di Italo Testa

[Esce domani, per Marcos y Marcos, L’indifferenza naturale, un libro di poesia di Italo Testa. Pubblichiamo qui sono sette testi tratti dalle undici sezioni della raccolta].

Il cuore pesato

come la favola del provinciale / perso nella grande città:
sul piazzale dove le vie convergono / si orienta guardando i tigli
lo stradario ramato delle macchie / che qui tempestano le foglie.
tutto è foresta, le torri d’acciaio / le pareti specchianti, i vetri
sono stagni fatati, rami e tronchi / percorsi da corvi parlanti;
sarà come la fiaba del ragazzo / che sposa la selva e tramuta
le vene in cavi d’acciaio, gli occhi / in biglie di vetro incolori:
se un passante per sbaglio lo sfiora / scioglie il sortilegio, lo lascia
cadere in pezzi, nei mille frantumi / degli aghi di pino del bosco.
così cammini, in trance, lungo i viali / macinando un solo pensiero
dopo giorni che nessuno ti parla / ti ammali di luce, di passi
votati alla strage, scagliati a caso / sulla mappa degli abitati,
la raggiera delle strade a scomparsa / dove il nulla ti ha invaso;
e passare l’incrocio che nessun dio / contadino guarda e protegge
è esporsi al vento gelato che spira / dall’ombra lunata del male:
o sarà come il bambino velato / dell’apologo che a tastoni
risale sulla cresta del cuscino / e incosciente si lascia andare
fino al giorno in cui avrà il cuore pesato / e gli occhi offerti su un altare
di nuvole, sino al nido del merlo / dove una corona di piume
sul fondo azzurro cupo dell’infanzia / lo inchioderà al suo dolore.

***

Codice stradale

ma il salice piegato a difesa dei container non ha istruito il giorno il suo carico d’angoscia risale il cavalcavia tra i tir incolonnati non conosce quest’attesa a corsie alternate se l’anima è un biancore imbevuto di neon e aree industriali rattrappite nella nebbia qui è sempre linea continua qui solo gli aironi possono testimoniare ogni sorpasso qui ruotare il becco a presidio della strada qui squalificare gli astanti il guardrail sfondato.

***

perché sono arrivati e ci chiamano
dalle cascine sparse nella neve
e nel dicembre luminoso affondano
dietro le quinte mobili del giorno;
ho provato a fermarli: non ascoltano,
camminano sugli argini, proseguono
stringendo le spalle contro il vento
si piegano in avanti, a passi lenti
raggiungono il cofano innevato,
l’auto lasciata in mezzo al campo;
ho provato a chiamarli: non guardano
in nessuna direzione, s’inoltrano
sulla pianura estesa nel chiarore
da cui sono arrivati infine tornano.

***

Bianca

si apre un vuoto tra le cose
e in mezzo il pieno dei tuoi occhi
“eccomi”, dicono, “sarò nuda”
mentre stacchi un piede da terra,
“chiedo di essere amata,
………………………………..e guardata
nel palmo aperto delle mani”,

domani sarai polvere nel prato
come un animale sdraiato
a guardare la fuga dei rami

“eccomi”,
……………..mi chiami, così bianca
nella luce, così intensa,
sei sul punto di fare un passo avanti
con le labbra ferme,
terribilmente serie, senti

di essere pronta a cibarti dalle mani.

***

contro l’ago inflessibile e ancora
la roccia, il bianco magnetico e in alto
falde e falde di nebbia

ora risuona, ora sbanda e riprova
ad alzarsi contro le palme grondanti
contro gli ailanti accesi

è un muro di calce la luce viva
e s’apre, nel grigioazzurro sfarina
calamitata a riva

lui guarda, prova a pensarsi in quel quadro
un viaggiatore perso in un anfratto
uno scarto del tempo

su una carta cigliata
non segnata su alcuna mappa
come ogni vero luogo immaginata

mentre l’isola nella pioggia
scivola sotto un’immensa onda bianca
in una glassa d’acqua

e la costa innominata sparisce
dalle pagine intatte del cielo
bianca, vaporizzata

in un volo latteo di schiuma
nella lacrima, sulla cornea bianca
dell’estraneo che guarda.

***

Perturbazione

e quei fiotti inarginabili
…………il sanguinamento improvviso
…………………..nel tunnel della metro
quasi una fioritura
dal rigoglio degli autunni:

…………oppure il fondo al campo
……………………………nell’erba alta
…………la tagliola annidata
……………………………invisibile
…………nella trasparenza del gelo:

così la luce sulle facciate
……………………………dura
…………per falde d’acqua
lo strappo trasversale
le case nella morsa
…………del vento perforante:

…………come ad ogni perturbazione
un lento affioramento della luce
……………………………nel cerchio del cielo
…………le nostre gole prese all’amo

***

chi entra nella stanza sa che il piede non è mai fermo,
e i compagni si dileguano a ogni svolta del giorno:

apre le mani al mondo, oscilla dietro la porta
siede, si scosta, si piega, insegue un’ombra sul fondo;

chi si affaccia sulla stanza vede gli altri aggirarsi,
se batte il capo sull’uscio, sente il rumore degli arti:

come vuole toccarli per sapere cosa è vero
fende il vuoto con la mano, la ritrae, misura il foro;

chi esce dalla stanza sa che ogni volta è per sempre,
qualunque passo intrapreso a liberarsi dal peso,

slacciare il corpo gravato dalla presa del suolo,
è come aprire sul retro una finestra nel buio.

 

 

[Immagine: Foto di Axel Hütte].

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