di Laura Pugno

 

[È da poco uscito, per la collana Gialla Oro di Pordenonelegge/Lietocolle, I legni di Laura Pugno. Ne presentiamo una scelta di testi].

 

ritornano e di nuovo

sono perduti

 

i corpi, cose, cosa fare

con quello che resta di bellezza

che s’incrina –

 

la roccia è porosa,

il colore pardo

ha preso il mondo –

 

ogni cosa mantiene la bellezza

ferma

 

nel vento che la sferza,

occhi neri, che guarderai,

 

 

tutto consuma

 

 

*

 

come sono i legni, lo stesso

il corpo disprende il calore

il vivo sotto le dita

 

che ti contiene

ogni giorno imperfetto, e non è

 

confine ultimo, la venatura

 

percorre la pupilla, il nero,

il bianco azzurrato, segna

l’incrinata tra vedere e non vedere,

 

esserci ancora, nel diminuire

delle forze, giorno che si chiude

 

*

 

questo brucia

con i legni, la ceramica

nera antichissima,

il vaso etrusco,

minuscolo – avvolto

in fogli di giornale,

nascosto

coi vestiti dei morti –

 

le formiche, la loro

vita piccola,

diffusa

 

come una riga

sulla tua gamba o dove il corpo

s’interrompe

 

statua ritrovata

mozza, bellissima, bianca

 

perché il colore è svanito

 

*

 

la pianta secca, morta

dentro, albero

hanno detto

 

o le piante grasse nei tuoi vasi,

sul balcone

curate con le dita, col calore

del fiato

 

le parole che dici sortilegio,

lo scendere della notte

lo sai che viene

 

*

 

la metà del fare,

della costruzione implacabile,

ancora non si vede fuori, è notte

 

prima di un giorno

le foglie intatte sulle braccia,

adesso è prima,

 

verrà primavera tra poco – brilla

nel buio della corteccia,

un istante, una

stella-lucciola –

 

si cuce

al centro vuoto

 

*

 

e così nel buio

il luccicare, dalla

corteccia interna, il corpo

rovesciato

guanto,

 

tutto è mente,

è che splende, e dove?

chiedi,

dove fare il fuoco

 

la domanda è un’altra domanda,

il pardo che vira quasi al nero

 

*

 

l’estate, l’estate torna,

dissolve

il corpo, lo disfibra

della parte di legno,

la bellezza che cerchi imperduta,

linea del mare

 

la stessa implacata furia,

la stessa lingua in questa

che sembra un’altra

 

 

*

 

 

i legni –

 

il va e vieni del resistere,

la pelle che indurisce

toccata dal vento con forza,

con debolezza

 

il campo che ti dà quello che pesi

lo spessore contro il resto delle cose

 

 

tu dici, vie d’uscita,

bellezza dovunque,

sole che rompe tra i rami

 

*

 

quello che è sotto

o accanto, la nuova legge – la

linfa, la resina –

 

che non vedi e non senti e ti domina

 

niente è cambiato,

dici stringendo una mela

le dita sulla pelle rossa lucida

 

*

 

nomineremo ancora,

e di nuovo,

il tutto fatto di lucciole, piccola luce

 

lucendo ininterrotta

la legge, la bella legge,

il suo campo d’erba

lungo tutto il corpo,

 

i giorni che ti hanno

dato acqua e sole,

il movimento del tornare taglio,

 

– o tu –

 

bellezza-mandorla,

quella che chiudi in tasca,

quella su cui pieghi belle dita

 

 

[Immagine: Axel Hütte, Canada de Jorge – 1, La Gomera, 2006].

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