Playlist di Arvi Särkelä

 

Bodies, dei Sex Pistols, presenta un contenuto potenzialmente angosciante e potrebbe innescare, in alcune ascoltatrici e ascoltatori, memoria di esperienze traumatiche. A parte il grado impressionante di profanità per l’epoca, i versi contengono un immaginario molto grafico che riguarda la terminazione di un feto.

 

La canzone racconta la storia di una fan dei Pistols di Birmingham, di nome Pauline, istituzionalizzata in un manicomio. Secondo la leggenda, Pauline sarebbe stata violentata da uno degli infermieri dell’istituto, e avrebbe poi avuto un aborto. John Lydon scrive nella sua autobiografia che Pauline gli raccontò personalmente di diverse gravidanze e successivi aborti. Questi ultimi descritti nei minimi particolari.

Il pezzo è stato ampiamente recepito come anti-abortista e misogino. Quello che queste interpretazioni non notano, tuttavia, è come esso adoperi la relazione di Pauline con il suo feto abortito come metafora di una relazione più basilare, quella della società (corpo sociale) con Pauline (corpo personale). Ciò spiega il titolo, “Bodies”, corpi, al plurale: Abbiamo il corpo del feto, il corpo di Pauline e il corpo sociale. Nel testo, Lydon ribalta le visioni moraliste sull’aborto: è il corpo di Pauline che in primo luogo viene eliminato dalla società, da un corpo sociale che l’ha fatta prima impazzire e poi rinchiusa in una clinica psichiatrica. Il suo corpo viene privato del suo statuto di persona (“she was a no-one who killed her baby”): si può essere una persona, infatti, solo come parte del corpo sociale. Una volta espulso, il suo corpo può essere trattato come quello di un animale (“I’m not an animal”), le cui uniche opzioni sono l’addomesticamento psichiatrico o il vivere selvaggiamente nella follia, senza essere nemmeno in grado, verosimilmente, di preservarsi come corpo vivente. (Si ritornerà al carattere animale dei corpi personali che agiscono immoralmente nell’ultimo video, ma in chiave critica di contro al giogo del corpo sociale). Moralizzare sull’aborto è dunque presentato come parte integrante di un aborto ancora più basilare, quello di corpi personali che, resi pazzi e poi inutili, vengono eliminati dal corpo sociale.

 

Lydon ricordò in seguito: “Quella canzone fu odiata e disprezzata. Non è una canzona anti-aborto, o pro-aborto. È piuttosto: ‘Pensaci. Non essere insensibile nei confronti di un essere umano, ma non farti nemmeno limitare da un qualcosa come la morale’”.

 

Bodies dei Sex Pistols contribuisce allora in modo provocante ad una tradizione di musica popolare che riflette sul corpo personale come luogo di riproduzione del, ma anche di resistenza al corpo della società. La playlist che segue propone sei esempi di una tale tradizione.

 

 

Sex Pistols, Bodies (Never Mind the Bollocks – Here’s the Sex Pistols, 1977)

 

 

Massive Attack, Special Cases (100th Window, 2003)

 

 

PJ Harvey, Dress (live @ Slims, 12 agosto 1992)

 

 

Idles, Mother (Brutalism, 2017)

 

 

Childish Gambino, This Is America (2018)

 

 

Billie Eilish, Bad Guy (When We all Fall Asleep, where Do We Go?, 2019)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *