Le parole e le cose

Letteratura e realtà

Accetto l’Italia

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di Francesco Pecoraro

[LPLC va in vacanza. Per non lasciare soli i nostri lettori durante la stagione estiva, riproponiamo alcuni pezzi usciti nei mesi o negli anni precedenti. Questo intervento di Francesco Pecoraro è uscito il 26 marzo 2018].

Dopo decenni passati a voler essere altro rispetto a ciò che sono (la versione romana di un italiano) e in cui mi sono applicato a una fervida denigrazione del mio paese, vista l’impossibilità di cambiarlo, visto il nostro pervicace restare sempre uguali a noi stessi, ho deciso di accettarlo. Dopo la sofferenza generata dalla consapevolezza di come le cose dovrebbero essere rispetto a come sono, mi arrendo e accetto l’Italia. L’accetto senza alcuna clausola di salvaguardia, senza riserve, interamente e incondizionatamente. Accettare non vuol dire approvare, vuol dire smettere di soffrire per la dis-approvazione di ogni aspetto del presente.

Accetto dunque l’Italia a cominciare da quella del nord, col suo assetto traversale, piatto, traboccante di acqua e di voglia di lavorare introiettata, accetto la stupidità e assieme l’intelligenza disillusa dei nordici nell’identificarsi in quanto lavoranti, pena il disprezzo sociale. Accetto la Torino-Milano, la Milano-Lecco, accetto la Lega, ne accetto il razzismo, mi fa schifo ma prendo atto che ormai esiste a pari dignità col mio anti-razzismo, come fossero opposti estremismi. Accetto gli opposti estremismi.

Accetto che si uccidano neri per strada, insomma accetto che si cominci ad ammazzare i neri prima dei bianchi. Poi si passerà ai bianchi, ma accetto che si faccia un po’ di training sui neri, meglio se immigrati clandestini, di cui accetto il non essere considerati pienamente umani come noi. Allo stesso modo accetto le organizzazioni fascistiche, accetto che la più importante abbia oscenamente preso il nome da un grande poeta americano e che pretenda di esserne addirittura la casa. Dunque accetto Casa Pound e la sua stupidità primordiale, che fa appello alla stupidità primordiale annidata in tutti noi.

Accetto l’ignoranza degli italiani. Accetto il 70% che non legge nemmeno un libro l’anno. Non mi importa più niente di loro, degli inconsapevoli, perché è inutile cercare di convincerli. Li accetto anche sapendo che il loro voto vale quanto quello dei consapevoli e che sul loro voto si costruisce di volta in volta l’assetto politico del mio Paese, che accetto, qualsiasi esso sia, perché è inutile opporsi. Così come è inutile opporsi all’essere umano che in treno, pur di non leggere un rigo, usa il cellulare a palla, compulsivamente, per tutto il tempo che sei sul Frecciarossa: Hai mangiato? Che hai mangiato? Te sento male, ce so’ le gallerie.

Accetto l’esistenza del movimento no-Tav come succedaneo della rivoluzione proletaria, del movimento contro il gasdotto pugliese, contro i vaccini, contro l’abbattimento degli ulivi malati, accetto l’esistenza di gente che si cura omeopaticamente, che crede nella bontà della natura, della zuppa di ortiche, della tisana, pur probabilmente abitando nel continuum geometresco di casette semiabusive, distruttrici di ogni natura. Di conseguenza accetto la prevalenza assoluta del geometra e della cultura di cui è portatore, il cui primo assioma è Una casa ha molti tetti.

Acconsento a lamentarmi che all’estero costruiscono linee metropolitane e noi no. Accetto di condividere l’orgoglio per il successo della moda italiana nel mondo, per la Ducati, i quattro o cinque titoli mondiali di calcio, la Cappella Sistina, le medaglie di scherma, tiro a volo e tiro con l’arco alle Olimpiadi e alla para-Olimpiadi. Accetto l’orgoglio per il record mondiale di velocità aerea conseguito dal comandante De Bernardi nel 1927. Accetto le centinaia di jeans strappati alla Kurt Cobain che vedo ogni giorno sulla linea A della Metro, di cui accetto anche le scale mobili fuori servizio, gli ascensori fermi da anni. Accetto la pretenziosità architettonica delle nuove fermate Metro di Roma, ne accetto la sciatteria dei dettagli.

Accetto l’Italia che capisco e quella che non capisco, quella che so e quella che non so. Accetto tutto: il capitalismo straccione, il fattore K, Gianni Agnelli, il Risorgimento e l’unità politica incompiuta, la borghesia ignorante, il papa. Accetto democristiani e socialisti e comunisti e liberali, repubblicani e social-democratici e missini, quelli del passato, naturalmente. Accetto Mussolini e il mussolinismo, la guerra d’Etiopia, accetto la nostra collaborazione coi franchisti, l’alleanza coi nazisti, il volta-faccia dell’8 Settembre, accetto le leggi razziali e l’invasione della Grecia, accetto che il cadavere del duce penda a testa in giù da una pensilina di Milano. Accetto la morte per guerra di centinaia di migliaia di italiani. Accetto persino la campagna di Russia, Piazza Fontana, l’Italicum, le stragi di Bologna, di Brescia, i morti di Avola e Battipaglia, il G8 di Genova, il governo Tambroni, l’invecchiamento di Stefania Sandrelli, di Monica Vitti, la morte pre-matura di Maria Grazia Buccella.

Accetto e amo le nostre stragi, le nostre coppole, le nostre lupare, Portella della Ginestra, le nostre efferatezze, le centinaia di vittime del terrorismo, i sequestrati, i gambizzati, i menomati. Accetto e amo il terrorismo, il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro e della sua scorta, accetto anche Aldo Moro, accetto e incamero la strage di Ustica come cosa ormai mia, accetto che non si potrà mai conoscere la verità su tutto questo, accetto i barconi rovesciati, l’annegamento di massa dei migranti, il poliziotto che spara a moglie e figli e si uccide. Accetto la sublime strage di Erba.

Accetto l’uccisione mediante dinamite dei giudici Falcone & Borsellino e prima di loro la morte per mafia del generale Dalla Chiesa e di molti altri magistrati, poliziotti, giornalisti, politici, sindacalisti, commercianti, cittadini che passavano di lì. Accetto e includo Andreotti come parte di me, Craxi come mio segreto super-Io, Enrico Berlinguer come nostra/mia coscienza. Accetto e amo Pietro Ingrao, il comunista, il buono. Accetto come parte della mia storia Baudo-Corrado-Mina-Celentano-Oriettaberti e, come presente, tutti gli altri, compresi Brunovespa, Amadeus. Accetto l’orrido Fabio Fazio, accetto che sia esistito Montanelli, incorporo l’esistenza di suoi allievi epigoni ammiratori. La stessa cosa per Fallaci, accetto che i suoi libri abbiano venduto milioni di copie. Accetto anche Ferrante-Deluca-Volo. Faccio mia Alda Merini, adotto anch’io la Vespa e la Cinquecento come simboli nazionali di cui essere orgogliosi. Accetto l’Evasione Fiscale e Padrepio come pilastri antropologici.

Accetto Albertosordi, Ninomanfredi, Vittoriogassman. Accetto pajata coda alla vaccinara ossobuco. Accetto i Fratelli Vanzina e persino Christian De Sica. Accetto «le parole sono importanti». Accetto la commedia italiana, accetto Muccino, accetto Favino, accetto la transavanguardia. Prendo atto dell’esistenza del Teatro Sistina e dei suoi spettacoli per famiglie. Prendo atto di Roma, del Raccordo Anulare, della realtà ineludibile di Viale Palmiro Togliatti, della Balduina, di Boccea. Accetto con grande fatica e altrettanta determinazione l’esibizionismo del Maxxi, della Nuvola-Di-Fuksas, di Piazza Gae Aulenti, del Bosco Verticale, della stazione Tav di Reggio Emilia. Accetto il nuovo basamento anti-sismico della Pietà Rondanini. Accetto il ruderume archeologico, accetto le colonne in numero dispari sul fronte della Basilica di Paestum, accetto che non si ricostruiscano i templi di Selinunte, accetto Pomezia. Accetto la via Pontina.

Accetto la ricostruzione della macchine concepite da Leonardo, accetto le serie tv su Michelangelo, su Caravaggio Assassino, i tremendi documentari su Raffaello Sanzio. Accetto il dettaglio berniniano della mano che affonda nella carne di Proserpina. Accetto che sia esistito Renato Guttuso. Accetto il Vaticano e la Cupola. Accetto di sentirmi orgoglioso di Umanesimo e Rinascimento come fossero roba nostra e non risalgano a cinquecento anni fa. Accetto i beni culturali, accetto la devastazione di un flusso turistico in costante aumento, accetto e mi rallegro del divenire i nostri centri storici dei parchi a tema intasati di pizzogelaterie. Accetto le grandi navi nel bacino di San Marco. Accetto la morte dei nostri mari, le spiagge piene di plastica, accetto l’orata di allevamento da 500gr non eviscerata, accetto l’eviscerazione della stessa, accetto che le sue viscere evolutesi in milioni di anni imputridiscano nelle discariche alle porte delle nostre città, accetto l’orrore di ricostruirla come materia fecale nel mio intestino.

Accetto obtorto collo, con enorme difficoltà, l’esistenza contro-intuitiva di Venezia, accetto l’orrendo Colosseo, accetto le ferrovie regionali, accetto la terribilità antropologica culturale linguistica urbana fisica morale politica del Nord-Est. Accetto e caldeggio le gallerie nell’Appennino, l’A1, l’A24, che non so dove sia, accetto che si dica «dissesto idrogeologico», «ecomostro». Accetto la speculazione edilizia, il palazzinaro come costruttore di città, adotto la palazzina come principale forma simbolica del Secondo Novecento italiano. Accetto ogni tipo di mafia, in quanto costituente principale della cultura peninsulare, in ogni sua manifestazione ramificazione declinazione, accetto dunque mafia siciliana, camorra, n’drangheta, sacra corona unita, accetto le mafie universitarie, letterarie, mediche. Accetto le coop, le cose eque & solidali, accetto il biologico il biodinamico il chilometro zero. Accetto il propoli per il mal di gola.

Accetto Gomorra come serie tv. Accetto con grande fatica Mauro Corona, quello con la pezza in testa. Accetto il Centro della penisola dove si mangia pane sciapo, ne accetto le parlate burine, l’identità cinghialesca della cucina, ne accetto i milioni di cinghiali. Accetto la bruttezza di Firenze, l’orrore della facciata di Santa Maria del Fiore, accetto soprattutto il meraviglioso nobile abbandono del Sud. Accetto la Calabria: mi costa, ma l’accetto. E così faccio con la Costa Smeralda, con tutti i villaggi turistici disseminati sulle nostre coste, di cui accetto i ristoranti di pesce, gli spaghetti allo scoglio, la frittura di calamari e gamberi. Accetto il fottuto carpaccio di pesce spada, accetto di mangiare gamberi crudi. Freschissimi & fichetti.

Accetto le insalatone del Frecciarossa. Accetto l’intera fenomenologia antropologica del Frecciarossa. Accetto il calcio giocato tifato parlato commentato metaforizzato discusso. Sono in grado di accettare Dolce & Gabbana, Armani, Prada, Rocco Barocco, Versasce. Con molto sforzo tollero l’esistenza della Ferrari, dei Ferrari Store, del rosso Ferrari, del Circuito di Monza. Accetto l’esistenza di giornali come Il Fatto quotidiano, Libero, Il Giornale, La Verità. Non ostante la nausea, accetto il PD, il Movimento cinque stelle, Giorgia Meloni. Accetto il Merda, la sua calottina di capelli, il sorriso cauto e quadrato per tema che si strappino i punti. Accetto completamente il Merda-Frankenstein, il non-morto che ci seppellirà e danzerà sulle nostre tombe di asserviti alla sua cultura, al suo linguaggio, alle esigenze sue e delle sue aziende. Di conseguenza accetto Mondazzoli, qualsiasi cosa sia, qualsiasi cosa faccia. Accetto il ghigno di Salvini.

Acconsento allo spregio tipicamente italiano verso il sud del mondo e alla simmetrica soggezione verso il nord del mondo e verso l’occidente anglo-parlante. Accetto che si dica deadline invece di scadenza. Acconsento quindi a che una parte del mio inconscio si situi in Nord-America e che una parte di super-Io si spartisca tra Francia, Germania, Regno Unito. Accetto chi lì si situi il nostro dover-essere, lo spread e in definitiva la causa del disprezzo e della vergogna che proviamo verso noi stessi in quanto italiani. Accetto dunque di considerarmi un americano imperfetto, di vedermi come appartenente a un paese arretrato, semi-civile, non-tedesco. Accetto dunque di prendere continuamente le distanza dai miei connazionali, di considerarli come altro-da-me, non ostante sia esattamente come loro, non ostante collabori ogni giorno attivamente alla sempiterna esecrabile stagnante deliziosa civiltà peninsulare.

 

[Immagine: Luigi Ghirri, Castello Sforzesco].

7 commenti

  1. nell’elenco debordante e martellante mi ricorda il brano dell’indimenticato Remo Remotti, un romano verace, che fu musicato in forma di blues-rap: Mamma Roma addio! (anni ’50)
    riscritta in chiave contemporanea potrebbe essere: Matrigna Italia di-mmerda…

  2. ” 10 maggio 1994 – Non accetteranno mai due fustini in cambio di uno. La fermezza. “.

  3. “ACCETTO L’ITALIA”: EMERGENZA LOGICO-POLITICA EPOCALE. LA “PROFEZIA” DI MCLUHAN (E LA LEZIONE DI MACHIAVELLI *):

    “[…] la tecnologia è parte dei nostri corpi. La tecnologia elettronica è in diretto rapporto con i nostri sistemi nervosi centrali, ed è perciò ridicolo parlare di ciò che il pubblico “vuole” sentir risuonare sui suoi propri nervi. Sarebbe come chiedere quali vedute e quali suoni si preferirebbe avere intorno in una metropoli urbana.

    Una volta che abbiamo consegnato i nostri sensi e i nostri sistemi nervosi alle manipolazioni di coloro che cercano di trarre profitti prendendo in affitto i nostri occhi, le orecchie e i nervi, in realtà non abbiamo più diritti.

    Cedere occhi, orecchie e nervi a interessi commerciali è come consegnare il linguaggio comune a un’azienda privata o dare in monopolio a una società l’atmosfera terrestre. Qualcosa del genere è già accaduto con lo spazio esterno, per le stesse ragioni che ci hanno portato a cedere in affitto il nostro sistema nervoso centrale a diverse società.

    Fin quando resteremo legati a un atteggiamento narcisistico e considereremo le estensioni dei nostri corpi qualcosa di veramente esterno e indipendente da noi, non riusciremo ad affrontare le sfide della tecnologia se non con le piroette e gli afflosciamenti di una buccia di banana.

    Archimede disse una volta: “Datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo”. Oggi ci avrebbe indicato i nostri media elettrici dicendo: “M’appoggerò ai vostri occhi, ai vostri orecchi, ai vostri nervi e al vostro cervello, e il mondo si sposterà al ritmo e nella direzione che sceglierò io”. Noi abbiamo ceduto questi “punti d’appoggio” a società private […]” (Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Milano, Il Saggiatore, 1967, p. 79: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4112)

    *

    “DE PRINCIPATIBUS”. COME SPEZZARE LE RENI A UN POPOLO ADDORMENTATO, STRACCIARE LA COSTITUZIONE, E …
    RIFARE UNO STATO?! BASTA UN NOTAIO, UN FUNZIONIARIO DEL MINISTERO DELL’INTERNO E LA REGISTRAZIONE DI UN SIMBOLO DI PARTITO CON IL NOME DEL POPOLO!!! A futura memoria, note e appunti sul caso: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4650

    UNITÀ D’ITALIA E FOLLIA : EMERGENZA LOGICO-POLITICA EPOCALE. PER UN CONVEGNO E UNA RIFLESSIONE SUL CONCETTO DI ’UNITÀ E DI SOVRANITÀ (SOVRA-UNITÀ). Materiali sul tema: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5097

    MA DOVE SONO I FILOSOFI ITALIANI OGGI?! (http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=3539).

    Federico La Sala

  4. Accettare/ammettere/considerare intristendo nu’ poco.

  5. All’inizio colpisce la forza con cui è espressa l’idea che l’Italia sia ormai un grande calderone all’interno del quale sobbolle un’inqualificabile sbobba. Ma quando poi si accostano i neri ammazzati per strada, la Cappella Sistina, le cure omeopatiche, l’alleanza con i nazisti, Renato Guttuso, i jeans strappati, le moltitudini morte in guerra, l’orrendo Colosseo e il fottuto carpaccio di pesce spada, allora si capisce che siamo in presenza di un ulteriore apporto alla suddetta sbobba, di cui forse non c’era bisogno: proprio l’autore mostra inequivocabilmente che l’intruglio, “esecrabile e delizioso”, era già fin troppo ricco. In compenso, nel prossimo contributo al calderone italiano si potrà, nella medesima logica, accostare all’esibizionismo del Maxxi, della Nuvola-di-Fuksas, di piazza Gae Aulenti, del Bosco Verticale, della stazione Tav Di Reggio Emilia, anche l’esibizionismo di Francesco Pecoraro.

  6. La scrittura di Pecoraro a volte mi irrita e altre volte mi suscita ammirazione. Anche di persona spesso l’ho detestato e a volte l’avrei abbracciato. Anche nello stesso pezzo mi succede questo, una riga più giù, una più su. Non lo cerco eppure me lo trovo sempre fra le palle, sembra una maledizione, dai tempi di nazione indiana a ponte alle grazie fino al cinema giulio cesare.

  7. “ Venerdì 1 agosto 1997 – Mi viene in mente una brutta parola irreparabilmente famosa, imperdonabilmente « romana » – credo che venga dal varietà televisivo: « tormentone ». È quello dei mass media: lo sproloquio ripetitivo, ossessivo, finto, di cui consiste il « dire » mass mediatico. Ormai posso anche decidere di risparmiarmelo, penso, e mi sento quasi felice. “.

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