di Arvi Särkelä

 

L'amore ai tempi del neoliberalismo, rubrica a cura di Federica Gregoratto

[Questo articolo è uscito originariamente il 20 dicembre 2019 presso la rivista finlandese NyTid, che ringraziamo per la concessione a ripubblicarlo. La traduzione italiana è stata fatta a partire dal testo che l’autore stesso ha tradotto dallo svedese al tedesco, con qualche variazione sull’originale.]

 

“Non sono una lavoratrice del sesso. Sono un’artista del sesso”, così twittava Salomé Balthus dal suo monolocale di Neukölln, Berlino, un giorno dell’agosto 2018.

 

Salomé Balthus si definisce anche filosofa. Nella sua libreria si trova infatti una tesi di laurea magistrale su Friedrich Nietzsche, conseguita al Dipartimento di Filosofia della Humboldt-Universität, vicino alla Nietzsche Gesamtausgabe, letta e riletta.

 

Ripensare il lavoro sessuale come arte sessuale non è tuttavia, nel caso della Balthus, mera politica del concetto. Si tratta piuttosto di creare condizioni lavorative che siano libere come le stesse belle arti. La parola tedesca per lavoro, Arbeit, proviene dall’alto-tedesco medio arabeit, significava fatica, sofferenza, pena. Ad un lavoro che si definisce arte si accompagnano però anche soddisfazione, piacere, autodeterminazione.

 

Etère moderne

 

Due anni fa Salomé Balthus fondava Hetaera, a volte chiamata anche agenzia di escort. Hetaera si descrive come “un club esclusivo di giovani donne emancipate che, liberamente e autonomamente, si godono l’esistenza come moderne cortigiane. Un’idea rivoluzionaria.” É una comunità di donne lavoratrici sessuali, e che si impegnano a determinare per conto loro, tutte insieme, in una società capitalista, le condizioni della loro sessualità.

 

Nessun terzo approfitta dei servizi offerti dalle socie di Hetaera. La parcella va direttamente alla moderna cortigiana che ha elargito il servizio. Il principio è che ogni donna che ha capito di appartenere solo a se stessa può esercitare la sua arte sessuale in cambio di denaro a condizione che sia lei la sola a guadagnarci. Hetaera è dunque il contrario di un’agenzia. È una comunità autonoma.

 

Le socie di Hetaera non si concepiscono come passivi oggetti del desiderio. Aspirano invece a impartire un’educazione estetica: “Allontaniamo la noia, vi portiamo a guardare il mondo con altri occhi. Quello che facciamo, lo facciamo per profonda convinzione. Vogliamo destare, innalzare, coltivare la passione. Vogliamo rendere la vostra vita più bella. Vogliamo cambiare il mondo. Siamo artiste dell’erotismo.”

 

Le etère, ἑταῖραι, costituivano nell’antica Grecia una classe speciale di donne lavoratrici sessuali, spesso erano schiave che si erano acquistate la libertà. Non erano vincolate direttamente dalle regole che solitamente governavano i generi, potevano interagire con gli uomini in maniera relativamente libera e pretendevano da questi apprezzamento estetico per la loro arte amatoria. Le socie di Hetaera si intendono come “etère moderne, discendenti delle cortigiane in una società democratica.”

 

Hetaera può considerarsi un caso esemplare di ciò che Daniel Loick chiama politica delle forme di vita, cioè una riorganizzazione della vita in comune se non al di là, almeno alla periferia delle strutture giuridificate dello Stato e del Capitale. Hetaera è infatti un progetto che mostra in modo esemplare una soluzione femminista e socialista a problemi legati alla prostituzione; così facendo, evita gli svantaggi del divieto all’acquisto di prestazioni sessuali, imposto a partire dal monopolio statale della violenza, che sfocia in un’ulteriore stigmatizzazione delle lavoratrici sessuali.

 

Invece di divieti e punizioni, questa particolare politica delle forme di vita cerca di migliorare concretamente le condizioni lavorative tramite organizzazione e cooperazione solidale, di dare un senso al lavoro attraverso rivendicazioni estetiche, di abbellire il quotidiano attraverso l’educazione.

 

Una persona esemplare

 

Nell’anno successivo al tweet, Balthus è diventata due volte oggetto di pubblica attenzione, particolarmente nella Repubblica Elvetica. La prima in modo farsesco, la seconda tragico.

 

Nel novembre 2018 prende parte a un dibattito sul divieto di acquisto di prestazioni sessuali nella trasmissione Sternstunde Philosophie. All’inizio vediamo una Balthus nervosa, tremante; spiega che questa è la sua prima apparizione in televisione, a cui lei però non partecipa alle stesse condizioni degli altri invitati – tutti accademici di professione. Per lei, ne va del suo diritto di esistenza.

 

In seguito, li domina tutti, intellettualmente, per 60 minuti. Li mette al tappeto, uno dopo l’altro.

 

Non passa molto tempo che viene invitata come ospite in quello che è forse il talkshow più importante del paese, moderato dal brusco giornalista Roger Schawinski.

 

Questi avvia il programma con domande sull’infanzia di Balthus. Sullo sfondo vediamo un’immagine sorridente del padre (un famoso musicista della DDR). Segue poi un video in cui Alice Schwarzer, femminista notoriamente contraria al lavoro sessuale, afferma che quasi tutte le prostitute hanno subito abusi sessuali da bambine. Torniamo in studio. Schawinski domanda a Balthus se da piccola fosse stata molestata. Balthus è evidentemente scioccata dalla domanda. Ma Schawinski insiste. Balthus si ricompone e continua disinvolta la trasmissione.

 

Qualche giorno dopo dedica la sua rubrica su Die Welt alla vicenda. Scrive il pezzo prima che la trasmissione vada in onda. A quanto pare, avrebbe introdotto una citazione indiretta di Schawinski come citazione diretta. Schawinski telefona a Die Welt. La mattina dopo, Balthus viene licenziata come opinionista.

 

Esemplare dello spessore morale di Balthus è diventa nel frattempo la sua reazione al licenziamento di Schawinski da SRF, avvenuta nel 2019 e almeno in parte scollegata da quanto riportato sopra. Non dimostra nessuna Schadenfreude. In cambio, dice: “Il licenziamento mi sembra vigliacco e meschino, mi piacciono i colori variopinti, le voci fuori dal coro – e lui era una di queste!”

 

Una politica delle forme di vita ha bisogni di eroi democratici

 

La democrazia non è una questione puramente istituzionale, la democrazia non è un aggeggio che “funziona” oppure no. La democrazia è un processo aperto, imprevedibile, vulnerabile, portato avanti da individui – esseri umani che si mettono in gioco per radunare comunità che possano contribuire alla ridefinizione del sociale. La democrazia si nutre di comunità anti-autoritarie, che sfidano le istituzioni. Le iniziative per dare il via a e la creazione di fatto di queste associazioni dipendono da individui che nella comunità sono capaci di superare se stessi e gli altri – eroi democratici.

 

In un tempo in cui la democrazia soffre per l’impoverimento di comunità anti-autoritarie e in cui la resistenza politica degenera a condanna morale, è opportuno riabilitare l’idea di un eroismo democratico. Non ci possiamo infatti certo permettere di consegnare alle Führerfiguren [tedesco in originale] di destra, quelle che cercano di mobilizzare le masse, il monopolio del concetto di eroismo.

 

Il filosofo Dieter Thomä afferma nel suo libro fresco di stampa Warum Demokratien Helden brauchen (Perché le democrazie hanno bisogno di eroi) che tre sono i tratti distintivi degli eroi: si mettono in pericolo, si impegnano per una “grande cosa comune”, e vanno oltre se stessi e gli altri. In più, l’eroe democratico deve essere riconosciuto come eroe da altri, nella misura in cui anche noi – e proprio grazie alla sua esemplarità – andiamo oltre noi stessi.

 

Balthus soddisfa i tre criteri: Come lavoratrice sessuale che si avventura nella sfera pubblica di una società puttanofobica corre il rischio della stigmatizzazione e della violenza. La sua causa coincide con l’autodeterminazione delle condizioni della propria sessualità, nonché la possibilità del lavoro come arte al di là del dominio diretto dello Stato e del Capitale. Infine, il modo di mettere pubblicamente allo scoperto la sua vulnerabilità e di superare i suoi limiti dischiude una capacità di elevarsi al di sopra degli altri, e di se stessa.

 

Salomé Balthus ha assemblato una monade di sfida alla periferia della nostra forma di vita, da cui irraggia forza morale. Siamo maturi abbastanza da imparare dal suo esempio e andare oltre noi stessi?

 

Traduzione di Federica Gregoratto

 

 

[Immagine: Salomé Balthus, © Uwe Hauth Photography, Berlin].

 

 

L'amore ai tempi del neoliberalismo, rubrica a cura di Federica Gregoratto

Altri articoli della rubrica:

1. Tinder is the night, di Matteo Santarelli, 26 novembre 2019

2 thoughts on “Politica delle forme di vita ed etère eroiche

  1. “Libri e prostitute si possono portare a letto.”

    Walter Benjamin, Strada a senso unico [1926] in Opere complete II, Einaudi, Torino 2001 p. 430

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *