di Fabrizio Bajec

 

[Pubblichiamo cinque poesie tratte da La collaborazione, il nuovo di Fabrizio Bajec che esce in questi giorni per Marcos y Marcos. Ringraziamo autore e editore per avercele concesse]

 

 

Il borgo

 

Da bambini nelle sale giochi del mio villaggio
tesi su un bigliardo picchiavamo la palla bianca
circondati da ‘ragazzacci’ con il sesso dritto
così tanto impazienti di introdursi nella donna
colpivamo la palla bianca con tutta la forza
in modo da spingere le altre ai quattro angoli
di un tappeto bucato che puzzava di tabacco
È così che uno evitava la messa troppo lunga
per pianificare al meglio improbabili fughe
Da un momento all’altro mi misi a studiare l’ipnosi
e la stregoneria dentro i libri d’antiquariato
a leggere la mano i tarocchi e anche i volti

Passando fra i densi fumi del villaggio al mattino
per le strade strette dove le signore toglievano
dai forni le lasagne da presentare ai vicini
là tutti conoscevano l’identità di tutti
il curato fornicava con due o tre fedeli
il sindaco beveva l’assessore alla cultura
portava una vergognosa parrucca marroncina
Era prima della musica prima della scuola
musicale accadeva quando non c’era nient’altro
per distrarsi eccetto l’oratorio il catechismo
il pallone la fanfara e i miei pensieri satanici

 

 

Tutto bene

 

Il mondo è peggiore di quel che credevo a diciotto anni
quando per disgusto ci tenevo a finirla presto
malgrado ciò vivo ancora – non in una riserva
o lontano dalle ostilità sulla cima del Tibet
ma qui dove uno spesso è punito se è povero
Resta l’amore senza il quale siamo poca cosa
Una notte è precipitato in fondo a una bottiglia
che rotolava sul lastrico di una città di dolore
Un angelo del Sud lo ritrovò e mi spiegò:
« Come te avevo esaurito il mio amore in una notte
da quel tempo mi è impossibile sostenere la vista
di una creatura confusa e nutrita di conflitti »
Tanto che la protesse con le sue ali semi-aperte
fino al mio arrivo quando scorsi l’amore perduto
e fui subito ingannato dalla gioia e la collera
ugualmente presenti nel mio spirito in combutta
lieto di aver ritrovato questo amore per miracolo
sebbene di orribile aspetto allora e umiliato

Il mondo è peggiore di quel che credevo a diciotto anni
e l’amore un curioso miscuglio di addomesticamento
e ferocia che oggi benedico lo stesso

 

 

 

Poesia Mostro

 

La terra non ne poteva più
i suoi carburanti ribollivano
e l’allineamento era propizio
perché fossimo spazzati via
e che questa commedia finisse
La crosta del pianeta scoppiò
come una focaccia messa in forno
e ne uscì dell’olio che l’acqua marina
ricoprì Allora ci muovemmo tutti
per scalare la Torre Eiffel
e i suoi piedi furono inondati
La macchina produttiva bloccata
gli editori rovinati dalla poesia in aumento
per una volta il “New York Times” aveva ragione
trovate la causa di questo terribile tracollo
L’acqua avrebbe raggiunto le nostre centrali
Meglio vivere nell’oscurità
aspettando la fine
Grazie cara comunità estrattiva
industriali disonesti
medicina in inglese
è sinonimo di droga
Apprendisti farmacisti
ingoiate le vostre ultime pillole
In fondo ai burroni i corpi si ammassano
Che bel paesaggio! Solo baratri!
Non è certo che il sole si alzi domani
se l’amata sua sorella resta immobile
Addio amici diremo che sapevamo
L’uomo è cresciuto così tanto
che era tempo di sacrificare il suo oro
non crediate che in fondo egli sia cattivo
insieme abbiamo formato il plotone della morte

 

 

*

 

L’ufficio non è casa mia
se “io” dice “lui” siamo salvi
allora mi sdoppio e faccio
proprio come se… e tutto va bene
nessuna anomalia: « Proponi »
dice a se stesso di nuovo
questo bisogno di riconoscimenti
La realtà è ben diversa
non serve più a niente proporre
questa funzione non è lui
eppure lui ha un codice
lo digita lo memorizza
speriamo che non lo smarrisca
rispondendo a dei messaggi
La sera “lui” ritrova l”io”
non ne posso più io
                                sto male

 

 

*

 

La carne batte la carne
le piace essere pugnalata
e io che comprendo a metà
quest’atto senza speranza
tanto più forte che non ho
niente da trarre dalla vita
civile le infliggo lividi
mentre il mio avvenire
si copre di nebbia e buche

 

[Immagine: Immagine: Stefano Cerio, Aquapark]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 thought on “La collaborazione

  1. Non leggo molto poesia, ma posso dire sempre la mia, anche se sbaglio;
    prendo come esempio queste parole che. a mio parere, non formano dei versi:
    semplicemente un prosa anche becera.

    Giulia Rivelli
    ———————————-

    La realtà è ben diversa
    non serve più a niente proporre
    questa funzione non è lui
    eppure lui ha un codice
    lo digita lo memorizza
    speriamo che non lo smarrisca

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