Le parole e le cose

Letteratura e realtà

La letteratura tedesca in Italia

| 2 commenti

di Anna Baldini, Daria Biagi, Stefania De Lucia, Irene Fantappiè, Michele Sisto

[È appena uscito il primo volume di una nuova collana Quodlibet Studio, «Letteratura tradotta in Italia»: La letteratura tedesca in Italia. Un’introduzione (1900-1920). Il libro propone un nuovo indirizzo nella ricerca sulle letterature straniere che interpreta la traduzione come una parte integrante del sistema letterario italiano. Per concessione dell’editore, pubblichiamo qui l’introduzione]. 

Di cosa parla questo libro Quando entriamo in una libreria o sfogliamo una rivista letteraria, troviamo novità e classici, di scrittori italiani e stranieri. Anche cento anni fa gli ultimi libri di D’Annunzio, Croce, Prezzolini o Slataper stavano accanto alle più recenti traduzioni di Nietzsche, Goethe, Novalis, Hebbel e di altri autori di tutto il mondo. Questi libri rappresentano quello che chiameremo il repertorio dell’epoca: vale a dire l’insieme di testi, ma anche di norme, generi, stili, modelli, pratiche, posture autoriali con cui in un determinato momento storico si fa letteratura. Ciascuno di questi elementi è dotato di maggiore o minore legittimità: nel 1910, per esempio, si è fuori tempo massimo per fare i carducciani imitando Heine, ma ci si può guadagnare una certa reputazione mettendo a nudo se stessi e la società in pagine ricalcate su quelle di Nietzsche.

I tedeschi in traduzione Questo volume vorrebbe introdurre il lettore al repertorio della letteratura tradotta nei primi vent’anni del Novecento, a partire dal caso di quella di lingua tedesca. Interrogandoci su quali “tedeschi” si leggessero allora in Italia, ci siamo presto resi conto che non bastava scorrere cataloghi e bibliografie alla ricerca di titoli tradotti, ma che occorreva rendere conto di quanto ciascun autore, opera, genere, postura, ecc. fosse considerato legittimo, di quale valore gli venisse attribuito, e da chi. Ci siamo dunque chiesti, più nel dettaglio, chi leggesse cosa, quali opere arrivassero nelle librerie, quali venissero recensite sui giornali e quali sulle riviste letterarie, quali fossero discusse nei salotti della buona società e quali nei gruppi letterari d’avanguardia. Quali, ancora, suggerissero agli scrittori italiani possibilità nuove, fino ad allora inesplorate, o viceversa di quali gli scrittori italiani si siano appropriati, presentandole al pubblico italiano come affini alla propria idea di letteratura, o addirittura imitandole, riscrivendole. Ci siamo accorti che in molti casi la traduzione di un nuovo autore tedesco – e teniamo presente che allora Novalis e Hebbel in Italia erano assolute novità, così come certe opere di Goethe – poteva essere ricondotta, per via diretta o indiretta, ad alcuni dei protagonisti riconosciuti della scena letteraria italiana di quegli anni, da Croce a Prezzolini, da Papini a Slataper o Borgese, talora in veste di traduttori o prefatori, talora in quella più discreta ma non meno decisiva di direttori o consulenti di collane editoriali. Ci siamo quindi trovati nella necessità di ricostruire, almeno a grandi linee, un microcosmo sociale fatto di traduttori, scrittori, critici, accademici, editori (nonché di importanti, e spesso dimenticate, traduttrici, scrittrici, collaboratrici editoriali) che con la loro attività hanno orientato la scelta dei libri da tradurre e il modo di leggerli.

La banca dati Abbiamo dunque dedicato una parte del nostro lavoro alla costruzione di una banca dati digitale che raccoglie tutte le traduzioni dal tedesco pubblicate in volume nel periodo in questione, mettendo in relazione gli originali tedeschi, le traduzioni e le edizioni di uno stesso testo o raccolta di testi. Nel database questi dati sono accompagnati da informazioni relative ai mediatori e alle case editrici, in modo che chi lo consulta abbia gli strumenti per poter ricostruire le relazioni, spesso in ombra, tra la società letteraria e il mondo della produzione libraria. L’insieme di questi elementi – in continuo aggiornamento – sarò accessibile da giugno sul portale LT.it – Letteratura tradotta in Italia (www.ltit.it).

Le tre linee di ricerca La ricerca si è sviluppata su tre linee parallele. La prima ha ricostruito i principali conflitti tra i gruppi letterari che nel primo ventennio del Novecento si contendono l’egemonia, ciascuno con la propria idea (o idee) di letteratura, per capire quali interessi portino Croce, Prezzolini o Borgese a tradurre o far tradurre quel dato autore tedesco, e a proporne una determinata interpretazione. I risultati di questa ricognizione, che ha preso in esame da una prospettiva nuova protagonisti anche molto studiati – da Croce alla vasta costellazione dell’avanguardia fiorentina –, hanno fornito le basi alla seconda linea di ricerca, che ha indagato i rapporti fra questi protagonisti e il mondo dell’editoria, mostrando come le più interessanti collane del tempo – le stesse in cui compaiono le principali novità dalla Germania – siano il prodotto della convergenza di interessi tra scrittori e editori in cerca di riconoscimento. La terza linea di ricerca ha privilegiato l’analisi dei testi: non solo esaminando le traduzioni dal tedesco, ma anche interrogandosi su quali opere italiane potessero essere ricondotte a forme, generi, modelli e posture importate dal mondo germanico. A partire da studi su specifiche operazioni traduttive – tra le altre, l’interesse di Prezzolini per i mistici tedeschi, le trasformazioni subite dagli aforismi di Karl Kraus su «Lacerba» o la prima traduzione italiana del Wilhelm Meister di Goethe – si sono presi in considerazione fenomeni di più larga portata, relativi alle modalità con cui le diverse letterature interagiscono tra loro.

Il metodo Per condurre le nostre indagini ci siamo dotati di uno strumentario concettuale che, data la varietà degli oggetti della ricerca, non poteva che essere plurale: dalla sociologia alle più recenti acquisizioni dei translation studies e alla filologia testuale. Di questi strumenti abbiamo dato succintamente conto nel glossario, ma qui vale la pena – anche per evitare equivoci – indugiare un istante su alcuni concetti che sostengono tutta la ricerca e che usiamo in accezioni molto specifiche.

Avanguardia Al termine avanguardia, per esempio, diamo un significato che non coincide con il modo con cui viene usato solitamente nelle storie letterarie, dove serve a indicare alcuni movimenti artistici di inizio Novecento (futurismo, dadaismo, surrealismo) o della seconda metà del secolo (come la neoavanguardia). Questi movimenti artistici sono in realtà i casi più rappresentativi di un fenomeno generale che, secondo il sociologo francese Pierre Bourdieu (Les Règles de l’art) costituisce il principale motore delle innovazioni nei campi culturali. Abbiamo dunque usato il termine avanguardia per indicare un’alleanza tra coloro che intendono farsi strada in ambito letterario: i nuovi entranti. Su di loro si è concentrata la nostra indagine, perché sono loro che hanno tentato, talvolta con successo, di cambiare le regole del gioco, vale a dire i criteri di valutazione delle opere letterarie. E uno dei principali strumenti che hanno impiegato a tal fine – oltre alle alleanze strategiche, ai manifesti, alla fondazione di riviste – sono proprio le traduzioni.

Sistema e repertorio Come ha mostrato Even Zohar (Polysystem Studies), le innovazioni artistiche sono infatti spesso il prodotto della legittimazione di elementi che i nuovi entranti attingono dall’esterno o dalla periferia del sistema: da altre arti (ad esempio contaminando forme narrative e visuali), da espressioni letterarie considerate marginali (ad esempio utilizzando generi letterari di scarso prestigio o rivalutando autori dimenticati), o ancora – ed è quello che ci interessa qui – da una letteratura straniera, del passato o del presente. È così che si trasforma il repertorio.

Autonomia ed eteronomia Nel corso della ricerca abbiamo inoltre tenuto presente che esiste sempre una tensione tra i criteri autonomi di valutazione della letteratura, cioè quelli stabiliti da chi lavora all’interno dell’ambito letterario (scrittori, critici, editori, professori), e quelli eteronomi definiti al di fuori di tale ambiente, per esempio dalla politica, dalla religione e soprattutto dall’economia. Ogni avanguardia tende a produrre e giudicare le opere letterarie in virtù della loro rispondenza ai criteri di valore autonomi (quali che siano, di volta in volta, quelli dominanti), non in conformità a un’ideologia, a una fede, o in base alla quantità di copie vendute. I campi letterari si polarizzano così tra un estremo dove ciò che conta è l’affermazione del valore letterario specifico, e un altro dove la produzione letteraria risponde a criteri di giudizio eteronomi. Abbiamo scelto di concentrarci sul primo polo, ma senza dimenticare la presenza dell’altro, con le sue logiche e la forza di attrazione che esercita anche sui mediatori più autonomi.

Manipolazione Quanto ai testi, abbiamo provato a esaminare anch’essi in modo sistemico, raccogliendoli entro l’ampia categoria di letteratura tradotta. Questo ci ha permesso di prendere in considerazione una varietà di legami con i testi originali che implica diversi gradi di quella che Theo Hermans ha chiamato, con un termine che non vuole implicare alcun giudizio di valore, manipolazione (The Manipulation of Literature): traduzione, riscrittura, adattamento, interpretazione critica, smontaggio e rimontaggio, ovvero tutte le possibili forme di interferenza tra sistemi letterari. Per analizzare queste diverse pratiche abbiamo fatto uso, a seconda dei casi, degli strumenti messi a punto da filologia, storia della letteratura, storia e teoria dei generi letterari, teorie dell’intertestualità e della traduzione (siano esse orientate verso la stilistica oppure verso gli studi culturali).

A chi è rivolto questo libro Di tutto lo strumentario teorico a cui abbiamo qui accennato, tuttavia, questo volume non conserva che lo stretto indispensabile. Poiché in numerose occasioni di confronto ci è parso che non solo il risultato ottenuto ma l’impostazione stessa della ricerca fosse di qualche interesse, e in una certa misura replicabile, abbiamo deciso di presentarla in forma divulgativa, accessibile a studenti e dottorandi, riservando quindi gli approfondimenti ad articoli scientifici e alle monografie che saranno pubblicate in questa stessa collana. Questo ha comportato, com’è ovvio, alcune semplificazioni, ma ci ha offerto l’occasione di far entrare il lettore nel cantiere della ricerca, mostrandogli, nella seconda parte del volume, gli attrezzi e i semilavorati. Così il libro ha preso la forma di una sorta di manuale, nel senso di uno strumento per fare ulteriori ricerche. Un’introduzione, appunto: a un metodo, oltre che a una questione.

Com’è fatto questo libro Il volume si compone di cinque capitoli, seguiti da cinque traiettorie di mediatori, un’antologia di testi, un glossario e una bibliografia. Un sistema di rimandi (→) consente al lettore di collegare agilmente informazioni che nelle diverse sezioni sono organizzate secondo diverse prospettive, concentrando l’attenzione ora sui fenomeni generali, ora sui singoli protagonisti, ora sui testi, ora sui concetti.

I capitoli L’ordinamento dei capitoli procede dai mutamenti strutturali e simbolici verificatisi nel mondo letterario italiano all’inizio del Novecento fino alle specifiche operazioni di mediazione condotte da scrittori, traduttori, gruppi di letterati, e ai mutamenti che esse producono a loro volta.

  1. Le regole dell’arte Il primo capitolo propone un’analisi sociologica delle traiettorie dei protagonisti dell’avanguardia letteraria italiana che più si sono serviti della mediazione di letteratura tedesca come strategia di promozione. Il lavoro culturale di questa avanguardia, che definiamo fiorentina perché si afferma a partire da alcune redazioni di riviste nate nel capoluogo toscano, è orientato da una certa idea di letteratura, dalla condivisione di specifiche regole dell’arte raramente esplicitate, ma che si possono dedurre dai comportamenti e dalle pratiche: cosa viene scritto, come viene valutato, quali generi sono praticabili, quali contenuti sono considerati inaccettabili e quali forme accantonate come obsolete.
  2. Editori e repertorio Il secondo capitolo individua nella convergenza di interessi fra l’avanguardia letteraria e i nuovi entranti nel campo editoriale, come Laterza e Carabba, la spinta principale al rinnovamento del repertorio della letteratura tradotta, e in particolare di quella tedesca. Sono le collane fondate e dirette da Papini e da Prezzolini, da Croce e da Borgese, a scoprire autori come Novalis e Hebbel, o a conferire un nuovo riconoscimento ad autori già importati come Nietzsche e Goethe.
  3. Prezzolini traduttore Il terzo capitolo è dedicato a un caso prototipico di manipolazione: l’attività di traduzione che Giuseppe Prezzolini svolge tra il 1905 e il 1912 importando, in virtù del suo interesse per il misticismo tedesco medievale e romantico, autori (tra cui Novalis), testi (i Frammenti di Novalis o Il Libretto della vita perfetta), forme del testo (il frammento) o figure autoriali (ancora Novalis, o quella inventata di sana pianta di Giovanni von Hooghens). Nella pratica prezzoliniana, la traduzione diviene un atto di “impossessamento” che deve selezionare, tagliare e anche inventare per mettere in dialogo i testi e gli autori scelti con le lotte che i nuovi intellettuali combattono in cerca di affermazione.
  4. Posture autoriali Il quarto capitolo si concentra sulle tipologie di mediazione verso le quali ci si orienta nell’avanguardia fiorentina, all’atto di portare in Italia letteratura di lingua tedesca. Basandosi sull’analisi di casi sia canonici sia inesplorati (rispettivamente, il Friedrich Hebbel di Scipio Slataper e il Karl Kraus di Italo Tavolato) ed esaminando alcuni nuclei tematici (la questione della donna) e forme letterarie (l’aforisma) che fanno da volano per le dinamiche di mediazione, il capitolo individua una modalità del tradurre che caratterizza fortemente l’ambiente dell’«Anima», della «Voce» e di «Lacerba»: quella che intende la traduzione stessa come una importazione non tanto di singoli testi quanto piuttosto della persona dell’autore, della sua postura autoriale.
  5. Il problema del romanzo Il quinto capitolo, infine, esamina il modo in cui le traduzioni interagiscono con lo sviluppo di un genere letterario specifico come il romanzo, che nel panorama del Novecento italiano accresce via via il suo prestigio. La prima traduzione integrale dei Wilhelm Meisters Lehrjahre di Goethe realizzata da Rosina Pisaneschi e Alberto Spaini, giovanissimi pionieri di una nuova pratica di traduzione, nasce in un ambiente programmaticamente ostile al romanzo come quello della «Voce», ma si inserisce ben presto in una riflessione di lungo corso sulla condizione dell’uomo nella modernità e sulle forme letterarie – strutture narrative, personaggi, stili – più adeguate a rappresentarla.

Pur rispecchiando i fuochi d’interesse e gli indirizzi teorici dei rispettivi autori, i cinque capitoli, frutto di altrettanti anni di ricerca comune, sono stati impostati, discussi e curati collegialmente.

Le traiettorie Le traiettorie dei mediatori sono un tentativo di introdurre il lettore nel laboratorio della ricerca. Individuare quanto, nella biografia di scrittori e critici, riveli un loro ruolo attivo nella scelta e nell’interpretazione della letteratura tradotta, o, nel caso di editori e traduttori, quanto li leghi ai gruppi letterari di punta, è stato il primo passo per portare alla luce un sistema di relazioni estremamente dinamico, ma generalmente lasciato in ombra. L’accertamento di dati di per sé banali – se e come un certo personaggio abbia imparato il tedesco, da quale a quale data abbia diretto una certa collana, in che rapporti fosse con questo o quell’altro mediatore – ha a volte richiesto un lavoro minuzioso e ha spesso portato a scoperte sorprendenti. Specie nei casi di personaggi poco o nulla studiati – come quasi sempre i traduttori – sono state necessarie ricerche d’archivio, peraltro non sempre possibili o coronate da successo. Tra le numerose traiettorie ricostruite ne abbiamo qui selezionate cinque che includono un editore (Rocco Carabba), due intellettuali generalmente non associati alla mediazione di letteratura tedesca (Papini e Prezzolini) e due traduttori il cui lavoro, poco noto, è in questi anni profondamente innovativo (Rosina Pisaneschi e Alberto Spaini). Queste e altre traiettorie, comprese naturalmente quelle di intellettuali il cui rapporto con la letteratura tedesca è riconosciuto e che anche in questo libro hanno un ruolo di rilievo, come Croce, Borgese o Slataper, saranno via via rese disponibili sul portale www.ltit.it, anche grazie all’aiuto di studiosi che hanno accettato di affiancarci nel lavoro.

L’antologia L’antologia è a sua volta strettamente funzionale al lavoro di ricerca: non intende raccogliere i documenti più rappresentativi del periodo preso in considerazione, ma costituire un complemento ai cinque capitoli mettendo a disposizione del lettore testi che in quella sede non potevano essere citati per esteso. In qualche caso si tratta di brani noti, ma riletti in una nuova luce; più spesso di testi rari o perfino inediti. Data l’impostazione della ricerca, che si concentra sul sistema letterario d’arrivo, non sono inclusi testi nell’originale tedesco. I brani sono stati disposti in ordine cronologico e dotati di brevi introduzioni in modo da consentire al lettore di seguire lo sviluppo delle pratiche e dei discorsi che investono le traduzioni dal tedesco almeno in alcuni momenti fondamentali.

Il glossario Anche il glossario non ha alcuna pretesa di completezza, ma serve ad agevolare la lettura del volume. Si limita infatti a raccogliere i principali concetti che abbiamo adoperato nel lavoro di ricerca, grazie ai quali abbiamo potuto mettere a fuoco i fenomeni illustrati nei diversi capitoli. La voce “traduzione”, per esempio, non dà una definizione generale del concetto, che del resto richiederebbe ben altro spazio, ma spiega in quale accezione viene utilizzato nel libro; e così via.

La bibliografia Allo stesso modo la bibliografia che chiude il volume riporta soltanto i titoli che sono stati fondamentali per l’impostazione della ricerca, suddivisi in Teoria (dalla sociologia ai translation studies) e Studi (relativi al solo primo ventennio del Novecento). Ad essi rinviamo il lettore per un primo approfondimento. Riferimenti più ampi e puntuali, sebbene ridotti allo stretto indispensabile, si trovano nelle note a piè di pagina di ciascun capitolo.

Letteratura tradotta e letteratura italiana Nel corso del lavoro abbiamo incrociato molti percorsi di indagine liminari a quello che abbiamo scelto di seguire e ai quali nel volume abbiamo appena accennato, tra cui il ruolo che nella mediazione della letteratura tedesca hanno avuto la germanistica accademica, la musica, la filosofia, l’editoria commerciale o la spesso fondamentale triangolazione con Parigi. La nostra introduzione non pretende di esaurire il campo di indagine, e nemmeno di compendiare le ricerche finora condotte sulla questione da diverse prospettive disciplinari (italianistica, germanistica, storia dell’editoria, traduttologia): è piuttosto un tentativo di superare la separazione tra letterature nazionali, a partire dalla constatazione che dietro la letteratura cosiddetta straniera che circola in Italia stanno gli stessi attori che fanno la letteratura italiana. Con la proposta di considerare la letteratura tradotta come parte integrante del corpus della letteratura italiana (o meglio: dell’attività letteraria italiana) speriamo di contribuire a rileggere in una nuova luce non solo questo primo ventennio del Novecento.

[Immagine: Thomas Struth, Duomo di Milano]

 

2 commenti

  1. http://www.ltit.it does not open. It says that it is a ‘reserved’ domain, whatever that means.

  2. Dear Deconstructed Harry, the database will be online next June, as the text explains.
    I hope you’ll come back then to give it a look!

Lascia un commento

I campi obbligatori sono contrassegnati con *.