Le parole e le cose

Letteratura e realtà

Una notte che non si preannuncia breve

| 10 commenti

di Nicola Pedrazzi

[Questo articolo è uscito sulla rivista «Il Mulino»].

Marzo 2018, Bologna centrale, Frecciarossa Milano-Roma. Sono appena salito a bordo, davanti a me zoppica una signora sovrappeso con la pelle nera, accompagnata da due pesanti valigie che ne rendono ancor più goffe le movenze. Sto per chiederle se per caso non voglia una mano, quando un asciutto ragazzino sulla ventina mi anticipa con il suo accento toscano: si alza di sua sponte, le va incontro sorridente e mentre sistema i bagagli scherza sul fatto che tanto lui è abituato ai pesi, quando viaggiano la sua ragazza fa anche di peggio. “Sei un tesoro”, lo ringrazia la signora, accomodandosi di fianco al suo giovane cavaliere. “Ci mancherebbe”, le risponde lui. Io mi siedo dietro di loro, e mentre il treno riparte sento che i due continuano a chiacchierare. Il riflesso sullo schermo spento del mio pc mi consente di leggere la chat di gruppo su cui il ragazzo sta digitando. Cito a memoria ma testualmente: “E chi mi arriva di fianco a Bologna? Anche stavolta, una negra cicciona. Puzza come un cassonetto, ma perché sempre a me?”. Risposta dell’amico: “Lol” – smiley che ride – “dalle fuoco!” – smiley con la lingua fuori. Contro-risposta: “Eh, ci ho pensato, ma puzzerebbe ancora di più, maledizione” – catena di smiley che piangono lacrime. Fine episodio.

Tra l’indignazione di chi, dall’alto del suo “antirazzismo”, è pronto a collocare il giovane chattante nel girone degli elettori leghisti (magari, perché no, regalandoglielo) e le spallucce di chi, assolvendo la condotta virtuale con quella avuta nella realtà fisica, non ritiene lo scambio con l’amico meritevole di riflessione, c’è a mio giudizio un problema contemporaneo da riconoscere: siamo di fronte a un giovane che dispone con disinvoltura di diversi linguaggi, codici che è in grado di usare a brevissima distanza l’uno dall’altro, in base al contesto sociale in cui è chiamato a esprimersi (gli adolescenti leggano: a volersi integrare). Si può osservare che da sempre gli esseri umani sono multipli, ma nell’era di internet i tempi della schizofrenia si sono accorciati: i nostri smartphone ci consentono di scrivere agli amici sul lavoro e di lavorare mentre siamo con gli amici, di essere uno, nessuno e centomila, in base al gruppo o alla cerchia con cui decidiamo di interfacciarci, magari simultaneamente.

Veniamo così alla riflessione politica, giacché l’episodio del treno può aiutare a comprendere la meccanica del momento politico-mediatico che stiamo vivendo. Sembra infatti evidente che invece di portare online le consuetudini della civiltà (quelle che ci fanno tendere la mano a una signora in difficoltà), la politica, ma anche il giornalismo e altri “corpi intermedi” che un tempo strutturavano la vita della Repubblica, sia sempre più impegnata, per non perdere contatto con l’entità digitale “popolo”, a portare nel mondo reale l’anarchia del web, quella distorta forma di “libertà” che ci consente di ipotizzare per iscritto il rogo di una persona, senza avvertire in noi il senso di quello che abbiamo esternato. Così come accade oltre oceano, anche nelle province dell’Impero il consenso autenticamente popolare di cui gode l’attuale governo italiano si fonda su questo tipo di rivoluzione copernicana: è il sommerso che rivendica la luce del sole, la bruttezza che non ha più paura del microfono, l’inammissibile che si trasforma in discorso pubblico. Il ministro degli Interni con coscienza si rivolge al profilo chattante del ragazzo del treno: solo a quel profilo fornisce una patente di normalità culturale e di dignità politica, solo a quel profilo comunica che si occuperà proprio di lui, solo a quel profilo suggerisce di non vergognarsi, perché anche il suo linguaggio è legittimo; dopotutto. Se il mondo di sotto prova certi sentimenti è anzitutto colpa del mondo di sopra, ricco, ipocrita e moralista, ché tanto viaggia in business senza cattivi odori, proprio come Saviano.

Chi davvero intende opporsi a Matteo Salvini farebbe bene a riconoscere che la concessione di cittadinanza a comportamenti costituzionalmente eversivi non è un’esclusiva del leader della Lega, perché berlusconismo prima e grillismo poi hanno sdoganato da tempo questa ambiguità: qualcuno si ricorda lo show di Grillo dinanzi a un Matteo Renzi presidente incaricato, andato in scena in streaming da dentro il Palazzo del Quirinale? E che cos’è, in fondo, l’invocato impeachment per Mattarella, se non un iperbolico messaggio whatsapp mandato a caldo alla cerchia di amici che tifano per te, che in assenza della capacità di distinguere i luoghi, i livelli e i contesti della vita, della politica e della democrazia si trasforma in dichiarazione pubblica? In questo senso il ragazzo del treno infonde più speranza di Di Maio, perché oltre a non avere potere è ancora in grado di separare il contesto reale in cui si trova da quello sul telefonino, cui affida il peggio di sé.

È questo governo nella sua interezza, e non solo il ministro degli Interni, a concorrere all’abolizione dei confini tra contesti comportamentali, è questo governo nella sua interezza a concentrare la propria sostanza politica in una costante presenza mediatica, un non luogo della comunicazione immune al giornalismo perché senza mai l’onere della prova, una chat nazionale delle emozioni dove tutto è simultaneo, normale, diretto e possibile. Un messaggio che tutto può perché diramato nel nome del “bene comune”, nel nome di un popolo sovrano rimasto orfano dei limiti e delle forme della Costituzione, un’entità che entrambi i leader del cambiamento descrivono come corpo unico, privo di diversità e interessi e in quanto tale rappresentabile in toto. Dopotutto, per gli avvocati il cliente è unico: è stato questo il primo concetto espresso dal presidente del Consiglio Conte. Un’idea aberrante, quella dell’avvocato di un popolo vittima, che rende concreto il seppur abusato parallelo con il fascismo. Forse, invece di attribuire a Salvini l’abilità strategica di mangiarsi da destra gli inesperti pentastellati, potremmo cominciare a ipotizzare che lo sdoganamento e la manipolazione dei nostri peggiori istinti e irrazionalità caratterizza ab origine anche il Movimento di Grillo e della Casaleggio Associati, e che più dei vaghi punti del contratto è la condivisione di questa strategia di impoverimento culturale – diabolicamente travestita da azione democratica – a rendere stabile e coerente un esecutivo che proprio per questo non si preannuncia breve.

 

10 commenti

  1. Sono francamente stupito che si continui a pensare a Grillo come l’inventore di una sorta di linguaggio neofascista via web. Appena è nato twitter tutti i politici si sono affrettati a usarlo a colpi di battutine, smiley et similia. Grillo ha semplicemente inventato il né destra né sinistra per poveri, dopo che quello dei ricchi esisteva a già, se non ufficialnente(Macron), almeno nella pratica. Ed è ovvio che se I Dem usano un linguaggio compassato per distruggere scuola e sanità pubblica, ossia per fare una politica favorevole all’1%, I loro avversari abbiano gioco facile a usare linguaggi forti per descrivere tale divario. È fascio-idealismo credere che Grillo o Salvini nascano dalla cattiveria umana, magari dei più poveri. Grillo e Salvini nascono dalle politiche FMI via euro, da quest’ultimo rese ancora più assurde e crudeli. Sono 20 anni che l’UE viola la democrazia in modo ben più macroscopico di Grillo o Salvini. Sempre con grande educazione, per carità. Per quanto interessante l’aneddoto raccontato da Giunta, partecipa allo svuotamento della sinistra, sempre più esperta di morale, sempre meno di economia politica.

  2. La risposta del PD a Cristiano Ronaldo ed Emre Can dovrebbe essere Cacciari presidente e Fratoianni segretario.

  3. Pardon da Pedrazzi

  4. Scusi Pedrazzi, le deve essere sfuggito qualcosa.
    Ma davvero è stato Salvini e prima di lui sono stati Berlusconi e Grillo a creare il web, e poi fb, twitter e le varie chat? Perchè da come lei scrive, trovo questo iato, parla di un fenomeno strettamente collegato ai progressi strepitosi in campo telematico, ma poi si dimentica di Apple, Microsoft e compagnia bella, e mette poi nel mirino delle sue critiche quelli che immagino siano i suoi personali bersagli politici.
    Io invece penso che Salvini subisca anche lui il condizionamento del mezzo, come del resto Trump o anche Renzi.
    in ogni caso, il problema esiste, ma non è la politica corrente e certamente non quella della nostra modesta provincia dell’impero ad averla causata, è lì dove si esercita il vero potere, nei laboratori informatici che stanno proprio al centro dell’impero.
    Collegare la schizofrenia del giovane protagonista del suo aneddoto a una questione di attualità politica assumendo lo schieramento che lei si è scelto, mi pare il modo peggiore per affrontarlo, uno svalutarlo.
    Ci sono mille occasioni per attaccare Salvini e la sua politica, farlo sulla base della schizofrenia di quel giovane mi pare errato, anzi direi perfino paradossale.

  5. “penso che Salvini subisca anche lui il condizionamento del mezzo, come del resto Trump o anche Renzi” (Cucinotta)

    O che bel mestiere
    Fare il carrettiere [del capitalismo]

    (https://semprelibera.altervista.org/pietro-mascagni/cavalleria-rusticana/cavallo-scalpita-aria-alfio-cavalleria-rusticana/)

  6. Le parole e le cose. Per anni ho ospitato in casa mia un giovane medico di nazionalità camerunense. Tutto nasceva dal fatto che la mia mamma, dopo la morte di mio padre, era rimasta sola, che lui aveva bisogno di una casa e che io pensavo che ospitandolo avrei potuto alleviare la solitudine di mia madre. A dire il vero, la sua presenza non è servita a molto, mia madre ha continuato a non stare bene, finché, alla fine, ahimè, se n’è andata. Dopo la sua morte, lui mi ha chiesto di restare ancora in casa mia e io non ho detto di no. Poi dopo qualche anno, si è trasferito, credo in Svizzera, dove credo che sia ancora, esercitando la sua professione, avendo messo su famiglia etc. Tutto è bene quello che finisce bene. E anche tutto è male quello che finisce male. Perché la mia mamma non c’è più e io non potrò mai perdonarmi di averla lasciata sola. Unicuique suum. Detto questo, ora che ci ripenso, non posso passare sotto silenzio che il dottor Fidel – si chiamava proprio così, e la cosa non meraviglia se si sa qualcosa dei rapporti fra l’Africa e la rivoluzione cubana -, pur essendo privo di particolari caratteristiche, ne aveva una assolutamente indimenticabile: emanava un fortissimo odore. Del resto succede, non necessariamente solo a quelli con la pelle scura. Tanto per fare un esempio: al mio babbo, pace all’anima sua, puzzavano tremendamente i piedi. Così come a certe persone di mia conoscenza, quando le conoscevo – perché ora non le conosco più, ora non conosco più nessuno -, puzzava tremendamente il fiato. Che ci vogliamo fare? Unicuique suum. Si vive – si muore – e si scrive. Tanto per fare qualcosa. Per fare gli spiritosi – se si è giovani, se si è toscani -, per farsene una ragione – se si è vecchi, se si sta per morire. Per ricordare. Per non scordare tutto. Del resto, per quello che servono, le parole servono a questo.

  7. @ adriano

    “Per fare gli spiritosi […]Per ricordare. Per non scordare tutto”:https://www.youtube.com/watch?v=IrwUBhCEumM

  8. Fa bene Pedrazzi a ricordare che in qualsiasi discussione seria le affermazioni dovrebbero sottostare all’onere della prova, specie se categoriche come quella sulla “distruzione” della scuola e della sanità pubbliche in Italia ad opera del PD, o sulla violazione ventennale della democrazia da parte della UE. Se non vogliamo restare alle opinioni, spesso antitetiche e quindi inservibili, occorrerebbe considerare una serie di studi, analisi, ricerche e si può immaginare che difficilmente le conclusioni sarebbero così nette. Qui possiamo osservare, ad esempio, che la sanità in Italia è materia pressoché esclusiva delle regioni, e se il PD pare (l’iter giudiziario è agli inizi) averne fatto terreno di corruzione in Basilicata, non è andata meglio in Lombardia, dove la Lega paladina del Popolo governa da alcuni decenni. Nella regione in cui vivo, l’Emilia-Romagna, la sanità pubblica non risulta affatto distrutta, anzi funziona piuttosto bene, e i ticket sanitari sono applicati per fasce di reddito. Intanto in America Trump abolisce l’Obamacare, ma anche lui è un paladino del Popolo che certo non parla in modo compassato. E a proposito di democrazia, in Polonia e in Ungheria, paesi in piena espansione economica anche grazie ai fondi della UE, con pochissimi immigrati, altri paladini del Popolo aboliscono la divisione dei poteri.
    Due ragazzi parlano di bruciare una persona di colore, come si brucia un cassonetto. Chat, si dirà, cioè chiacchiere. Poi, però, ogni tanto, succede davvero, come a Macerata, anche se lì hanno usato più sbrigativamente la pistola. Qualcuno rende pubblica la vaccinazione della figlia: viene definito “zingaro”, coperto di insulti e di minacce, gli si augura la morte della bambina. Al di là del fatto che il web sembra offrire ospitalità, dietro il velo dell’anonimato, ai nostri peggiori istinti, ci si chiede: qualcuna delle culture politiche oggi presenti, o addirittura dominanti, in Italia ha contribuito a giustificare, poi ad avallare, infine a incoraggiare simili atteggiamenti? La domanda appare legittima. Ha delle responsabilità chi inneggia all’odio e al disprezzo? Sul web si può ascoltare Salvini che canta: “Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani, o colerosi, terremotati” ecc. Ma no, i responsabili, come sempre, sono altri: l’FMI, l’euro, i Dem, la sinistra, l’Impero, l’Apple, la Microsoft… Si chiama in causa la povertà. Lombardia e Veneto sono tra le aree più ricche d’Europa, con tassi di disoccupazione analoghi a quelli della Germania. E’ complicato pensare che gli innumerevoli sostenitori leghisti in quelle regioni siano tutti poveri. Sono poveri il ragazzo della chat e il pistolero di Macerata? (Quest’ultimo non tanto, visto che per evitare il processo vorrebbe “risarcire” le persone cui ha sparato, però senza pentirsi di averlo fatto.) E le loro vittime sono forse ricche?
    Nella biografia, o nella testa, di tutti noi, senza eccezioni, c’è qualcosa per cui qualcuno vorrebbe darci fuoco: sollecitato ad abbandonare scrupoli morali ormai sbertucciati con fastidio, potrebbe tentare di farlo. Poi, una giustificazione in nome del Popolo, o dell’Economia Politica, si troverà sempre.

  9. @Ennio Abate
    Temo che tu non abbia capito cosa ho scritto, potresti provare a rileggere, e se ancora non avrai capito, pazienza, me ne farò una ragione.

  10. @ Cucinotta

    Preciso: il ‘carrettiere’ è riferito ai tre leader da te nominati.

Lascia un commento

I campi obbligatori sono contrassegnati con *.