[Pubblichiamo alcune poesie di Myra Jara tratte da La distruzione è bianca (Edizioni Ensemble), a cura di Carlo Bordini. I testi sono preceduti da una nota inedita di Andrea Cortellessa].

Cosa è rotto?

 

di Andrea Cortellessa

 

«Sono così fragile che non sembro reale». Le poesie perturbanti di Myra Jara Toledo – raccolte nel suo paese, il Perù, nel 2015: quando aveva ventisette anni, e le veniva scrivendo già da un pezzo – fanno pensare a una reincarnazione, quasi, di quell’Alejandra Pizarnik che scrivendo a Cristina Campo, suo contrario simmetrico da lei mutuamente attratto, sintetizzava così nel 1970 (a trentaquattro anni, due prima del suicidio) la sua ispirazione: «UMORISMO | PORNOGRAFIA | POESIA» (cito dalla bella edizione recente de L’altra voce. Lettere 1955-1972, a cura di Andrea Franzoni e Fabio Orecchini, Giometti & Antonello 2019, p. 176). Dove del recipe di Alejandra – alla quale Myra non ha mai fatto mistero di guardare come a una progenitrice diretta – parrebbe mancare solo il primo ingrediente (ma in effetti, a rileggere i suoi testi con questa idea, prendono una luce tutta diversa).

 

La sua epifania nella mia città al fianco di Carlo Bordini – col quale, di lui minore di esattamente mezzo secolo, di lì a poco si unirà in scandalose nozze – è stata perturbante non meno per sensualità che per talento. Entrambi evidenti in misura oltraggiosa. Era qualcosa di realmente diverso, Myra. Veniva da accettare, allora, anche la provocazione pornografica – che fa capolino negli episodi più pour épater del libro d’esordio, significativamente esclusi però da questa selezione –: perché si capiva che quel versante acremente confessional non era che il bordo esposto di una piega che lacerava da parte a parte la sua scrittura. E che introduceva con sottigliezza ironica (già!) al suo versante più segreto, e più vero: quello sospeso in un’aerina levità allucinatoria, di una danza stellare, anamorfica, screziata di incantesimo indio. Dice giustamente Bordini nella sua prefazione che «il suo linguaggio è tra la cronaca e il sogno»: l’un elemento è il carburante libidico e immaginale dell’altro. È davvero un’altra voce, insomma, quella che incrina La distruzione è bianca (perfetta allora l’immagine di copertina dell’edizione italiana, che pare l’incrinatura minacciosa nello Shibboleth della colombiana Doris Salcedo): una rottura che convoca l’ombra che ti cammina accanto di eliotiana memoria.

 

Ma quell’ombra – al pari del fondo di Salcedo o di Cy Twombly, altro marziano a suo tempo inopinatamente sbarcato a Roma – è bianca: come la «distruzione Beatrice» di Mallarmé. Come i mostri marini, incarnazioni del subconscio, nel grande romanticismo (e post-) di Coleridge, Poe e Melville. L’immane silenzio subacqueo, le sue volitanti chimere spettrali, sono senz’altro una matrice importante del surrealismo storico: ed è questo l’alveo in cui s’inserisce, tramite il survoltaggio europeo della pellegrina Pizarnik, la poesia di Myra. Se in Sud America (terra visitata, e fecondata, da Breton in esilio) il surrealismo si è potuto acclimatare nella formazione di compromesso del “realismo magico”, da noi invece ha sempre avuto, com’è noto, vita difficile. Solo in certa lirica assai intellettualizzata – fra Andrea Zanzotto, Antonio Porta, Corrado Costa, e Amelia Rosselli soprattutto (altro phare di Myra, et pour cause) – si è potuta almeno in parte riconoscere la potenza che splendeva, al centro dell’Europa, nel pozzo di luce nera di Paul Celan. Ma Myra, malgrado abbia letto tutti i libri, è aliena dall’intellettualismo di questi precedenti. C’è in lei lo stesso «materialismo all’interno del sogno» che Pizarnik, citando Bataille, confessava all’amica Ivonne Bordelois nel ’63 (L’altra voce, cit., p. 52): anche nel suo caso «le parole sono cose e le cose sono parole».

 

Equazione questa, si sa, dalla fearful symmetry. Ora che, chissà se in via definitiva, ha preso il volo da «Roma, città ignorante e sessuale», a Myra si può solo augurare che valga per lei, davvero, l’impresa che Alejandra – nel suo caso invano, purtroppo – rubò a Gaspara Stampa: «Vivere ardendo e non sentire il male».

 

*

 

Myra Jara

La distruzione è bianca

 

Soy la persona más frágil que he conocido. Soy tan frágil que no parezco real. No puedo creer que sea así. Soy frágil. Me gusta nadar sola. Me gustan las estrellas.

 

Sono la persona più fragile che ho conosciuto. Sono così fragile che non sembro reale. Non posso credere di essere così. Sono fragile. Mi piace nuotare sola. Mi piacciono le stelle.

 

*

 

me interesan las imágenes que a mí llegan y de mí parten

y todo lo que gira en torno a mí

tiene la luz de mis ojos

todo lo que me conmueve

tiene impregnada la luz de mí,

el movimiento es blanco

la destrucción es blanca

 

 

mi interessano le immagini che mi arrivano e partono da me

e tutto quello che gira intorno a me

ha la luce dei miei occhi

tutto ciò che mi commuove

ha impregnata la luce di me,

il movimento è bianco

la distruzione è bianca

 

*

 

Los cuerpos desnudos se mueven como astros. esos astros me gustan pero no me importan. me importan mis manos delgadas y mi vestido purificado. me importa sobre todo mi rostro. me importa mi rostro. los astros que giran íntimamente dentro de mi rostro. me comporto como un mar para que las cosas se degraden íntimamente. las pequeñas estrellas nadan en mí sin sentido.

 

 

I corpi nudi si muovono come astri. questi astri mi piacciono ma non hanno importanza per me. mi importano le mie mani magre e il mio vestito purificato. mi importa soprattutto il mio viso. mi importa il mio viso. gli astri che girano intimamente dentro il mio viso. mi comporto come un mare perché le cose si degradino intimamente. le piccole stelle nuotano in me senza senso.

 

*

 

¿Qué está roto? ¿Qué está roto? Una mujer camina por una calle convulsa. ¿Qué está roto? Se rompieron sus ojos, sus mejillas, porque tuvo que hablar demasiado poco a una persona delgada.
¿Qué está roto? Está roto el horizonte de la mujer que mira. El horizonte tiene puesta una media de seda que cuelga tristemente de sus piernas. El horizonte no tiene fuerza en los músculos. Cae su ropa, cae su belleza.

 

 

Cosa è rotto? Cosa è rotto? Una donna cammina per una strada convulsa. Cosa è rotto? Si sono rotti i suoi occhi, le sue guance, perché ha dovuto parlare troppo poco a una persona magra.
Cosa è rotto? È rotto l’orizzonte della donna che guarda. L’orizzonte sta indossando una calza di seta che pende tristemente dalle sue gambe. L’orizzonte non ha forza nei muscoli. Cadono i suoi vestiti, cade la sua bellezza.

 

*

 

Roma, que odio y amo. Mi cama, que odio y amo y salvo. Tengo que salvar mi sueño, protegerlo de la banalidad. Tengo que lanzarme por la ventana y volar sobre Roma, detenerme en los techos de sus iglesias, ser una escultura pálida y sufriente e intocable. Soy maravillosa porque tengo un larguísimo sueño y paso la vida durmiendo. Te amo, Roma, ciudad ignorante y sexual. Roma devora todo dentro de un profundo pozo de maldad, que es bellísimo, necesario.

 

 

Roma, che odio e amo. Il mio letto, che odio e amo e salvo. Devo salvare il mio sogno, proteggerlo dalla banalità. Devo lanciarmi dalla finestra e volare sopra Roma, fermarmi sui tetti delle chiese, essere una scultura pallida e sofferente e intoccabile. Sono meravigliosa perché ho un sogno lunghissimo e passo la vita dormendo. Ti amo, Roma, città ignorante e sessuale. Roma divora tutto dentro un profondo pozzo di cattiveria, che è bellissimo, necessario.

 

*

 

Infancia, erotismo, arte, placer. No quiero perder nada. Tengo que hablar con un dios indiferente, parapléjico. Tengo que hablar con alguien, pero tiene que ser un dios. Es un tema muy simple. Ni él es malo, ni yo lo soy, una conversación sin escándalos

 

Infanzia, erotismo, arte, piacere. Non voglio perdere nulla. Devo parlare con un dio indifferente, paraplegico. Devo parlare con qualcuno, ma dev’essere un dio. È un tema molto semplice. Non è cattivo, né lo sono io, una conversazione senza scandali

 

 

[Immagine: Doris Salcedo, Shibboleth, 2007-08, Tate Modern © Doris Salcedo. Foto di Henning Thomsen].

 

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