di Fabrizio Sinisi

 

[È da poco stato pubblicato in volume Guerra santa (Schena Editrice)l’ultimo dramma in versi di Fabrizio Sinisi, vincitore a dicembre 2018 del Premio Testori per la Letteratura 2018. Il testo è stato messo in scena nel marzo scorso al Centro Teatrale Bresciano – di cui Sinisi è drammaturgo residente –, con la regia di Gabriele Russo e interpretazione di Andrea Di Casa e Federica Rosellini. A partire da gennaio ’20 sarà in tournée in Italia. Nel frattempo, Guerra santa è stato anche tradotto e prodotto all’estero: ha già debuttato nella versione francese a cura di Frèdérique Loilee a maggio 2019 e in quella tedesca, a Vienna. Qui di seguito pubblichiamo un estratto].

 

1.

 

LEILA

mi stai ascoltando Padre

ascoltami

 

sette anni

sette anni fa ero qui

quando uno torna

vede solo le differenze

tutto sembra diverso

e questo ci fa rabbia

sembra un tradimento

che le cose cambino

non lo sopportiamo

ma è così che va le cose ci resistono

i nostri luoghi ci trattano

con ironia con condiscendenza

i nostri luoghi ci danno l’illusione

di farsi possedere

ce lo fanno credere di essere nostri

fanno promesse

e poi non le mantengono

ci tengono buoni

i luoghi sono più forti di noi

e ci sono infedeli

ma fanno bene

i luoghi sono destinati a durare

ci sopravvivono

i luoghi si nutrono del nostro sangue

e siamo noi a nutrirli

crediamo di prendere

e invece stiamo dando

noi siamo così brevi

passiamo per un attimo

e poi bruciamo via

e loro invece durano

mutano e vivono

fanno da specchio ad altri

per loro noi siamo molto poco

un bacio dato in stazione una carezza

uno sconosciuto che ci crolla

addosso a una frenata in autobus

 

i nostri luoghi li chiamiamo nostri

ma non sono nostri

non ci sono fedeli

e fanno bene

devono sopravvivere

noi no

chi deve sopravvivere

ha sempre ogni diritto

chi lotta per la vita

ha sempre ragione

a chi lotta per sopravvivere

bisogna perdonare tutto

e a questi luoghi che credevo miei

io perdono tutto

 

il piazzale dove ora c’è un parcheggio

era una grande arena piana di ghiaia

e c’erano le porte da calcio

disegnate nei muri

con la vernice rossa

fu un’idea di Daniele

la vernice rossa

e tu fosti contento dicesti

come nel Libro dell’Esodo

mettiamo un segno rosso sugli stipiti

così l’angelo non si fermerà

passerà oltre questa casa e se ne andrà

tu ridesti

lui no

Daniele non rise

Daniele non dormì per due o tre notti

continuava a immaginare l’angelo

chissà che forma aveva mi chiedeva

che voce ha

l’angelo dello sterminio

fermo alla nostra porta

rileggeva la storia

come un ossesso

gli ebrei e gli egiziani e l’angelo

che quella notte uccise tutti

i loro primogeniti

non gli sembrava giusto

che alcuni dovessero morire

e altri no

solo perché certi conoscevano il segnale

la parola d’ordine

e altri no

né gli sembrava giusto

che i piccoli pagassero

le colpe degli adulti

che i figli pagassero

le colpe dei padri

che i figli morissero

per le colpe dei padri

al posto dei loro padri

non gli sembrava giusto

i padri avevano sbagliato e i padri

dovevano morire

i padri non i figli

per questo non dormiva

da bambini è così

capita di non dormire

per motivi stupidi

e Daniele poi era così

era fatto così

un bambino eccessivo

non dormiva per giorni

un bambino lo sai non capisce la contraddizione

un bambino dice

NON DEVE ESSERE COSÍ

un bambino dice NON È GIUSTO

e se il NON DEVE ESSERE COSÍ

invece poi è così

se il NON È GIUSTO accade lo stesso

è intollerabile

è insopportabile

il mondo si spacca in due

qualcosa nell’universo si spezza

per sempre

NON È GIUSTO

ma accade

NON È GIUSTO

ma c’è esiste accade

si può non dormire per questo

Daniele non ci dormiva

da bambini succede

poi si smette

si cresce

si ritorna a dormire normalmente

la rabbia non ci tiene più svegli

l’ingiustizia non ci disturba più il sonno

tutto si tranquillizza

ma non si dorme più

come si dormiva prima

qualcosa cambia per sempre

almeno per Daniele era così

lui non ha più dormito come prima

io lo so io

ero con lui

sono stata con lui tutto il tempo

col tempo poi non ci si pensa più

 

 

2.

 

 

 

PADRE

la libertà se esiste

non serve a niente

è solo un modo per distrarci per

far finta che le colpe altrui

non siano anche le nostre

e invece lo sono

lo sono

forse hai ragione Leila

forse le vostre colpe

ricadono ora tutte su di me

la vostra noia

che vi cresceva negli occhi

la collera e l’angoscia

era colpa mia

le vostre colpe Leila

ricadono ora tutte su di me

tu vieni qui stasera

mi porti la tua accusa

la tua confessione

perché questo lo sai Leila

ogni confessione

è sempre anche un’accusa

e viceversa ogni accusa

è anche una confessione

ogni parola detta a un altro

parla anche di noi

 

quella notte vi vidi

quella notte che gridai il tuo nome

e tu non rispondesti quella sera

tu e Daniele eravate sotto il faggio

e c’era quell’odore

e la corda bagnata di benzina

la corda che portava

fin dentro il dormitorio

 

io grido il tuo nome Leila

e tu non mi rispondi

scappi via

Daniele invece no

rimane lì

inchiodato sul posto come un cervo

folgorato dai fari di una macchina

mi fissa con una rabbia

indicibile

ha fra le mani un accendino

e senza smettere di guardarmi

dà fuoco alla corda

 

la lingua di fiamma

risale lentissima

la corda poi sempre più veloce

verso il corridoio

io rimango fermo

e solo quando il dormitorio

comincia a bruciare

e dall’interno esplodono

altissime terribili

le urla dei bambini

io mi strappo via dai suoi occhi

corro dentro

e tutto brucia

le tende gli infissi le

pareti le finestre ogni cosa

brucia

 

ho evacuato il dormitorio

li ho fatti uscire tutti o almeno

così credevo

ma due per la paura

si erano nascosti nell’ultimo bagno

e io non li vidi

e morirono lì

soffocati dal fumo

quando li recuperammo

erano neri e pieni di crepe

come un terreno lavico

gli occhi vuoti e cavi

ma se quella notte io

non vi avessi seguiti

fin dentro il cortile

sarebbero morti tutti

 

 

 

 

 

 

 

3.

 

LEILA

è commovente la tua ingenuità

e quanta colpa c’è nel tuo candore

“io non sapevo” dici “io

non potevo capire

io non potevo fare niente”

ma lo sai anche tu

il non sapere il non capire

è sempre colpa nostra

Dio ci ha dato sensi buoni

per distinguere il bene dal male il vero dal falso

e noi non possiamo sempre rifugiarci

nel non sapere nel non capire

questa è solo una scusa

non solo la legge degli uomini

anche la legge di Dio

non ammette ignoranza

la legge delle cose

lo scheletro del mondo la struttura

la struttura del mondo è inconoscibile

la struttura del mondo è misteriosa eppure

non ammette ignoranza

quand’ero a Raqqa ho visto

tagliare le mani ai ladri

con una mannaia arrugginita

e gli empi buttati giù

dall’alto delle torri

e sì Padre io

ero indifferente

vedevo tutto questo e non tremavo

perché era giusto così

questa è la verità

ogni cosa ricade su di noi

ogni atto ha il suo prezzo e il suo

contrappeso

la legge non ammette ignoranza

questa è la verità e noi

non la rinnegheremo

solo perché siamo troppo deboli

l’Inevitabile dice

la sura sessantanove

cos’è l’Inevitabile?

chi mai ti dirà

cos’è l’Inevitabile?

ecco cos’è Padre

l’Inevitabile

la natura è inevitabile

la natura del mondo

è inevitabile

la vita è inevitabile

il sangue è inevitabile e la morte

è inevitabile

Dio è inevitabile Dio

non è un oggetto di fede una scelta Dio

è l’Inevitabile

ogni nostro atto

ogni nostra colpa

ricade su di noi

 

 

 

 

4.

 

LEILA

ad Aleppo in un mese

abbiamo cambiato casa sette volte

dormivamo dove capitava

senz’acqua senza cibo senza luce

Aleppo Ovest e Aleppo Est sono separate da una  strada

il vicolo dei cecchini la chiamano

perché ci sono i soldati siriani giorno e notte

affacciati giorno

e notte alle finestre

sparano a qualunque cosa si muova

abbiamo visto

una bambina di nove anni

colpita da un cecchino

paralizzata alla spina dorsale

ne abbiamo visto un’altra con la gamba

ridotta a uno spuntone

mozzata da una granata

abbiamo visto

i soldati entrare in un ospedale

che sembrava una macelleria

prendere un uomo ferito e giustiziarlo

e poi legarlo per i piedi a una macchina

e portarlo in giro per strappargli via la pelle

abbiamo visto i soldati giocare a calcio

con la testa mozzata di una donna

abbiamo visto file di bambini morti

ammazzati dal gas

con gli occhi sbarrati

e il puzzo di merda

perché il sarin prima d’ammazzare

rilascia gli intestini

tutto questo noi l’abbiamo

visto

 

e tu ora dici che niente

è perduto e tutto

può ricominciare

come se niente fosse

come se fosse facile

diamoci la mano perdoniamoci

abbiamo sbagliato un po’ tutti

è andata così

facciamo pari e patta e ritorniamo

a volerci bene

riprendiamo a vivere

mi proponi una vita serena

una vita tranquilla

quella che avrei avuto

se fossi rimasta

se non fossi scappata

la vita che tu volevi darmi

l’università il sabato sera il weekend

il lavoro le vacanze un buon marito

uno due figli la pensione

il copione recitato per intero

lo schema insopportabile no

 

io rompo quest’offerta

io non l’ho mai voluta

questo è stato il tuo errore

che cosa offrivi tu

una vita tranquilla

io non la volevo

possibile che tu dopo tanti anni

continui ancora a offrire questo

a offrire questo niente

una vita tranquilla

ma io voglio di più

la promessa era un’altra

il desiderio un altro

quello che volevamo

quello che ancora

vogliamo

con tutta l’anima

è di più

più di questa terra

più di una vittoria

più della soddisfazione

o di una contentezza

più di tutto questo

qualcosa di smisurato

qualcosa che i pensieri

non possono afferrare

qualcosa per cui vivere e morire

 

la grazia tu dicevi

questa la tua promessa

una grazia assoluta

una luce così forte

che potesse distruggerci

e farci rinascere

illuminarci tutti fino all’intimo

 

ma questo tu non potevi darcelo

o forse non sapevi

ma dovevi dirlo

dovevi essere onesto

invece ci hai ingannati

 

 

 

 

 

 

5.

 

PRETE

la verità irrompe su di noi

come una tempesta

ma la verità è ben altra

cosa dall’amore

la verità e l’amore

sono due cose diverse

l’amore ci libera e ci eleva

la verità no

la verità non ci rende giusti

la verità non ci rende sublimi

non ci rende angeli no la verità

ci rende infimi

e cattivi

ci rende miserabili

la verità ci rende terribili

 

quanto sarebbe meglio

se Dio fosse come noi

simile in tutto a noi

equo amante della luce

attratto dal rigore della ragione

invece no Dio

è ingiusto Dio

è assurdo Dio

non è buono Dio

e Dio non è cattivo

Dio è pazzo

 

Dio mi ha perdonato

ma non ha perdonato voi

la mia colpa era vostra

e ora la vostra colpa è mia

le colpe dei figli

ricadono sui padri

 

[Immagine: Guerra santa, foto di Umberto Favetto].

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *