di Carlo Bordini

[LPLC va in vacanza. Per non lasciare soli i nostri lettori durante la stagione estiva, riproponiamo alcuni pezzi usciti nei mesi o negli anni precedenti. Questo articolo è stato pubblicato il 7 maggio 2018.

Sta per uscire Difesa berlinese (Sossella), il libro che raccoglie le più importanti opere in prosa di Carlo Bordini. Comprende anche una sezione di scritti brevi inediti in volume di cui fa parte il testo che presentiamo].

Rileggendo Il fu Mattia Pascal mi sono convinto che Pirandello è di destra (preferisce chi vuole comandare a chi vuole essere schiavo, ritiene che la democrazia sia una tirannide travestita da libertà, ecc.) e che la sua adesione al fascismo non fosse determinata solo da opportunismo, come dicono alcuni, ma da una base ideologica reale, da una convinzione reale.

Il fatto che Mussolini fosse un imbecille e un ciarlatano non c’entra niente con questo. Pirandello vede una soluzione nell’autoritarismo, in un sovrano autoritario. Questo è ciò che mi interessa.

Ma ciò che poi mi interessa davvero è che Pirandello è un critico della società contemporanea, della società moderna, e il suo essere di destra consiste in questo. Un rifiuto non solo della realtà, ma anche delle speranze e delle idealità che caratterizzano la società moderna, laica, borghese. (Quindi un rifiuto anche del socialismo che da essa e con essa nasce). Un rifiuto estremamente lucido e radicale.

E in questo senso Pirandello fa parte di una famiglia, anzi è il solo italiano che abbia posto in questa famiglia europea. Molti grandi scrittori europei sono di destra proprio perché criticano e negano la società contemporanea e lo possono fare proprio perché sono di destra, e cioè non vedono nessuno spiraglio di speranza. Il loro radicalismo, questa luce accecante di consapevolezza che li circonda, la loro estrema lucidità, viene proprio da questa mancanza di speranza, da questo pessimismo totale, da questa estrema e definitiva condanna della società contemporanea (ossia della modernità, della società borghese con tutte le utopie socialiste ed egualitarie che essa genera).

Il padre e decano di questi scrittori è Swift. Membri di questa consorteria sono Baudelaire, Pound, Ionesco, Céline, Dostoevskij, Pirandello ed altri che in questo momento non mi vengono in mente. Ho inserito Ionesco in questo gruppo, forse sopravvalutandone la grandezza, perché il suo dialogo tra marito e moglie nella Cantatrice calva è il più lucido e chiaro attacco alla famiglia borghese che sia mai stato fatto.

Zio di questa consorteria è anche un certo atteggiamento romantico, antimodernista e antiborghese, che si ritrova ad esempio in Stendhal e Leopardi, che sono due grandi scrittori di “sinistra”. Ma anch’essi non credono nel progresso (Stendhal dice: siamo diventati tutti bottegai, quello che conta ormai è il danaro, ecc. ecc.).

L’aura di consapevolezza e l’estrema radicalità di questi scrittori di destra è che essi non si permettono il lusso di illusioni, non credono nel progresso borghese e non hanno nemmeno la speranza di una società migliore avvenire, e questo permette loro di avere questa critica tagliente, questa estrema lucidità priva di compromessi. Disse una volta Aldo Rosselli che l’anima dell’ateo vola in cielo più leggera di quella del credente, perché non è oppressa dal peso della speranza. Lo storicismo è sempre incline al compromesso. Sia che esso sia rivoluzionario oppure riformista, lo storicismo sa sempre che deve venire a patti con la realtà, deve essere realista e deve allearsi con qualcuno e avere comunque buoni rapporti con qualcuno (Majakovskij ironizzò su questo nella sua poesia Buoni rapporti con i cavalli). L’opportunismo è parte integrante della dialettica storicistica.

Il pessimismo totale che caratterizza questa consorteria di scrittori di destra è la chiave di volta che ha permesso loro l’assoluta consapevolezza, il loro essere i più astuti critici della società contemporanea. Noi li ammiriamo perché, nonostante le nostre speranze (o le nostre ex-speranze), sappiamo benissimo che questi scrittori dicono la verità, che ciò che dicono ha il sapore della verità.

Non ci sono solo loro. Ci sono grandissimi artisti non di destra (es: Picasso, Rossellini, e ci aggiungerei anche Mark Twain, che è davvero un grande). Ma le talpe più importanti, i roditori più importanti, i picconatori più importanti e più consapevoli sono gli scrittori europei di destra dell’età del progresso.

I grandi registi, che io adoro, sono di sinistra. Forse perché loro accettano la modernità, e ne criticano gli aspetti negativi. I registi sono i modernisti, gli scrittori sono i paladini del passato.

La poesia scavalca la speranza e giunge in una specie di luogo immobile in cui tutto è reale e vero.

[Immagine: Jenny Holzer, Don’t Allow the Lucid Moment to Dissolve].

11 thoughts on “Gli scrittori di destra

  1. Lo stereotipo natura vs cultura ha fortune cicliche in Occidente, ma se aspettiamo che ce lo racconti l’orrendo blobbone midcult de “La Lettura”, stiamo freschi. Col “Domenicale” del Sole da un lato ed “Alias” del Manifesto dall’altro, ancora ci si capiva, oggi boh? Potremmo tuttavia limitarci in Italia ai recenti vincitori del Premio Strega, diciamo gli ultimi venticinque anni: le biografie e le opere sarebbero i dati di partenza noti al pubblico tutto, poi ognuno svilupperebbe il proprio discorso al suo livello.

  2. SE UNO “STRANIERO”, UNA NOTTE D’INVERNO …

    Molte le buone ragioni, ma non tutte, e non la più importante su “Il fu Luigi Pirandello”. Per non buttare via il “bambino” con la famosa “acqua sporca”, e per dare a Bordini ciò che è di Bordini, e, di Pirandello ciò che è di Pirandello, mi sembra opportuno guardare le cose da un altro punto di vista e, in particolare, dal testo dello stesso Pirandello, relativo alla Notte di Natale, al “presepe”, e alla nascita del “bambino”, intitolato (non a caso!) «Un “Goj”» ( una “novella” del 1918 sullo spinosissimo problema del rapporto tra ebrei e cattolici in Italia, che, dopo la breve fase della “Conciliazione” tra fascismo, monarchia, e chiesa, approdò al Regio Degreto sulle Leggi “per la difesa della razza italiana” del 1938) . Per un lettura “commentata”, mi sia lecito, si cfr.:
    PIRANDELLO E LA BUONA-NOVELLA. DALL’ITALIA, DALLA SICILIA, DA AGRIGENTO, DA BONN, DA ROMA, DA MILANO, DA NAPOLI, DA SAN GIOVANNI IN FIORE, E DA GERUSALEMME: UN “URLO” MAGISTRALE PER BENEDETTO XV … E BENEDETTO XVI – http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=227

    Federico La Sala

  3. Posto che parlare di destra e sinistra in ambito letterario mi pare una distorsione prospettica praticata per ingenuità o malafede da chi non pratica la letteratura o la considera un programma ideologico, alla stregua di un decreto legge. Posto che i riferimenti, di cui la critica abusa, alla borghesia e rispettivo capitalismo presuppongono un’approfondita analisi socioeconomica impraticabile da chi si occupa di letteratura. Posto che la libreria è una zona franca, un santuario in cui la politica e la morale si eclissano per un istante. Qualora negassimo tutto ciò, saremmo condannati ad arrovellarci su giudizi politici di dubbia consistenza: in virtù di cosa si afferma che Leopardi è di sinistra? Lo stesso Leopardi che condannava l’idea di progresso, le “magnifiche sorti e progressive”! L’aristocratico Leopardi che osservava i servi di famiglia, gli artigiani, i contadini, soltanto al di là della finestra, del “verone”. Ebbene? Forse per questo dovremmo cessare di leggerlo? E se forse l’atteggiamento del Leopardi che osserva il popolo al di là della finestra non fosse tanto diverso da quello della maggior parte degli intellettuali cosiddetti di sinistra?
    Spero che questo mio intervento susciti un bel dibattito, e vi ringrazio per l’attenzione. A presto,
    Livio

  4. LA NECESSITÀ DI RICOMINCIARE DA “CAPO”! Storiografia in crisi d’identità…

    CONDIVIDO. La portata, la profondità, e la lungimiranza della “riflessione” di Pirandello sulla “questione ebraica”, (si tenga ancora presente che «Un “Goj”» è del 1918) aiutano non poco a capire sia il rapporto di Pirandello con il fascismo sia, più in generale e storicamente, il famoso “Concordato” (i “Patti Lateranensi”) del fascismo con la chiesa cattolica e lo Stato italiano… sia il nostro stesso presente!

    Sul tema, mi sia consentito, si cfr.:

    MITO E STORIA, POLITICA E TEOLOGIA: “LUCIFERO!” E LA STELLA DEL DESTINO.
    LA STORIA DEL FASCISMO E RENZO DE FELICE: LA NECESSITÀ DI RICOMINCIARE DA “CAPO”!
    I. BENITO MUSSOLINI E MARGHERITA SARFATTI – II. ARNALDO MUSSOLINI E MADDALENA SANTORO:

    http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5889

    Federico La Sala

  5. E’ difficile essere capiti, quando si va fuori degli schemi. Il mio vuole essere un discorso autocritico e critico su certi schemini di sinistra che impediscono di guardare la realtà. E tra l’altro proprio oggi, sia sul piano letterario che politico, siamo in questa situazione. Non basta essere buoni e virtuosi. Occorre una nuova sintesi. E purtroppo la nuova sintesi non la stiamo dando noi. Assolutamente no. Il problema non è se Pirandello fosse buono o cattivo. Sforzarsi di dimostrare che Pirandello non era proprio del tutto fascista non è di grande utilità per nessuno, né sul piano letterario né politico.

  6. IL CANTICO DEI CANTICI. NEL BLU DIPINTO DI BLU…..

    ALLA FINE DELLA NOTA INIZIALE DEGLI “SCRITTORI DI DESTRA”, è detto: “I grandi registi, che io adoro, sono di sinistra. Forse perché loro accettano la modernità, e ne criticano gli aspetti negativi. I registi sono i modernisti”.

    NON SO COME E’ GIUDICATO DALL’AUTORE IL LAVORO DEL REGISTA SERGIO LEONE. Ma io condivido con lui la convinzione che “la rivoluzione non è un pranzo di gala”, e nemmeno un’allucinazione prodotta da una pipata d’oppio!!! E con Leone, come con i “modernisti, penso che il “sogno di una cosa” sia legato appunto sia con la nostra stessa e propria soggettività (letteraria e politica), sia, antropologicamente, con il “presepe” (di Pirandello) e con il “cantico dei cantici” (di “C’era una volta in America). In questa direzione, la possibilitò di aprire gli occhi e la mente sulla realtà e di produrre “la nuova sintesi” (letteraria e politica). O no?

  7. C’era una volta il West….

    La realtà d’oggi è destinata a scoprire l’illusione domani

    (Luigi Pirandello, “Uno, nessuno e centomila”) *

    * Un #aforisma al dì per avvicinarsi a #festivalfilo18 – #verità, in programma dal 14 al 16 settembre a Modena, Carpi e
    Sassuolo. L’evento in evidenza #oggi – http://bit.ly/2MTChOY

  8. LETTERATURA E FILOSOFIA. “LEZIONE SU KANT” A GERUSALEMME…

    OTTIMA SOLLECITAZIONE (di Giulia) E BRILLANTE CONTRIBUTO (di Dario Borso). Ma, per procedere alla “mappatura”, siccome la questione personale (di Saviano) è questione politica e antropologica (non “andrologica” né “ginecologica”), credo che sia opportuno riconsiderare l’indicazione di Freud relativa alla necessità di pensare l’Edipo completo (cfr.: http://www.leparoleelecose.it/?p=27899#comment-373175) e dall’altra di riconsiderare il quadro storiografico entro cui il contributo di Kant è stato “bollito” (si cfr. “LEZIONE SU KANT” A GERUSALEMME… http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4785, e le note su FREUD, KANT, E L’IDEOLOGIA DEL SUPERUOMO.. ALLA RADICE DEI SOGNI DELLA TEOLOGIA POLITICA EUROPEA ATEA E DEVOTA: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4829)

    Federico La Sala

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