dalla sterile diatriba che contrappone pubblico e privato facendone vessilli partitici.

    L’educazione non è e non può essere una questione economica, il tempo non è denaro, 2000 euro in tasca a un ragazzo sono una condanna e l’istruzione non deve essere per forza democratica. Altrimenti dobbiamo rivedere la democrazia.
    Sono discorsi culturalmente conservatori, dunque di destra? Sono discorsi economicamente anticapitalisti, dunque di sinistra?
    Mi sento di porre la questione in questi termini: le scuole di recupero anni scolastici, semplicemente, non sono scuole. “Stultorum incurata pudor malus ulcera celat”. Cinque anni di latino in uno non bastano per comprendere la frase. Dunque liberamente la traduco: gli sciocchi, nel loro stupido pudore, nascondono le piaghe senza curarle. Questo fa un’agenzia educativa che gioca al ribasso sul sapere (non ho detto sui “programmi”). Si dovrebbe rinfrescare, in questa sede, anche l’etimo originario di “scuola”. Il verbo greco scholàzein, se non sbaglio, porta in sé l’idea di qualcosa che si trattiene, che si ferma: è un tempo lungo dedicato all’ozio, alla cura di sé. La paideia si basa su questa idea temporale, e ogni buon maestro sa che ogni ostacolo evitato oggi è un ostacolo posticipato al domani. Sa anche, ché il discente non può ancora saperlo, che la polis non deve permettersi coscienze a metà.
    Noi, oggi, le permettiamo. E l’università paga questa negligenza.
    Istituti, centri e fondazioni permettono dunque di “recuperare” questo tempo? L’Ecclesiaste direbbe di no, e più faceti proverbi trentini spiegano la cosa con immagini più campestri, richiamando capre e asini.
    Conosco bene i drammatici limiti della scuola pubblica (programmi iperspecialstici e talvolta abnormi, buoni solo per la facciata didattica, burocrazia ingombrante e – mettiamoci un po’ di banalità! – muri cadenti) e stupido sarebbe negare virtuosi esempi di scuole private e paritarie. Tutto bene, finché non si tocca il TEMPO dell’apprendimento.

    Gli istituti di recupero anni scolastici sono, in questo senso, una fabbrica di illusioni. Non promuovono, come scrive qualcuno, “sogni”, ma “incubi”. Incubi per tutti coloro il cui destino – sociale e quindi politico – dipende dalla decisione, dall’intelligenza e l’acutezza mentale (acquisibile solo con anni e anni di pratica educativa che non prevede scorciatoie) di coloro che, solo per aver ottenuto un pezzo di carta, credono di essere abili – abbagliati da una nefasta democratizzazione dell’istruzione – alla vita civile.
    E’ altamente diseducativo convincere dei ragazzi che comunque possono farcela, che fare di più è inutile, che si riesce “lo stesso”. Che esistono sempre delle exit strategy. Poi, col passare degli anni, la vita dimostra il contrario, portando con sé molti esiti depressivi. Si corre seriamente il rischio, se si vuole accorciare proprio là dove è la durata a formare la qualità, di produrre non persone mature, ma baldanzosi ignoranti che fraintendono i valori della vita e rischiano l’infelicità. Credere (con tutti i distinguo del caso, che pur ci sono ma non inficiano bensì giustificano l’asserzione) che cinque anni di classico statale siano, per qualità della riflessione e per finezza d’analisi, equivalenti a due o tre anni, è triste. La ginnastica ginnasiale, infatti, non è un optional.
    Così, mi si dirà, tarpiamo i sogni di chi vuole “lo stesso farcela”. Certo, anche le vespe fanno i favi! Se sfugge, tra le righe, Tertulliano, possiamo dire che un nome uguale non rende due persone uguali, e lo stesso vale per un diploma.
    Che destino si costruisce un ragazzo il quale non ha la forza di prendersi cura di sé quando è nel pieno delle sue capacità e deve scegliere una scuola più facile solo perché non riesce a togliersi il capriccio – ridotto oggi a status symbol – del diploma? Se le pubbliche, le paritarie e le private prevedono un certo numero di anni, per incondizionata fiducia nel genere umano, credo che quel tempo sia quello DOVUTO a un certo tipo di apprendimento.
    «Per l’idoneità non vengono preparate delle semplici tesine, ma vengono controllate, rielaborate, studiate assieme a tutti i programmi ministeriali degli anni da recuperare per poter sostenere anche l’esame orale anch’esso di tutte le Discipline». Tre righe che non dicono niente. Tutti i programmi ministeriali di tutte le discipline possono forse essere “recuperati”? Assolutamente no. Nessuno può essere idoneo a superare un’impresa simile, che richiede certi tempi, certe frequenze e frequentazioni (tra alunno e insegnante). Tutto si può fare, anche imparare la Treccani a memoria: ma intendiamoci sulla differenza tra ammaestrare individui ed educare persone.
    Will, che sicuramente e per fortuna non avrà un futuro da insegnante statale, oltre a destreggiarsi tra un “esso” ed “essa”, tra un “in primis” e un “in secoundis”, pone l’accento della sua “giusta risposta” anche sui gravi motivi personali. Tasto dolente e presto risolto. Un tempo esisteva la bocciatura: seppure mal vissuta, era invece un’ottima e vera opportunità di recupero, perché scioglieva il problema (la carenza) invece che sviluppare tempismi, sotterfugi e stratagemmi per evitarlo.
    Muove a tenerezza , infine, l’intervento di Franco, che – passi qualche sgrammaticatura – pensa di portare come esempio di valore i 2000 euro che ha in tasca. Bisognerebbe vedere se quei soldi gli danno o gli tolgono qualcosa. Lo capirà col tempo. Quel tempo che finora non si è concesso, almeno in ambito educativo, di vivere.
    E Mauro Zanetti, per concludere la carrellata, si profonde in una grande excusatio non petita (solo lui sa di che scuola si sta parlando, io francamente no) a proposito di “presidi obbligati a promuovere” e “maturandi ai quali hanno chiesto solo ed esclusivamente la tesina”. Nell’articolo mi sembra che nessuno assurga questi fenomeni a dogmi. Non c’è bisogno di testimoni oculari. Il tempo – non il recupero – dell’istruzione ci dona questa grande capacità prometeico-platonica di intendere anche ciò che non è manifesto. Basta un mese, anzi un giorno per capire se il piatto in cui si mangia è degno o meno del nostro sputo. Non credo sia facile – e mi complimento con gli autori dell’articolo – prendere le distanze da un mondo viziato che si illude e vende illusioni: vera scuola? Lezioni di qualità? Impegno degli alunni? …Tre anni in uno.

  27. Lavorare in uno di questi centri è stata per me un’esperienza nuova: l’ho iniziata con entusiasmo e senza pregiudizi. Sono però bastati pochi mesi per farmi rendere conto delle evidenti anomalie di cui ho parlato. L’intervista di oggi è il frutto di una decisione nata da un’urgenza etica elaborata in mesi di riflessione.

    Tutto ciò di cui parlo è stato da me sperimentato direttamente (visto o ascoltato) e voglio credere che le persone che mi hanno attaccato, cercando di screditarmi sul piano personale e negando la veridicità della mia testimonianza, siano in questo momento poco lucide perché si sono sentite colpite personalmente, piuttosto che davvero inconsapevoli della situazione. Le anomalie descritte, le quali certamente non sono l’unica realtà, sono però una realtà di grande peso, che è impossibile negare e che ho ritenuto mio dovere rendere pubblica.

  28. Premetto che questo è il mio ultimo intervento perchè mi sto facendo pena da solo accettando questa querelle, ma purtroppo ho più bile che raziocinio.
    Mi spiace Andrea che liquidi tutto pensando che io sia poco lucido ma evidentemente tu hai sentito e visto cose che nè io nè i colleghi abbiamo visto in anni di trasferte ed esami fuori sede. Pazienza. E tu, caro Fabrizio, ti sbilanci forse troppo visto che non sai di chi o cosa parli, sappi comunque che non ho niente da farmi perdonare e la tua difesa per interposta persona mi fa solo sorridere,
    Buona vita a tutti.

  29. La discussione può naturalmente proseguire, qui o altrove. Ma per ora volevo solo ringraziare chi vi ha partecipato. In particolare (e non sono affatto ironico) chi ha dissentito dal contenuto dell’intervista: cioè chi – credo onestamente e a ragion veduta – difende il lavoro dei centri di recupero. L’irritazione è più che comprensibile: ma l’intervista voleva e vuole attirare l’attenzione su un problema (che c’è, esiste, quale che sia la soluzione che riteniamo migliore), non sull’operato di questo o quel centro (posto che quest’operato è, tra l’altro, legittimato dalla legge). La cosa si poteva fare soltanto domandando un’opinione a qualcuno che ci ha lavorato per un certo periodo: personalizzare era inevitabile, ma non è sulle persone (né sugli studenti né sui docenti) che volevamo concentrare l’attenzione, bensì sul sistema: i cui problemi, le cui storture emergono, oltre che dall’intervista, anche dalla discussione che è seguita. Aggiungo che non avrei accolto l’opinione di un testimone qualsiasi: ma conosco la serietà di Fogato, e credo di aver fatto bene a fidarmi. In generale, ‘sputare nel piatto in cui mangiamo’ è precisamente la pratica che mi sento di consigliare, se lo sputo consegue non al malanimo ma alla volontà di migliorare le cose. E ringrazio Francesco per un commento che, quale che sia il nostro punto di vista, induce a riflessioni molto serie e, se la parola non fa sorridere, nobili.

  30. mio figlio quest’anno ha frequentato una scuola per recupero anni . tutto è andato bene
    ha fatto terzo e quarto liceo scientifico ed è stato ammesso alla quinta. voleva ritornare alla pubblica ma i professori del liceo gli hanno sconsigliato di iscriversi perchè inevitabilmente avrà ritorsioni e sicuramente serie difficoltà nel farsi accettare. vi sembra giusto costringere un ragazzo a non ritornare sui banchi di scuola?( nella nostra città c’è solo un istituto di liceo scientifico ) . da genitore cosa devo fare? la scuola è iniziata e mio figlio non vuole iscriversi a questo liceo

  31. Cara Antonella Mancini,
    mi permetto di risponderle perché lavoro nella scuola.
    I docenti del Liceo Scientifico statale NON possono rifiutare suo figlio, a norma di legge. Molto probabilmente suo figlio avrà un carico di lavoro più pesante, per recuperare la formazione persa. Ma la scuola, se lei vuole iscriverlo, DEVE accettarlo e i docenti DEVONO fare di tutto per garantire il suo successo formativo. E’ inaudito che parlino di ritorsioni o cose simili.
    Se vuole un consiglio, parli con la o il preside e cerchi di individuar un consiglio di classe “accogliente” . Se lei vuole iscrivere suo figlio alla scuola pubblica e suo figlio è d’accordo nessuno può opporsi.
    Un caro saluto,
    Mauro Piras

  32. Cara Antonella,

    se i professori hanno detto che suo figlio subirà delle ritorsioni e che non sarà bene accetto nella scuola, hanno sicuramente sbagliato perché è proprio il personale scolastico a dover contribuire a rendere la scuola un ambiente accogliente che non fa discriminazioni di alcun tipo. Se lei vuole iscriverlo ne ha tutto il diritto (come dice Mauro).
    La cosa che più mi ha colpito del suo commento però è stato il “tutto è andato bene” in riferimento all’esperienza del centro di recupero anni. Suo figlio era stato bocciato; questo significa che i suoi professori avevano lanciato un allarme ritenendo che non fosse pronto per frequentare il successivo anno scolastico. Il ragazzo, invece di ripetere l’anno e cercare di apprendere nel tempo adeguato ciò che non era riuscito ad imparare in precedenza, ha frequentato un centro di recupero anni. Invece di fermarsi, ha cioè preso una scorciatoia, e ciò, come ho cercato di spiegare nell’intervista, gli ha fatto perdere tempo e forse fiducia in se stesso. Per questo non credo che tutto sia andato bene.
    Se suo figlio vuole diplomarsi nella scuola pubblica, deve sapere che lo aspetta un anno duro, perché le sue conoscenze, anche se l’istituto presso il quale ha sostenuto l’esame di idoneità alla classe quinta lo ha promosso, sono probabilmente inferiori a quelle dei suoi compagni di classe. Dovrà quindi cercare di recuperare davvero le lacune accumulate negli anni precedenti ed è da considerare che quest’anno, per quanto si possa impegnare, potrebbe incorrere in un’altra bocciatura.
    Le consiglio quindi di iscriverlo al Liceo scientifico, perché questo è l’unico modo serio per far sì che suo figlio affronti gli ostacoli che la scuola pone e che gli sono indispensabili per crescere in modo sano.

  33. Deprimente leggere che c’è anche chi riesce a difendere le scuole di recupero anni, studenti e genitori. Sì sì, come leggo in alcuni commenti, non regalano niente lì, e quacuno si sente pure minacciato da eventuali ritorsioni da parte degli insegnanti statali. Mi dispiace, ma le cose a me sembrano molto molto chiare. Questi luoghi sono un’indecenza. Poi posso anche avere comprensione umana per il tentativo di autoassolversi e giustificarsi di chi lì si è iscritto o ci ha iscritto i figli. Lo facciamo tutti: quando facciamo qualcosa di poco nobile, di solito tendiamo a trovare attenuanti, o a scaricare le nostre ansie sugli altri (ad esempio dire che se mio figlio verrà bocciato un’altra volta nella scuola statale è perché ha subito ritorsioni da parte degli insegnanti, e non che gli ho dato un pessimo esempio educativo indicandogli io stesso la scorciatoia furbesca). Ma la comprensione umana non toglie che il discorso pubblico debba essere chiaro: educare è una responsabilità di docenti, genitori, istituzioni. L’educazione deve essere disinteressata, che sia nel pubblico o nel privato (certo, nel privato i genitori tendono a sentirsi sempre un po’ clienti e a pretendere, però ci sono effettivamente scuole private di buon livello, di solito confessionali), ma certo non possono essere aziende che fanno solo soldi sulle speranze di ottenere un diploma con poca fatica. Se si hanno soldi da buttare in questi posti, che conosco anche io, non vedo perché non pagare delle lezioni private e dire al figlio che faccia il possibile per farsi promuovere nella scuola “seria”.

  34. Egregio DOTTOR FOGATO in riferimento a quanto da lei dichiarato la invito per prima cosa a leggere per bene gli art.33 e 34 della costituzione italiana :”http://www.simonescuola.it/docente/5_1.htm , nonchè la disciplina sulla “istruzione parentale ” .Da codeste letture potra’ in sintesi apprendere che il legislatore da ampio spazio ad enti e privati per autodeterminarsi.QUINDI il modo che lei tanto critica ,pero’ guarda caso non fa un minimo di menzione degli studenti di scuola statale che sono”consigliati ” a prendere lezioni dal prof .tal de tali guarda caso docente di scuola statale ” amico del prof del ragazzo” ,ossia una sorta di ” voto di scambio” portato nella scuola .In particolare sia durante l’anno scolastico che per gli esami di settembre nel caso si abbiamo dei debiti formativi !! IL caso vuole che il bravo professore che ha spiegato ore ed ore non è riuscito a portare lo studente ad una preparazione da sufficienza .Percui lo stato paga i corsi di recupero al professore che ha rimandato( MA SCHERZIAMO oltre il danno pure la beffa) , poi capita pure che lo si bocci a settembre ???( ……cè il problema di fare le classi……) !Tornando al punto su quanto da lei delirato ,le ricordo ulteriormente che sino a prova contraria :”è lecito tutto cio’ che non è illecito” percui rifletta prima di sparare nel mucchio , dietro ogni alunno vi è in primis una persona ,ed è bene da parte di tutti avere sempre presente che essa viene sempre prima dello scibile!! Concludo facendole notare ” se non ne è a conoscenza” che lo stato italiano prevede l’accesso alla maturita’ per coloro che abbiano almeno 23 anni nell’anno solare in cui sostengono l’esame stesso anche senza il possesso della licenza media” ossia i cosidetti otto anni in uno!! , potrei star qui ore ed ore ma purtroppo non cè peggior sordo di colui che non vuol sentire !!PER i santificatori della scuola statale un consiglio andate a vedere quanto costa ad ogni cittadino un singolo studente che la frequenta !! Cordiali saluti

  35. Gentile Vespa Pungente, se proprio vuol pungere, le consiglierei almeno di mirare con più precisione. Mi pare lei abbia le idee un po’ confuse.

    1) La Costituzione, in uno degli articoli da lei nominati, recita che “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato” ed è risaputo. Ma questo cosa c’entra con la discussione sui diplomifici? Visto che le piace ricordare la nostra legge fondamentale, aggiungo che nello stesso articolo si dice anche che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Non le pare che una scuola dove si paga per avere il titolo (perché questo significa fare due o tre anni in uno, né più né meno) contravvenga a questa libertà, ipotecandola con laute elargizioni di vil pecunia? Se vogliamo rifarci alla Costituzione ci sto, ma nella sua integralità.

    2) L’insegnante che segnala a un collega uno studente che ha bisogno di ripetizioni non prende nessuna percentuale sul compenso, per cui non vedo il conflitto di interessi o quello che lei chiama “voto di scambio”. Spesso si segnala un collega che si conosce solo perché ci si fida della sua capacità; anzi, le dirò di più, spesso è il professore del ragazzo a occuparsi di mettere in contatto famiglia e collega semplicemente perché è la famiglia stessa che preferisce non cercare a caso tramite annunci sui giornali, correndo il rischio di non essere soddisfatta della scelta, e decide di affidarsi al suggerimento dell’insegnante. I problemi delle ripetizioni sono semmai altri, per esempio che non tutte le famiglie se le possono permettere. Proprio per questo le scuole attivano i corsi di recupero e con ciò passo al punto 3.

    3) I corsi di recupero sono previsti dalla normativa ministeriale, le scuole sono obbligate ad attivarli e comunque non sempre è il docente del rimandato a tenerli. Di norma la scuola ne organizza uno per ciascuna materia e lo affida ad un insegnante, che raccoglie gli studenti di tutte le sezioni. Che questo insegnante venga pagato, trattandosi di straordinario (la voce “corsi di recupero” non è prevista nelle ore di “funzione docente” del nostro contratto), mi pare talmente ovvio da non richiedere spiegazioni. Ma lei evidentemente ce l’ha con gli insegnanti (e non so bene perché), visto che pare attribuire tutta la colpa della bocciatura o della sospensione del giudizio alla loro incapacità. Ci sono insegnanti incapaci, per carità, ma a volte capita anche che uno studente vada male semplicemente perché non ha studiato.

    4) Sì, ciascuno studente della scuola statale costa, e lo paghiamo anche io e lei con le nostre tasse. Ha perfettamente ragione. Allora propongo di abolire la scuola statale e, già che ci siamo, anche tutti gli altri servizi pubblici, ad esempio gli ospedali. Poi se, un giorno, una Vespa pungente dovesse avere bisogno di cure mediche per qualche seria ragione, le diremo che putroppo la suddetta Vespa costava troppo alla collettività, invitandola ad andarsene pure a casa con la sua malattia. (Non mi risponda che tanto lei ha i soldi per pagarsi la degenza in un ospedale privato. Buon per lei, ma spero che non sia così accecata dall’odio ideologico da negare, oltre che il diritto allo studio, anche quello alla salute pure a chi non può pagarsi da sé le cure).

    5) In che scuola ha studiato? Spero non in una in cui si fanno tre anni in uno. Perché, vede, non si scrive “cè”, ma “c’è” e non si può dire “studenti consigliati a prendere lezioni”, ma “studenti cui è stato consigliato di prendere lezioni”. Perdoni, sa, ma la mia è deformazione professionale.

  36. Gentile Lo Vetere ,CHIEDO VENIA ” sa’ ad una certa ora puo’ capitare di non essere totalmente lucidi” .Qui’ la questione è un’altra non quale sia la miglior scuola ne voler abolire la scuola statale ,ma se le norme della repubblica prevedono che è possibile effettuare determinati “passaggi”, e scegliere a chi rivolgersi per la propia istruzione non è compito ne mio ne suo ecc ecc di sindacarle ! Le faccio un esempio , nell’ambito universitario come ben sapra’ vi sono blasonati atenei , con rette da capogiro ,dove nessuno grida allo scandalo ! Se poi ne vuole fare una questione morale è altra cosa! , Il parallelo con la sanita’ è fuori luogo , e lo sanno tutti , provi a prenotare una tac o un’esame di cui ha urgenza :” se non si reca presso uno studio privato e paga di tasca sua passano almeno sei mesi” ( sperando di arrivarci..)In riferimento al punto 3) …ovviamente lei è a conoscenza che un docente non puo’ dare nemmeno a titolo gratuito lezioni a studenti del propio istituto, e se non sono riconducibili allo stesso , deve a) farsi autorizzare dal dirigente didattico ,b) rilasciare ricevuta anche sotto i 5000,00 euro annui e per cifre superiori aprire una partita iva “dedicata”? :QUANTE NE CONOSCE DI CODESTE POSIZIONI REGOLARMENTE APERTE? Inoltre non considera minimamente che in un anno di lezioni un docente non è riuscito a preparare tutti i suoi alunni e poi con corsi di sei /otto ore si fa il miracolo? :SCUSI MA CHI è l’ipocrita? Naturalmente con piu’ del doppio di ferie /permessi ecc ecc ,il povero docente è stanco ,malpagato ecc ecc !! :diciotto ore a settimana di lavoro( le ore non sono da sessanta minuti ).Io diciotto ore le svolgo in un giorno e mezzo!!DISTINTI SALUTI!!

  37. “Dice santamente il mio caro Alfieri nella sua Vita, ch’egli non disputava mai con nessuno con cui non fosse d’accordo nelle massime” (G. Leopardi).

    Io e lei, Vespa pungente, non siamo decisamente d’accordo nelle massime e discutendo non arriveremmo da nessuna parte.

    Mi permetta però solo di dire una cosa. Io faccio l’insegnante, lo faccio con passione e impegno (anche di tempo) e non sono l’unico. Che lei venga a fare i conti in tasca a quelli come me, non essendo mai stato in una classe, è fastidioso e irrispettoso.
    Vede, se il problema della scuola fosse che gli insegnanti fanno in una settimana le ore che lei fa in un giorno e mezzo, il problema sarebbe di facile risoluzione: portiamo le ore di lezione a 35-40. Poiché lei non è stato in una classe non ha idea di cosa significherebbero non dico 8 ma 6 ore in classe tutti i giorni.
    Lei non dovrebbe pretendere, ragionierescamente, che tutti lavorassero lo stesso numero di ore, ma che tutti facessero bene il proprio lavoro. Ecco, il mestiere dell’insegnante, per essere fatto bene, presuppone anche un invisibile lavoro a casa, che non rientra nelle 18 ore di contratto cui lei si appiglia tanto letteralmente. E non parlo solo della correzione dei compiti e della preparazione delle lezioni. Parlo del fatto che in questo mestiere non conta solo ciò che si sa, ma anche ciò che si è. Se ha avuto la fortuna di incontrare un insegnante che l’abbia fatta appassionare a qualcosa, si ricorderà che ciò è capitato perché in quella persona la cultura e la sua materia erano come incorporate e naturali, una passione di vita. Per arrivare a ciò, gli insegnanti hanno bisogno di TEMPO per leggere, studiare, aggiornarsi, formarsi. Il processo di metabolizzazione del sapere è lento e personale e non può essere programmato e standardizzato. E’ un privilegio? Per me sì, perché amo sia stare in classe sia studiare, e cercare di creare un circolo virtuoso tra le due esperienze; per altri sarebbe incomprensibile e noioso studiare e insegnare, e preferiscono sapere di dover lavorare dalle 8 alle 17 e poi stop. Dipende dalla vocazione di ciascuno e dalle predilezioni. E’ bello che si possa scegliere, no? Perché invidiarsi l’un l’altro?
    Si potrebbe discutere su come fare in modo che nella scuola ci siano molti insegnanti di questo tipo, di come selezionarli. Certo la strada da percorrere non è quella di obbligarli a un lavoro con orari d’ufficio. Ogni lavoro ha le sue regole intrinseche e solo chi è mosso da invidia e malanimo può pensare che tutti debbano essere uguali e che la qualità del lavoro si misuri sul numero di ore di prestazione fornita e non, come capita per certi mestieri (non solo quello di insegnante), sull’effetto prodotto, sul progetto presentato, sulla ricerca, …
    Viva e lasci vivere, e punga meno il suo prossimo.

  38. Trovo molto interessante l’articolo,ma ancor di più i commenti.Sono un ragazzo di 24 anni Padre in cassa integrazione,una sera fumando e guardando le stelle ho pensato “che fò ?” e ho deciso di mettermi a studiare.Non essendo ricco,e bisognoso di un minimo di gratificazione personale (e cultura generale),mi sono iscritto ad una scuola non paritaria-legalmente riconosciuta della mia città per fare IV-V Geometra.1°Settimana(iniziata il 15/10).
    Lunedì: La prof.arriva elle 20:00 (mezz’ora di ritardo).Siamo in 4 in totale.Si fà lettere,manca il dizionario.Neanche l’ombra di un orario provvisorio.
    Martedì:manca la corrente a scuola.Tutto buio,non c’è nessuno.La prof.arriva alle 19:50,tenta di mettersi in contatto con il direttore dell’istituto,che gli mette giù il telefono.Alle 20:20 la prof.ci manda a casa.
    Mercoledì:Manca il prof.(neanche il direttore sà di quale materia)attendiamo 40 minuti dopodichè,essendo presente per motivi diversi una professoressa di inglese,facciamo lezione con lei (da notare che inglese non è tra le materie d’esame per geometri)-Non un ombra di orario ne provvisorio ne definitivo.
    Giovedì:Manca il prof.Il Direttore(presente)si scusa ma il professore di Topografia non ha avvisato che non sarebbe venuto ed ha il telefono spento.1 ora e poi ci rimandano a casa.Novità :nessun orario ma di certo si sà solo che si farà lezione fino a Giovedì(4 gg a settimana)
    Così si è conclusa la tanto attesa settimana di inizio.Con 4 ore di Dante e 2 di inglese generale.Io devo dare la maturità quest’anno e non ho ancora capito chi mi spieghera cosa devo studiare e in cosa esercitarmi.Questa è l’unico centro della mia provincia che effettua recupero anni scolastici per lavoratori.Secondo voi mi dovrei preoccupare?

  39. Forse bisogna preoccuparsi sullo scarsissimo insegnamento della scuola italiana, sia pubblica, che privata.
    Io ad esempio, sono indignata che dalle elementari alle superiori si studia storia dalla preistoria al novecento, i ragazzi dovrebbero studiare la storia piu’ recente, non sanno nulla di Hitler e Mussolini.
    Poi perche’ togliere geografia alle superiori? Se chiedi a un ragazzo dove si trova Perugia o Urbino, non sanno rispondere, e forse per un futuro lavoro servira’ piu geografia, che gli antichi Egizi.
    Poi vogliamo parlare di matematica? Quando uno sa fare le quattro operazioni e le unita’ di misura, credo che sia sufficiente.
    Nessuno ti chiedera’ ad un colloquio se sai svolgere un’equazione o un’espresssione. Credo che siano queste le cose preoccupanti, per il futuro dei nostri ragazzi.

  40. Gentile Sig. Fogato,
    Qual’è il suo pensiero invece, sulla scuola paritaria Walther di Bolzano?
    Mi riferisco in particolare al quinto anno, il costo è di 3.980,00 Euro (complessivo), e gli esami sono interni, ovvero si svolgono nella scuola Walther di Bolzano.
    La ringrazio

  41. Gentile Sig. Conteli,

    la scuola Walther di Bolzano è una scuola pubblica paritaria, non un centro di recupero anni scolastici. Gli esami di maturità vengono quindi svolti regolarmente con una commissione mista di insegnanti interni ed esterni. Il costo mi sembra normale.

    Non conosco personalmente questa scuola, quindi più di questo non posso dire.

  42. Mio figlio frequenta il “grandi scuole” 3/4/5 anno turistico.Premetto che siamo genitori che seguono molto il figlio,e ci ha spinto effettivamente l’obbligo (quasi) di avere un diploma senza il quale il futuro dei nostri ragazzi gia’grigio si fa nero.Il costo e’effettivamente alto (con esame 8500 euro) e ci dobbiamo fare le fotocopie dei libri!!!! Purtroppo mio figlio,che ha un blocco scolastico derivante dalle elementari,e’abbastanza intelligente da aver capito l’andazzo e pensa che, visto che abbiamo pagato avremo un risultato.Da poco ho saputo che finora ha frequentato saltuariamente,e nessuno mi ha informato della cosa,ma si sono premurati di spiegarmi dove fara’l’esame a giugno che ho pagato ad una societa’esterna(?) alla scuola paritaria.Quando frequenta manca qualche tutor ogni giorno,e gli allievi sono tutti svogliati.Effettivamente,visto i soldi che ho speso,la promozione mi sembra logica,ma penso anche che la sua preparazione sara’ridicola e il diploma lo prendera’quando avra’la testa per farlo e non certo da loro,visto che mi hanno detto che,onestamente con le normative degli ultimi anni non c’e’la sicurezza.Sto spiegando a mio figlio,che questa cosa che riteniamo poco educativa,la facciamo in un’ottica futura,e che nella vita lavorativa regali cosi’non ne avra’mai(……).E’triste dirlo,ma alla fine della giostra,quello che conta in queste “scuole” e’ il risultato,ma e’una scorciatoia a caro prezzo.

  43. Salve a tutti, io vorrei chiedere di fare il 5 anno a grandi scuole (bocciato in 5) e vorrei sapere un po’ i costi… E vorrei sapere se questo fantomatico diploma di stato è valido al 100% e che quindi si può andare all’università o meno .. E se sul diploma c’è traccia di cepu o grandi scuole .. Esempio (diploma di stato perito elettrico frequentato presso la scuola cepu o grandi scuole) spiegatemi come sarà questo diploma e che cosa sono le scuole paritarie (sono di milano) grazie ancora

  44. Gentile Prof. Fogato, le espongo succintamente il mio problema.
    Mio cugino ha sottoscritto, a sua insaputa, la domanda di ammissione agli esami di maturità come privatista presso il centro di preparazione (si fa per dire) dove era iscritto e con cui si sono interrotti i suoi rapporti durante il corso dell’anno.
    Il punto è: l’istituto paritario dove è stato smistato, alla stregua di una domanda che pare a mio avviso a norma, nonostante l’istituto paritario sia lo stesso, guarda caso, dove ha conseguito l’idoneità gli anni precedenti,che collabora con il centro di preparazione, potrebbe richiedergli il pagamento della somma per il conseguimento del diploma? Se si sulla scorta di quale norma, atteso che il contratto con il centro di preparazione è pressochè nullo non solo per forma ma anche per contenuto e tra l’altro la domanda di inserimento del ragazzo presso l’istituto paritario reca data 05 marzo ed il ragazzo si è ritirato il 22 marzo con domanda indirizzata al coordinatore didattico? Grazie, in attesa di un riscontro celere le porgo
    Cordiali saluti
    Carla

  45. BUONGIORNO A TUTTI,ECCO LA MIA ESPERIENZA:LAVORANDO E NON AVENDO UN DIPLOMA MI SONO ISCRITTA AD UN CENTRO RECUPERO ANNI SCOLASTICI ARRIVANDO AD AFFRONTARE QUEST’ ANNO L’IDONEITA’ ALLA MATURITA’.PREMETTO CHE,ESSENDOMI RESA CONTO DELLO SCARSO IMPEGNO DA PARTE DELLA SCUOLA DI RECUPERO NELL’INSEGNARCI LE MATERIE X ARRIVARE ALLA MATURITA’ IN GRADO DI AFFRONTARLA PREPARATI,MI SONO FATTA AIUTARE DA UNA RAGAZZA DI RIPETIZIONI E L’ESAME DI IDONEITA’ STATALE L’HO SUPERATO CON UNA MEDIA DEL 6,5….CARICA DEL RISULTATO,RICORDANDO CHE NEL FRATTEMPO LAVORO ANCHE,DO IL 1000% X PREPARARMI ALLA MATURITA’ VERA E PROPRIA,PREPARO UNA TESINA MOLTO CARINA E INTERESSANTE E CON QUESTI PRESUPPOSTI POSITIVI MI PRESENTO ALLA MATURITA’. GLI SCRITTI MI PORTANO AD UNA MEDIA PIU’ CHE SUFFICENTE E CON QUESTO RISULTATO INCORAGGIANTE MI PRESENTO ALL’ORALE. PUR ESSENDO AGITATA A 1000,COME PENSO LA MAGGIOR PARTE DEGLI STUDENTI MATURANDI,ESPONGO LA TESINA,RISPONDO ALLE DOMANDE DI PSICO-PEDAGOGIA,DIRITTO,ED.FISICA,ITALIANO,STORIA,MUSICA SENZA INTOPPI E MI INCIAMPO SU INGLESE NON SAPENDO COSA RISPONDERE. DOPO UNA SETTIMANA DI ATTESA NELLA QUALE LE SPERANZE DI ESSERE PASSATA ERANO VERAMENTE ALTE MI RITROVO CON UN ESITO NEGATIVO AL QUANTO INASPETTATO…. PERCIO’ DEDUCO CHE IL FATTO DI ESSERE PRIVATISTI PENALIZZI E NON AIUTI,SONO TUTTE BARZELLETTE QUELLE CHE DURANTE GLI SCRITTI LASCIANO COPIARE,ANZI!!! AVEVAMO TRE PROFESSORI IN CLASSE DISLOCATI IN MODO CHE LA COPIATURA ERA PRESSOCHE’ IMPOSSIBILE,NON SAPEVAMO NEPPURE LE MATERIE DI TERZA PROVA FIGURIAMOCI SE QUALCUNO CI HA FORNITO UNA SCORCIATOIA PER AVERE LE RISPOSTE GIA’ IN TASCA!!! PERCIO’ IO MI DOVRO’ RIFARE LA MATURITA’ STUDIANDO ANCORA AL MASSIMO E LAVORANDO NELLO STESSO TEMPO CON LA SPERANZA CHE L’ANNO PROSSIMO IL FATTO CHE IO SIA PRIVATISTA ( NON PER BUONTEMPO MA X NECESSITA’ IN QUANTO DI LASCIARE IL LAVORO NON SE NE PARLA,DEVO ANCHE MANGIARE!)NON MI REMI CONTRO. CHE AMAREZZA!

  46. BUFALEEEE! Il fare di tutto l’erba un fascio mi sembra alquanto da ipocrita e lo trovo ridicolo..
    Presento la mia situazione: ho frequentato l’istituto per geometri per 4 anni alla statale ma dopo essere stata bocciata per mio parere ingiustamente, e non riuscendo più a sopportare delle perfide professoresse ho deciso di frequentare una paritaria.
    Avvilita dal continuo privilegiare i cosiddetti LECCACULO o figli di persone di un certo livello alla statale, non pensavo che cambiando scuola avrei trovato ciò che sotto vi riporterò.
    Ho conosciuto professori molto competenti, con la voglia di insegnare e di trasmettere le proprie passioni, sempre disponibili a spiegarti gli argomenti che non avevi capito, e che mi hanno sempre incentivato a dare del mio meglio! Ecco cosa mi ha portata a prendere un bel e strasudato 82 alla maturità!
    Ecco perchè mi dispiace sempre molto sentir dire che il mio diploma me l’ho comprato… perchè ho imparato più alla paritaria che alla statale in quanto piena di professori con la sola voglia di insegnare e di venirti incontro alle necessità dell’alunno con il quale si relaziona!
    E volevo precisare che alla maturità non è neanche affatto vero che qualcuno ti aiuta anzi, i professori esterni vengono sempre con il pregiudizio per cui ti stanno ancora di più con il fiato sul collo!

  47. ma, invece, la scuola statale cosa offre? ricordo di aver fatto il liceo con professori spesso incompetenti e cattivi, con l’unico orgoglio quello di essere selettivi; alla maturità mi sconsigliarono caldamente le facoltà scientifiche, oggi posso vantare una laurea ed una specializzazione scientifiche; molti colleghi e amici, professionisti qualificati e capaci, sono passati dal “recupero anni” per poi ottenere risultati adeguati all’università; ora è mio figlio ad essere al liceo: è vittima di bullismo da parte dei compagni, in più viene tartassato dall’incoerenza e dalla frustrazione di alcuni insegnanti… cosa ci viene dato di così tanto grande dalle nostre scuole pubbliche?

  48. @Peste e corna. Risposta alla sua ultima domanda: almeno la decenza di non ottenere la promozione a suon di banconote.
    Se ha letto bene il pezzo, qui non è in gioco il rapporto scuola pubblica / privata, ma il fatto che ALCUNE scuole private sono dei diplomifici. Io insegno in una privata e anch’essa ha la stessa decenza.
    Non faccia il solito populismo becero antistatalista. Ne abbiamo piene le tasche.

  49. Salve claudio vorrei porle alcune domande che la pregherei avessero una risposta data la difficolta a trovare chiarimenti chiari su internet le spiego
    Ho perso tre anni nel corso dei miei studi nella scuola publica per svariati motivi che non occorre raccontare ma ora mi trovo in 2 superiore ad 18 anni ed con tutta sincerita la mia visione per il futuro non a molto rosea o perso molta della autostima in me anche se non la voglia di studire che ammetto non sempre ho avuto comunque non penso di riuscire ad andare avanti con ragazzini molto più piccoli di me quindi pensavo di recuperare gli anni dato che senza un diploma e spesso anche con quello non puoi avere una prospettiva lavorativa ma ho molte domande quello che vorrei fare e fare 2 anni in uno per poi in quarta tornare nella scuola publica almeno cosi recupereri 2 anni ed sarebbe gia molto secondo la sua esperienza cosa mi converrebbe fare preciso che vivo a milano ed di scule paritarie penso c’e ne siano parecchie grazie in anticio bella !!

  50. Francesco, le vie alternative ad un centro di recupero anni scolastici – in cui, a mio parere, perderesti tempo soldi ed ancora di più l’autostima – penso siano iscriversi ad un corso serale (eviteresti così di ritrovarti con ragazzi molto più giovani di te) oppure ad un centro di formazione professionale (faresti meno ore teoriche ed impareresti un mestiere).

  51. Nella scuola pubblica non ci sono figli di papà’???? Siamo sicuri?? Ho visto cose nella scuola pubblica ben più’gravi e denigranti per i ragazzi che in quella privata dove almeno un minimo di regole esistono. Ho visto figli di dottori e avvocati promossi a giugno con 5/6 materie insufficienti…come vogliamo chiamarlo questo? E’ molto più’gravi proprio perché accade in una scuola pubblica

  52. http://www.silviachimienti.it/2014/09/commissione-parlamentare-dinchiesta-sui-diplomifici/

    A questo link trovate la proposta di legge della deputata M5S Silvia Chimienti per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sui “diplomifici”.

  53. perchè non facciamo una proposta di legge e segnalazione per quei docenti che sfruttano le famiglie facendo si pagare 25/30 all’ora per ripetizioni??? chi paga le tasse su quei soldi? la maggior parte sono professori che hanno gia’ un impiego statale, se fate un link potrei farvi subito almeno 20 nomi di professori.Io lavoro nel privato e ogni euro che guadagno è tassato!!

  54. scuola insegnanati; finiti sotto inchiesta 101 falsi invalidi e 10 medici compiacenti.
    questi dovrebbero essere coloro che nella scuola pubblica dovrebbero insegnare ai nostri figli ad essere delle persone oneste…un link per loro no?

  55. Bravo, dovrebbero girare molto di più queste informazioni.Ho 36 anni e mi sto interessando per recuperare il diploma superiore, non sono iscritto, mi sto solo informando sul ” funzionamento” di questi istituti.A me e’ parso zhbito chiaro ” il metodo” .Sono felice di aver letto la sua ” dichiarazione” .Grazie

  56. Tanti miei amici sono bocciati 2 3 volte alle statali,successivamente si sono iscritti a questi centri di recupero conseguendo il diploma.Si sono iscritti all’università’e si sono laureati.Spesso sono proprio questi centri di recupero che paradossalmente ti salvano dell’abbandono degli studi.

  57. Buonasera a tutti, trovo molto importanti i vostri commenti. Ho 42 anni e per fortuna (tutto spesato dal Comune in cui abito) mi sono iscritto in una Scuola paritaria serale per lavoratori.
    Frequento le classi 3°e 4°Geometri.
    Per problemi di accordi tra l’Istituto paritario e il Comune la scuola è iniziata a Dicembre anzichè a Ottobre.
    Nella riunione tra docenti,assessori e alunni (alla quale non ero presente) si è convenuto per pressione degli alunni a inglobare in un anno scolastico le due classi,ma l’istituto proponeva di svolgere solo la classe 3°.
    Secondo alcuni per una questione remunerativa (conveniente per l’Istituto)ma per altri per un solo motivo di garantire in un anno scolastico un regolare svolgimento del programma.Già da qui ci si accorge della diversità
    d’opinione su questo aspetto appena citato.Per il resto,durante le interrogazioni o i compiti in classe,non è permesso ne copiare ne suggerire. Gli insegnanti sono ben preparati nelle loro materie d’insegnamento e con vero impegno,passione e serietà svolgono il loro lavoro.E’ richiesta una frequenza (da parte del Comune) con un tetto massimo di 4 assenze mensili salvo che per motivi particolari.Sin da ora tutto è regolare.Ben 24 anni fà ho frequentato la Scuola superiore pubblica sino al quarto anno ma come all’Istituto IPSIA come (riparatore autoveicoli) e non ai Geometri.Nella terza classe ho superato l’esame di qualifica.
    Per mia esperienza trovo uguali i due Istituti come serietà.
    A Giugno se sarò ammesso agli esami di fine anno scolastico,io e gli altri alunni verremo comunque esaminati da altri docenti che neanche conosciamo.Per giunta nelle scuole pubbliche non mi risulta che a fine anno bisogni sostenere degli esami poichè nell’arco dell’anno si è comunque valutati con interrogazioni e compiti in classe.Aggiungo che le scuole serali per lavoratori sono nate per far studiare in classe.A noi invece danno anche dei compiti da fare a casa. Che dire,ogni persona la vede a modo suo.

    Cordiali Saluti a tutti.
    Roberto.

  58. Buongiorno.
    Condivido pienamente quanto letto.
    Mi trovo in una situazione imbarazzante.
    Per motivi di salute (non dovuti a me , ma a uno sbaglio di un medico ) ho trasurato mia figlia .come posso fare per fargli finire gli studi?

  59. Buonasera Signora Gradi,non conoscendo la situazione (scolastica) di sua figlia non saprei cosa consigliarle.
    Che classe frequenta? Ha un’occupazione di lavoro?

    La saluto,Roberto.

  60. Articolo molto molto interessante, che mi ha portato a cercare di approfondire la questione (feci anni fa alcuni colloqui per insegnare in scuole private che offrivano tale servizio di recupero anni, ma rifiutai l’offerta in quanto la retribuzione e la forma contrattuale, come ben spiegato nell’articolo, erano pietosi, ma proprio pietosi).
    Cercando in rete, mi sono imbattuto in un articolo http://www.accademiastudi.net/diploma/recupero-anni/recupero-anni-1.htm in cui si dice che, superati i 23 anni, si può sostenere l’esame di Stato senza essere in possesso del diploma di licenza media.
    Ma è vero? Mi pare assurdo… ma non ho trovato riferimenti normativi che spieghino bene questo punto!

  61. Caro Giacometti,
    certo, è del tutto vero.
    Possono iscriversi all’Esame di Stato del Secondo ciclo (la “maturità”) coloro che “compiano il ventitreesimo anno di età entro l’anno solare in cui si svolge l’esame. In tal caso i candidati sono esentati dalla presentazione di qualsiasi titolo di studio inferiore” (Ordinanza Ministeriale n. 252/2016, art. 3, comma 1, punto c).
    Ecco il testo dell’Ordinanza:
    http://www.istruzione.it/allegati/2016/om252_16.pdf

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