di Silvia Antosa e Mirko Lino

 

[È appena uscito Sex(t)ualities. Morfologie del corpo tra visioni e narrazioni, curato da Silvia Antosa e Mirko Lino, pubblicato  da Mimesis, collana Media/Eros. All’interno sono presenti i contributi di Carla Locatelli, Giulio Iacoli, Giovanna Maina, Enrico Biasin, Mirko Lino, Luca Zenobi, Federica Timeto. Pubblichiamo una parte dell’introduzione].

 

 

Uno sguardo sulla sessualità contemporanea[1]*

 

Uno sguardo anche distratto noterà facilmente l’abbondante e spesso ridondante promessa di temi e raffigurazioni che trattano in diversi modi numerosi aspetti della dimensione sessuale – dall’e­splicitazione all’allusione metaforica – e avvertirà la densità e varietà di consumi culturali rivolti a svelare, ricostruire, sovrascrivere le re­lazioni tra società, corpo e sesso. Talk show, film, serie tv, program­mi televisivi ma anche videogame, portali online, esperienze di cybersex, ecc. costruiscono un “sexorama” culturale, un panorama disegnato dall’intreccio di immagini, tecnologie e narrazioni, retto sulla facile accessibilità senza limiti a contenuti mediali di qualsiasi tipo. La sessualità, pertanto, viene disposta in maniera esplicita e sfacciatamente ubiqua; illustra la fitta rete di discorsi che il sesso cir­cuita – pensiamo ai contraddittori strascichi raccolti dallo “scandalo Weinstein” che ha rivelato il lato oscuro, quello di una sessualità fa­cilmente riscattabile come merce, all’interno del sistema produttivo di Hollywood, o al dibattito in seno alla cyberpsicologia sullo svilup­po di sexbot, per la maggior parte femminili, per sfogare gli stimoli sessuali più problematici (pedofilia, stupro, ecc). Come aveva rileva­to Michel Foucault nel secolo scorso, la trasposizione della sessuali­tà in discorso si costituisce «come campo di conoscenza a partire da relazioni di potere che l’hanno costituita come oggetto possibile».[2] Gli elementi che permettono la conoscenza, indicando delle plausi­bili “verità”, sono disseminati, frammentati e moltiplicati nella rete di consumi culturali. In questa configurazione di elementi i termini foucaultiani “potere” e “resistenza” negoziano le rispettive logiche insistendo sulle estetiche dei corpi: «un gioco complesso e instabile in cui il discorso può essere contemporaneamente strumento ed ef­fetto di potere, ma anche ostacolo, intoppo, punto di resistenza ed inizio di una strategia opposta».[3] La sessualità contemporanea, frut­to di quell’esplosione discorsiva che per Foucault è in atto da almeno tre secoli, si muove all’interno di una logica economica che proce­de, da un lato, con l’assorbimento sistematico delle opposizioni e, dall’altro, con la creazione spontanea di spazi più autonomi.

 

L’esplosione di contenuti, discorsi e tematizzazioni sul sesso dispiega una serie di strategie di accessibilità che rimandano a una logica economica. Pensiamo alla book series sadomaso di E.L. James (Cinquanta sfumature di grigio, nero, rosso) il cui successo editoriale ha commutato la cultura e la pratica sadomaso in chiave mainstream, canalizzandola in una strategia commerciale pianificata, come dimostrano le successive trasposizioni cinematografiche dei romanzi.[4] Il successo editoriale – molto meno quello cinematografico – grazie a un sistema di eponimi e parodie,[5] da un lato, ha introdotto una specifica cultura sessuale di nicchia nei regimi della cultura pop, permettendo un’ampia diffusione mediale in cui la carica eversiva della sessualità rischia un’inevitabile semplificazione; dall’altro, ha allargato le maglie di una silenziosa censura riguardo a quello che è veicolabile o meno sui canali tradizionali. Tuttavia, non si tratta di nulla di nuovo. Molti si ricorderanno lo scandaloso film 9 settimane e mezzo (1986) di Adrian Lyne, diventato molto presto un fenomeno pop; oppure la svolta “erotica” di Madonna nei primi anni Novanta (video come Justify My Love e, appunto, l’album Erotica accompagnato da un ricco photobook in chiave fetish). L’esibizione e l’esibizionismo in “salsa pop” delle sessualità sono dei fenomeni ricorsivi che generano il sorriso quando si ripresentano (dal pitone usato da Britney Spears nei propri concerti al nude look di Miley Cirus) e alludono a una svolta sensuale spiccata e irriverente della pop star, collegando a una sessualità largamente esibita l’ideale di un rinnovamento artistico. L’ossessione della cultura occidentale nei confronti del corpo e della sua sessualizzazione produce una molteplicità di testi. Il sesso diventa il soggetto di modelli narrativi che s’impongono nell’immaginario e nei consumi mediali. Serie tv come Masters of Sex, The Deuce, I Love Dick hanno serializzato il discorso sul sesso, immettendolo nell’ondata di narrazioni seriali tipiche di quella che Jason Mittell ha definito complex tv:[6] serie tv le cui qualità stilistiche ed estetiche risiedono nella forte riduzione dei confini tra cinema e televisione attraverso una serie di tecniche narrative, tra cui la drammatizzazione delle storie. Queste serie offrono alcune ricostruzioni storiche su momenti cruciali della sessualità novecentesca, come le ricerche in ambito medico e psicologico di William Masters e Virginia Johnson (Masters of Sex) e l’affermazione di un mercato pornografico negli anni Settanta (The Deuce); oppure, come in I Love Dick ripropongono nella cornice seriale la forma narrativa della confessione dei desideri sessuali, ovvero una delle prime testualizzazioni del sesso.[7]

 

Più in generale, le narrazioni della complex tv hanno investito su una sistematica sovraesposizione del sesso e della violenza ar­ricchendo gli universi finzionali delle storie a prescindere dal ge­nere specifico: pensiamo alla presenza di scene di sesso esplicite in Game of Thrones, o alla più vasta oscenità della morte violenta, spesso smussata dagli intriganti percorsi di un’empatia negativa verso gli antieroi, o al voyeurismo spettatoriale attirato dai lati oscuri e nascosti dei personaggi (da Dexter Morgan di Dexter a Walter White di Breaking Bad sino a Rick Grimes di The Walking Dead, solo per citarne alcuni) instaurando interessanti dialetti­che tra il mantenimento o la destabilizzazione delle gerarchie tra i generi,[8] confermando o destrutturando la diffusa stereotipia dei personaggi omosessuali nelle narrazioni televisive. Lo stesso Mit­tell se ne accorge e dedica alcune pagine alla questione dei generi sessuali, riconoscendo la tendenza generale alla riconferma di un mondo patriarcale all’interno degli universi finzionali seriali.[9]

 

Dunque, l’esibizione delle sessualità contemporanee conferma l’esplosione discorsiva sul sesso di cui parla Foucault, e un’analisi delle serie tv appena citate rintraccerebbe le linee di penetrazione del potere, le regolamentazioni dei discorsi sul sesso aggiornate alle tecniche visive e narrative dei consumi mediali. Il discorso sul­le sessualità rinegozia alcune geometrie di genere, sia nelle espe­rienze seriali, narrative e cinematografiche, sia nelle esperienze immersive del cybersex e in quelle interattive del porno online e del videoludismo, offrendo ai suoi utenti modelli fruitivi ed este­tici differenziati.

 

La Rete, oltre ad aver fortemente contribuito a innescare il lin­guaggio pornografico nei prodotti mainstream, ha creato degli spazi di appropriazione offrendo agli utenti di divenire co-creatori di discorsi sulla sessualità: blog, fanfiction, video amatoriali, piat­taforme virtuali come Second Life, app come Tinder e Grindr, so­cial network di immagini, come Instagram, ecc. danno vita a una sessualità polimorfica, basata sull’esperienza esplorativa in cui il virtuale e il reale definiscono spazi intermedi, dove prendono for­ma discorsi e costruzioni di sessualità profondamente connessi con le interazioni con i media digitali. Come avviene per le fanfic­tion, le riscritture dei fan di storie tratte dal cinema, dalle serie tv, romanzi, ecc. su specifiche piattaforme,[10] luoghi virtuali in cui una certa libertà creativa “dal basso”, grassroots, produce delle testua­lità che tendono a ridefinire le preferenze sessuali dei personaggi, o a creare storie e vicende alternative specificatamente in chiave sessuale. Un’appropriazione culturale, questa, che mette al cen­tro la sessualità come strumento di differenziazione e ricalibratura degli immaginari a partire dalle logiche della loro produzione. In altre parole, il media-attivismo trova negli strumenti comunicativi ed estetici della Rete le modalità per promuovere un’etica sessuale a partire da un’estetica narrativa e il corrispondente sistema di pro­duzione che la legittima.

 

I circuiti dei media e delle tecnologie alimentano con una gran­de quantità di storie la “mitologia” della sessualità. L’intensifica­zione e la proliferazione di discorsi sul sesso pongono al centro il corpo con le sue morfologie: «il dispositivo di sessualità è le­gato all’economia attraverso punti di scambio numerosi e sotti­li, ma il principale dei quali è il corpo – corpo che produce e che consuma».[11] Il corpo si presenta come lo strumento analitico con cui provare a decodificare l’esplosione discorsiva che caratterizza dal almeno tre secoli le rappresentazioni e i discorsi del sesso; esso è sia produttore sia consumatore di esperienze sessuali: una pelli­cola su cui sovraesporre le immagini del desiderio, uno schermo su cui fissare lo sguardo. Attraverso il corpo diventa possibile rac­cogliere una serie di stimoli che portano ad affrontare logiche e meccanismi sottesi, immergendosi altresì nella rete di discorsi che coinvolgono la persistenza quanto il rovescio delle gerarchie tra i generi sessuali, i limiti dell’osceno e il nostro rapporto con i media e le tecnologie. Come affermava negli anni ’50 McLuhan, vi è una curiosa interazione tra sesso e tecnologia,[12] le cui traiettorie erano impresse nei testi della pubblicità, delle canzoni, dei film, e in al­tri consumi di massa del periodo. In relazione ai sistemi produt­tivi, alla tecnologia e alla domanda di beni di consumo, il corpo, soprattutto quello della donna, ha tradizionalmente funzionato come testualità dominante per dare forma a un certo tipo di de­siderio sessuale maschile, diventando qualcosa di manipolabile, misurabile e calcolabile, trasformandolo in una forma testuale modificabile da interventi esterni (es. la chirurgia estetica) rivolti alla soddisfazione di un ideale di piacere maschile massificato e riproducibile in serie.[13] Oggi, la medesima logica si trova ribadita in alcune innovazioni del cybersex, che dialogano con l’Internet of Things, rivolte a ritradurre il corpo digitale in una chiave di lettura profondamente postumana: pensiamo all’interattività inscritta nei videogiochi a sfondo sessuale, a come il corpo dell’utente-player si debba appesantire di wearable device (headset per la Virtual Reali­ty, protesi sessuali connesse,[14] ecc.) per avere una sessione iperre­ale di sesso con un avatar, o con la ricodifica digitale del corpo di una nota pornostar.[15] Tuttavia, è proprio nella polimorfia digitale delle sessualità che come la modificabilità digitale dei corpi per­mette nuovi orizzonti di costruzione delle identità.

 

Non si tratta, quindi, di ricercare una definizione stabile e fis­sa del concetto di sessualità, quanto di analizzare le sex(t)ualities, ovvero le costruzioni testuali della sessualità, usando come stru­mento orientativo il corpo, le sue rappresentazioni sessualizzate, le figure e i ruoli che determina nel contesto contemporaneo, il suo rapporto con le urgenze culturali della visione di genere, e la sua costruzione come corpo politico dove si inscrivono le dinamiche sia del mantenimento del potere sia della destrutturazione del­le relazioni sessuali normativizzate. L’analisi delle sex(t)ualities commuta l’ossessione della società per le tematiche sessuali in una decodifica delle strategie rappresentazionali che sottendono ai te­sti filmici, alle serie tv, alle narrazioni letterarie. Significa, quindi, indagare i nodi della rete tra sesso ed economia politica nelle loro differenti configurazioni: dai tentativi di rovesciamento gerarchico tra i generi, all’elaborazione traumatica dell’horror, dall’esperienza autoriale alla personalizzazione del mercato di massa del porno, muovendosi tra i territori dove le rappresentazioni e le geometrie tra i generi si fanno trasparenti, regolamentate, oppure alludono a una possibile crisi come viene paventato davanti ai recenti sviluppi tecnologici.

Questi stimoli conducono all’analisi delle sex(t)ualities in am­bito cinematografico, audiovisivo, letterario e artistico-figurativo, all’interno degli scenari culturali moderni e contemporanei.

 

Sex(t)ualities

 

Negli ultimi trent’anni, teoriche e teorici femministe, postco­loniali e queer hanno interrogato le modalità con cui le sessualità sono state concettualizzate e costruite a livello socioculturale, con l’intento di decostruirne gli assiomi essenzialisti su cui esse sono state elaborate e categorizzate.[16] Tali elaborazioni teoriche hanno fortemente contribuito a ricollocare la sessualità come categoria storica e sociale, evidenziandone l’intrinseca associazione con il potere e con altre fattori costitutivi dell’identità come classe, ge­nere, razza e nazionalità.[17] Tuttavia, la sessualità resta di fatto un argomento conteso e ricco di ambiguità semantiche e discorsive, ancora oggi difficili da elaborare, teorizzare e narrare. I dibattiti sulla politica e sulle questioni legate all’elaborazione teorica del “piacere” proliferano in ambito accademico, mentre nella cultura popolare della società contemporanea occidentale, come si è visto nella sezione precedente, la pervasività delle modalità di rappre­sentazione della sessualità è indice invece della presenza di un ar­gomento ancora elusivo ed estremamente complesso, che richiede una riflessione critica continua ed attenta ai mutamenti dei lin­guaggi e delle forme con cui essa insiste nelle sue manifestazioni. Uno sguardo alle produzioni critiche più recenti sulle rappresen­tazioni culturali della sessualità, con un accento specifico sulle sue modalità immaginifiche ed espressive, rivela che l’attenzione critica attuale è prevalentemente incentrata sui film serie TV, le arti visuali, il teatro anziché la letteratura.[18] Indubbiamente, non si tratta di un dato sorprendente, data la dominanza della cultura visuale nelle società contemporanee; tuttavia, è importante sotto­lineare che la letteratura continua ad avere un ruolo centrale nel determinare le modalità con cui comprendiamo e definiamo noi stess* e le nostre sessualità. Anzi, pone in essere nuove prospetti­ve che è fondamentale cogliere per elaborare un quadro d’insieme quanto più possibile eterogeneo ed articolato dell’elaborazione delle forme con cui le sessualità vengono rappresentate e narra­te nel mondo contemporaneo. Pertanto, tra i numerosi quesiti e punti d’indagine che sono alla base del presente volume, v’è una riflessione sulle sfide poste dalle nuove tecnologie e dalle moda­lità con cui esse (de)costruiscono le sessualità e le morfologie dei corpi alla letteratura contemporanea e viceversa, ovvero: la lette­ratura ha ancora la capacità di innestare nuove prospettive critiche nell’episteme contemporanea? Quali sono le forme di espressione e rappresentazione delle sessualità nella loro complessa relazione con i corpi e i testi? In che modo, dunque, la letteratura interviene nel dibattito intorno alle sessualità e alle sue forme poliedriche e mutevoli? E – soprattutto – quali sono le nuove direzioni e pro­spettive critiche che la riflessione teorica può e deve assumere alla luce di tali intersezioni rappresentative e concettuali?

 

Questo volume pertanto pone attenzione alla poliedricità delle forme espressive con cui le sessualità vengono rappresentate nei vari ambiti discorsivi, tentando di coglierne il complesso intreccio e le pluralità di forme con cui esse si dipanano, spesso influenzandosi reciprocamente in un atto continuo di intersezioni e modellamenti mutevoli ed instabili. Sviluppando degli interessi eclettici ed etero­genei attraverso l’utilizzo di diversi approcci metodologici, teorici e critici fortemente innovativi, i saggi che compongono questo vo­lume sviluppano degli interventi cruciali rispetto a punti tematici fondamentali inerenti alle molteplici forme di rappresentazione e “testualizzazione” delle sessualità in relazione all’episteme contem­poranea e a snodi discorsivi quali l’identità, la corporeità, il discorso, il potere, il desiderio. I saggi raccolti nel presente volume cercano quindi di colmare un “gap” nella critica contemporanea, interve­nendo da diverse angolature metodologiche e prospettive critiche, nell’ampio dibattito sulla pluralità di forme con cui le sessualità ven­gono narrate e modellizzate nel loro plasmarsi reciproco. Si tratta di forme che ruotano intorno all’interesse sull’esplorazione e l’espres­sione che i desideri, gli atti, le identità e l’interazione sessuale assu­mono nell’immaginario collettivo contemporaneo. I vari interventi rivelano l’eterogeneità degli approcci e degli ambiti di studio, che vanno dai film studies alla letteratura comparata e agli studi cul­turali, e indagano alcuni sentieri della sessualità contemporanea in relazione a diverse forme di testualità.

 

Il saggio di apertura di questo volume, Dalla “sessualità alla “sess(T)ualità” a firma di Carla Locatelli, introduce un insieme di questioni cogenti legate alla concettualizzazione teorica del pen­sare la sessualità in un’ottica produttivamente interdisciplinare. Locatelli muove proprio da un’interrogazione delle premesse di­scorsive del termine “sessualità”, chiedendo: «cosa (si) convoca (con) il termine “sessualità”? Ossia: cosa convoca il termine? E chi lo convoca? E perché si convoca?». Ed è proprio nel tentativo di rispondere a tali quesiti che la studiosa evoca e “convoca” teleolo­gie e genealogie discorsive molto diverse e lontane tra loro, al fine di fornire un quadro complessivo che non cerca di linearizzare gli snodi semantici di tali questioni ma, al contrario, ne enfatizza le diverse implicazioni concettuali e le possibili ricadute nei diversi ambiti disciplinari. Nel suo denso saggio, Locatelli discute critica­mente il pensiero di teoric* come Adrienne Rich, Michel Foucault, Jean-Luc Nancy, Bronislaw Malinowski e Roland Barthes, intessen­do un ordito teorico che introduce le complesse sess(t)ualizzazioni in ambito contemporaneo. Ai corpi “improduttivi” di Pier Vittorio Tondelli in relazione alle teorie queer è dedicato l’articolo di Giu­lio Iacoli, il quale programmaticamente conduce una riflessione articolata su diversi aspetti che, interrogando l’opera di Tondelli, pongono quesiti complessi che si rifrangono anche sulla tradizione letteraria italiana del Novecento. L’analisi critica proposta da Iacoli è volta innanzitutto ad esaminare i problemi posti dall’individua­zione di caratteristiche queer nei testi prescelti per l’analisi (Altri libertini, 1980, e Camere separate, 1989) anche in rapporto alle li­nee di critica di genere, o omosessuale, in modo da relazionarne la produttività e i punti di frizione rispetto ai problemi posti dalle più recenti teorie queer. Iacoli discute poi l’interazione tra lettura testuale delle strategie retoriche e le modalità di rappresentazione queer dei corpi e la rappresentazione del corpo queer nei romanzi tondelliani, restituendo una dimensione largamente rimossa dalle descrizioni critiche preminenti: la ri-figurazione del corpo dell’au­tore stesso. Si tratta pertanto di un discorso pluri-livellare la cui portata critica apre riflessioni molto ampie sull’episteme teorica contemporanea.

 

In “Cum on my Tattoo”: Le pornografie alternative tra comunità, politica e mercato, Giovanna Maina illustra la nascita dell’alt porn, muovendo la sua indagine dai primi tentativi negli anni ’80 di cre­are un’alternativa alla produzione pornografica dominante (per la maggior parte a trazione maschile) a favore di fasce di pubblico in precedenza “escluse” dal consumo pornografico, in particolare le donne, sia omosessuali che eterosessuali, per giungere negli anni ’90 alle battute iniziali del cosiddetto porno femminista, una spe­cifica declinazione della pornografia. Tuttavia, secondo Maina, è con la “svolta digitale” degli anni Novanta, unita allo sviluppo di interazioni e collaborazioni virtuali legate all’avvento di Internet negli anni Duemila, che ha luogo la nascita di una «porno-per­formatività plurale e mobile» che ha prodotto una serie di impor­tanti fenomeni e pratiche che hanno e continuano ad influenzare le modalità con cui la sessualità viene costruita, performata e vir­tualizzata, anche grazie all’uso creativo di personal media, piatta­forme di sharing e social network. Alla costruzione delle identità dei corpi sessuati maschili e femminili della produzione gonzo, una delle maggiori manifestazioni della pornografia audiovisiva contemporanea, è dedicato l’intervento di Enrico Biasin. L’auto­re effettua una dettagliata disamina delle caratteristiche tecniche delle realizzazioni gonzo, in cui muta profondamente il rapporto fra esecutore delle riprese e performer. Inoltre, Biasin affianca una lucida analisi degli effetti che tale nuova modalità esecutiva ha sul­le costruzioni delle identità di genere e delle morfologie sessuale dei corpi dei performer, rendendo, nelle parole dello studioso, «la loro anatomia insensibile alla combinazione di attitudini morali, culturali e psicologiche ricondotta alla sola misura eteronormativa di genere». Pertanto, Biasin compie un excursus che ci conduce a vedere le varie modalità di costruzione di corpi, generi e sessualità attraverso lo sviluppo del gonzo, dalle sue forme incipitarie e “ar­cheologiche” alle sue più moderne e recenti evoluzioni.

 

Alle raffigurazioni del corpo abusato, torturato, struprato, vio­lentato e necrofilizzato nel cinema estremo contemporaneo è de­dicato il saggio di Mirko Lino. Oggetto di analisi sono i sottogeneri dell’horror in cui prendono forma raffigurazioni estreme sia del corpo femminile che della sessualità maschile. Lino muove dal­la premessa che l’horror estremo non tende a raffigurare tanto delle forme di alterità stigmatizzate (in termini di razza, cultura, religione, genere) quanto piuttosto a rappresentare, anche grazie alla diffusione sempre più massiccia delle tecnologie digitali «una dimensione mostruosa, fuori controllo, inscritta nell’individuo occidentale, che si risolve nell’attrazione voyeuristica del vedere morire» in modalità sempre più sadiche e brutali. Pertanto, secon­do lo studioso, si delineano dei «circuiti di un’esibizione crossme­diale della violenza prossima a un esibizionismo pornografico». Lino analizza quindi un trittico di film che esprime alcune inte­ressanti varianti di una sessualizzazione necrofila: White Zombie (L’isola degli zombies, 1932) dei fratelli Halperin, in cui la zom­bificazione della vittima esprime una più generale oggettificazio­ne del corpo femminile; Zombi 2 (1979) di Lucio Fulci, in cui la rappresentazione dell’atto antropofago del corpo decomposto del morto vivente diviene metafora del possesso del corpo femminile; e Deadgirl (2008) di Sarmiento e Hariel, che indaga il desiderio di possedere un corpo morto come realizzazione di un progetto sessuale “postumano”. In Dal processo Von Cleef alla trilogia di Olga. Origini e diffusione dell’American Fetish Style, Luca Zeno­bi investiga la serie di lungometraggi dedicati alla figura di Olga e di come essi abbiano costituito un passaggio fondamentale per lo sviluppo della subcultura del BDSM eterosessuale nella cultura popolare americana. Le premesse teoriche e concettuali dell’in­tervento di Zenobi muovono da una definizione di sexual culture quale sistema collettivo di significati e pratiche che emergono da un contesto sociale specifico e da condizioni psicologiche partico­lari. In quest’ottica, l’analisi della Trilogia di Olga verso la metà de­gli anni Sessanta diventa, nelle parole dello studioso, «il prototipo di un nuovo genere cinematografico che precede la diffusione su larga scala della pornografia nel cinema e nella stampa». Pertanto, nella sua analisi dello stile narrativo dello spin-off di Olga e il suo impatto sul pubblico americano, Zenobi dimostra che tale trilo­gia ha dato l’avvio ad un vero e proprio sadomasochistic turn che ha avuto un impatto cruciale nella costruzione di un immaginario che si è successivamente diffuso in modo capillare nella cultura di massa.

 

Il saggio conclusivo del presente volume, Intelligenze Artificiali Incorporate. Macchine femmina e relazioni di genere umano-mac­chiniche nel cinema e nella televisione contemporanei, è a firma di Federica Timeto, che indaga i processi di incorporazione delle in­telligenze artificiali (IA) femmina nell’immaginario del cinema e della televisione contemporanei. Timeto disamina in particolare la funzione che la sessualizzazione di queste macchine assume nella rappresentazione delle relazioni umano-macchiniche e nella de­finizione dei confini dell’umano, partendo dal presupposto che vi sia «uno scardinamento dei dualismi che attraversano le relazioni uomo-macchina (natura/tecnologia, mente/corpo, sesso/genere, fra gli altri)». Muovendo da una discussione critica sia dell’approc­cio materialista del contemporaneo femminismo tecnoscientifico che dei dibattiti sulle tecnologie di genere, Timeto dimostra «che l’incorporazione di genere delle intelligenze artificiali fuori da ogni logica binaria rende possibile comprendere, piuttosto che le somiglianze o le differenze fra l’umano e la macchina intesi come matrici unitarie, le loro co-implicazioni parziali, e al contempo ri-configurarne l’immaginario». A tal fine, Timeto analizza le recen­tissime serie televisive Humans (2015, Channel 4 UK), Westworld (2016, HBO) e i film Ex Machina (2015) di Alex Garland, Her (2013) di Spike Jonze, che pongono esempi di macchine femmina che de­stabilizzano la differenza essenziale tra umano e macchinico in­corporando i segni dell’alterità inscritta sui loro corpi.

 

* Il primo paragrafo è stato scritto da Mirko Lino, il secondo da Silvia Antosa

 

[2] M. Foucault, Histoire de la sexualité. La volonté de savoir, Gallimard, Paris 1976, tr. it. La volontà di sapere. Storia della sessualità 1, Feltrinelli, Milano 2013, p. 87.

[3] Ivi, p. 90.

[4] Mi riferisco alle trasposizioni filmiche 50 sfumature di grigio (2015) di Sam Taylor-Johnson e 50 sfumature di nero (2017) di James Foley.)

[5] In ambito editoriale pensiamo a 50 sfumature di Gigio (2015) di Rossella Calabrò e 50 sfumature di minchia (2012) di Ottavio Cappellani, o alla pa­rodia filmica 50 sbavature di nero (2016) di Michael Tiddes.

[6] J. Mittell, Complex TV: The Poetics of Contemporary Television Storytelling, New York University Press, New York 2015, tr. it. Complex Tv. Teoria e tecnica dello storytelling delle serie tv, Minimum Fax, Roma 2017.

[7] M. Foucault, op. cit., pp. 19-36.

[8] Lo dimostra molto bene, legando alle gerarchie sessuali il discorso della crisi del capitalismo, C. Fojas, Zombies, Migrants and Queers. Race and Crisis Capitalism in Pop Culture, University of Illinois Press, Urbana 2017.

[9] Si veda J. Mittell, op. cit., cap. 7, in particolare pp. 402-426.

[10] La più famosa in Italia è EPF Fanfiction: https://efpfanfic.net/

[11] M. Foucault, op. cit., p. 95.

[12] M. McLuhan, The Mechanical Bride: Folklore of Industrial Man, Vanguard Press, New York 1951, tr. it. La sposa meccanica. Il folclore dell’uomo indu­striale, Milano, SugarCo, 1994, p. 188: «la bizzarra interazione tra sesso e tecnologia è mossa «dall’avida curiosità, da un lato, di esplorare ed allarga­re il dominio del sesso per mezzo della tecnica meccanica e, dall’altro, di possedere la macchina in modo sessualmente gratificante».

[13] M. Dery, Escape Velocity: Cyberculture at the End of the Century, Groove Press, New York 1996, tr. it. Velocità di fuga. Cyberculture a fine millennio, Feltrinelli, Milano 1997, p. 264: «più volte, la cultura patriarcale ha spinto la tecnologia a intervenire sul corpo delle donne per venire incontro alle fantasie maschili: i corsetti creavano un seno palpitante, da romanzo, ma nello stesso tempo impedivano la respirazione, limitavano i movimenti e ridisponevano gli organi interni».

[14] Sui legami tra sesso e media si veda, F. Attwood, Sex Media, Polity Press, Cambridge 2018. Sui legami tra tecnologie digitali, sesso e pornografia, mi permetto di rimandare a M. Lino, Morfologie postumane nella pornografia. Dall’hard-core al porno virtuale: corpi, tecnologie, desiderio, in «Contem­poranea – Rivista di studi sulla letteratura e sulla comunicazione», numero speciale: Raccontare il postumano, n. 13, 2015, pp. 111-123.

[15] Sulle nuove pratiche di cybersex si vedano i due documentari prodot­ti da Vice Tv: Jo-Fuertes Knigt, The Digital Love Industry (2014) e Sarah Ratchford, Behind the Scenes of Tori Black’s Virtual Reality Porn Debut (2016).

[16] Si vedano, ad esempio, alcuni testi seminali a firma di Eve Kosofsky Sedgwick: Jane Austen and the Masturbating Girl, «Critical Inquiry» n. 17, 1991, pp. 818-837; Between Men: English Literature and Male Homosocial Desire, Columbia University Press, New York 1985; Epistemology of the Closet, University of California Press, Berkeley-Los Angeles 2008.

[17] Mi limito in questa sede a menzionare alcuni testi che hanno cambiato gli scenari delle elaborazioni teoriche: M. Foucault, Histoire de la sexualité I. La volonté de savoir, cit.; A. Rich, Compulsory Heterosexuality and Lesbian Existence, «Signs: Journal of Women in Culture and Society», n. 5, 1980, pp. 631-660; G. Rubin, Thinking Sex: Notes for a Radical Theory of the Politics of Sexuality, in C.S. Vance (a cura di), Pleasure and Danger: Exploring Female Sexuality, Routledge and Kegan Paul, London, 1984, pp. 267-319; T. de Lauretis, Queer Theory: Lesbian and Gay Sexualities. An Introduction, «Differences», n.3.2, 1991, pp. iii-xviii; J. Butler, Bodies that Matter: On the Discursive Limits of Sex, Routledge, New York 1993, tr. it. Corpi che contano. I limiti discorsivi del “Sesso”, Feltrinelli, Milano 1996; J. Butler, Imitation and Gender Insubordination, in D. Fuss (a cura di), Inside/ Out: Lesbian Theories, Gay Theories, Routledge, New York 1991; bell hooks (1984), Feminist Theory: from Margin to Center, Routledge, New York 2014; P.H. Collins (1990), Black Feminist Thought. Knowledge, Consciousness, and the Politics of Empowerment, Routledge, London 2008; K.W. Crenshaw, On Intersectionality: Essential Writings, [forthcoming 2019]; J. Halberstam, In a Queer Time and Space. Transgender Bodies, Subcultural Lives, New York University Press, New York-London 2005; S. Ahmed, Queer Phenomenology: Orientations, Objects, Others, Duke University Press, Durham 2006.

[18] Sulle modalità con cui la letteratura contemporanea ha recepito e rielabo­rato i linguaggi multimediali e cibernetici in merito alla rappresentazione dei corpi e delle sessualità, si veda il mio Corporeità virtuali e narrazioni performative in “The PowerBook” di Jeanette Winterson, in S. Chemotti, D. Susanetti (a cura di), Inquietudini queer. Desiderio, performance, scrittura, Il Poligrafo, Padova 2012, pp. 349369.

 

[Immagine: Wolfgang Tillmans, Love (Hands Praying)].

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