[Stasera, 1 febbraio, è morta Wisława Szymborska. Era nata nel 1923 a Bnin, in Polonia, e nel 1996 aveva ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura. Pubblichiamo cinque sue poesie, nella traduzione di Pietro Marchesani edita da Adelphi].

Il giorno dopo – senza di noi

La mattinata si preannuncia fredda e nebbiosa.
In arrivo da ovest
nuvole cariche di pioggia.
Prevista scarsa visibilità.
Fondo stradale scivoloso.

Gradualmente, durante la giornata,
per effetto di un carico d’alta pressione da nord
sono possibili schiarite locali.
Tuttavia con vento forte e d’intensità variabile
potranno verificarsi temporali.

Nel corso della notte
rasserenamento su quasi tutto il paese,
solo a sud-est
non sono escluse precipitazioni.
Temperatura in notevole diminuzione,
pressione atmosferica in aumento.

La giornata seguente
si preannuncia soleggiata
anche se a quelli che sono ancora vivi
continuerà a essere utile l’ombrello.

*

Non occorre titolo

Si è arrivati a questo: siedo sotto un albero,
sulla sponda d’un fiume
in una mattina assolata.
E’ un evento futile
e non passerà alla storia.
Non si tratta di battaglie e patti,
di cui si studiano le cause,
né di tirannicidi degni di memoria.

Comunque siedo su questa sponda, è un fatto.
E se sono qui,
da qualche parte devo pur essere venuta,
e in precedenza
devo essere stata in molti altri posti,
esattamente come i conquistatori di terre lontane
prima di salire a bordo.

Anche l’attimo fuggente ha un ricco passato,
il suo venerdì prima del sabato,
il suo maggio prima di giugno.
Ha i suoi orizzonti non meno reali
di quelli nel cannocchiale dei capitani.

Quest’albero è un pioppo radicato da anni.
Il fiume è la Raba, che scorre non da ieri.
Il sentiero è tracciato fra i cespugli
non dall’altro ieri.
Il vento per soffiare via le nuvole
prima ha dovuto spingerle fin qui.

E anche se nulla di rilevante accade intorno,
non per quello il mondo è più povero di particolari,
peggio fondato, meno definito
di quando lo invadevano i popoli migranti.

Il silenzio non accompagna solo i complotti,
né il corteo delle cause solo le incoronazioni.
Possono essere tondi non solo gli anniversari delle insurrezioni,
ma anche i sassolini in parata sulla sponda.

Fitto e intricato è il reame delle circostanze.
Il punto della formica nell’erba.
L’erba cucita alla terra.
Il disegno nell’onda in cui si infila un fuscello.

Si dà il caso che io sia qui e guardi.
Sopra di me una farfalla bianca sbatte nell’aria
ali che sono solamente sue,
e sulle mani mi vola un’ombra,
non un’altra, non d’un altro, ma solo sua.

A tale vista mi abbandona sempre la certezza
che ciò che è importante
sia più importante di ciò che non lo è.

*

Sulla torre di Babele

Che ora è? – Sì, sono felice,
e mi manca solo una campanella al collo
che su di te tintinni mentre dormi.
Non hai sentito il temporale? Il vento ha scosso il muro,
la torre ha sbadigliato come un leone, il portale
cigolante sui cardini. – Come, ti sei scordato?
Avevo un semplice vestito grigio
fermato sulla spalla. – E un attimo dopo
il cielo si è rotto in cento lampi. – Entrare, io?
Ma non eri da solo. – D’un tratto ho visto
colori preesistenti alla vista. – Peccato
che tu non possa promettermi. – Hai ragione,
doveva essere un sogno. – Perché menti,
perché mi chiami con il suo nome,
la ami ancora? – Oh sì, vorrei
che restassi con me. – Non provo rancore,
avrei dovuto immaginarlo.
Pensi ancora a lui? – Non sto piagnendo.
E questo è tutto? – Nessuno come te.
Almeno sei sincera. – Sta’ tranquillo,
lascerò la città. – Sta’ tranquilla,
me ne andrò via. – Hai mani così belle.
È una vecchia storia, la lama è penetrata
senza toccare l’osso. – Non c’è di che,
mio caro, non c’è di che. – Non so
che ora sia e non lo voglio sapere.

*

La cipolla

La cipolla è un’altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.

In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d’inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla – cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda,
fin nel fondo e così via.

Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell’una ecco sta l’altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un’eco in coro composta.

La cipolla, d’accordo:
il più ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo.
In noi – grasso, nervi, vene,
muchi e secrezione.
E a noi resta negata
l’idiozia della perfezione.

*

Vermeer

Finché quella donna del Rijksmuseum
nel silenzio dipinto e in raccoglimento
giorno dopo giorno versa
il latte dalla brocca nella scodella,
il Mondo non merita
la fine del mondo.

7 thoughts on “Omaggio a Wisława Szymborska (1923-2012)

  1. RINGRAZIAMENTO

    Devo molto
    a quelli che non amo.

    Il sollievo con cui accetto
    che siano più vicini ad un altro.

    La gioia di non essere io
    il lupo dei loro agnelli.

    Mi sento in pace con loro
    e in libertà con loro,
    e questo l’amore non può darlo,
    né riesce a toglierlo.

    Non li aspetto
    dalla porta della finestra.
    Paziente
    quasi come una meridiana,
    capisco
    ciò che l’amore non capisce,
    perdono
    ciò che l’amore mai perdonerebbe.

    Da un incontro a una lettera
    passa non un’eternità,
    ma solo qualche giorno o settimana.

    I viaggi con loro vanno sempre bene,
    i concerti sono ascoltati fino in fondo,
    le cattedrali visitate,
    i paesaggi nitidi.

    E quando ci separano
    sette monti e fiumi,
    sono monti e fiumi
    che trovi su ogni atlante.

    E’ merito loro
    se vivo in tre dimensioni,
    in uno spazio non lirico e non retorico,
    con un orizzonte vero, perchè mobile.

    Loro stessi non sanno
    quanto portano nelle mani vuote.

    “Non debbo loro nulla” –
    direbbe l’amore
    sulla questione aperta.

    FIGLI DELL’EPOCA

    Siamo figli dell’epoca,
    l’epoca è politica.

    Tutte le tue, nostre, vostre
    faccende diurne, notturne
    sono faccende politiche.

    Che ti piaccia o no,
    i tuoi geni hanno un passato politico,
    la tua pelle una sfumatura politica,
    i tuoi occhi un aspetto politico.

    Ciò di cui parli ha una risonanza,
    ciò di cui taci ha una valenza
    in un modo o nell’altro politica.

    Perfino per i campi, per i boschi
    fai passi politici
    su uno sfondo politico.

    Anche le poesie apolitiche sono politiche,
    e in alto brilla la luna,
    cosa non più lunare.
    Essere o non essere, questo è il problema.
    Quale problema, rispondi sul tema.
    Problema politico.

    Non devi essere neppure una creatura umana
    per acquisire un significato politico.
    Basta che tu sia petrolio,
    mangime arricchito o materiale riciclabile.

    O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
    si è disputato per mesi:
    se negoziare sulla vita e la morte
    intorno a un rotondo o quadrato.

    Intanto la gente moriva,
    gli animali crepavano,
    le case bruciavano
    e i campi inselvatichivano
    come in epoche remote
    e meno politiche.

  2. addio
    propongo una traduzione particolarmente filastroccante; dopotutto, per la sua grazia era definita “il mozart della poesia”. e questa poesia è stupenda.

    Nulla due volte accade
    nè accadrà. Per tal ragione
    si nasce senza esperienza,
    si muore senza assuefazione.

    Anche agli alunni più ottusi
    della scuola del pianeta
    di ripeter non è dato
    le stagioni del passato.

    Non c’è giorno che ritorni,
    non due notti uguali uguali,
    nè due baci somiglianti,
    nè due sguardi tali e quali.

    Ieri, quando il tuo nome
    qualcuno ha pronunciato,
    mi è parso che una rosa
    sbocciasse sul selciato.

    Oggi, che stiamo insieme,
    ho rivolto gli occhi altrove.
    Una rosa? Ma cos’è?
    Forse pietra, o forse fiore?

    Perchè tu, malvagia ora,
    dài paura e incertezza?
    Ci sei – perciò devi passare.
    Passerai – e qui sta la bellezza.

    Cercheremo un’armonia,
    sorridenti tra le braccia,
    anche se siamo diversi
    come due gocce d’acqua.

    “Nic dwa razy”

    Nic dwa razy sie nie zdarza
    I nie zdarzy. Z tej przyczyny
    Zrodziliśmy sie bez wprawy
    I pomrzemy bez rutyny.

    Choćbyśmy uczniami byli
    Najtępszymi w szkole świata,
    Nie będziemy repetować
    Żadnej zimy ani lata.

    Żaden dzień sie nie powtórzy,
    Nie ma dwóch podobnych nocy,
    Dwóch tych samych pocałunków,
    Dwóch jednakich spojrzeń w oczy.

    Wczoraj, kiedy twoje imię
    Ktoś wymówił przy mnie głośno,
    Tak mi było, jakby róża
    Przez otwarte wpadła okno.

    Dziś, kiedy jesteśmy razem,
    Odwróciłam twarz ku ścianie.
    Róża? Jak wygląda róża?
    Czy to kwiat? A może kamień?

    Czemu ty sie, zła godzino,
    Z niepotrzebnym mieszasz lękiem?
    Jesteś- a więc musisz minąć.
    Miniesz- a więc to jest piękne.

    Uśmiechnięci, wpółobjęci,
    Spróbujemy szukać zgody,
    Choć różnimy sie od siebie,
    Jak dwie krople czystej wody.

  3. Un dolore grande, non calmierato ma alimentato dalla lettura delle sue poesie bellissime.
    (ne approfitto per ricordare la morte, due mesi esatti prima, anche del suo bravissimo traduttore, Pietro Marchesani)

  4. Grotta

    Sulle pareti nulla
    e solo l’umidità cola.
    Qui è buio e fa freddo.

    Ma è buio e fa freddo
    dopo un fuoco spento.
    Nulla – ma rimasto dopo un bisonte
    dipinto con l’ocra.

    Nulla – ma un nulla disceso
    dopo una lunga resistenza
    d’una testa d’animale chinata.
    E dunque un Nulla Bello.
    Degno della maiuscola.
    Un’eresia di fronte al comune niente
    non convertita e fiera della diversità.

    Nulla – ma dopo di noi
    che siamo stati qui
    e i nostri cuori abbiamo mangiato
    e il nostro sangue abbiamo bevuto.

    Niente, ossia la nostra danza
    incompiuta.
    Le tue prime cosce, mani, nuche, facce
    accanto alla fiamma.
    I miei primi sacri ventri
    con minuscoli pascal.

    Silenzio – ma dopo voci.
    Non del genere dei silenzi oziosi.
    Un silenzio che un tempo aveva le sue gole,
    pifferi e tamburelli.
    Lo innestava qui come un albero selvatico
    il mugolio, il riso.

    Silenzio, ma nelle tenebre
    esaltate dalle palpebre.
    Tenebre – ma nel freddo
    nella pelle, nelle ossa.
    Freddo – ma della morte.

    Sulla terra che è forse una
    nel cielo? forse il settimo?

    Sei emerso con la testa dal vuoto
    e vuoi tanto sapere.

  5. Prospettiva
    *

    Si sono incrociati come estranei,
    senza un gesto o una parola,
    lei diretta al negozio,
    lui alla sua auto.

    Forse smarriti
    O distratti
    O immemori
    Di essersi, per un breve attimo,
    amati per sempre.

    D’altronde nessuna garanzia
    Che fossero loro.
    Sì, forse, da lontano,
    ma da vicino niente affatto.

    Li ho visti dalla finestra
    E chi guarda dall’alto
    Sbaglia più facilmente.

    Lei è sparita dietro la porta a vetri,
    lui si è messo al volante
    ed è partito in fretta.
    Cioè, come se nulla fosse accaduto,
    anche se è accaduto.

    E io, solo per un istante
    Certa di quel che ho visto,
    cerco di persuadere Voi, Lettori,
    con brevi versi occasionali
    quanto triste è stato.

  6. Nel mio blog musashop.wordpress.com, oltre ad altri poeti polacchi, è presente Wislawa Szymborska con 11 poesie nella mia versione. Paolo Statuti.

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