di Massimo Gezzi e Italo Testa

 

[Oggi inizia la nuova serie di LPLC, che si chiamerà LPLC2. La coordinano Massimo Gezzi e Italo Testa, autori di questo editoriale. La nuova rosa delle collaboratrici e dei collaboratori è leggibile qui. Buona lettura e buona partenza].

 

«Le parole e le cose» è diventato in questi anni uno dei siti di riferimento del dibattito culturale italiano, uno spazio in cui la “letteratura”, come si legge sin dal primo giorno nel sottotitolo, dialoga fertilmente con la “realtà”. A fronte della decisione di Guido Mazzoni e Gianluigi Simonetti di uscire dal sito, ci è parso importante salvaguardare questo spazio e questa esperienza comune: per questo siamo qui. Prima di avviare questa nuova fase, però, desideriamo esprimere anche noi la nostra gratitudine a Guido e Gianluigi, che speriamo di poter ospitare abitualmente nelle nostre pagine, per il grande lavoro svolto in questi anni – con la fondamentale collaborazione di Claudia Crocco – e per il penetrante editoriale con cui si sono congedati e su cui ci sarà ancora molto da riflettere e discutere.

 

LPLC2 continuerà il lavoro portato avanti da LPLC, ma lo farà con alcuni cambiamenti che saranno subito evidenti e che qui esplicitiamo. La prima novità che caratterizza la nuova fase del sito riguarda la rosa delle collaboratrici e dei collaboratori. Come si vedrà, questa rosa si è arricchita di molti nomi e presenze, si è allargata in senso intergenerazionale e anche disciplinare. Abbiamo sparigliato un po’ le carte, rispetto a LPLC: se Mazzoni e Simonetti hanno parlato di alcuni gusti comuni e di formazione analoga che accomunavano le persone invitate a far parte di LPLC, ci sentiamo di dire che ora questi elementi sono molto più diversificati. LPLC2 sarà un sito ancora più plurale, attraversato da più linee e più visioni del mondo e della letteratura. Lo sarà di necessità: non possiamo e non vogliamo riconoscere tra di noi, infatti, una scuola di appartenenza o un circolo di sodali che dia per scontata o difenda in modo militante una sola visione del mondo e della letteratura. Siamo persone di formazione, professione e cultura diverse, e forse per questo LPLC2 offrirà più occasioni di discussione anche tra chi ne fa parte, oltre che tra autrici e autori degli articoli e lettrici e lettori. Questa apertura alla pluralità indica una fiducia che rivendichiamo e proviamo a fare nostra: quella nel confronto e nel dialogo, nell’epoca della presunta dissoluzione e atomizzazione dei legami sociali. Vogliamo cercare di fare attrito, in qualche modo, anche cercando di tradurre i dialoghi da tastiera in occasioni pubbliche (annuali?) di confronto faccia a faccia. Vorremmo che questo sito non fosse solo un’alternativa all’incontro reale, insomma, ma contribuisse a modo suo alla reinvenzione di un’arte del legame sociale che spesso invece la rete allenta, pretendendo di fare il contrario.

 

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La scommessa delle riviste, sin dall’epoca illuminista, è stata quella di dare forma ad uno spazio pubblico in cui descrizione e diagnosi della nostra forma di vita nascessero dall’incontro tra i saperi e il mondo. È questo il compito della critica, intesa in senso generico come atteggiamento pratico, azione a ridosso del presente, e non come pura nicchia specialistica. Oggi assistiamo ad una trasformazione profonda, e per molti aspetti inedita, della configurazione degli spazi pubblici, in cui un ruolo importante è giocato dalla rete, con la sua tendenza a generare comunità, narrazioni e discorsi in cui non c’è separazione di principio tra fruitori e produttori, ma anche con le sue spinte ad una frammentazione centrifuga. È una metamorfosi in corso, una dialettica, tutt’altro che assestata, che alterna momenti di universalizzazione e isolamento, chiusure tribali e aperture universalistiche. E si tratta di un processo di cui noi stessi siamo parte, e che pertanto possiamo descrivere solo dall’interno e da una prospettiva parziale; una partita i cui esiti restano aperti a sviluppi non prevedibili a priori.

 

In queste condizioni mutate, e in corso di trasformazione, continuare a richiamarsi in qualche modo all’idea della rivista come luogo di confronto, significa impegnarsi in una pratica che, pur con i suoi limiti, rinvii alla possibilità più ampia di uno spazio critico diffuso e post-tradizionale, una pratica che tenda a fluidificare i punti di vista, promuovere la rifrazione dei saperi e la comunicazione tra ambiti della vita sociale e intellettuali che altrimenti tenderebbero a chiudersi autoreferenzialmente. Per fare questo, ci sembra che in LPLC2 il dialogo tra letteratura e realtà dovrà sempre di più incrociarsi, al di là dei linguaggi settoriali, con quei saperi scientifici e filosofici, ma anche tecnologici, che sono aspetti costitutivi del nostro presente, mettendo in gioco e facendo interagire in maniera trasversale, e anche conflittuale, un ampio spettro di categorie poetiche, narrative, culturali, sociali, economiche, di genere, etc.

Conflitto, crisi e incertezza non sono solo segni negativi dei nostri tempi, ma anche aspetti strutturali della formazione di una società democratica, e della sua capacità di generare una cultura critica e vitale, aperta al futuro. Per questo, a fronte delle chiusure identitarie e reattive, se non francamente autoritarie, che sembrano insinuarsi nel panorama contemporaneo (piattaforme social incluse) ci sembra importante, per quanto difficile, mantenere vivi degli spazi controfattuali per il formarsi di una cultura aperta al confronto tra idee e visioni del mondo, abitata da soggettività porose, eccedenti, non ripiegate su se stesse.

 

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Non potremmo coltivare l’idea di portare avanti l’esperienza di Le parole e le cose, se non pensassimo che vi siano ancora, nonostante tutto, dei potenziali immanenti di uso critico e riflessivo della rete. Ma questo richiede anche un controuso, in cui si mettano in discussione certe abitudini, riflessi automatici di una comunicazione veloce, costantemente aggiornata, che la comunicazione social tende ad indurre. Anche per questo ci è sembrato che non sia più il momento, per un lit-blog, di aggiornamenti quotidiani, e che occorra rallentare, trovare dei tempi più meditati e adeguati ad un approfondimento riflessivo. Di qui un’altra novità di LPLC2, cioè la scelta di abbandonare la cadenza quotidiana dei post e adottare un ritmo regolare di tre post settimanali nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì, con un’eventuale appendice nel fine-settimana.

 

In questa direzione si muoveranno il ripensamento della composizione interna di LPLC2, la ridefinizione del suo spettro tematico e delle modalità di comunicazione. Naturalmente la portata di tutto ciò dipenderà essenzialmente dal lavoro delle collaboratrici e dai collaboratori, che avranno la piena libertà di postare, assumendosi la responsabilità della pubblicazione e della moderazione dei commenti. Probabilmente, viste la storia e le peculiarità delle persone che sono entrate a far parte di questa nuova fase, si leggeranno su queste pagine argomenti che prima non erano trattati e cui alcuni lettori non erano abituati: in ogni caso, non intendiamo rinunciare a una delle caratteristiche di base del sito, ovvero la sua capacità di introdurre in rete forme di discorso più complesse e articolate di quelle che di solito si trovano in questo ambiente. LPLC2, insomma, non sarà un deposito di recensioni inerti: pubblicheremo pezzi capaci di generare domande e curiosità, di illuminare meglio una porzione di letteratura o di realtà, ma anche di cosa potrebbe esserlo e non lo è ancora, o di cosa lo è stato e forse non lo è più. LPLC2 ospiterà anche rubriche e focus tematici, tra cui un osservatorio sulle disuguaglianze di genere curato da Barbara Carnevali; uno spazio sul rapporto tra medicina, società e narrazione curato da Damiano Abeni; un appuntamento mensile con le nuove narrazioni curato da Giulio Mozzi; una rubrica dedicata al teatro e alla performing art a firma di Luigi Socci; una finestra a cura di Gilda Policastro su alcuni esordi poetici e altre novità che si stanno profilando e si aggiungeranno in corso d’opera.

 

Per quanto riguarda i commenti, la continuità con la prima serie del sito sarà assoluta: vogliamo confermare o ampliare l’apertura di LPLC2 e non sterilizzare il dibattito, ma non vogliamo confondere la libertà di espressione con la facoltà di dire qualsiasi cosa in qualsiasi forma e in qualsiasi luogo. Uno spazio critico è un luogo in cui ci si confronta, e scontra, sulla base di ragioni. Accetteremo dunque qualsiasi commento, purché sia privo di insulti e contenga posizioni argomentate: per intenderci, non pubblicheremo frasi del tipo “Articolo superficiale e comico” o “Queste poesie fanno schifo”, perché non abbiamo bisogno di conoscere le sensibilità e le sentenze di tutti (per quello ci sono già i social, che desiderano sempre costantemente cosa ci passa per la testa): abbiamo bisogno di capire, eventualmente, perché un articolo è superficiale e perché alcune poesie sono brutte. Abbiamo bisogno di dialogare, insomma, anche di fronte a posizioni dure. Come per i pezzi, dunque, anche i commenti saranno accettati e pubblicati se aprono a un dialogo e a una discussione.

 

Tutto qui, per ora. Proviamo ad andare avanti, con il sostegno di chi vorrà. Se falliremo, ne prenderemo atto senza patemi. Se ce la faremo, avremo difeso uno spazio che negli anni ha saputo diventare, come testimoniano le reazioni di tanti lettori all’editoriale di congedo di due dei tre fondatori, uno dei punti di riferimento della cultura on-line.

 

Viva LPLC, viva LPLC2.

[Immagine: Foto di Cássio Vasconcellos]

16 thoughts on “Sparigliare le carte. Per una nuova partenza

  1. “ Novembre 1974 – Il giorno prima era cominciato così: « Con-cor-so-per-un-po-sto-di-aiu-to-bi-blio-te-ca-rio-al-la-bi-blio-te-ca-co-mu-na-le-de-gli-in-tro-na-ti »! Il giorno dopo invece esordì con un codazzo di sogni: « Dopo tutto quello che ho passato / ritrovarsi un ombrello / rotto senza speranze / … il paparino ne aveva / uno o due formidabili / Rifiutano di comperarmene / sono in faccende ». Come faceva quella colonna vertebrale, era lei o il reggiseno, puntuto rinforzato, o qualche altra impronunciabile articolazione o mucosa, come faceva a fare « ciak », o forse « ploff », cos’è che, al premere tersicoreo, cedeva in una specie di sospiro, vegetale, « ciaff », cos’era?
    Tu non puoi nulla, grazie lo stesso.
    Ciak-ploff-ciaff, anni lontani, risuonanti di gemiti, cigolii, la macchina cominciava a avviarsi. Falsa partenza. Ricominciare. “.

  2. I miei migliori auguri per questa nuova avventura di LPLC2. Apprezzo molto l’idea di ridurre gli interventi da giornalieri a 2 o 3 alla settimana; molto meglio articoli più approfonditi e articolati (scusate il bisticcio di parole)e magari forieri di dibattiti costruttivi. In questo senso mi piacerebbe trovare – in futuro – anche degli “speciali” su argomenti specifici con articoli di diversi collaboratori: speciali sulla poesia, suLola nuova letteratura, su autori specifici, etc…
    Ancora tanti auguri di buon lavoro.

  3. Mi solleva questo nuovo slancio. Mi piacciono i temi e soprattutto l’ultimo paragrafo che punta a stimolare davvero un dialogo argomentato. Bene anche la perdita di quotidianità: per leggere e forse capire bene un approfondimento, serve poi concedergli il tempo di venir digerito e metabolizzato; e un paio di giorni sono il minimo.
    Felice, infine, di ritrovare qui riuniti nomi di nuovi collaboratori che mi interessano e in parte già seguo per altre vie.

  4. “ 7 giugno 1988 – Che cosa non è la letteratura: non è la « conversazione » né la « sincerità » nè il « dialogo ». Ti parlo ma non parlo a te. (La letteratura è sempre intransitiva?) Inoltre non guardarmi perché non c’è niente da vedere. (E se ti guardo non credere che ti veda) “. [*]
    [*] Vogliamo discuterne?

  5. Ottima decisione quella di interrompere l’aggiornamento quotidiano: format chiaramente allineato sulle “esigenze” del web, ma insostenibile a livello umano sul lungo periodo e difficilmente associabile all’idea di qualità dei contributi. In bocca al lupo!

  6. Grazie per questo editoriale d’avvio e un sincero in bocca al lupo! Continuerò a leggervi con interesse.

  7. Sono curiosa di vedere come evolveranno le pubblicazioni, apprezzo molto la riduzione quantitativa e attendo lo sviluppo dell’allargamento dello spettro non qualitativo ma tematico, come da voi annunciato! Grazie e buon lavoro!

  8. Buon lavoro, mi auguro trovino spazio poetiche maggiormente contaminate ed un respiro piu’ internazionale, oserei quasi dire europeista, a scanso di reducismi nostalgici da un lato ed altarini pre-canonizzanti dall’altro.

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