di Matteo Ferretti

 

[E’ uscito da poco per Casagrande Tutto brucia e annuncia, libro d’esordio di Matteo Ferretti (Correggio, 1979) che Fabio Pusterla, nella Nota al testo, definisce «un libro complesso e incandescente: uno dei migliori che mi sia capitato di incrociare negli ultimi anni». Ne presento sette poesie, intervallate dalle illustrazioni di Marino Neri che nel libro accompagnano i testi].

 

 

Dalla sezione L’odierna furia

 

L’apocalisse pure è una prospettiva,
l’emergenza continua e definitiva,
il meteorite a precipizio, il blackout totale,
il bye-bye delle testate a lungo raggio
che prima sciolgono la terra poi ne fanno polvere,
le catastrofi naturali o l’invasione
dei barbari, degli alieni,
gli attacchi simultanei dei kamikaze,
le strategie del terrore
su vasta scala per toglierci tutti di mezzo
o per chi ancora ci crede
il grande diluvio purificatore.

 

Poi chiedersi quanto presto si farà a morire
perché non c’è dubbio che saremo tra i primi;
se berremo il piscio nell’attesa,
dell’acqua tossica e melmosa,
ci taglieremo la lingua
con l’orlo di una scatoletta abbandonata;
che effetto farà contrattare per ore,
per giorni con la morte;
stare nel buio e nel rombo con i nostri incubi;
se ci ricorderemo che avevamo letto,
che avevamo amato;
se ci ricorderemo dei figli
e cercheremo di metterli in salvo;
se ci farà ribrezzo l’ultimo bacio
nell’alito della fine.
Se anche allora saremo bastardi e invidiosi,
se ce l’avremo ancora col vicino
che camperà qualche ora di più
o morirà in modo migliore.

 

Non è poi così difficile immaginarci in quelle ombre
più lunghe del normale, scavalcati dalla fine
mentre tentiamo un’ultima fuga.
Perché non avremmo più nulla alle spalle;
ogni filo sarebbe reciso
e vivremmo di schiena. Gli ordini, le schiere
tornerebbero chiari e il senso di tutto starebbe
in un giudizio di poche parole:
tu sei ancora in piedi;
tu hai fame, ma non troverai cibo;
tu sei il più debole della carovana.

 

Forse è proprio questa la ragione
dell’odierna furia:
un voler mettere ordine
senza il costo dell’attesa,
della parola che spiega,
dell’eterna nostra contraddizione.
E l’odio è troppo spesso un atto d’amore
dato a un ideale
che non ha bisogno dell’uomo.

 

*

 

Un modo di abbandonarsi alla corrente
senza fame e senza lotta; il nuoto sincronizzato
al nulla del rifiuto senza scopo
dove tutto invece è sopravvivenza
e risparmio della forza.

 

L’inerzia del polietilene sarà prima ostile,
fredda; col tempo poi diventerà cedevole.
Noi seguiremo quei resti ipnotizzati
e col muso picchietteremo, addenteremo
frenetici piccoli coriandoli.
Il vostro packaging
dentro le nostre cartilagini.

 

Intanto i colossali sacerdoti
degli abissi cercheranno le fughe delle condutture;
ovunque le perdite,
gli scarichi abusivi, gli aloni
chimici e maculati sopra i naufragi
delle grandi petroliere; tutto per trarne
le loro maestose visioni.

 

Oh Antropocene
come vieni a noi
gentile e inesorabile.

 

 

*

Dalla sezione Le piccole ragioni

 

Non stringiamoci troppo alla fiamma,
sembrerà che abbiamo paura
o peggio che vogliamo pregare,
ma noi solamente vogliamo
vegliare e controllare il respiro dei bambini
e guardarli crescere
nel tempo di una candela.
E poi lucidare in pace nella notte
qualcosa di antico e nascosto.
Quanti racconti avrebbe la fiamma,
di ferite scrutate nel buio e di lettere
presto distrutte, di grotte abitate dai lupi
e scale di pietra che scendono sul fondo.
Ma noi non vogliamo portare il fuoco
in tanta oscurità;
basta quel poco di luce per sapere
di essere ancora umani
e vedere, una per volta, le piccole ragioni
di arrivare fino a domani.

 

*

 

Noi siamo uno dei due
che si salutano nel bosco:
quello che ha ritrovato il sentiero.
Quello che nel passaggio in cresta
ha afferrato un appiglio e ha guardato
l’altro nella neve
sprofondare.
Quello che non era al campo quando è stato saccheggiato,
nella grotta quando è crollata; che ha fiutato la tigre
prima dell’inevitabile.
Quello che ha ammirato l’acciaio
dei cavalieri al galoppo, ma non li ha seguiti
perché sapeva che domani
li avrebbe trovati riversi.

 

Noi siamo la somma di tutte le astuzie, le vittorie, i casi fortunati
e anche il più disperato, il reietto, l’ignobile
o chi solo ha un istante di respiro
potrà dire che infinita è la schiera
di chi per lui ha vissuto e che non si è spenta fiamma
senza che, più forte del tempo,
a lui venisse un’inconsapevole preghiera.

 

*

 

Dalla sezione Entanglement

 

Tutto il bene e tutto il male
che ci siamo fatti,
con atti di pura volontà, senza muoverci dal posto.
Scorrendo semplicemente l’uno verso l’altro
come nell’ora di nuoto, con la testa sott’acqua
e una paura leggera del prossimo respiro.
Mentre la mente è vuota
e passano sul fondo le linee blu di posizione.
Così come vuoi chiamarle le nostre vicende?
Mentre sediamo sui bordi, a riposo,
e fissiamo le gambe ancora immerse
tutto ondeggia ancora nella pulsazione,
oltre i vetri, le case formate di cloro
e vapore. Vengono domande profondissime
e guarderemmo volentieri il cielo.
Improvvisamente così vicini
quando ne siamo stati capaci:
veri amici, compagni, amanti, figli, genitori biologici,
genitori affettivi, senza scandalo, per dono.
Perfetti sconosciuti.
Poi nel nostro sistema relativo
ritorniamo distanti, nel silenzio.
Guarda, diremo, indicando più in alto
le onde gravitazionali.
E tutto si piegherà ancora una volta
alla bellezza.

 

 

*

 

Le banchine scorrono lievi
sotto i passi dei ragazzi innamorati.
Doppi, mai soli. Esseri maestosi
emersi come cervi
nella selva di pali della stazione.
Non è l’acqua la loro
delle fontane, non è la luce
delle sale d’attesa, non è l’odore
delle sigarette.
Vengono abbracciati nelle felpe
dalle foreste più intatte.
E quando il treno
come il cacciatore
divide le prede,
i biglietti nelle tasche
dicono sempre l’ora e il giorno
in cui saranno di nuovo insieme.

 

*

 

Quando esce il sole improvvisamente
nulla più è adeguato. Certi vestiti
come certi pensieri si allargano
nel vento, nell’affacciarsi di una luce,
bianchi e smessi, delicati
come buste di plastica, sospesi.
E ti senti così vecchio se eri giovane
e cercavi la tua solitudine.
E ti senti così giovane se eri vecchio
e ti ricordi all’improvviso
che l’amore è tutto contenuto nel sole;
in questa docile sua furia
di farci vivere ancora
e ancora.

 

[Immagine: Illustrazione di Marino Neri (particolare)].

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