di Pier Vincenzo Mengaldo

La recente e ben nota delibera del Parlamento polacco può essere anche presa come una barzelletta da repubblica delle banane (va in galera non chi commette il fatto ma chi lo denuncia). In realtà la cosa è seria e rientra perfettamente nell’inguaribile antisemitismo di quel paese. Naturalmente è giusto, prima di tutto, ricordare che coi suoi 7600 individui i polacchi sono di gran lunga i primi fra i “Giusti fra le Nazioni”. E vanno ricordate le splendide figure di Irena Sendler, che ha salvato almeno 2500 bambini ebrei, di Irena Adamowicz, staffetta partigiana, degli umanissimi medici polacchi di Gusen, descritti da Aldo Carpi, e così via.

Tuttavia l’autorevole Encyclopedia of Holocaust di Israel Gutman, dopo aver parlato di “antisemitismo largamente diffuso”, calcola che i polacchi che durante l’occupazione hanno aiutato gli ebrei sono stati fra l’uno e il 2,5 per cento della popolazione polacca: il che non sembra molto. Occorre dunque riprendere qualche aspetto del tema. Lo faccio intanto ricordando due episodi, o mancati episodi di cui tuttavia non potrei offrire i contorni precisi: è noto che i partigiani polacchi, generalmente antisemiti, fornirono ben poche armi ai rivoltosi del Ghetto di Varsavia; meno noto ma discusso ad es. nello splendido libro di Gitta Sereny è il fatto che i partigiani polacchi stessi non attaccarono mai i campi di sterminio di Belzec, Sobibor e Treblinka, tenuti dalla miseria di novantadue difensori in tutto fra tedeschi ed altri (bassissima cifra che non impedì loro di liquidare un milione e mezzo di ebrei).

Siamo invece nella assoluta certezza sull’atteggiamento dei polacchi verso gli ebrei nei Ghetti, e soprattutto sul fatto che i secondi subirono dai primi pogrom anche dopo la fine della guerra: particolarmente sanguinoso quello di Kielce (dove fu perfino ripresa l’accusa di omicidio rituale), studiato a fondo in un libro di Ian Gross, che già ne aveva studiato uno analogo del 1941. Il grande storico francese Pierre Vidal-Naquet ha scritto con tetro umorismo nei suoi Mémoires: “in breve, la ‘ questione ebraica’ si è posta nuovamente in Polonia senza ebrei… Insomma, l’ebraicità è stata sradicata, ma non la ‘questione ebraica’ “.

Chi poi ha letto la grande Tregua di Primo Levi ricorderà certo l’episodio in cui il civile avvocato polacco presenta Levi ai suoi concittadini non come ebreo ma come prigioniero politico; e alle proteste di Levi ribatte: “La Polonia è un triste paese” e “E’ meglio per voi. La guerra non è finita”. E più eloquente ancora è quanto racconta il famoso critico Reich-Ranicki nel congedo dal generoso e simpatico polacco che l’ha nascosto con la moglie durante l’occupazione, questi gli dice con forza : “Vi prego di non dire a nessuno che siete stato da noi. Conosco questo popolo. Non ci perdonerebbe mai di aver salvato due ebrei“. E presso i migliori storici e testimoni della Shoah questo punto di vista può essere anche più energico: citerò Poliakov : “non si può non fare questa amara constatazione: l’atteggiamento del popolo polacco di fronte all’agonia degli ebrei non differì granché dall’atteggiamento tedesco”; e il filosofo francese Jankélévitch: ”E quanto ai polacchi, non parliamone: hanno lasciato morire gli ebrei, senza immischiarsi troppo.Forse non erano scontenti di vedere i tedeschi fare al posto loro un lavoro che avrebbero desiderato fare loro stessi. Ma se ne occupavano i tedeschi, ed era una fortuna davvero insperata: hanno dunque lasciato al tedesco immondo il compito di sbarazzarsi dei loro ebrei”.

 

[Immagine: Il Parlamento polacco].

3 thoughts on “Negazionismo di Stato. La Polonia e lo sterminio degli ebrei

  1. Grazie a Pier Vincenzo Mengaldo per questo documentato articolo, scritto con sofferto e tuttavia sereno, classico distacco. E’ così che occorre ricostruire la storia. Sarebbe ancora da approfondire se “l’inguaribile antisemitismo” del popolo polacco trovi una qualche ragione anche nella sua antichissima – medievale – cattolicità. A questo proposito che dice Mengaldo?

  2. Sarebbe inopportuno collegare direttamente cattolicesimo e antisemitismo; meno inopportuno però se si tratta di cattolicesimo arcaico e ‘ di destra’ come spesso in Polonia (v.soprattutto, negli anni trenta, il cardinale primate Hlond); e ancor meno se, come è tipico della Polonia, il cattolicesimo si unisce al nazionalismo, producendo una mistura deflagrante. A spiegazione ( non giustificazione!) dell’antisemitismo polacco vanno comunque tenuti presenti almeno due fatti: il numero particolarmente elevato di ebrei residenti in Polonia negli anni trenta- quaranta ( a Varsavia, se non ricordo male, erano quasi la metà della popolazione ) e il fatto che parte di questi, soprattutto nelle campagne, non erano per nulla integrati ( molti non sapevano nemmeno il polacco)

  3. Grazie ancora a Mengaldo per aver risposto in modo davvero impeccabile alla questione da me posta (compresa la litote “”meno inopportuno”” però se si tratta di cattolicesimo arcaico…”).

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