di Moira Egan (trad. di Damiano Abeni e Moira Egan)

 

[Olfactorium di Moira Egan, uscito in questi giorni per Pequod, costituisce un’insolita esplorazione dell’ekphrasis, della poesia cioè che elegge a musa un’immagine o un’opera d’arte reale o di finzione. In questo caso la musa non è un dipinto o una scultura, ma è incarnata dall’arte evocativa del profumo.
Il più effimero tra tutti i sensi, l’odorato è anche il più intimamente legato al ricordo. Dall’Old Spice di tutti i giorni all’esotico Casbah, queste poesie prendono spunto da essenze che si trovano o che si trovavano in commercio.
Olfactorium costituisce la prima parte della raccolta Synaesthesium, vincitrice del New Criterion Poetry Prize 2017, ed è diviso in cinque sezioni. Quella che presentiamo, Jardin des Poètes, è una serie di elegie per alcuni degli autori che sono stati importanti per Egan]

 

Jardin du Poète

 

La cinta del giardino antico è bassa, sbrecciata,
dunque (“perfino alla mia età”) agevole
da scavalcare. Dicono sia il giardino che Goethe
adorava. Lo vedo che disegna – angelica
(il cui nome gli fa ricordare…), elicriso;
è concentrato: analizza genere e specie e amore.
Sono certa lo sapesse che il cipresso
è l’albero dei cimiteri italiani, morte incarnata
nel verde cupo di lance che puntano al paradiso.
Inspiro: vetiver vivace, pompelmo e arancia
così mordaci che vengo ricacciata
in un altro giardino in cui avevo imparato
l’amaro ossimoro nel dolce frutto
succulento che m’era stato offerto, spicchio su spicchio;
il vago muschio nel calore del suo abbraccio;
le antiche mura di pietre sgretolate, e così la mia fiducia.

 

 

Jardin du Poète

 

The garden’s ancient walls are low and broken
and thus (yes, “even at my age”) easy
to scale. They say this was a garden Goethe
adored. I see him sketching: helichrysum,
angelica (whose name reminds him of…)
and focused: parsing genus, species, love.
I’m sure he knew that cypress is the tree
that marks Italian cemeteries, death
embodied in the dark green spears that gesture
toward heaven. I inhale: crisp vetiver,
grapefruit and orange so pungent that I’m thrust
back to another garden, where I learned
of bitter oxymoron in the sweet
and luscious fruit he fed me, piece by piece;
the faintly musky warmth of his embrace;
the ancient stone walls crumbled, and my trust.

*

Baudelaire

 

per JM
(luxe, calme et volupté)

 

Pigra domenica mattina. Il cameriere
(compiacente) ci serve Bloody Mary
col gin invece della vodka. Scintille di pepe e ginepro
rendono il conversare più sapido e aspro.

 

Brindiamo con dei toast: integrale, segale, azzimo –
Preferisco l’azzimato, sorride il poeta,
e il cumino di prato mi ricorda… portato
alla deriva s’allontana, resta lontano, un attimo.

 

E anche se i polsi e il collo sono esili
come canne, la camicia è impeccabile. È Giacinto,
dice. Amabile tinta, mito terribile.

 

Parliamo di papiri, di chiesa, incenso,
di come un mattino domenicale così sia più intenso.
Il nostro cameriere ha finito il turno: in completo di pelle
si volta e gli manda un bacio d’addio.

 

 

Baudelaire

 

per JM
(luxe, calme et volupté)

 

A lazy Sunday morning. The waiter fetches
(complaisant) Bloody Marys made with gin,
not vodka. Glints of juniper and pepper
and wit aglitter spice our conversation.

 

We have our toast. Whole wheat, and white, and rye—
I do prefer the wry, the poet smiles,
and caraway reminds me… faraway
he drifts from us, and stays away, a moment.

 

And though his neck and wrists are reedy thin,
his shirt’s impeccable. It’s Hyacinth,
he says. A lovely shade, a dreadful myth.

 

We talk of incense, church, papyrus scrolls,
how Sunday morning spent this way is better.
Our waiter’s shift is done, he dons his leather,
turns back to us, blows him a kiss farewell.

 

*

 

Baume du Doge

 

per Mark Strand

 

A Venezia lo spritz s’accompagna
a così voluttuose fette d’arancia
che uno di noi scherza: Alcol più vitamine!
In verità, ricordo le nostre conversazioni
svilupparsi in egual misura tra temi seri e facezie.
Passeggiate lente fumando lungo il “Grande Canale”,
discorsi di cardamomo e cannella, la Via delle Spezie,
e ognuno che provava a definire l’esatta sfumatura
che il cielo assume mentre il giorno svapora.
Zafferano.

 

……………………………Lui disse: Tutta la poesia è formale,
esiste entro limiti, costrizioni imposte
da lingua o tradizione. Sera al varco,
annunciata dal carillon di San Marco,
folate crepuscolari di incenso e mirra.
In questa città, fondata su una suprema eleganza,
le sete e i velluti hanno strascichi di vetiver
e benzoino, la mente di notte viene dolcissimamente
ingannata a credere nella permanenza.

 

 

Baume du Doge

 

per Mark Strand

 

In Venice, the aperitivo’s garnished
with such voluptuous chunks of orange
that one among us jokes: Drinks and vitamins!
In truth, though, I recall our conversations,
in equal measure, seriousness and play.
Slow walks and smokes along the Grand Canal,
talk of cinnamon, cardamom, the Spice Trade;
each of us trying to name the precise shade
the sky takes on as the day fades.
Saffron.

 

……………………………He said, All poetry is formal,
existing within limits, straits imposed
by language or tradition. Evening knelled in
by San Marco’s carillon,
the dusky gusts of myrrh and frankincense.
In a city like this, founded on such elegance,
the silks and velvets trailing wakes of benzoin
and vetiver, the night mind’s so sweetly
deceived into believing in permanence.

 

*

 

Bois d’Ombrie

 

per Seamus Heaney

 

Si prova un lieve senso di asfissia nel salone,
con tante teste laureate, stipati i loro discorsi
di carote che sottendono un bastone e di un’ampia profusione
di nomi propri (si presume si sappia di chi si parla, of course).
Tabacco post-prandiale estratto da un sacchetto,
pressato nelle pipe, esala dolce tra i presenti
la sua umida terra di Siena. Ci accomodiamo sul divanetto
(lui pare augurarsi di potersi sottrarre ai suoi sicofanti)
e scaldiamo il cognac offertoci, ardente cordiale
color caramello, nel cristallo di minuscole coppettine.

 

È sia delizioso che medicinale,
dico (io? dico sciocchezze quando sto sulle spine?)
Lui mi toglie subito d’imbarazzo: Come la poesia
un poco, no? Delectando atque monendo.
Difficile sentire quell’onda nella voce e non pensare
al fumo di torba che sale, terra d’ombra bruciata, dai camini,
alla nebbia spessa come panna sul caffè corretto
(delizioso e medicinale?) al Jameson.

 

Bois d’Ombrie

 

per Seamus Heaney

 

It could be overwhelming in this room,
so many laurelled heads, their talk replete
with carrots dangled, first names dropped (assumed,
of course, one knows of whom the speaker speaks).
Post-prandial tobacco from the pouch,
tamped into pipes, exhales its sweetly damp
sienna on the air. We take the couch
(he seems to wish to flee his sycophants)
and warm the cognac offered, caramel
and fiery, in tiny crystal glasses.

 

It’s both delicious and medicinal,
I say (who me? say silly things when nervous?).
He sets me right at ease, Like poetry
a wee bit, no? Delighting and instructing?
It’s hard to hear that lilt and not to think
of peat smoke rising, umber-black, from chimneys,
and fog as thick as cream on coffee, laced
(delicious and medicinal?) with Jameson.

 

*

 

Casbah

 

per Galway Kinnell

 

Si può trovare incredibile bellezza nell’oscurità,
ci aveva detto, e noi scribacchiavamo nel bosco
e sottobosco della psiche dove ci aveva condotto
a segreti fertili e profondi, al corpo e alle sue verità
e alle bugie del corpo, anche, ai suoi laceri stracci.
Non si sa come, ci fece considerare noi stessi sacri,
una specie di incenso acceso in offerta – noce moscata
e pepe, iris, pungente legno di cedro.

 

Un giorno mi si avvicinò sul prato.
Sapevo che aveva letto il mio piccolo dolore gridato
(lastra di vetro sottile, ero trasparente).
Mi toccò la spalla. Ti accosteranno numerosi
alla poetessa J___ con quei capelli sontuosi.
Disse: Quella bellezza non svanirà; poi aggiunse
parole buone per mio padre, già da anni scomparso.

 

Casbah

 

per Galway Kinnell

 

There is such beauty to be found in darkness,
he told us, so we scribbled in the woods
and underwoods of psyche where he’d led us
to secrets rich and deep, the body’s truths,
the body’s lies as well, its tattered rags.
Somehow he made us view our selves as sacred,
a kind of incense offered up—nutmeg
and pepper, iris, spiky cedarwood.

 

One day he found me, sitting in the glade.
I knew he’d read my little cries of pain
(a pane of brittle glass; I was transparent).
He touched my shoulder. How they must compare
you to the poet J_, such glorious hair.
He said, That kind of beauty will not fade;
spoke kindly of my father, dead for years.

 

*

 

Lamplack

 

per Cynthia Macdonald

 

Una volta un uragano ci aveva lasciato senza luce.
In quelle settimane leggevo alla lampada a olio,
scrivevo fino al mattino e sognavo Mary Wroth e Dickinson.
Il fumo saliva a spirale, lasciava sbaffi di fuliggine.

 

(Lei mi aveva detto che i poeti bloccati
non hanno potuto giocare da bambini: tarpati.
Lo so fin troppo bene, non si riporta l’orologio indietro;
ergo, un’età adulta di giochi e voglia matta:
sfoggiare tacchi a spillo sui marciapiedi di Manhattan
[se non pesti una crepa andrà tutto bene], inguainata
in latex, dal bouquet gommoso e orchidaceo;
luccichio della strada di notte, vetro nell’asfalto).

 

Stanotte il cielo è nero, pepe pungente.
La luna non è mai parsa tanto sferica,
arancia sanguigna e pompelmo rufo, che l’eclissi
disseziona, spicchio su spicchio, metodica.

 

 

Lamplack

 

per Cynthia Macdonald

 

A hurricane knocked out our power once.
Those weeks I read by oil lamp, wrote till late,
and dreamed of Mary Wroth and Dickinson.
The smoke curled up and left a smear of soot.

 

(She’d told me that the poets who are blocked
are those who could not play as children: maimed.
Too well I know, you can’t turn back the clock;
ergo, adulthood full of tricks and games:
stiletto-skipping down Manhattan’s walks
[no crack; no break no back]; encased in latex,
that orchidaceous, rubbery bouquet;
the glitter of the night street, glass in asphalt.)

 

Tonight the sky is black and pepper-crisp.
The moon has never seemed so spherical,
blood-orange or rufous grapefruit, which the eclipse
dissevers, slice by slice, methodical.

 

 

*

 

 

Cœur de Vétiver Sacré

 

per Michael Egan

 

Non l’ho mai nemmeno trovato su una mappa
il posto in cui m’ha portato, mistico e arcano
nell’ovest dell’Irlanda. Cominciava con la A?
Un nome venuto da un mito? Forse Arcadia?

 

L’aria stessa era verde, o così sembrava,
luce viridescente tra le foglie, da giada
a celadon, da muschio a crisoprasio.
Passeggiavamo discorrendo sotto quella tenda.

 

Mi confessò di non avere mai capito
perché il mio ragazzo, R___, lo detestasse tanto.
Incredula: “Davvero non ricordi?” “No—”
Telefonate sbronze, insulti: inaudito.

 

Chinò la testa. “Ho sprecato anni interi,
inflitto danni innominabili”.
“Fa niente, papà, lo so, siamo così simili
e questo posto è troppo bello per piangere”.

 

Guidammo in silenzio al pozzo di Santa Brigida,
dove i fedeli avevano lasciato offerte votive:
nastri multicolori, incenso, blocchetti di torba ben squadrati.
Lui al passo tracciò tre cerchi verso il sole, pregando salute.

 

Gli elementi della santa sono acqua, fuoco, aria.
Se fosse cenere, là lo disperderei.

 

 

Cœur de Vétiver Sacré

 

per Michael Egan

 

I’ve never even found it on a map,
that place he took me to, mystic and strange
in the West of Ireland. Did it start with A?
A mythic name? Arcadia, perhaps?

 

The very air was green, or so it seemed,
light viridescing through the leaves, from jade
to celadon, from moss to chrysoprase.
We walked and talked beneath the canopy.

 

He told me that he’d never understood
why my young boyfriend, R_, disliked him so.
Incredulous: “You don’t remember?” “No–”
The drunken phone calls, insults: it wasn’t good.

 

He bowed his head. “I lost entire years,
inflicted damage I can’t even name.”
“It’s all right, Dad, I know, we’re much the same
and this place is too beautiful for tears.”

 

We drove in silence, on to Brigid’s well,
where pilgrims had left offerings to please:
bright ribbons, incense, careful bricks of peat.
He walked three circles sunwards, prayed for health.

 

Her elements are water, fire, air.
If he were ashes, I’d scatter him there.

 

 

[Immagine: Robert Mapplethorpe, Flowers.

 

1 thought on “Jardin des Poètes

  1. Buon giorno.
    Semplicemente gradevolissimo leggere questi brani.
    La fotografia di chiusura esprime un significato interessante infatti i tulipani sono inodori.

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