Le parole e le cose

Letteratura e realtà

Il secessionista

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di Fabrizio Bajec

And it’s end love, the sky is falling
OK GO

 

Tony non aveva risposto all’invito fattogli via what’s up dalle sue compagne di gruppo. Dovevano preparare insieme la presentazione orale del venerdì e incontrarsi per questo in biblioteca o in un caffè.

La mattina di quel venerdì si sarebbe giustificato con loro dicendo che la sua ragazza era gelosa e che lui cercava solo di non complicarsi la vita. La versione successiva, quella vera, era che non voleva infilarsi in un gruppo online e ricevere notifiche o pubblicità, scaricare applicazioni ecc. Gli era già costato molto accettare un telefono intelligente regalatogli dalla famiglia, in modo da comunicare oltreoceano, per immagine interposta, e rivedere la faccia di suo fratello solo per convenire del fatto che a Parigi come a Seattle pioveva a dirotto.

Aveva letto i libri di Nicholas Carr e pensava davvero che Internet ci stesse rendendo più stupidi. Perciò aveva lasciato le sue compagne di classe preparare da sole la presentazione e si era fatto un’idea di quello che avrebbe raccontato a tutti grazie a qualche appunto preso la mattina stessa.

Essendo il suo insegnante, dopo averlo ascoltato altre volte parlar male del suo paese in un francese stentato e pieno di anglicismi, colsi la palla al balzo e alla fine dell’ultima lezione lo invitai in un bar per saperne di più.

Perché vergognarsi così tanto di essere statunitense e sbottare in quel modo creando l’imbarazzo generale? Parlavamo solo degli anni 80 in Francia senza la minima allusione alla virata neoliberale che aveva preso la politica americana da Reagan in poi.

Un’allieva brasiliana si era cimentata con molti sforzi in una spiegazione sociologica al di là delle sue capacità, per mostrare a tutti cosa stesse succedendo al suo paese: il ritorno all’ordine, dopo il “colpo di stato” ai danni di Dilma, i tagli alla spesa pubblica, la fusione del ministero della cultura con quello dell’istruzione, le persecuzioni degli insegnanti marxisti in tutte le università del paese; nuova caccia alle streghe promossa dal governo conservatore.

E Tony se ne venne fuori con uno dei suoi urletti alla Woody Allen:

« Ecco, ho appena ricevuto una notizia », disse brandendo il suo smartphone e interrompendo così la ragazza. « L’università di Stanford ha appena decretato che da oggi non si può più parlare di democrazia negli Stati Uniti. Quindi, se non vi dispiace, cambiamo argomento, altrimenti mi butto dalla finestra, giuro! »

Le ragazze lo guardarono in silenzio come si fa con un pazzo, non senza un briciolo di rispetto dovuto a una persona sensibile.

« Ci sono tante cose di cui parlare in un corso di francese. Perché deprimersi? Parliamo di canzoni, di mostre, avete una cultura talmente ricca, diamine! Facciamola entrare in classe! Chi se ne frega degli anni di Mitterrand e della scala mobile bloccata! »

 Di certo cambiammo argomento, ma non potei fare a meno di prenderlo da parte a fine corso e offrirgli un pessimo caffè.

« Allora, spiegami che ti prende ».

Tony non voleva ripartire da Ronald Reagan. Del resto, non l’aveva neanche conosciuto, avendo solo trent’anni; quella era roba per suo padre. Preferiva, al contrario, prendersela con i democratici, per i quali lui e la sua famiglia votavano da anni.

« È lì che il verme si nasconde, e non so da quanto, forse da sempre.

Vede, che abbia vinto Trump non è la cosa più catastrofica che ci sia successa. Certo il clima è cambiato, ma la base era marcia. Voglio dire che la nostra brutta figura l’avevamo già fatta. Se le due coste sono rimaste fedeli a Hillary, l’entroterra è tutto a favore di quel pallone gonfiato. Il paese è più che mai diviso, e la California sta chiedendo l’autonomia; non si riconosce assolutamente in questo governo. Vuole uscirne. Come dare torto a tutta quella gente? Io sto con loro. Ma il punto è che sono i democratici ad aver tradito i loro elettori ».

Mi sembrava quasi di sentire un’invettiva contro il Partito Socialista francese, per cui avevo votato per tradizione famigliare, fino ad essere militante durante la campagna di Hollande, con il rovescio che ne è seguito e che tutti conoscono. Eppure, non me l’ero sentita di abbandonare le mie convinzioni social-democratiche. Il Partito Socialista era ancora riformabile dall’interno, pensavo.

Interrogando Tony venne fuori che attaccare i coniugi Clinton, nel 2018, quando si è democratici, è assolutamente tabù. Sia suo padre che suo fratello, o sua sorella, insomma tutta la famiglia al completo aveva sostenuto Obama, che li fece sognare a lungo.

Il produttore cinematografico Weinstein era un altro sostegno, e gli Obama avevano mandato una delle loro figlie come stagista alla Miramax, « sotto l’ala protettrice di quel porco! »

« È bene che papà si svegli, perché il sogno americano è finito da un pezzo, come ha scritto Chomsky. Voglio dire che non mi sorprende che il personale meno qualificato della General Motors abbia votato per Trump. È invece il disprezzo che abbiamo avuto per loro che trovo pazzesco. Il disprezzo strisciante, ma comunque presente già dall’elezione di Clinton.

Abbiamo esultato per il diritto al matrimonio omosessuale e ci siamo rallegrati dei passi fatti nel riconoscimento delle minoranze etniche, tutte queste battaglie che abbiamo spinto oltre, dall’antirazzismo e alle scuse pubbliche rivolte agli Indiani d’America e ai loro discendenti. Ci dicevamo progressisti, ma abbiamo completamente messo da parte il problema delle disuguaglianze sociali, come se non esistessero più ».

 « Non possiamo occuparcene in eterno, Tony. Non viviamo più nel XX secolo. Anche nel Partito Socialista francese circolava un documento anni fa in cui si diceva di mollare le classi popolari, che elettoralmente non servivano più a niente e per di più ambivano ad entrare nella classe media ».

« Francamente, mi chiedo come abbiamo potuto. Che grossa illusione quella di progredire tutti insieme, quando nelle campagne e nell’entroterra la gente moriva e muore ancora di fame. Succede perfino nelle nostre città dell’Ovest. La crisi del 2008 non ci ha insegnato nulla. Ma ecco, io non posso più tornare indietro ».

 « Cosa vuoi dire ? »

« Non riesco più a votare serenamente per un partito che ha seguito la stessa dottrina economica dei Repubblicani. Qualcuno deve spiegarmi la differenza di fondo. La vera differenza è che io sono incazzato, mentre i miei genitori sono depressi vedendo che tutto quello in cui avevano creduto è falso. Io ci ho investito di meno perché sono ancora giovane, mentre mio padre adesso si chiude nella sua biblioteca e non legge più un giornale.

La salita al potere di Trump è il peggiore insulto fatto alla sua generazione. Lo ripeto, non per me. Io lo trovo solo un folle narcisista manovrato da una destra che non aspettava altro che di avere sotto mano un ignorante, e con la benedizione inconfessata dei Clinton, per giunta! »

« Rimproveravano anche a Mittérand di avere inventato il Fronte Nazionale. Per me è sempre suonata come una bestialità. La social-democrazia ha sempre combattuto il fascismo ».

 « Non lo so… Oso sperare che ci sia ancora una speranza. Penso che ce ne libereremo e che comunque la terza via blairiana ha fallito dappertutto, avendo voluto sostituire il vecchiume di cui parla. Ma è anche la fine del moderno liberalismo, e voi in Europa dovete saperlo. Perciò ora un liberalismo conservatore si propaga come un incendio. Speriamo sia solo una parentesi. È chiaro che dovremo inventarci qualcos’altro ».

 « Temo non ci sia nient’altro, figliolo ».

« La prego! A noi ci hanno fottuto da anni; non lasciatevi fare la stessa cosa. Svegliatevi e guardate in faccia chi vi governa ».

 « Stai sostenendo che il modello di liberalismo anglosassone è al tramonto e che ha fatto il più grave danno a voi americani, illudendovi di poter decidere che volto dare al paese o come migliorare la società tutta ».

 « In realtà non decidevamo proprio niente. C’era un lucchetto chiuso sulla questione essenziale e non lo perderò più di vista. Mai più ».

Non poteva più tornare a una vecchia visione d’insieme. La questione degli strati sociali era stata totalmente elusa a vantaggio di un modello di confort valido per un’enorme classe media che non si curava più di sapere come stavano gli altri, proprio mentre perdeva il suo potere di acquisto.

 « Dal 2007 è tutta una discesa. Questo glielo posso garantire. È culturalmente che abbiamo subìto la più grave sconfitta. Il sogno di poter migliorare le sorti del mondo era un’immane balla. E il risultato è che oggi tantissimi giovani come me si vergognano di essere americani e forse anche bianchi. Il patriottismo farà una brutta fine ».

 « È quello che temevano i tuoi genitori? »

 « I miei non si erano accorti di nulla, o forse non volevano vederlo. Era assolutamente escluso di poter fare la morale ai democratici. L’unico che ha detto loro la verità è il vecchio Sanders, prima e dopo le elezioni. Ed è stato messo in minoranza dal suo stesso campo. Chiamatelo populista. Ma cos’altro c’è rimasto, a parte la voce del popolo? La maggioranza ha seguito Trump perché il sogno stava finendo e quelli volevano ritrovare l’età dell’oro ».

 « Non c’è nessuno della tua famiglia che ti dà ragione o che ha cercato di aprire gli occhi, per così dire ? »

 « No, eccetto mia zia, ma questa è un’altra storia. È fuori di testa e quando era giovane – è mio padre che me l’ha raccontato – era volata a Cuba e si dice che rientrando in America stesse costruendo delle bombe artigianali. L’FBI le stava alle calcagna e mio padre non ha mai voluto saperne di più. Non abbiamo più notizie da tempo.

Se penso che lui è uscito dalla Berkeley University, che certo oggi non è più la stessa, ma insomma… c’è da impazzire per le stronzate che si è bevuto, convincendo persino mia madre. Ecco, lei, per esempio, è una donna ferita. Viene dalla campagna e nella sua famiglia hanno votato Trump. Mia madre ha avuto chiaramente sotto gli occhi quel che è successo al suo Stato, ossia come la gente si è progressivamente impoverita e inferocita.

Eppure continuiamo a stravedere per degli “eroi” che riescono negli affari, come Trump. Fosse vero, poi, che ha sfondato! Fa di tutto perché gli americani si scordino che a un certo punto ha perso una marea di soldi coi suoi alberghi. E quelli di Wall Street ancora gli ridono dietro; pensano sia un idiota integrale, indegno di parlare con loro ».

 « Cos’altro ti fa arrabbiare ? »

 Con un ghigno amaro disse di avere lui una domanda per me, questa volta, ma di un altro ordine.

« Lei ritiene che potrei passare l’esame di certificazione di livello B2 ? Ho tre mesi di tempo prima che scada il visto ».

« Onestamente? Non penso tu possa farcela. La prova è che mi hai raccontato tutto ciò in inglese, distruggendo simpaticamente le poche speranze politiche che avevo. Non hai usato una sola parola di francese. E ti servirebbero almeno sei mesi per preparare quell’esame ».

 « Merde… »

 « Ma perché è così importante? »

 « Credevo fosse chiaro, prof. Non voglio rientrare a Seattle. Non voglio più sentir parlare di quel paese di malati mentali! Ha capito adesso? Lei deve aiutarmi. Ormai sa troppe cose su di me ».

 

[Immagine: Donald Trump]

 

Un commento

  1. Riflessioni estendibili a molto occidente….

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