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Perché sono su Instagram/6. Kate Carr

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a cura di Maria Teresa Carbone

[Prosegue la nostra indagine su Instagram, a seconda delle prospettive semplice applicazione per la condivisione delle immagini, social network satellite della galassia Facebook o entità sovranazionale che conta oggi quasi un miliardo di abitanti, più dell’intero continente europeo. A rispondere oggi alle domande che abbiamo posto a scrittori, artisti e fotografi è la sound artist australiana Kate Carr, che da qualche anno si è trasferita a Londra dall’Australia, dove è nata e cresciuta. Nella capitale britannica, oltre a curare i suoi lavori (diffusi, fra le altre testate, dal “New York Times” e dal “Guardian”) e a gestire l’etichetta Flaming Pines, ha sviluppato una particolare attenzione alla fotografia, come dimostra la sua bellissima galleria su Instagram. Prima di lei hanno partecipato all’iniziativa Francesco Pecoraro, Emmanuela Carbé, Sabrina Ragucci, Hypermediacy e Helena Janeczek (Maria Teresa Carbone)].

Perché sei su Instagram?

Lavoro come sound artist, ma mi è sempre piaciuta la fotografia e volevo uno sbocco creativo da vedere più come hobby che come professione. Di recente mi sono trasferita a Londra e quindi ho pensato che fare delle foto sarebbe stato un bel modo per scoprire la città e fare qualcosa di creativo e rilassante. Ero su Instagram già prima, ma solo per le foto delle vacanze. Questa volta, però, ho cominciato a prendere la fotografia più sul serio, e mi è davvero piaciuto condividere le mie foto, e pure vedere alcuni dei lavori splendidi che si trovano su Instagram. C’è una vera scena per la street photography, ed è bello e in qualche caso stimolante vedere il lavoro che fanno gli altri, il modo in cui le persone usano la fotografia come strumento per impegnarsi in pieno nelle loro città, che è quello che piace a me. Nel mio lavoro con il suono faccio molte registrazioni di strada, quindi per me la fotografia è stata un’altra via per esplorare quelle stesse idee creative dei diversi modi in cui condividiamo e creiamo spazi urbani, solo con un medium differente.

Come definiresti la tua galleria: diario? album? portfolio? autobiografia…?

Direi che la mia galleria è un po’ tutte queste cose. Anche se è iniziata come un hobby, la fotografia si è ora inserita nella mia pratica artistica con il suono e adesso uso parecchi video nelle mie esibizioni dal vivo, quindi in questo senso la galleria è un portfolio. In certi casi è anche abbastanza autobiografica per le didascalie che posso scrivere o perché a volte condivido citazioni da poesie o da libri che sto leggendo, in particolare saggi sullo spazio urbano, i testi che leggo più spesso per il dottorato che sto facendo. Il che vuol dire che ci sono dentro tante cose davvero.

Con quale strumento scatti le tue fotografie?

Uso una piccola fotocamera Lumix.

In base a quali criteri metti i like alle foto?

Beh, direi che in questo sono molto semplice e trasparente. Metto di rado il like alle foto delle persone, ma se c’è qualcosa di particolare, magari buffo o divertente, lo faccio. E mi capita spesso di mettere il like alle foto degli amici: ho molti amici artisti che condividono i loro lavori recenti o le foto scattate nel corso delle loro residenze e mi piace poter essere di sostegno a quello che fanno.

Il tuo modo di fare fotografie o di concepire la fotografia è cambiato da quando sei su Instagram?

Mi sono interessata alla fotografia non esattamente da quando sono su Instagram, ma da quando ho cominciato a usarlo per condividere le mie foto. È stato bello vedere quante persone ci sono là fuori, che si dedicano alla street photography e anche quanto si impegnano in questo lavoro, anche se si tratta solo di scattare foto da condividere su Instagram. Apprezzo molto questo livello di passione e dedizione. Penso che il mio modo di fotografare sia cambiato, sì, attraverso il processo di condivisione dei miei lavori, e il fatto di vederli apprezzati mi ha spinto a prendere più seriamente la mia fotografia. Scattavo già foto in pellicola e all’inizio non sono stata una grande fan del digitale , ma ora la considero una cosa meravigliosa che ha permesso a molte persone di scoprire questo percorso di espressione creativa, che un tempo era molto più chiuso, quando si aveva a che fare con la pellicola, le impostazioni manuali, gli obiettivi particolari ecc. Penso che la fotografia digitale sia in realtà un esempio positivo di tecnologia capace di democratizzare i processi coinvolti nell’espressione della creatività.

Cosa pensi di Instagram come fenomeno sociale? Cosa significa secondo te?

A essere sincera, non penso molto a Instagram come fenomeno sociale. Credo sia un modo davvero buono di condividere la street photography, e senza dubbio altri tipi di fotografia che conosco meno. Non so come mai, ma qui trovo anche più notizie dagli amici che su Facebook, dove forse ci si perde nel logaritmo, ma va detto che passo più tempo su Instagram che su Facebook, perché lo trovo più positivo. Penso di essere una persona piuttosto orientata ai risultati e mi piace molto che Instagram si concentri sul fare foto e che le persone che seguo prendano la fotografia molto sul serio. C’è qualcosa di entusiasmante, di bellissimo, nel vedere o nello scattare un’immagine fuori dal comune, e mi piace che Instagram mi abbia permesso di condividere questa esperienza.

 

[Immagine: Foto di Kate Carr].

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