di Francesco Pecoraro

 

Dopo decenni passati a voler essere altro rispetto a ciò che sono (la versione romana di un italiano) e in cui mi sono applicato a una fervida denigrazione del mio paese, vista l’impossibilità di cambiarlo, visto il nostro pervicace restare sempre uguali a noi stessi, ho deciso di accettarlo. Dopo la sofferenza generata dalla consapevolezza di come le cose dovrebbero essere rispetto a come sono, mi arrendo e accetto l’Italia. L’accetto senza alcuna clausola di salvaguardia, senza riserve, interamente e incondizionatamente. Accettare non vuol dire approvare, vuol dire smettere di soffrire per la dis-approvazione di ogni aspetto del presente.

 

Accetto dunque l’Italia a cominciare da quella del nord, col suo assetto traversale, piatto, traboccante di acqua e di voglia di lavorare introiettata, accetto la stupidità e assieme l’intelligenza disillusa dei nordici nell’identificarsi in quanto lavoranti, pena il disprezzo sociale. Accetto la Torino-Milano, la Milano-Lecco, accetto la Lega, ne accetto il razzismo, mi fa schifo ma prendo atto che ormai esiste a pari dignità col mio anti-razzismo, come fossero opposti estremismi. Accetto gli opposti estremismi.

 

Accetto che si uccidano neri per strada, insomma accetto che si cominci ad ammazzare i neri prima dei bianchi. Poi si passerà ai bianchi, ma accetto che si faccia un po’ di training sui neri, meglio se immigrati clandestini, di cui accetto il non essere considerati pienamente umani come noi. Allo stesso modo accetto le organizzazioni fascistiche, accetto che la più importante abbia oscenamente preso il nome da un grande poeta americano e che pretenda di esserne addirittura la casa. Dunque accetto Casa Pound e la sua stupidità primordiale, che fa appello alla stupidità primordiale annidata in tutti noi.

 

Accetto l’ignoranza degli italiani. Accetto il 70% che non legge nemmeno un libro l’anno. Non mi importa più niente di loro, degli inconsapevoli, perché è inutile cercare di convincerli. Li accetto anche sapendo che il loro voto vale quanto quello dei consapevoli e che sul loro voto si costruisce di volta in volta l’assetto politico del mio Paese, che accetto, qualsiasi esso sia, perché è inutile opporsi. Così come è inutile opporsi all’essere umano che in treno, pur di non leggere un rigo, usa il cellulare a palla, compulsivamente, per tutto il tempo che sei sul Frecciarossa: Hai mangiato? Che hai mangiato? Te sento male, ce so’ le gallerie.

 

Accetto l’esistenza del movimento no-Tav come succedaneo della rivoluzione proletaria, del movimento contro il gasdotto pugliese, contro i vaccini, contro l’abbattimento degli ulivi malati, accetto l’esistenza di gente che si cura omeopaticamente, che crede nella bontà della natura, della zuppa di ortiche, della tisana, pur probabilmente abitando nel continuum geometresco di casette semiabusive, distruttrici di ogni natura. Di conseguenza accetto la prevalenza assoluta del geometra e della cultura di cui è portatore, il cui primo assioma è Una casa ha molti tetti.

 

Acconsento a lamentarmi che all’estero costruiscono linee metropolitane e noi no. Accetto di condividere l’orgoglio per il successo della moda italiana nel mondo, per la Ducati, i quattro o cinque titoli mondiali di calcio, la Cappella Sistina, le medaglie di scherma, tiro a volo e tiro con l’arco alle Olimpiadi e alla para-Olimpiadi. Accetto l’orgoglio per il record mondiale di velocità aerea conseguito dal comandante De Bernardi nel 1927. Accetto le centinaia di jeans strappati alla Kurt Cobain che vedo ogni giorno sulla linea A della Metro, di cui accetto anche le scale mobili fuori servizio, gli ascensori fermi da anni. Accetto la pretenziosità architettonica delle nuove fermate Metro di Roma, ne accetto la sciatteria dei dettagli.

 

Accetto l’Italia che capisco e quella che non capisco, quella che so e quella che non so. Accetto tutto: il capitalismo straccione, il fattore K, Gianni Agnelli, il Risorgimento e l’unità politica incompiuta, la borghesia ignorante, il papa. Accetto democristiani e socialisti e comunisti e liberali, repubblicani e social-democratici e missini, quelli del passato, naturalmente. Accetto Mussolini e il mussolinismo, la guerra d’Etiopia, accetto la nostra collaborazione coi franchisti, l’alleanza coi nazisti, il volta-faccia dell’8 Settembre, accetto le leggi razziali e l’invasione della Grecia, accetto che il cadavere del duce penda a testa in giù da una pensilina di Milano. Accetto la morte per guerra di centinaia di migliaia di italiani. Accetto persino la campagna di Russia, Piazza Fontana, l’Italicum, le stragi di Bologna, di Brescia, i morti di Avola e Battipaglia, il G8 di Genova, il governo Tambroni, l’invecchiamento di Stefania Sandrelli, di Monica Vitti, la morte pre-matura di Maria Grazia Buccella.

 

Accetto e amo le nostre stragi, le nostre coppole, le nostre lupare, Portella della Ginestra, le nostre efferatezze, le centinaia di vittime del terrorismo, i sequestrati, i gambizzati, i menomati. Accetto e amo il terrorismo, il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro e della sua scorta, accetto anche Aldo Moro, accetto e incamero la strage di Ustica come cosa ormai mia, accetto che non si potrà mai conoscere la verità su tutto questo, accetto i barconi rovesciati, l’annegamento di massa dei migranti, il poliziotto che spara a moglie e figli e si uccide. Accetto la sublime strage di Erba.

 

Accetto l’uccisione mediante dinamite dei giudici Falcone & Borsellino e prima di loro la morte per mafia del generale Dalla Chiesa e di molti altri magistrati, poliziotti, giornalisti, politici, sindacalisti, commercianti, cittadini che passavano di lì. Accetto e includo Andreotti come parte di me, Craxi come mio segreto super-Io, Enrico Berlinguer come nostra/mia coscienza. Accetto e amo Pietro Ingrao, il comunista, il buono. Accetto come parte della mia storia Baudo-Corrado-Mina-Celentano-Oriettaberti e, come presente, tutti gli altri, compresi Brunovespa, Amadeus. Accetto l’orrido Fabio Fazio, accetto che sia esistito Montanelli, incorporo l’esistenza di suoi allievi epigoni ammiratori. La stessa cosa per Fallaci, accetto che i suoi libri abbiano venduto milioni di copie. Accetto anche Ferrante-Deluca-Volo. Faccio mia Alda Merini, adotto anch’io la Vespa e la Cinquecento come simboli nazionali di cui essere orgogliosi. Accetto l’Evasione Fiscale e Padrepio come pilastri antropologici.

 

Accetto Albertosordi, Ninomanfredi, Vittoriogassman. Accetto pajata coda alla vaccinara ossobuco. Accetto i Fratelli Vanzina e persino Christian De Sica. Accetto «le parole sono importanti». Accetto la commedia italiana, accetto Muccino, accetto Favino, accetto la transavanguardia. Prendo atto dell’esistenza del Teatro Sistina e dei suoi spettacoli per famiglie. Prendo atto di Roma, del Raccordo Anulare, della realtà ineludibile di Viale Palmiro Togliatti, della Balduina, di Boccea. Accetto con grande fatica e altrettanta determinazione l’esibizionismo del Maxxi, della Nuvola-Di-Fuksas, di Piazza Gae Aulenti, del Bosco Verticale, della stazione Tav di Reggio Emilia. Accetto il nuovo basamento anti-sismico della Pietà Rondanini. Accetto il ruderume archeologico, accetto le colonne in numero dispari sul fronte della Basilica di Paestum, accetto che non si ricostruiscano i templi di Selinunte, accetto Pomezia. Accetto la via Pontina.

 

Accetto la ricostruzione della macchine concepite da Leonardo, accetto le serie tv su Michelangelo, su Caravaggio Assassino, i tremendi documentari su Raffaello Sanzio. Accetto il dettaglio berniniano della mano che affonda nella carne di Proserpina. Accetto che sia esistito Renato Guttuso. Accetto il Vaticano e la Cupola. Accetto di sentirmi orgoglioso di Umanesimo e Rinascimento come fossero roba nostra e non risalgano a cinquecento anni fa. Accetto i beni culturali, accetto la devastazione di un flusso turistico in costante aumento, accetto e mi rallegro del divenire i nostri centri storici dei parchi a tema intasati di pizzogelaterie. Accetto le grandi navi nel bacino di San Marco. Accetto la morte dei nostri mari, le spiagge piene di plastica, accetto l’orata di allevamento da 500gr non eviscerata, accetto l’eviscerazione della stessa, accetto che le sue viscere evolutesi in milioni di anni imputridiscano nelle discariche alle porte delle nostre città, accetto l’orrore di ricostruirla come materia fecale nel mio intestino.

 

Accetto obtorto collo, con enorme difficoltà, l’esistenza contro-intuitiva di Venezia, accetto l’orrendo Colosseo, accetto le ferrovie regionali, accetto la terribilità antropologica culturale linguistica urbana fisica morale politica del Nord-Est. Accetto e caldeggio le gallerie nell’Appennino, l’A1, l’A24, che non so dove sia, accetto che si dica «dissesto idrogeologico», «ecomostro». Accetto la speculazione edilizia, il palazzinaro come costruttore di città, adotto la palazzina come principale forma simbolica del Secondo Novecento italiano. Accetto ogni tipo di mafia, in quanto costituente principale della cultura peninsulare, in ogni sua manifestazione ramificazione declinazione, accetto dunque mafia siciliana, camorra, n’drangheta, sacra corona unita, accetto le mafie universitarie, letterarie, mediche. Accetto le coop, le cose eque & solidali, accetto il biologico il biodinamico il chilometro zero. Accetto il propoli per il mal di gola.

 

Accetto Gomorra come serie tv. Accetto con grande fatica Mauro Corona, quello con la pezza in testa. Accetto il Centro della penisola dove si mangia pane sciapo, ne accetto le parlate burine, l’identità cinghialesca della cucina, ne accetto i milioni di cinghiali. Accetto la bruttezza di Firenze, l’orrore della facciata di Santa Maria del Fiore, accetto soprattutto il meraviglioso nobile abbandono del Sud. Accetto la Calabria: mi costa, ma l’accetto. E così faccio con la Costa Smeralda, con tutti i villaggi turistici disseminati sulle nostre coste, di cui accetto i ristoranti di pesce, gli spaghetti allo scoglio, la frittura di calamari e gamberi. Accetto il fottuto carpaccio di pesce spada, accetto di mangiare gamberi crudi. Freschissimi & fichetti.

 

Accetto le insalatone del Frecciarossa. Accetto l’intera fenomenologia antropologica del Frecciarossa. Accetto il calcio giocato tifato parlato commentato metaforizzato discusso. Sono in grado di accettare Dolce & Gabbana, Armani, Prada, Rocco Barocco, Versasce. Con molto sforzo tollero l’esistenza della Ferrari, dei Ferrari Store, del rosso Ferrari, del Circuito di Monza. Accetto l’esistenza di giornali come Il Fatto quotidiano, Libero, Il Giornale, La Verità. Non ostante la nausea, accetto il PD, il Movimento cinque stelle, Giorgia Meloni. Accetto il Merda, la sua calottina di capelli, il sorriso cauto e quadrato per tema che si strappino i punti. Accetto completamente il Merda-Frankenstein, il non-morto che ci seppellirà e danzerà sulle nostre tombe di asserviti alla sua cultura, al suo linguaggio, alle esigenze sue e delle sue aziende. Di conseguenza accetto Mondazzoli, qualsiasi cosa sia, qualsiasi cosa faccia. Accetto il ghigno di Salvini.

 

Acconsento allo spregio tipicamente italiano verso il sud del mondo e alla simmetrica soggezione verso il nord del mondo e verso l’occidente anglo-parlante. Accetto che si dica deadline invece di scadenza. Acconsento quindi a che una parte del mio inconscio si situi in Nord-America e che una parte di super-Io si spartisca tra Francia, Germania, Regno Unito. Accetto chi lì si situi il nostro dover-essere, lo spread e in definitiva la causa del disprezzo e della vergogna che proviamo verso noi stessi in quanto italiani. Accetto dunque di considerarmi un americano imperfetto, di vedermi come appartenente a un paese arretrato, semi-civile, non-tedesco. Accetto dunque di prendere continuamente le distanza dai miei connazionali, di considerarli come altro-da-me, non ostante sia esattamente come loro, non ostante collabori ogni giorno attivamente alla sempiterna esecrabile stagnante deliziosa civiltà peninsulare.

 

[Immagine: Luigi Ghirri, Castello Sforzesco].

40 thoughts on “Accetto l’Italia

  1. Nietzsche sostenne che per essere individuo bisogna passare attraverso una moltitudine di individui.
    Ma piu’ che una semplice accettazione, dal restante 30% ci si aspetta comprensione, consapevolezza, critica e presa di posizione.
    E’ L’ annoso problema dell’ impotenza dell’ intellettuale di fronte al percorso rapsodico di un sistema sociale e di tutte le dispute faziose che si possono o ignorare o guardare con sufficienza.
    Ora, a parte l’ironia, se infine e spesso si riconoscono due categorie distinte, separate e contrapposte, qualsiasi argomento trattato, bisogna decidere da che parte stare.
    La tecnologia imperante è essa stessa un ideologia. Basta pensarne di nuove.
    I pensieri e le idee vengono sempre prima .
    Ciò che ci circonda è una conseguenza.
    Su’ Francesco Pecoraro, uno sforzo please…
    Vito

  2. Insomma, Francesco, fai come Vito, che è tanto avanti, ha capito tutto e ha scelto da che parte stare.

  3. Al posto dell’Angelo sterminatore abbiamo finalmente il Pecoraro *accettatore* (nella tipica maschera dell’Arlecchino servitore di due padroni)

  4. Più che essere avanti, preferisco essere accanto…
    Uno spettatore può anche interagire
    Ed io quando entrò in una sala cinematografica, intanto provo a scegliere il film, se posso scelgo anche il posto a sedere, altrimenti provo a valutarlo da una prospettiva diversa,
    Se poi il film non dovesse piacermi, non credo debba necessariamente vederlo fino alla fine ( accettandolo ), potrei anche uscire prima e cambiare sala…
    Nel cinema c’è ancora tanta qualità ed impegno nonostante tutto ( metaforicamente )
    Vito

  5. Certo L’ accettazione tout court potrebbe essere una semplice provocazione, e in questo caso avremmo abboccato.
    Ma per la mia indole in questi discorsi preferisco qualche scatto d’ ali …

  6. Se Carlo F , ci presta na’ scala , ne saremmo grati.

    Sintomatica la videoclip di Nanni Moretti da ” Aprile ” , ma appunto ! La minoranza non accetta.
    Se il paradosso è accettare ciò che non vuoi accettare, magari sarebbe bello prolungarlo con proporre ciò che non vuoi proporre.

  7. Concordo con Vito : “Se il paradosso è accettare ciò che non vuoi accettare, magari sarebbe bello prolungarlo con proporre ciò che non vuoi proporre”.
    Avevo cercato di proporre qualcosa di analogo suggerendo : “Chiederei qualche Accetto …” però seguito da un ” … eccetto ……”.
    Accetto che ……., va bene, lo accetto su tutto, anzi su quasi tutto, eccetto …….”.
    Salviamo qualcosa. Ma cosa ?

  8. “ Martedì 10 giugno 1997 – La didascalia si può intendere anche come una specie di cohabitation. Deve dividere il potere con una forza – l’immagine – che, in un certo senso, le si oppone, a cui, in un certo senso, si oppone, che magari è preponderante, che vorrebbe governare da sola, come forse vorrebbe anche lei. Deve adattarsi a una prospettiva estenuante, dove nulla risulta « decisivo », ma tutto conta. Coabitando, nessuna delle due forze è più soltanto se stessa. L’immagine deve accettare di vedere almeno un po’ contraddetto l’imperativo del silenzio assoluto. La parola deve sottomettersi a quella potente entità vistosa, che gode del beneficio dell’evidenza e della simultaneità. In ballo ci sono i sensi, il corpo, il corpo elettorale. Fino a che non si torna, come si torna, a votare. (In ogni caso, poiché siamo in democrazia, sono vietati i colpi di stato) “.

  9. a me faceva invece pensare a un Remo Remotti un po’ meno concentrato, un po’ più articolato…

  10. 119 accetto e 3 acconsento, e ho sperato quasi di poter distinguere nelle illocuzioni acconsentendo anch’io, invece si trattava solo di una minima variazione anaforica

  11. In queste accettazioni c’è tanto di quel autorazzismo che piace ai mass media da farci la scorta per almeno dieci anni.

  12. “Autorazzismo” è un’espressione popolare fra i sedicenti ‘sovranisti’ e indica sia qualsiasi suggerimento che i problemi italiani non siano interamente opera di malvagi stranieri e italiani traditori, che qualsiasi deviazione dalla linea ufficiale di esaltazione di qualsiasi cosa anche lontanamente italiana che era la politica ufficiale nel periodo 1922-1945, ovviamente al di sopra di qualsiasi appartenenza partitica, ovvio, e che finì con circa 600000 italiani morti e milioni di feriti.

  13. Questo pezzo mi ha fatto tornare in mente un’altra cosa, così bella e dolorosa…
    https://youtu.be/WC0uBCEjEdY
    E poi mio nonno che aveva fatto la Guerra e che parlava dell’Italia come della prostituta bellissima che batte all’angolo opposto della strada e che vorresti salvare e sposare, ma che preferisce prenderti a schiaffi, salire sulla Ritmo del primo vecchio e farsi fottere per cinquantamila lire.

  14. @ Pecoraro: “Per dire con @ Sasha (al netto del suo “sapere di sapere”): “Autorazzismo” è un’espressione popolare fra i sedicenti ‘sovranisti'”. Ma più che sé-dicenti, i “sovranisti”, che fanno rima con “populisti” (peccato che @ Sasha abbia perso un’occasione d’oro per l’accostamento poetico, così caro al mainstream), sono coloro che hanno a cuore la sovranità nazionale, così poco di moda (almeno finora) in tempi di vincolo esterno (dopo quello storico made in Usa) e di pesci in faccia ricevuti dai paesi “virtuosi”, e che antepongono la Costituzione italiana ai Trattati internazionali che la violano.” Autorazzismo”, insomma, è quello che sboccia quotidianamente sulle pagine dei giornali (italiani?), che ci ricorda come siamo brutti e cattivi noi (italiani) e bravi e belli gli altri europei. Di questo “autorazzismo” il pezzo forte è l’imperativo “facciamo come” (il paese è a scelta: Svizzera, Germania, Francia ecc. ecc., basta che non sia l’Italia).

  15. penso che roberto b con autorazzismo abbi inteso tradurre il pressoché intraducibile schläferhaß

  16. Informo il sig. Pecoraro che lo accettavo anche prima che accettasse me, per essere italiani non servono dichiarazioni pubbliche di accettazione dell’Italia. Comunque fa sempre piacere, grazie.

  17. “Accettare non vuol dire approvare, vuol dire smettere di soffrire per la dis-approvazione di ogni aspetto del presente”.

    “il nirvana è il fine ultimo della vita, lo stato in cui si ottiene la liberazione dal dolore” (cfr https://it.wikipedia.org/wiki/Nirvana)

    (non) sospettavo – fino ad ora – un Pecoraro buddista. fraternamente ti invidio, un po’.

    and so it is.

  18. Vito

    Certo che il gioco dei commenti ai pezzi d’ autore è peggio del gioco del telefono !
    Si comincia con L’ analizzare la possibilità di discutere di dualismi come accettazione/disappunto, consenso/dissenso, sottomissione/rivolta per poi finire a parlare di buddismo, magari poi cattolicesimo o islamismo ???
    Come se siccome una cosa non siamo in grado di deciderla noi, lasciamo che la decida un dio per noi.
    Io proverei a restare sul pezzo, magari a parlare di cose concrete, che so dal proprio mestiere:
    Per esempio se io facessi il ferroviere e in un ipotetico futuro dovessi percorrere la tratta
    No tav Torino-Lione, probabilmente mi dimetterei e cambierei mestiere. Il senso di colpa mi divorerebbe, non lo sopporterei.
    E se,il movimento No Tav si presentasse alle elezioni, forse li voterei.
    Comincerei da lì , provando meno disgusto per il mondo che mi circonda.

  19. penso sia una versione ammodernata del pasoliniano “io so ma non ho le prove”
    in fin dei conti accettare è come dire: “io so ma ho le provole”, franza o spagna…

  20. “ Venerdì 24 marzo 2000 – « Ma gli occhi del nano si posavano con uguale assenza di partecipazione su tutto quel che nel cortile si muoveva, onorevole compreso. Il negare valore ai poteri umani implica l’accettazione (ossia la scelta) del potere peggiore: il regno del nano dimostrava la sua superiorità sul regno dell’onorevole, lo annetteva, lo faceva proprio. Ecco che il nano e l’onorevole confermavano d’essere dalla stessa parte, e Amerigo adesso non poteva starci, era fuori… » (Italo Calvino, La giornata di uno scrutatore, 1963) “.

  21. l’amico Poeta Antonio Sagredo detta:
    ——————————-
    Mi sono indifferenti il supplizio della risurrezione,
    le miopie del giogo, i monologhi del Golgotha.
    Questa nave occidentale in nero stendardo veleggia
    catrame sul cranio di un’Italia che muore, rinnegati!

    La storia, la vita e gli artifici di questo grande artista,
    la risata di un calvo clown che recidivo si tramuta in teschio,
    dal casco cola lo stillicidio servile di un letame di ghiaccio…
    se li sogna le sue dita grasse come vermi graziosi!

    I passi di uno šlapàk sulla lama di una soglia affilata
    tracciano di sterco i volti e il cerchio danzante degli schiaffi.
    Tutti offrono l’altra guancia alle sleppe come i cretini,
    caproni in falsetto: Maestro, come hai fatto a cantare?

    Sono un inferno queste leggi, per me, che voglio legiferare
    contro chi mai ha capito il mio alto spirito: Protesi del fallo,
    per arricchire il peccato, la Cupola trasmuto in preservativo!
    Non ho mai rinunciato al mio corpo scarso – di talenti!

    antonio sagredo

    Vermicino, 9 giugno 2010

  22. a. cortellessa: “Giorgio Vasta appare oggi, insieme a Francesco Pecoraro, il più conseguente continuatore di Gadda”.

  23. Volevo solo dire che Maria Grazia Buccella non è affatto morta. E’ viva. E meno male!

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