di Giuseppe Nibali

 

CREONTE: E in breve tu di’, senza ambagi: il bando che vietava di far ciò che facesti, era a te noto?
ANTIGONE: Certo. E come ignorarlo? Esso era pubblico.
CREONTE: E pur la legge vïolare osasti?

 

Adesso tutto è consumato. La tragedia classica altro non è, per dirla con parole care ai medievali, che la caduta del protagonista, dell’eroe, da uno stato di trionfo a uno stato di rovina. Se questo è il campo d’azione, e senza nemmeno correre con troppa fretta ai parallelismi tra l’eroina greca Antigone e la giovane capitana della nave Sea Watch 3, siamo già oggi, nella narrazione comune, dentro il campo del tragico.

 

Il ministro dell’Interno della Repubblica italiana Matteo Salvini da giorni tempesta la sua pagina Facebook con immagini e scritte (in Times New Roman maiuscolo, grandi, enormi, da regime) che riprendono le origini o l’aspetto di Carola Rakete, definita: bianca, tedesca e ricca. Giù naturalmente una quintalata di commenti razzisti e sessisti dei tanti disperati, quelli sì, che lo Stato italiano ha creato in questi anni tra esodati, ottuagenari ancora senza pensione e disoccupati di tutte le età che sono finiti dentro il calderone della propaganda ministeriale. Il nostro coro, eccolo.

 

Creonte era, nell’Antigone di Sofocle, Re plenipotenziario di Tebe, dopo la morte di Eteocle, di cui era stato nominato tutore, avvenuta per mano di Polinice. Simbolo della ragione è Creonte, simbolo del νόμος, la legge, che pone ontologicamente fuori da essa tutti coloro i quali si schierano ideologicamente contro lui che la rappresenta. Così, su questa narrazione e apparentemente inconsapevole, si muove il ministro, che cerca di solleticare le corde più sensibili del coro, così da portarlo sempre più dalla sua parte, che è parte della legge, certo, se per questa intendiamo le norme che uno stato si dà e che connotano, di evo in evo, le attitudini politiche e umane che lo possano connotare storicamente.

 

Fuorilegge, scrive e dice il ministro Salvini parlando di Carola e dell’equipaggio della Sea Watch 3, come fuorilegge è il tentativo delle Ong di portare in salvo dalle acque del Mediterraneo uomini, donne e bambini in fuga dalla Libia perché atto non approvato dal νόμος, che si esprime qui attraverso la politica dei porti chiusi, voluti prima dal PD, oggi da Lega e M5S. È stato il vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio, a proposito, uno dei primi a utilizzare per le ONG il termine Taxi del mare, correva l’anno 2016: «Le organizzazioni non governative sono accusate di un fatto gravissimo, sia dai rapporti Frontex che dalla magistratura, di essere in combutta con i trafficanti di uomini, con gli scafisti, e addirittura, in un caso e in un rapporto, di aver trasportato criminali»[1].

 

Da allora ecco una guerra senza quartiere contro tutte le Ong e tutti i migranti e, mentre questa si consuma sui giornali, nei bar e nelle sedi di partito, migliaia di migranti arrivano ogni giorno in Italia con mezzi propri. Li chiamano sbarchi fantasma, 50 persone via mare, solo nella giornata di mercoledì 26 giugno[2], accolte dal silenzio del coro, che era concentrato a fissare la sagoma della Sea Watch, sul mare azzurro di Lampedusa.

 

Fuorilegge è Carola, solo lei, come fuorilegge era, per Creonte, sua nipote Antigone (solo lei, non la sorella Ismene) trovata dalle guardie a umettare e abbellire il cadavere di Polinice. La guardia risponde al νόμος, e dunque, pur con i suoi ripensamenti e i suoi dubbi, che sono i dubbi degli uomini, conduce la giovane da Creonte, denunciandola. La guardia, in questa nostra italianissima tragedia, è quella costiera, prima, nel dialogo buffo in cui con un inglese stentato prega la capitana di allontanarsi dal porto e di abbandonare le acque territoriali italiane, e quella di finanza poi, che viene schiacciata contro la banchina dalla grande volontà e solida della giovane Carola.

 

Creonte, però, non appare. Si limita a fare proclami su proclami, ad annunciare leggi, ad aggiungere norme al νόμος.

 

Non è dato, purtroppo, il bellissimo secondo episodio dell’Antigone di Sofocle, il faccia a faccia, vero scontro tra leggi umane e leggi d’amore, tra il bene e il male, tra νόμος e Δίκη, la giustizia, fraterna e familiare, protetta dalle divinità ctonie, che legano gli umani secondo vincoli che trascendono la legge, la superano e la forzano e di cui le Antigoni di ogni tempo sono testimonianza.

 

Così va letto il gesto, per alcuni estremo, dell’attracco al porto di Lampedusa, avvenuto all’1.50 di sabato 29 giugno. La capitana non ha avuto scelta, comunica Sea Watch Italia, dopo 36 ore dalla dichiarazione dello stato di necessità i migranti a bordo erano stremati, si rischiava qualche gesto estremo[3]. Ecco dunque la legge della Δίκη, se per questo ennesimo Creonte le leggi degli uomini (e quelle degli dei) corrispondo con le leggi della πόλις, per Antigone tutto è rovesciato e la legge che vieta di seppellire Polinice, come quella che vieta lo sbarco a 42 persone in situazione di estrema difficoltà, è ingiusta perché incompatibile con le leggi non scritte della Δίκη e delle divinità sotterranee. Il finale, tragico sì, ma nell’accezione contemporanea, è quello dell’eroina che viene insultata dal coro appena sbarcata, un coro che non è più capace di provare compassione e acclama un Creonte che non si redime.

 

Note

[1] https://www.repubblica.it/politica/2017/04/23/news/di_maio_saviano_ong-163704617/

[2] https://www.ilsole24ore.com/art/migranti-sbarchi-fantasma-valgono-come-31-sea-watch-ma-nessuno-ne-parla-ACl4snU?fbclid=IwAR0mJojeZ1B9JmiUcYfT6QHwGhxktnS7hXQ9ja6KgOE-gJh0KUn2QwPXvM0

[3] https://www.repubblica.it/cronaca/2019/06/29/news/sea_watch_atracca_porto_lampedusa-229893050/?ref=RHPPTP-BL-I229666996-C12-P2-S1.12-T1

19 thoughts on “Antigone, anno 2019

  1. Non condivido la lettura della tragedia di Sofocle. E non credo argomentativamente efficace servirsi del mito Antigone per esprimere le proprie opinioni su questo avvenimento. L’analogia non regge, e l’Antigone della tragedia greca è figura ambivalente e inquietante.

  2. Ogni personaggio tragico, cara signora, è inquietante e ambivalente, poiché il dio stesso della tragedia è il dio del doppio e della maschera.

  3. “But Sophocle’s Antigone is not ‘any text’. It is one of enduring and canonic acts in the history of our philosophic, literary, political counsciousness.”

    George Steiner, Antigones. How the Antigone Legend has endured in Western Literature, Art, and Thought. Yale University Press, 1984 p. XI

  4. Gentile Giuseppe Nibali, spero solo Lei non intenda insegnare a me cos’è un personaggio tragico o cosa significa in particolare il personaggio di Antigone. In ogni caso, come non detto. Ho sbagliato io ad intervenire. Chiedo scusa per averla esortato ad una lettura non superficiale della tragedia di Sofocle, proprio per potersene davvero servire per le sue argomentazioni.

  5. “che viene schiacciata contro la banchina dalla grande volontà e solida della giovane Carola.”
    Se ogni personaggio tragico, caro signore, è inquietante e ambivalente, immagino sarà lecito leggere l’episodio a cui lei fa riferimento qui sopra con aulico iperbato come prepotenza , Eigenwille, e faccio quel cazzo che mi pare.
    (Poi di tragico la Carola non c’ha proprio niente).

  6. Certo che è forzato il paragone. Che ognuno stia a suo posto e al suo numero che distingue il ruolo, e altro.
    Comunque leggete questi versi e fatevene una ragione. Buona lettura.
    E quanto al buon ed effimero ministro, già 20 anni fa ne vedevo la figura evanescente su cui tanti perdono il proprio tempo.
    A. S.
    ——————————————————————————————————–
    PIETOSA INQUIETUDINE

    Antigone, io ti riconosco per la tua pietà inquieta,
    sotto la cenere dove più viva del sangue e dello specchio
    è la tua maschera fittizia, e l’eterno inganno domini
    con l’ostinata luce che va oltre la legge e la giustizia!

    Inquietudine della pietà è la memoria del tuo sembiante,
    che oppone al sordido potere la brace di una solitudine carnale.
    Questo sepolcro è una follia! Il necrologio ha una smorfia: ordina
    di affilare gli strumenti che sono muti anche sotto la tortura!

    Ti distingue solo una fede umana per una cieca inquisizione,
    persegui braccando le divinità che la risurrezione spacciano
    per vittoria, ma sulla cenere d’ossa è segnato il trionfo
    di un non ritorno… l’incarnato non si genera dal fango!

    antonio sagredo

    Vermicino, 14/17 aprile 2009

  7. “Mercoledì 28 marzo 1827
    […] ‘Del resto non si dovrebbe mai dichiarare conforme alla virtù politica una maniera d’agire che non sia conforme alla virtù in generale. Con l’interdizione di dare sepoltura a Polinice, Creonte non soltanto lascia che l’aria sia ammorbata da un cadavere in decomposizione, ma è responsabile del fatto che i cani e gli uccelli di rapina ne disperdano dappertutto le membra insozzando anche gli altari degli dei; in un’azione siffatta non si dà virtù politica, ma un crimine di stato. Così tutti gli si oppongono: lo avversano gli anziani che formano il coro, lo avversa il popolo intero, lo avversa Tiresia e lo avversa la sua famiglia. Non sente ragione, persiste nell’empia ostinazione, fino a condurre i suoi alla rovina e infine di lui resta solo un’ombra’.”

    Johann Peter Eckermann, Gespräche mit Goethe in den letzten Jahren seines Lebens, Deutscher Klassiker Verlag, Berlin 2011. p. 505

  8. L’uso (l’abuso) del mito di Antigone in rapporto al caso della Sea Watch 3 è del tutto fuorviante, e sta diventando francamente stucchevole.
    1) Carola Rackete non ha agito illegalmente, dato il contesto del salvataggio ha rispettato le norme del diritto internazionale e le ha applicate; forse lo ha fatto anche con intenzioni politiche, ma ha contrapposto un ordinamento internazionale che l’Italia è tenuta a rispettare (art. 10 Cost.) alle richieste del governo italiano, basate su una legge nazionale. La sua scarcerazione dimostra in parte che la sua posizione è coerente con il diritto.
    2) Quindi la sua posizione è al massimo quella della disobbedienza civile: si disobbedisce a una legge in vigore, formalmente legittima, per affermare dei principi costituzionali e democratici che quella legge non rispetterebbe; in questo caso, poi, quei principi sono sostenuti dal diritto internazionale. La vicenda giudiziaria dovrà chiarire questi aspetti.
    3) Insistere sulla figura di Antigone significa insistere sul fatto che Carola Rackete è una donna: ricordiamo che Antigone è anche un ruolo femminile molto chiaro.
    4) Trasformare Carola Rackete in un’eroina, invece di sostenere lucidamente e con mente fredda una battaglia politica sul diritto dei migranti, significa perdere questa battaglia politica, perché tutto si riduce alla “moralizzazione” invece che alla politica: si continua a contrapporre “noi”, i giusti, il bene, i santi, a “loro”, i cattivi, il male, senza capire i problemi politici che stanno dietro il consenso a Salvini. Bisogna costruire un diverso modello di gestione dell’immigrazione e di integrazione, opposto a quello della destra, non fare le “battaglie di civiltà”.

  9. Le norme del diritto internazionale, a quel che ho capito e se ho letto informazioni attendibili, impongono al capitano di sbarcare i salvati nel primo porto sicuro. Nel caso dell’esodo dall’Africa il primo porto sicuro pare che sia Lampedusa. Allora tutti lì?
    La Carola è stata diversi gironi in mare, prima di attraccare. In quei giorni avrebbe potuto raggiungere molti altri porti sicuri. Perché non lo ha fatto? Le norme del diritto internazionale non glielo permettevano? Allora toccano tutti a noi? E i francesi a Ventimiglia li bloccano che non passa neanche una mosca? Non mi sembra equilibrato. Forse è il caso di rivedere le norme del diritto internazionale e il famoso trattato.
    Come si può pensare che uno stato che non è in grado di garantire il funzionamento minimo della sua capitale sia in grado di gestire un’immigrazione di queste proporzioni?

  10. 29 giugno alle ore 08:49
    Samizdat

    OPPOSTE RETORICHE BUONISTE E CATTIVISTE

    Capitana… Capitano…Ma dai! Leaderismi del cavolo!

    Al posto di una lotta politica vera contro le cause delle migrazioni si preferisce recitare una forma di scontro spettacolarizzato e simbolico sui social. E tifare.

    E, invece, che si dovrebbe fare? Ragionare. Costruire progetti politici d’intervento non emergenziali. Che mettano in primo piano i bisogni sia dei migranti che degli strati poveri o impoveriti dalla crisi nei paesi industrializzati.

    Tutto lo spazio della riflessione pubblica è saturato dalla propagandistica contrapposizione tra “buonisti e “cattivisti”, che se la menano attorno al problema emergenziale dell’accoglienza o del respingimento. E non accennano nemmeno più, appunto, alla questione non emergenziale ma complessiva e tremenda dell’emancipazione [e del] riscatto dai meccanismi stritolanti del mercato capitalistico.

    P.s.
    Aggiunta forse necessaria in questi tempi.
    Sto, comunque, dalla parte della Sea Watch. Gli umani stanno da quella parte. Dall’altra i disumani o gli antiumani o i postumani.

  11. “Sto, comunque, dalla parte della Sea Watch. Gli umani stanno da quella parte. Dall’altra i disumani o gli antiumani o i postumani.”
    Ed eccoti la Sea Watch spartiacque biblico, con la Carola invece di Charlton Heston nel ruolo di Mosè.
    Per uno che voleva innalzare il livello della discussione non c’è male.

  12. “Per uno che voleva innalzare il livello della discussione non c’è male.” (Grammann)

    Lei invece innalza solo il muro di un bilioso sovranismo (destrorso o sinistrorso, non so) . Qual è invece il suo spartiacque non biblico in attesa che vengano riviste “le norme del diritto internazionale e il famoso trattato” ?
    Eh, sì, la mia precisazione è proprio necessaria di questi tempi.

  13. Lei, signor Abate, ha un modo di incasellare la gente che purtroppo è molto diffuso in questo paese ed è all’origine di un sacco di guai. La stupirà, ma non sono sovranista, né di destra né di sinistra. Non disponendo del bastone di Mosè, non spartisco le acque. Esprimo qualche opinione su singoli fatti, in particolare quando “stucchevoli” (il termine, che condivido, è di Piras) peana mi fanno girare le scatole.
    Buona serata.

  14. Cara Elena Gramman (secondo intervento),
    non siamo noi a poter dire se poteva andare in altri porti; è difficile da capire, tanto più che il comandante di una nave non è un governo che si mette a trattare con altri governi per chiedergli di fare quello che non sono tenuti a fare. Se ho capito bene (ma ovviamente le nostre sono interpretazioni di non specialisti), il governo italiano invece era tenuto ad accogliere la nave. Se non era tenuto lo dimostrerà la magistratura.
    In ogni caso le sue osservazioni confermano quello che dico: bisogna prendere sul serio i problemi sollevati da Salvini, e dare una risposta politica. Il problema qui però non è direttamente il trattato di Dublino, che riguarda le procedure per l’esame delle richieste di protezione internazionale, ma il suo rapporto con i principi del diritto internazionale (Convenzione di Ginevra, principio del non respingimento) e con quelli del diritto del mare (porto sicuro e gestione delle SAR). Ci sono molte contraddizioni nel rapporto sistematico tra questi aspetti, ormai. Adesso, la più grave è che la Libia abbia ancora una zona SAR.
    Politicamente, una cosa importante da dire è questa: il sistema degli accordi per redistribuire i migranti in Europa era molto meglio di questa politica folle di Salvini. Questo si fa bello quando, dopo un braccio di ferro sulla pelle dei migranti, ottiene la redistribuzione di una decina di qua, una decina di là. Gli accordi prevedevano la redistribuzione di decine di migliaia di migranti. Anche se non sono stati applicati del tutto, i paesi più importanti (Francia, Germania) ne hanno preso alcune migliaia. Che è molto di più di alcune decine. I paesi che non hanno preso nessuno (sottolineo: nessuno) sono gli amici di Salvini, Ungheria, Slovacchia ecc. Perché? Perché Salvini non vuole “che l’Europa si prenda le sue responsabilità”, lui vuole solo i porti chiusi, come i suoi amici sovranisti dell’Est. E infatti lui e i suoi amici hanno votato contro la riforma del Trattato di Dublino. La sinistra deve proporre un’altra politica: il problema si risolve con gli altri Paesi europei, con quegli accordi, e non contro. E con corridoi umanitari, gestione dei flussi e definizione di quote di migranti economici da accogliere.
    Ma in questo clima di contrapposizioni retoriche questi sono ideali utopistici. E’ per questo che mi irrita tutta questa retorica di Antigone, della capitana, dell’eroe di turno.

  15. A Elena Grammann

    Non sarà sovranista, ma in che direzione vanno le sue precedenti domande?

    A tutti/e

    SEGNALAZIONE

    Ferrajoli: «Salvini fa un uso demagogico del diritto. Il suo è populismo penale»

    ttps://ilmanifesto.it/ferrajoli-salvini-fa-un-uso-demagogico-del-diritto-il-suo-e-populismo-penale/?utm_term=Autofeed&utm_medium=Social&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR2cpd7rEOufb3jnfQEnw2CftvNq6YB61hecg9JM0RgEOixYMIH3IEOaOjY#Echobox=1562303366

    Stralcio:

    “Ritiene che sia solo responsabilità di questo governo?
    Nient’affatto. Salvini non ha inventato nulla, ha solo proseguito le politiche contro gli immigrati e la costruzione dell’emergenza del precedente ministro Minniti e degli altri governi europei. Ci sono però gravissime differenze.
    Quali sono?

    Il carattere criminogeno delle leggi in tema di sicurezza. Il primo decreto sicurezza di Salvini ha soppresso di fatto il permesso di soggiorno per motivi umanitari ed espulso migliaia di richiedenti asilo e rifugiati dai centri di accoglienza. Una misura stupidamente persecutoria con la quale persone integrate sono state trasformate in persone illegali e virtualmente devianti. Senza dimenticare l’estensione dei presupposti della legittima difesa. La soppressione del requisito della proporzionalità tra difesa e offesa potrebbe portare all’aumento anche da noi del numero delle morti violente com’è accaduto negli Stati uniti.”

  16. Gentile Piras,
    la ringrazio infinitamente della sua esauriente e cortese risposta. Sulla politica di Salvini sono d’accordo con lei, anche se non ci tenevo a sbandierarlo perché non mi piacciono le dichiarazioni di “innocenza” politica.
    Mi era sembrato che gli accordi sulla redistribuzione si fossero dimostrati, nell’applicazione, abbastanza fallimentari, e mi pareva anche che il trattato di Dublino si fosse rivelato per noi particolarmente gravoso; ma concedo volentieri che le mie informazioni sono superficiali e in ogni caso non sarò io a riscrivere i trattati o le norme internazionali.
    Quello che volevo dire, ma forse non ho usato le necessarie cautele, è che non si può pensare che l’Italia, semplicemente a motivo della sua posizione geografica, supporti sostanzialmente da sola il peso di questa migrazione massiccia dall’Africa (e non solo). Come dice lei, è e deve essere un problema europeo. L’impressione tuttavia è che i grandi e i piccoli d’Europa, a parte mandarci le Carole di turno a far casino, se ne lavino volentieri le mani, della serie a ognuno le sue gatte da pelare. Voglio dire: non c’è la corsa a spartirseli – ogni politico, anche quelli della sinistra nordico-illuminata, dovendo fare i conti con un elettorato tendenzialmente esasperato (non dimentichiamo che siamo sette miliardi. Questo da solo, secondo Lévy-Strauss , dovrebbe garantirci l’imminenza della Terza Guerra Mondiale).
    E qui stoppo la logorrea e la ringrazio ancora una volta della gentile risposta.

  17. Ringrazio Elena Grammann e Mauro Piras per la discussione, documentata e non banale, sul problema politico e sociale. Per quel che può importare, condivido le posizioni sostanziali di Piras, non molto distanti, del resto, da quelle di Grammann. Il mio brevissimo intervento riguardava solo la lettura della tragedia di Sofocle, che non posso invece condividere, perché su quella tragedia e sui suoi infiniti riflessi sino ad oggi ho riflettuto molto, e molto avrei da opporre a Nibari. Le citazioni addotte da Alessandro Taverna, e specie quella goethiana (che di Goethe non è), significano davvero poco se decontestualizzate. Volevo solo dire che, per i sostenitori della Rakete, il mito si rivela a doppio taglio, perché nella versione di Sofocle Antigone è e resta una conservatrice ostinata, nemica alle leggi per lei ‘nuove’ della città, poco propensa all’amore sia per sua sorella sia per la figura politicamente più equilibrata della tragedia, Emone; non a caso a Brecht Antigone sembrava un personaggio piuttosto riprovevole, pronta a difendere gli interessi della propria famiglia quando ormai tutto era perduto, non prima. Antigone appartiene alla stessa famiglia di Creonte, e ne aveva condiviso le ragioni guerrafondaie (anche in Brecht). Ma su questo ho scritto e detto altrove, e sono cose note a chi ha letto la tragedia, anche al liceo; tant’è vero che nelle ultime rivisitazioni sulla scena, più che di una resistente, Antigone diviene controfigura di una terrorista. Quel che mi sconcerta è che di fronte ad un problema così grave e importante, le reminiscenze ‘classiche’ vengano usate ancora senza grande riflessione non solo sui giornali e social , ma su un blog letterario che reputo importante e significativo; e che l’invito almeno a discuterne non sia stato nemmeno accolto (vedi la prima reazione dell’autore del post, a cui devo perdonare il ‘cara signora’, dato che mi ero firmata). Sarà un retaggio della nostra cultura ancorata a una deleteria idealizzazione dell’antico, ed ancora poco propensa non solo alla storicizzazione, ma anche alla problematizzazione? Grave, se questa cultura si dichiara di ‘sinistra’, ossia attenta proprio alla storia e ai suoi movimenti. Ma è un altro discorso. Perciò, per il caso particolare, l’aggettivo usato da Mario Piras (‘stucchevole’) mi sembra più che appropriato, e non si riferisce solo a Giuseppe Nibali, al quale fa forse schermo la giovinezza. Ma Rakete/Antigone no, chiunque lo dica e lo abbia detto (anche cari amici), e né Rakete né Antigone meritano applausi e santificazioni. Questa è la mia opinione, a partire dalla tragedia di Sofocle. Grazie ancora a tutti.

  18. Erano, dette meglio e in modo molto più preciso, le informazioni che avevo io. Il che significa che saremo sommersi dai salvati.
    Bene, se così deve essere, così sia.

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