Le parole e le cose

Letteratura e realtà

After Lorca

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di Jack Spicer

[Anticipiamo alcuni brani da After Lorca (1957) di Jack Spicer, Edizioni Gwynplaine, collana Argo, 2018. Con una introduzione di Federico Garcia Lorca. Traduzione e Nota di Andrea Franzoni, Post-fazione di Peter Gizzi, A cura di Andrea Franzoni e Fabio Orecchini – Rivista ARGO. La traduzione italiana del libro è legata ad un progetto di crowdfunding, consultabile qui. After Lorca (1957) è un testo dialogico, in cui Spicer (1925-1965), una delle figure più controverse del modernismo americano, sceglie come interlocutore privilegiato un poeta simbolo di libertà quale Federico Garcia Lorca. Spicer elargisce una vera e propria lezione-dichiarazione di poetica in un susseguirsi di poesia e prosa, alternando traduzioni e riscritture di testi lorchiani a poesie proprie, mascherandole da false traduzioni, e lettere programmatiche, rivolte allo stesso poeta spagnolo. A Lorca, seppur martirizzato circa venti anni prima, nel 1936, dai miliziani franchisti, Spicer affida l’introduzione al suo libro].

Introduzione

Francamente sono rimasto alquanto stupito quando il signor Spicer mi ha domandato di scrivere un’introduzione a questo volume. La mia reazione al manoscritto inviatomi (e alla serie di lettere che ora ne fanno parte) era e resta fondamentalmente negativa. Mi sembra lo spreco di un considerevole talento, per qualcosa che non vale la pena di essere fatto. Tuttavia, io non ho avuto più contatti con la poesia negli ultimi vent’anni. La generazione di poeti più giovane potrà forse allora guardare con favore l’esecuzione, da parte del signor Spicer, di ciò che ritengo essere un lavoro difficile e poco gratificante.
È necessario chiarire fin dall’inizio che queste poesie non sono traduzioni. Anche in quelle più letterali, il signor Spicer sembra trarre piacere nell’inserire o sostituire una o due parole che cambiano completamente il tono e spesso il significato della poesia, per come l’avevo scritta io. Ancora più spesso egli prende una delle mie poesie e a una metà di essa aggiunge un’altra metà di proprio pugno, creando così l’effetto di un centauro recalcitrante. (Modestia mi vieta di speculare su quale estremità dell’animale sia la mia.) Vi sono infine un numero quasi uguale di poesie che non ho scritto affatto (si suppone siano sue) composte in una sorta di fantasiosa imitazione del mio primo stile. Al lettore non sono date indicazioni su quale poesia appartenga a quale categoria, e io ho ulteriormente complicato il problema (con maliziosa premeditazione devo ammetterlo) inviando al signor Spicer alcune poesie scritte dopo la mia morte, che egli ha ugualmente tradotto e incluso. Anche il più fedele degli studiosi del mio lavoro troverà non poche difficoltà a determinare cosa è e cosa non è Garcia Lorca come, senz’altro, farebbe, se si trovasse a esaminare il luogo in cui attualmente riposo. L’analogia è scortese, ma temo che la scortesia non sia immeritata.
Le lettere sono un altro problema. Quando il signor Spicer ha cominciato a inviarle, diversi mesi fa, ho riconosciuto immediatamente la “lettera programmatica” ― la lettera che un poeta scrive a un altro poeta, non con l’intenzione di comunicare con lui, ma come un giovane sussurra i propri segreti a uno spaventapasseri, sapendo che la sua amata, non lontano di lì, lo sta ascoltando. L’amata in questo caso può essere una Musa, ma lo spaventapasseri ciò nondimeno, abbastanza naturalmente, detesta le confidenze. Il lettore, che non è invitato a questo strano appuntamento, potrà rimanere divertito da ciò che riuscirà a sentire.
I morti sono notoriamente difficili da soddisfare. Il miscuglio del signor Spicer può forse piacere al suo pubblico contemporaneo o può, cosa ancora più probabile, aiutarlo a scrivere meglio la propria poesia. Tuttavia, esaminando questo curioso amalgama, non posso fare a meno di pensare a una vignetta pubblicata in un giornale americano, mentre mi trovavo in visita nel vostro paese, a New York. La vignetta mostrava una lapide su cui erano incise le parole: “QUI GIACE UN UFFICIALE E UN GENTILUOMO.” E la didascalia sotto diceva: “Mi chiedo come hanno fatto a finire sepolti nella stessa tomba?”

Federico Garcia Lorca
Fuori Granada, ottobre 1957

Introduction

Frankly I was quite surprised when Mr. Spicer asked me to write an introduction to this volume. My reaction to the manuscript he sent me (and to the series of letters that are now a part of it) was and is fundamentally unsympathetic. It seems to me the waste of a considerable talent on something which is not worth doing. However, I have been removed from all contact with poetry for the last twenty years. The younger generation of poets may view with pleasure Mr. Spicer’s execution of what seems to me a difficult and unrewarding task.
It must be made clear at the start that these poems are not translations. In even the most literal of them Mr. Spicer seems to derive pleasure in inserting or substituting one or two words which completely change the mood and often the meaning of the poem as I had written it. More often he takes one of my poems and adjoins to half of it another half of his own, giving rather the effect of an unwilling centaur. (Modesty forbids me to speculate which end of the animal is mine.) Finally there are an almost equal number of poems that I did not write at all (one supposes they must be his) executed in a somewhat fanciful imitation of my early style. The reader is given no indication which of the poems belong to which category, and I have further complicated the problem (with malice aforethought I must admit) by sending Mr. Spicer several poems written after my death which he has also translated and included here. Even the most faithful student of my work will be hard put to decide what is and what is not Garcia Lorca as, indeed, he would if he were to look into my present resting place. The analogy is impolite, but I fear the impoliteness is deserved.
The letters are another problem. When Mr. Spicer began sending them to me a few months ago, I recognized immediately the “programmatic letter” – the letter one poet writes to another not in any effort to communicate with him, but rather as a young man whispers his secrets to a scarecrow, knowing that his young lady is in the distance listening. The young lady in this case may be a Muse, but the scarecrow nevertheless quite naturally resents the confidences. The reader, who is not a party to this singular tryst, may be amused by what he overhears.
The dead are notoriously hard to satisfy. Mr. Spicer mixture may please his contemporary audience or may, and this is more probable, lead him to write better poetry of his own. But I am strongly reminded as I survey this curious amalgam of a cartoon published in an American magazine while I was visiting your country in New York. The cartoon showed a gravestone on which were inscribed the words : “HERE LIES AN OFFICER AND A GENTLEMAN.” The caption below it read: “I wonder how they happened to be buried in the same grave?”

Federico García Lorca
Outside Granada, October 1957

 

Juan Ramon Jimenez

Una Traduzione per John Ryan

Nell’infinità bianca
Neve, sale, ed alga
Perse la sua immaginazione.

Il colore bianco. Cammina
Su di un silenzioso tappeto fatto
Di piume di piccione.

Senz’occhi o pollici
Soffre un sogno non si muove
Ma le ossa tremano.

Nell’infinità bianca
Che ferita pura e grande
Lasciò la sua immaginazione

Neve, sale, ed alga. Adesso
Nell’infinità bianca.

 

Juan Ramón Jimenez

A Translation for John Ryan

In the white endlessness
Snow, seaweed, and salt
He lost his imagination
The color white. He walks
Upon a soundless carpet made
Of pigeon feathers.
Without eyes or thumbs
He suffers a dream not moving
But the bones quiver.
In the white endlessness
How pure and big a wound
His imagination left.
Snow, seaweed, and salt. Now
In the white endlessness.

 

Ballata della Bambina Che Inventò l’Universo

Una Traduzione per George Stanley

Fiore di gelsomino e un toro con la gola tagliata.
Marciapiede infinito. Mappa. Stanza. Arpa. Alba.
Una bambina finge un toro fatto di gelsomino
E il toro è un crepuscolo di sangue che mugghia.

Se il cielo potesse essere un bambino
I gelsomini potrebbero prendere metà della notte per loro
E il toro un’arena blu tutta per sé
Con il cuore ai piedi di una colonnina.

Ma il cielo è un elefante
E i gelsomini sono acqua senza sangue
E la bambina è un mazzetto di fiori notturni
Persa su un grande marciapiede buio.

Tra il gelsomino e il toro
O gli uncini della gente di marmo addormentata o
Nel gelsomino, nuvole e un elefante ―
Lo scheletro di una bambina che gira.

 

Ballad of the Little Girl Who Invented the Universe

A Translation for George Stanley

Jasmine flower and a bull with his throat slashed.
Infinite sidewalk. Map. Room. Harp. Sunrise.
A little girl pretends a bull made of jasmine
And the bull is a bloody twilight that bellows.
If the sky could be a little boy
The jasmines could take half the night to themselves
And the bull a blue bullring of his own
With his heart at the foot of a small column.
But the sky is an elephant
And the jasmines are water without blood
And the little girl is a bouquet of night flowers
Lost on a big dark sidewalk.
Between the jasmine and the bull
Or the hooks of the sleeping people of marble or
In the jasmine, clouds and an elephant—
The skeleton of a little girl turning.

Caro Lorca,

queste lettere saranno provvisorie tanto quanto la nostra poesia sarà duratura. Esse stabiliranno la massa, lo sperpero che i miei stomacati contemporanei domandano, per aiutarli a deglutire e digerire la parola pura. Esauriremo la nostra retorica qui, di modo che non appaia nelle nostre poesie. Lasciamola consumare, di paragrafo in paragrafo, giorno dopo giorno, fino a quando non ne rimanga nulla nella nostra poesia, fino a quando nulla della nostra poesia rimanga in essa. È proprio perché non sono necessarie, che queste lettere devono essere scritte.
Nella mia ultima parlavo della tradizione. Gli idioti che leggono queste lettere penseranno che per tradizione intendiamo ciò che essa sembra aver significato di recente ― un’accozzaglia storica (che siano citazioni elisabettiane, guide della città natale del poeta, o oscuri frammenti di magia pubblicati da Pantheon) usata per coprire la nudità della semplice parola. Tradizione significa molto più di questo. Significa generazioni di poeti differenti in paesi differenti, che raccontano pazientemente la stessa storia, che scrivono la stessa poesia, guadagnando o perdendo qualcosa ad ogni trasformazione ― ma, ovviamente, non perdendo mai nulla veramente. Tutto ciò non ha niente a che vedere con la calma, il classicismo, il temperamento o qualcos’altro. Semplicemente, l’invenzione è nemica della poesia.
Guardate quanto è debole la prosa. Invento una parola come invenzione. Questi paragrafi potrebbero essere tradotti, trasformati da una catena di cinquanta poeti in cinquanta lingue, e ancora rimarrebbero provvisori, infedeli, incapaci di produrre la sostanza di una singola immagine. La prosa inventa ― la poesia rivela.
Un matto nella stanza accanto sta parlando a se stesso. Parla in prosa. Fra poco andrò in un bar e lì un poeta o due mi parleranno e io parlerò a loro e insieme proveremo a distruggerci o ad attirarci o perfino ad ascoltarci l’un l’altro e non succederà niente, perché staremo parlando in prosa. Rientrerò a casa, ubriaco e insoddisfatto, e dormirò ― e i miei sogni saranno prosa. Persino il subconscio non è abbastanza paziente per la poesia.
Voi siete morto e i morti sono molto pazienti.

Con affetto,
Jack.

Dear Lorca,

These letters are to be as temporary as our poetry is to be permanent. They will establish the bulk, the wastage that my sour-stomached contemporaries demand to help them swallow and digest the pure word. We will use up our rhetoric here so that it will not appear in our poems. Let it be consumed paragraph by paragraph, day by day, until nothing of it is left in our poetry and nothing of our poetry is left in it. It is precisely because these letters are unnecessary that they must be written.
In my last letter I spoke of the tradition. The fools that read these letters will think by this we mean what tradition seems to have meant lately — an historical patchwork (whether made up of Elizabethan quotations, guide books of the poet’s home town, or obscure bits of magic published by Pantheon) which is used to cover up the nakedness of the bare word. Tradition means much more than that. It means generations of different poets in different countries patiently telling the same story, writing the same poem, gaining and losing something with each transformation—but, of course, never really losing anything. This has nothing to do with calmness, classicism, temperament, or anything else. Invention is merely the enemy of poetry.
See how weak prose is. I invent a word like invention. These paragraphs could be translated, transformed by a chain of fifty poets in fifty languages, and they still would be temporary, untrue, unable to yield the substance of a single image. Prose invents — poetry discloses.
A mad man is talking to himself in the room next to mine. He speaks in prose. Presently I shall go to a bar and there one or two poets will speak to me and I to them and we will try to destroy each other or attract each other or even listen to each other and nothing will happen because we will be speaking in prose. I will go home, drunken and dissatisfied, and sleep—and my dreams will be prose. Even the subconscious is not patient enough for poetry.
You are dead and the dead are very patient.
Love,
Jack

Ballata Dei Sette Passaggi

Una Traduzione per Ebbe Borregaard

Rimbaud si scrive con sette lettere dell’alfabeto
Il tuo cuore non si spezzerà mai per ciò che stai ascoltando
Rimbaud era più vecchio di te quando era morto
Il tuo cuore non si spezzerà mai per ciò che stai ascoltando.
Ti dico, caro, la bellezza non era mai così vecchia come lo era lui
E il tuo cuore non si spezzerà mai per ciò che stai ascoltando.
Chiudi la bocca.
Rimbaud si scrive con sette passaggi
A E I O U Y
E quella vocale di pietra chiamata morte.
Oh,
Maledetto Rimbaud,
La bellezza si scrive con tutte le vocali di sette passaggi.
Chiudi quella maledetta bocca.
Quando Rimbaud morì divenne più vecchio del tuo alfabeto
E il tuo cuore non si spezzerà mai per ciò che stai ascoltando.

 

Ballad of the Seven Passages

A Translation for Ebbe Borregaard

Rimbaud is spelled with seven letters of the alphabet
Your heart will never break at what you are hearing
Rimbaud was older than you are when he was dead
Your heart will never break at what you are hearing.
I tell you, darling, beauty was never as old as he was
And your heart will never break at what you are hearing.
Shut your mouth.
Rimbaud is spelled with seven passages
A E I O U Y
And that stony vowel called death.
Oh,
Damn Rimbaud,
Beauty is spelled with all the vowels of seven passages.
Shut your damned mouth.
When Rimbaud died he became older than your alphabet
And your heart will never break at what you are hearing

 

Debussy

Una Traduzione per l’Università di Redlands

La mia ombra va silenziosa
Sull’acqua nel canale.

Sulla mia ombra ci son le rane
Bloccate dalle stelle.

L’ombra pretende dal mio corpo
Immobili immagini.

La mia ombra sfiora l’acqua come un’immensa
Zanzara viola.

Cento grilli provano a estrarre l’oro
Dalla luce nei giunchi.

Una luce nata nel mio cuore
Sul canale, riflessa.

Debussy

A Translation for the University of Redlands

My shadows moves silently
Upon the water in the ditch.

Upon my shadow are the frogs
Blocked off from the stars.

The shadow demands from my body
Unmoving images.

My shadow skims the water like a huge
Violet-colored mosquito.

A hundred crickets try to mine gold
From the light in the rushes.

A light born in my heart
Upon the ditch, reflected.

Rana

Una traduzione per Graham Mackintosh

Come tutti i romanzi che ho letto
La mia mente sta arrivando a un climax
E un climax significa uno splash nello stagno.
i i i
Buuu. Buuu. Buuu.
E il tuo cuore è pieno d’acqua
E il tuo naso respira a mala pena.
Ricorda
Che neri erano quei pini che bruciò il fuoco.
Tutta quella foresta nera. E il rumore
(Splash)
Di un singolo aculeo verde.

Frog

A Translation for Graham Mackintosh

Like all the novels I’ve read
My mind is going to a climax
And a climax means a splash in the pool.
i i i
Booing. Booing. Booing.
And your heart is full of water
And your nose can’t hardly breathe.
Remember
How black those pinetrees were that fire burned.
All that black forest. And the noise
(Splash)
Of a single green needle.

La passeggiata di Buster Keaton

Una Traduzione per Melvin Bakkerud

IL GALLO: Chicchirichì!

(Entra Buster Keaton portando quattro bambini tra le braccia)

BUSTER KEATON: (estrae un pugnale di legno e li uccide):
I miei poveri figli!

Il GALLO: Chicchirichì!

BUSTER KEATON (contando i cadaveri a terra): Uno, due, tre,
quattro. (Afferra una bicicletta e se ne va)

(Tra i vecchi pneumatici di gomma e bidoni di benzina un negro
mangia un cappello di paglia)

BUSTER KEATON: Che bel pomeriggio!

(Un pappagallo svolazza nel cielo asessuato)

BUSTER KEATON : Mi piace andare in bicicletta.

IL GUFO: uu… uu…

BUSTER KEATON: Che bel canto questi uccelli!

IL GUFO: uu!

BUSTER KEATON: È adorabile!

(Pausa. Buster Keaton attraversa ineffabile i giunchi e piccoli campi di segale. Il paesaggio si accorcia sotto le ruote della sua macchina. La bicicletta ha una sola dimensione. È in grado di entrare nei libri ed estendersi fin nei teatri d’opera e le mine di carbone. La bicicletta di Buster Keaton non ha un sellino di caramello o pedali di zucchero come quelle delle persone cattive. È una bicicletta come tutte le altre, ma è l’unica fradicia d’innocenza. Adamo ed Eva passano correndo, impauriti come se stessero portando un vaso pieno d’acqua e, passando, accarezzano la bicicletta di Buster Keaton.)

BUSTER KEATON: Ah l’amore, l’amore !

(Buster Keaton cade a terra. La bicicletta gli scappa via. Corre dietro due enormi farfalle grigie. Scivola impazzita a tre centimetri dal suolo.)

BUSTER KEATON: Non voglio parlare. Qualcuno vuole dire qualcosa per
favore?

UNA VOCE: Idiota!

(Continua a camminare. I suoi occhi, infiniti e tristi come un animale appena nato, sognano di gigli e angeli e cinture di seta. I suoi occhi che sono come il fondo di un vaso. I suoi occhi di bambino pazzo. Che sono molto fedeli. Che sono molto belli. Gli occhi di un’ostrica. I suoi occhi d’uomo con un sicuro contrappeso di malinconia. Si vede Filadelfia in lontananza. Gli abitanti di quella città ora sanno che la vecchia poesia di una macchina Singer può accerchiare le grandi rose della serra ma è del tutto incapace di capire la differenza poetica tra una ciotola di tè caldo e una ciotola di tè freddo. Filadelfia luccica in lontananza.)

(Una ragazza Americana con occhi di celluloide arriva attraversando il prato)

L’AMERICANA: Hello.

(Buster Keaton sorride e guarda le scarpe della ragazza. Quelle scarpe! Non dobbiamo ammirare le sue scarpe. Ci vorrebbe un coccodrillo per portarle.)

BUSTER KEATON: Mi sarebbe piaciuto ―

L’AMERICANA (senza fiato): Portate una spada ornata di foglie di mirto?

(Buster Keaton fa spallucce e alza il piede destro)

L’AMERICANA: Avete un anello con una pietra avvelenata?

(Buster Keaton si gira lentamente e solleva una gamba interrogativa)

L’AMERICANA: Ebbene?

(Quattro angeli con le ali di un palloncino di gas celeste pisciano tra i fiori. Le signore della città suonano un piano come se stessero cavalcando una bicicletta. Il walser, la luna, e diciassette canoe indiane fanno tremare il prezioso cuore della nostra amica. Sorpresa di tutte le sorprese, l’autunno ha invaso il giardino, come l’acqua fa esplodere una geometrica zolla di zucchero.)

BUSTER KEATON (sospirando): Avrei voluto essere stato un cigno. Ma non posso fare ciò che avrei voluto. Perché ― Che è successo al mio cappello? Dove è il mio colletto di uccellini e la mia cravatta di mohair? Che disgrazia!

(Una ragazza con girovita di una vespa e il collo alto entra in bicicletta. Ha la testa di un usignolo.)

LA RAGAZZA: A chi ho l’onore di porgere il saluto?

BUSTER KEATON (facendo la riverenza): Buster Keaton.

(La ragazza sviene e cade dalla bici. Le sue gambe al suolo tremano come due cobra agonizzanti. Un grammofono suona un migliaio di versioni della stessa canzone ― “A Filadelfia non hanno usignoli.”)

BUSTER KEATON (in ginocchio): Miss Eleanor cara, perdonatemi! (più basso) Cara (ancora più basso) Cara (bassissimo) Cara.

(Le luci di Filadelfia scintillano e si spengono sulle facce di un migliaio di poliziotti.)

Buster Keaton’s Ride

A Translation for Melvin Bakkerud

ROOSTER: Cockledoodledoo!

(Buster Keaton enters carrying four children in his arms.)

BUSTER KEATON (takes out a wooden dagger and kills them): My poor children!

ROOSTER: Cockledoodledoo!

BUSTER KEATON (counting the corpses on the ground): One, two, three, four.
(Grabs a bicycle and goes.)

(Among the old rubber tires and cans of gasoline a Negro eats a straw hat.)

BUSTER KEATON: What a beautiful afternoon!

(A parrot flutters around in the sexless sky.)

BUSTER KEATON: : I like riding a bicycle.

THE OWL: Toowit toowoo.

BUSTER KEATON: How beautifully these birds sing!

THE OWL: Hoo!

BUSTER KEATON: It’s lovely!

(Pause. Buster Keaton ineffably crosses the rushes and little fields of rye. The landscape shortens itself beneath the wheels of his machine. The bicycle has a single dimension. It is able to enter books and to expand itself even into operas and coalmines. The bicycle of Buster Keaton does not have a riding seat of caramel or sugar pedals like the bicycles bad men ride. It is a bicycle like all bicycles except for a unique drenching of innocence. Adam and Eve run by, frightened as if they were carrying a vase full
of water and, in passing, pet the bicycle of Buster Keaton.)

BUSTER KEATON: Ah, love, love!

(Buster Keaton falls to the ground. The bicycle escapes him. It runs behind two enormous gray butterflies. It skims madly half an inch from the ground.)

BUSTER KEATON: I don’t want to talk. Won’t somebody please say something?

A VOICE: Fool!

(He continues walking. His eyes, infinite and sad like a newly born animal, dream of lilies and angels and silken belts. His eyes which are like the bottom of a vase. His eyes of a mad child. Which are most faithful. Which are most beautiful. The eyes of an ostrich. His human eyes with a secure equipoise with melancholy. Philadelphia is seen in the distance. The inhabitants of that city now know that the old poem of a Singer machine is able to encircle the big roses of the greenhouse but not at all to comprehend the poetic difference between a bowl of hot tea and a bowl of cold tea. Philadelphia shines in the distance.)

(An American girl with eyes of celluloid comes through the grass.)

THE AMERICAN: Hello.

(Buster Keaton smiles and looks at the shoes of the girl. Those shoes! We do not have to admire her shoes. It would take a crocodile to wear them.)

BUSTER KEATON: I would have liked –

THE AMERICAN (breathless): Do you carry a sword decked with myrtle leaves?

(Buster Keaton shrugs his shoulders and lifts his right foot.)

THE AMERICAN: Do you have a ring with a poisoned stone?

(Buster Keaton twists slowly and lifts an inquiring leg.)

THE AMERICAN: Well?

(Four angels with wings of a heavenly gas balloon piss among the flowers. The ladies of the town play a piano as if they were riding a bicycle. The waltz, a moon, and seventeen Indian canoes rock the precious heart of our friend. As the greatest surprise of all, autumn has invaded the garden like water explodes a geometrical clump of sugar.)

BUSTER KEATON (sighing): I would have liked to have been a swan. But I can’t do what I would have liked. Because – What happened to my hat? Where is my collar of little birds and my mohair necktie? What a disgrace!

(A young girl with a wasp waist and a high collar comes in on a bicycle. She has the head of a nightingale.)

YOUNG GIRL: Whom do I have the honor of saluting?

BUSTER KEATON (with a bow): Buster Keaton.

(The young girl faints and falls off the bicycle. Her legs on the ground tremble like two agonized cobras. A gramophone plays a thousand versions of the same song – “In Philadelphia they have no nightingales”.)

BUSTER KEATON (kneeling): Darling Miss Eleanor, pardon me! (lower) Darling (lower still) Darling (lowest) Darling.

(The lights of Philadelphia flicker and go out in the faces of thousand policemen.)

 

 

[Immagine: Jack Spicer]

Un commento

  1. Questo il link per sostenere la campagna di Crowdfunding su Produzioni dal Basso:
    https://www.produzionidalbasso.com/project/after-lorca-di-jack-spicer-prima-traduzione-italiana/

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