Le parole e le cose

Letteratura e realtà

Imprese letterarie. Un convegno a Venezia

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a cura di Alessandro Cinquegrani e Carlo Bagnoli

Presentazione

diAlessandro Cinquegrani

Nonostante alcuni precedenti virtuosi – si pensi al celebre caso di Adriano Olivetti che ha ibridato la cultura economico-manageriale con quella umanistica – il rapporto tra imprenditoria e letteratura è stato per alcuni decenni di diffidenza reciproca, basata perlopiù su opposizioni schematiche, ma difese orgogliosamente: ragione vs. sentimento, profitto economico vs. responsabilità sociale, negozio vs. ozio. Le nuvole e i soldi titola il suo ultimo recentissimo libro Tiziano Scarpa marcando questa opposizione tra cultura umanistica e economica.

Eppure negli ultimi anni pare che i due mondi si guardino con sempre maggiore curiosità e interesse. Le imprese si rivolgono alla narrazione, non solo per il già abusato storytelling aziendale, ma anche e soprattutto per circoscrivere la propria identità, comprendere il proprio significato, capire come presentarsi agli stakeholder esterni e interni all’azienda stessa. D’altra parte, sempre più scrittori e studiosi d’area umanistica, nell’intento di leggere e interpretare la società attuale, non possono non fare i conti con l’economia e la finanza sempre più invasive nella nostra vita quotidiana, come ha reso evidente la crisi economica del 2008. Comprendere le imprese e il tessuto economico su cui si fondano, significa comprendere noi stessi, e dunque è necessario intrecciare queste analisi con la psicoanalisi, la filosofia, l’antropologia, la letteratura.

Domande fondanti aprono alcune recenti pubblicazioni degli autori invitati: che cos’è il denaro?, si chiedono Searle e Ferraris in Il denaro e i suoi inganni (Einaudi, 2018), oppure Arturo Mazzarella in Le relazioni pericolose (Bollati Boringhieri, 2017) si interroga sul nesso tra la finanza e l’economia pulsionale per comprendere quale deformi l’altra e la condizioni, o se piuttosto le strutture di reciproco dominio e di crudeltà non siano in fondo costitutive di entrambe. Rischia di emergere un quadro disarmante e pericoloso, lo stesso che si trova in Cosmopolis di Don DeLillo e poi di Cronenberg o in Resistere non serve a niente di Walter Siti, ma come si concilia questa visione con quella di imprenditori virtuosi che generano lavoro e profitto, con una prospettiva etica?

Pagare o non pagare è il dilemma quasi ironicamente shakespeariano che dà il titolo all’ultimo libro di cui parlerà Walter Siti (nottetempo, 2018): pagare era un gesto orgogliosamente rivendicato un tempo, oggi – dopo Google – la gratuità sembra necessaria. Ma l’alternativa inclusa nel titolo di Siti assomiglia a quella di cui leggiamo spesso sulle prime pagine della cronaca politica: mettere al centro l’uomo o i numeri, l’economia o l’empatia? Il passaggio dalle questioni economiche e umanistiche a quelle politiche è immediato, così Nietzsche a Wall Street (come titola il volume di Daniele Balicco edito da Quodlibet) finirebbe per trattare temi di scottante attualità come il populismo.

Non solo conoscere ma anche saper fare: questa giornata si rivolge a studenti e studiosi certamente, ma anche alle imprese. E sono gli imprenditori a dialogare su questi temi con gli studiosi, sarà chi il Made in Italy lo fa, come Carlo Urbinati di Foscarini, a parlarne con Daniele Balicco, chi fonda il proprio successo sul racconto di sé come Patrizia Moroso a discuterne con Edoardo Segantini (La nuova chiave a stella, Guerini&Associati, 2017), chi aspira a creare un’impresa totale come Enrico Loccioni a proporre la sua visione.

Da alcuni anni l’Università Ca’ Foscari lavora ad approfondire questo dialogo. Il convegno infatti si inserisce nell’ambito di un Progetto di Ateneo intitolato Modelli ermeneutici junghiani e post-junghiani dalla letteratura alle imprese, da me diretto in collaborazione col prof. Carlo Bagnoli del Dipartimento di Management, volto ad applicare la psicologia analitica all’interpretazione aziendale. L’attività sul campo, a stretto contatto con aziende del territorio, ci ha permesso di comprendere quanto sia produttivo e concreto il dialogo tra discipline umanistiche e economico-manageriali. La sfida è uscire dalla fabbrica e dalle biblioteche per incontrarsi nel mondo di tutti i giorni, un territorio comune da abitare, vivere, innovare. Questo convegno mette a confronto imprenditori e scrittori, studiosi di management e di letteratura, dunque, per sondare le possibilità di dar vita a “imprese letterarie”.

Il celebre Nuovo Rinascimento italiano di cui da molto si parla, non senza una certa enfasi, potrebbe partire da qui, da una nuova consapevolezza di sé, dalle fondamenta di un nuovo dialogo.

Un commento

  1. “ Lunedì 22 febbraio 2010 – « Duegento », dice il dottor Lorenzo Bini Smaghi della Banca centrale europea. Io non so niente di lui, ma direi che è un toscano smagato. Non ha detto che senza lilleri non si lallera, ma ci è mancato poco. “.

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