di Matteo Santarelli

 

Un paio di giorni di fa, in un sabato di quarantena qualunque, la scrittrice Michela Murgia nel corso del programma in videochat Buon vicinato ha condiviso con la collega e conduttrice Chiara Valerio le seguenti considerazioni su Franco Battiato:

 

“Franco Battiato è considerato un autore intellettuale. E invece, tu ti vai a fare le analisi dei suoi testi e sono delle min… assolute, citazioni su citazioni e nessun significato reale. Togli due testi, forse, e il resto…. “

 

Parole che hanno scatenato il finimondo. I social networks sono stati invasi da inviti spesso non eleganti a farsi gli affari propri, a darsi ad altro rispetto alla musica, a tacere, a non intaccare la sacralità del maestro con chiacchiere e opinioni di bassa lega. Qualcuno ha tirato fuori persino il fatto che intorno al 2007 Michela Murgia ha sostenuto Mario Adinolfi, oggi integralista cattolico in difesa della famiglia naturale, nella sua poco fortunata corsa alla segreteria del PD. In un post che ha totalizzato 36.000 likes e quasi 5.000 condivisioni, il giornalista Andrea Scanzi ha riassunto il tenore medio delle reazioni suscitate dalle battute di Murgia:

 

Gentile Murgia, dotata di qual grazia e infinita meraviglia, fammi il favore. Prima di parlare a caso (per non dir peggio) di Battiato, che sta peraltro combattendo una battaglia difficilissima ed è quindi oltremodo osceno attaccarlo adesso, raggiungi la bellezza assoluta di testi e musiche come Gli uccelli. Up patriots to arms. E ti vengo a cercare. Povera patria. Eccetera. O gli arrangiamenti monumentali di Polli di allevamento, che creò con Giusto Pio per Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Poi, quando avrai anche solo raggiunto un centesimo di tutto questo, e per ora tra le messe cantate a Radio Capital e le sbrosce mosce dei tuoi libretti neanche ti ci sei lontanamente avvicinata, parla. Se proprio devi. Nel frattempo, impegnati nell’unica cosa che da sempre sai fare: recitare al peggio la caricatura dell’intellettuale, a uso e consumo di quelli che si accontentano di poco. Anzi quasi niente.

 

Nelle ultime ore, la scrittrice ci ha tenuto a precisare che era tutta una provocazione, che lei ha sofferto a dire quelle cose perché lei in realtà Battiato lo ama, e litigare per il gusto di litigare fa parte della trama del programma. In quanto segue, non ci occuperemo delle reali intenzioni di Michela Murgia, del senso di buttare opinioni a caso in diretta “per il gusto di litigare”, né del fatto che una scrittrice debba chiedere il permesso a Scanzi prima di parlare di ciò che pensa. Non parleremo nemmeno di un tema che pure è interessante, ossia quanto sarebbe contento lo stesso Battiato di queste difese un po´ da bulletti e celoduristi. Come ha scritto Giso Amendola in un recente post Facebook sul tema: “possiamo immaginare bene quanto poco gradisca il Maestro una non necessaria e non richiesta “difesa” se deve essere l’occasione di sfogo di sessismo, machismo, antifemminismo militante, bodyshaming e quant’altre schifezze”.

 

Il tema tuttavia è un altro. Con buona pace di Scanzi, le parole di Murgia al di là delle sue reali intenzioni ripropongono un’accusa che spesso è stata rivolta a Battiato: usare le proprie canzoni per uno sfoggio di cultura fastidioso, kitsch e senza senso. Canzoni che devono il loro successo al fatto che chi le ascolta può darsi un tono da intellettuale, risparmiandosi la fatica richiesta dal seguire la musica veramente intellettuale – la dodecafonia, il free jazz, la world music più sofisticata. In breve: Battiato sarebbe un autore di canzonette infarcite di citazioni inutili, che servono solo a far pensare a chi le ascolta che: “no, io le canzonette non le ascolto. Io ascolto Franco Battiato”. Non essendo un vero intellettuale, risulta essere un intellettualoide. Ma quanto c´è di vero in questa critica? Per rispondere a questa domanda, proviamo a partire da alcuni fatti che sembrano confermare un’ immagine negativa del Maestro.

 

A volte Battiato fa ridere

 

 

Il potenziale comico di alcune canzoni di Battiato è difficile da negare. Spesso il senso del comico nasce esattamente da un citazionismo a volte fuori controllo. Era davvero necessario incontrare Igor Stravinskij sulla prospettiva Nevskij? Ermeneutica non è forse un titolo un po´ pretenzioso? È un contributo estetico imperdibile raccontare che in un determinato punto nelle Strade dell´est fece campo tale Mustafa Mullah Barzani? Come ti salta in mente di pensare che due persone che si incontrano ad Alexanderplatz all´epoca del muro come prima cosa si chiedano “Ti piace Schubert?”? E soprattutto, per quale motivo buttare in mezzo a un delirio sul tramonto occidentale la seguente informazione: “Friedrich Nietzsche era veget-ariano, scrisse molte lettere a Wagner”? Davvero è possibile attribuire a queste citazioni una realistica pretesa intellettuale? Tutto ciò non fa semplicemente ridere?

 

Tramonto occidentale, uno dei momenti più deliranti della produzione del maestro. Synth aggressivi, quasi tamarri, sono il tappeto volante sul quale Battiato sale portandosi appresso i suoi deliri su vichinghi, famiglie in crisi, analisti, sigarette. Capisco che per qualcuno/a può essere davvero troppo.

 

 

Questo potenziale comico non è sfuggito a Stefano Bollani. Pianista jazz di livello mondiale, iper-virtuoso dello strumento, nonché efficace cabarettista, Bollani ha dedicato a Battiato Hai mai letto Kundera?, imitazione di un brano ipotetico del maestro. La musica piano-minimal alla Michael Nyman accompagna un testo che riunisce vari topoi di Battiato, come meccaniche celesti, dinastie dei Ming, parole inglesi a caso, oltre a libere re-interpretazioni sul tema, tipo: “pavoni di grandezza inusitata si scagliano sul cielo di Bangkok”. Il tutto cesellato da un drammatico monito: “non sottovalutate Kundera”.

 

 

Bollani live da Renzo Arbore presenta “Hai mai letto Kundera?”. Bollani precisa che il titolo originale della canzone sarebbe “Le coltri della storia”.

 

 

Per qualcuno, l´imitazione di Bollani svolge un ruolo di smascheramento. Attraverso la parodia, si mostra che in realtà le citazioni di Battiato fanno ridere, e quindi non c´è niente di intelligente nell´ascoltare le sue canzoni. Sono appunto solo canzoni, e se fanno ridere, è perché Battiato le investe di pretese intellettuali fallite, il cui fallimento genera appunto un effetto comico. Sono canzoni intellettualoidi.

 

Questa argomentazione tuttavia è bacchettona e anche poco stringente dal punto di vista logico. Si basa infatti sull’assunto che una canzone che in alcuni passaggi suscita un sorriso sia ridicola o stupida. Ma in quale tavola delle leggi è scritta questa presunta legge della musica? Non è possibile che alcune canzoni di Battiato possano essere apprezzate proprio perché la densità spropositata e delirante di citazioni contribuisca a renderle paradossalmente lievi? Non è possibile che tramite questo delirio citazionista Battiato in realtà si prenda meno sul serio di un cantante indie che ci tiene tanto a farci sapere quanto ha sofferto in età post-universitaria? A volte non è meglio non sapere il senso di una canzone, o la presunta volontà o intenzione dell’autore che l’ha scritta? Certe canzoni non fanno schifo proprio perché purtroppo capiamo fin troppo bene il loro senso e la banale intenzione di chi le ha scritte?

 

La mia personale risposta a tutte queste domande è: sì. A conferma della mia ipotesi, porto Clamori, una canzone estremamente “intellettualoide” di Battiato, addirittura scritta assieme al mistico francese Henri Thomasson. Una canzone piena di parole difficili, isotopi, “nuclei pulsari, neutroni e quasari”. Eppure, una canzone leggerissima, soprattutto quando il maestro ammette di avere bisogno di “tonnellate di idrogeno”.

 

 

Battiato presenta il disco L´arca di Noé durante Domenica In. Pippo Baudo gli chiede se è vero che i suoi testi non sono importanti. Risposta di Battiato: “è abbastanza vero. Il testo per me è importante. Non lo è al punto da determinare la parte musicale”. Successivamente, Battiato afferma di non credere a tutto quello che scrive.

 

A volte Battiato scrive delle canzoni terribili

 

 

I critici di Battiato, magari presi in una serata in cui sono disposti/e a riscoprire il fascino di synth hardcore e di parole orientaleggianti, possono concedere questo punto. Ok, a volte le citazioni spropositate di Battiato fanno ridere, addirittura a volte contribuiscono alla levità e alla riuscita della canzone. Ma questo non accade sempre. Ci sono altri contesti sonori in cui il citazionismo contribuisce drammaticamente al disastro sonoro. “Con questi frammenti ho puntellato le mie rovine”, scriveva il poeta. Il problema è che a volte i frammenti non fanno da puntello, ma da struttura di episodi musicali a dir poco infelici. Questa lunga intro è il preludio a uno dei brani più sfortunati del maestro: Casta diva del 1998. Un brano fastidioso sin dal suo incipit – “Greca nascesti a New York” – in cui le invettive di Battiato contro il vile che rubò serenità e talento a Maria Callas vengono inframmezzate da acuti campionati della soprano. Ogni volta che la ascolto, una coltre di imbarazzo si impadronisce di me, e non mi abbandona per minuti, a volte persino per ore. Casta diva mi ruba la serenità, soprattutto quando Battiato ci ricorda che Maria Callas era “una ragazzina assai robusta”.

 

 

“Eri una ragazzina assai robusta” :(

 

Dunque Battiato, come ogni cantautore/trice del resto, ha avuto le sue cadute. Talvolta queste cadute avvengono anche all’interno di canzoni che definire riuscite sarebbe un eufemismo. Lo so, anche voi state pensando a quel momento in cui nel bel mezzo di una delle canzoni di amore e affetto più struggenti degli ultimi decenni il maestro si ritrova in un campo del Tennessee, senza sapere come vi era arrivato. Ogni volta che ascolto La cura, l’intermezzo mi colpisce come un cazzotto in un occhio con una ferocia che non accenna a diminuire. Non mi colpisce nel senso che mi invita a riflettere, ma semplicemente perché lo trovo singolarmente brutto, fuori luogo e gratuito, soprattutto nel quadro della maestosità della canzone.

 

 

“La cura” del 1996 fa parte de L´imboscata, un disco dai suoni eccezionali con musicisti di livello internazionale. Segnaliamo tra gli altri Gavin Harrison, in seguito batterista dei King Crimson. Il passaggio nel Tennessee fa ancora più male in questo contesto.

 

Le canzoni di Battiato si reggono su un equilibrio fragile, in mezzo a vari azzardi musicali e testuali. Nelle canzoni menzionate l´equilibrio si rompe: la canzone si appesantisce, diventa fastidiosa, a volte quasi imbarazzante. Ma questo non avviene perché in quelle canzoni Battiato smette di fare il canzonettiere e prova a fare l´intellettuale, come vorrebbero i suoi detrattori. Alcune sue canzoni sono piene di riferimenti bizzarri e allo stesso divertentissime, in altre invece la miscela non funziona. È una questione di miscela, non di intenzioni, volontà, aspirazioni intellettuali. La compiacenza con cui qualcuno spera di vedere cadere il maestro nel suo volo oltre le sue reali possibilità è fuori luogo, manca il bersaglio, oltre a essere una forma inutile di moralismo pettegolo applicata alla musica.

 

Il Battiato incontestabile

 

Oltre queste polemiche, Battiato è un artista che sembra aver prodotto delle canzoni incontestabili. Difficile trovare anche tra i suoi detrattori qualcuno/a che non sia disposto ad ammettere che anche lui ha fatto delle cose buone. E ti vengo a cercare è uno dei suoi brani meno divisivi, insieme a La cura, forse Povera patria o L´animale. Tra i nerds e le nerds della musica sperimentale, il disco pre-svolta pop Sulle corde di Aries del 1973 è una pietra miliare difficilmente contestabile. Personalmente, ammetto di avere un debole per Sequenze e frequenze.

 

 

La maestra ci dava ripetizioni nel suo cortile.

 

Ma anche qui, al di là delle elucubrazioni mentali sulle presunte intenzioni artistiche, il gusto soggettivo e forse anche la biografia giocano un ruolo insuperabile. Ad esempio per me il Battiato incontestabile è quello di Fleurs (1999). Una raccolta di brani classici degli anni ´60 e dintorni trattati con incredibile rispetto e originalità, proprio dove non ci si aspetterebbe originalità – un album di cover. Una serie di scommesse vinte, tra cui ci si può limitare a segnalare la migliore cover di De André mai registrata (“Amore che vieni amore che vai”), la semplicità di “Te lo leggo negli occhi”, e forse su tutte “Aria di neve” di Sergio Endrigo. Battiato sembra cantarla come se fosse una canzone scritta da sempre, che tutti conoscono ma non hanno mai sentito. E forse proprio un album di cover paradossalmente è il luogo migliore per poter apprezzare Battiato al di là della noia, delle chiacchiere inutili, delle lotte di bassa lega che si addensando attorno a quella parola lì: “intellettuale”.

 

Battiato come pretesto

 

Battiato, in breve, è un cantautore che tende a polarizzare. A molte persone non piace, altre lo adorano. Molte altre – ad esempio chi scrive – ama molto alcune sue cose, un po´ meno altre, e trova alcune sue cose davvero infelici. Ogni posizione è ovviamente legittima in sé stessa. Quello che non convince, è attribuire le fortune o le sfortune artistiche di Battiato al suo essere intellettuale, o per i suoi detrattori, “intellettualoide”. Da un punto di vista del giudizio estetico, chi critica le sue canzoni per via della loro presunta intenzione intellettuale, è allo stesso livello di chi le ascolta per sentirsi una persona più elevata culturalmente rispetto a chi si limita ad ascoltare che so, Lucio Battisti. In entrambi i casi, i giudizi sulle diverse persone – su sé stessi, su Battiato, su chi lo ascolta, su chi lo capisce – prendono il posto del giudizio sulla musica. Colpisce sempre l’accanimento con cui ci si azzuffa per stabilire se Battiato abbia raggiunto lo status di intellettuale, oppure se abbia fallito, rientrando così nella triste categoria di intellettualoide. Ma colpisce ancora di più quanto spesso su questi giudizi si costruisca un’opinione estetica verso la sua musica: Battiato è un grande perché è riuscito nel suo presunto intento di essere un vero intellettuale; Battiato fa schifo perché le sue canzoni non rispettano le sue pretese intellettuali, e quindi risultano intellettualoidi. In questo modo, la musica viene appesantita da considerazioni pseudo-sociologiche e un po’ pulciare – se “ce l´ha fatta”, allora merita il nostro rispetto, altrimenti no, va ridicolizzato, come tutti quelli che vorrebbero innalzarsi al di sopra del loro status e falliscono, e ben gli sta. In entrambi i casi, sembra prodursi un tipico meccanismo di proiezione: probabilmente non è Battiato, ma sono alcuni dei suoi fan e alcuni dei suoi detrattori che lottano per definire e per raggiungere lo status di intellettuale. Usando la musica di Battiato come pretesto.

 

 

Non servono più eccitanti o ideologie. Ci vuole un’altra vita.

22 thoughts on “Battiato è un intellettualoide? Piccolo viaggio in un grande fraintendimento

  1. “ 26 febbraio 1984 – Battiato = Modugno: la seconda in commedia? (L’eco di cose sentite. Il banale quotidiano. Il banale del banale del banale del banale) “.

  2. mah, ci sta tutto (la critica sia); concordo, Battiato fece miracoli agli inizi (fetus, pollution, sulle corde…), poi fece sintesi tra oriente e occidente; butta lì citazioni a caso? e chi se ne frega? offende le nostre purezze, quelle sì “intellettuali”, tirando dentro le Grandi Sfere? bene, magari qualche battistiano (lo amo, Battisti, lo amo) si ficca su wikipedia e scopre Gurdijeff, per dire. lui è unico, nel panorama italiano; se la tira? ma è riservato, non mi sembra ingombrante; intellettualoide? ma che bestemmia atteggiarsi a.

  3. Da una vita (quantomeno dagli anni ’70), sostengo le stesse opinioni di Michela Murgia.
    Ammetto che musicalmente alcune cose sono apprezzabili (ho studiato pianoforte e composizione), ma i. testi sono il frutto di ubriacature lessicali, tortuosi ghirigori o ammiccamenti semantici privi di senso compiuto.
    Nella mia (apprezzabile) discoteca di musica, né tra i tanti vinili né tra i cd e nemmeno tra le vecchie cassette esiste un solo brano del Battiato.
    Il mondo è bello proprio per questo.

  4. “ Lunedì 20 settembre 1999 – « Quel mestatore orientale… », mi dice l’ipercattolico. Ma di chi parla?… proprio lui… così devoto… no… non è possibile… è troppo strano… a meno che non sia andato fuori di testa… Poi mi ricordo di che cosa stavamo parlando… stavamo parlando del tornare e io, tanto per fare, ho citato Battiato (Orizzonti perduti). Comunque esagera: Battiato non è un mestatore [*] … è un cantautore. [*] Avevo scritto « mestastor[i]e ». “.

  5. “ Mercoledì 24 dicembre 2003 – « Il piacere di stare insieme solo per criticare ». Stamani mi sono alzato con questo Battiato in testa. Ne ho dedotto che la critica o è un piacere o non è. “.

  6. “ Sabato 21 novembre 2008 – Poi sento Battiato che canta Et maintenant. E penso – mi ricordo – che l’importante è cantare – tutto il resto, almeno in un certo senso, è inutile. “.

  7. Il vero punto chiave di tutta la polemica è l’ideologia politica a cui si richiama Michela Murgia. Tradizionalmente la sinistra rifugge dalla metafisica e dall’esoterismo come il diavolo dall’acqua santa, un po’ perché le sue radici sono atee (Marx, Feuerbach, Stirner e altri che di spiritualità non capivano assolutamente niente), un po’ perché di esoterismo e di metafisica si sono occupati autori tradizionalisti o filofascisti come Julius Evola. Fa specie che la sigra Murgia è una ex insegnante di religione, eppure non abbia probabilmente la minima confidenza – come si dice – con autori come Gurdjieff, Steiner, i sufi islamici, ecc. che invece Battiato prende a riferimento. Per molte persone della sinistra post Tangentopoli, tutto questo non “suona” se non come una stupida elucubrazione, erede del marxiano “oppio per i popoli”. Michela Murgia è una persona che sostiene la gravidanza surrogata e che ha scritto un libercolo in cui propone a modello donne del tutto diverse tra loro come Tina Anselmi o Nilde Iotti da una parte, e Moana Pozzi dall’altra (senza essere puritani), come può avere dei punti di vista che si accordino con la “philosophia perennis” espressa dalle religioni?

  8. BATTIATO è MUSICISTA COLTISSIMO ED è PURE UN MISTICO DALLA VIA MOLTO PRECISA E DICHIARATA
    IN TEMPI NON SOSPETTI, HA PIù VOLTE DETTO PUBBLICAMENTE CHE LE “CANZONETTE”, TESTUALE, LE SCRIVE PER FARE UN PO’ DI SOLDI.
    ESSENDO MUSICISTA E MISTICO, LE DUE COSE IMPLICANO DIMESTICHEZZA CON I NUMERI E LE FILOSOFIE SUI NUMERI, PERSEGUE SENTIERI A NOI, PER LO PIù, NON NOTI E NON è ASCRIVIBILE, IN EUROPA E IN OCCIDENTE, ALLA DEFINIZIONE DI INTELLETTUALE…
    MI SEMBRA QUESTIONE DI LANA CAPRINA E LEGGERMENTE INCOSISTENTE. MALEDUCATA, POI, POICHé LUI NON PUò ESPRIMERSI IN MERITO, COME SAPPIAMO.
    NON è UNA DIFESA, LA MIA, MA UNA COLLOCAZIONE DEL CASO.
    NON SONO UN SUO FAN E RISPETTO L’INTERO SUO LAVORO.
    ULLA MUSICA LEGGERA, POI, LO TROVAI TRA I PIù “AZZECCOSI” NEL MOMENTO, FUGACE DEL “POSTMODERN”. linosturiale@yahoo.it

  9. Dott. Matteo Santarelli,
    i due nomi “Franco Battiato” e “Lucio Battisti” nel medesimo testo fanno inorridire, come bere un buon calice di aceto rosso credendo che sia un Sassicaia. Ma capisco che nell’argomentare non si possono porre filtri o veti in nessun senso, perciò lei è giustificatissimo, è il mio che è un paradosso che esprime il mio pensiero.
    Concept album come Una donna per amico, L’Apparenza, La sposa occidentale, Cosa succederà alla Ragazza non possono essere accostati a nessun singolo brano di altri autori sul tema dell’amore per la donna. E purtroppo ci siamo scordati anche dei moltissimi brani coi testi di Mogol precedenti e successivi a UDPA (pensiamo a Due mondi, nel grandioso America Latina: LP raggiunto o superato da quale autore?). Ci siamo scordati di tutto, tranne di due o tre brani, perché il cantante di Poggio Bustone è stato inchiavardato sotto formalina dagli eredi dopo la sua morte. E basta a mettere un punto chiaro su questo la lettera aperta di Giuliano Castaldo a Grazia Letizia Veronese, la vedova: https://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2016/04/14/news/lettera_aperta_a_grazia_letizia_veronese_vedova_di_lucio_battisti-137563751/
    Tornando all’oggetto del suo articolo, non so cosa intendesse Michela Murgia con la sua affermazione e poi con la ritrattazione, ma una cosa è certa: Catania è vicina, ma da Stoccolma è lontana.

  10. Al di là di tutto, quelle frasi “senza senso” per me hanno la sonorità di un arpeggio in un pezzo di free jazz a inframmezzare la melodia. Inaspettate, fantasiose. Sono suoni magnifici. Perfino sdrammatizzanti.

  11. a Pietro, se posso. Non innalzerei Uno e abbasserei l’Altro, mi pare ingiusto. Aceto, Sassicaia? Anzi, mi fai venire in mente che sì, forse i Due sono quasi assimilabili: non erano criptici e panelliani i testi di Battisti, forse tesi alle Grandi Sfere quanto quelli di Battiato? A Lucio Valletti mi vien da dire: ma davvero abbiamo sempre e comunque bisogno di ‘sto benedetto senso? forse i Due, come tanti forse tutti, vanno ascoltati senza irrigidirsi alla ricerca di.

  12. Grazie per quest’articolo, che in maniera piacevole e lucida polverizza tale inutile polemica.
    Il punto naturalmente è proprio quello espresso nelle conclusioni: come molte polemiche da social, anche questa riguarda i polemisti ben più che il tema in sé e diventa una questione di distinction bourdieusiana, un’esibizione identitaria: se dico che mi piace Battiato, do una certa idea di me; se dico che non mi piace, ne do un’altra. Quale preferisco? Le goût classe, et classe celui qui classe… un saluto!

  13. “ Lunedì 8 gennaio 2007 – « L’odore di brillantina / s’impadroniva di me ». Ieri sera, mentre andavo a dormire, ho ripensato al babbo e mi è tornato in mente questo verso di Battiato. Il babbo, non c’è dubbio, mi piaceva, dico fisicamente, dico come una donna. L’odore del padre – più « impadronirsi » di così… “.

  14. @tutti: mi scuso per aver messo Oslo al posto di Stoccolma; e vabe’ se non rileggi fai figure barbine…
    @max: “parolone” in libertà da un lato, e dall’altro frasi come: “Incolli l’invisibile | E d’improvviso scrolli in gocce questa scena” (L’apparenza, Panella-Battisti) per *accennare* a Parmenide, cioè al divenire greco, e cioè al futuro->presente->passato che non-sono. Per farle solo un esempio. Allora dov’è la *creazione di senso* e dove la gigioneria di un’intelletuale della Magna Grecia, per citare un’indelebile frase del l’Avvocato? – I testi Panelliani, quelli dei dischi “bianchi” da Don Giovanni in poi non sono criptici etc., sono dotati di polisemia, ovvero hanno più di un unico significato. La musica, con qualsiasi scrittore di testi, è sempre inarrivabile: non puoi rifare quel sound se non ricantando le sue canzoni, mentre i Baustelle riprendono ad esempio a piene mani (dichiaratamente: si ispirano) sound e atmosfere linguistiche di Battiato. La musica “leggera”…
    Hai senz’altro ragione quando dici che è ingiusto innalzare l’uno per abbassare l’altro o viceversa. In fondo, si tratta solo di una questione di gusti. Però gli intellettuali mi hanno sempre arricchito sin da quando ho avuto il senno per capire; gli intellettualoidi, invece, possono rivelarsi una buona fonte di divertimento – eppure si portano appresso le parole di Giacomo Leopardi: “E fieramente mi si stringe il core, | A pensar come tutto al mondo passa, | E quasi orma non lascia.”
    Ciao

  15. @pietro, ehm… hai anche scritto America Latina :-p; bella la citazione di Parmenide, mi ricorda P.K.D. A braccio, ricordo le musiche dei bianchi battistiani ingessate in elettroniche bum-bum, del tutto improbabili, lasciando indietro umanamente uomo (ma forse sbaglio); se no, allora fanno da magnete verso il basso, cioè succhiano i testi nel buco nero di musiche inadatte spesso posticce; e qui vengo a una questione: da sempre mi chiedo, qual musica debba rivestire e veicolare al meglio “sensi alti”, pure diciamo politici (ahia!). area, ecco la risposta. gli unici a fondere saldamente e per sempre testo-musica in un unicum, per es. 1978, gli dei se ne vanno gli arrabbiati restano. Battiato respirava quelle arie lì, ad esempio. Sì, infine solo questione di gusti. E poi, “il sé (l’ego) si trova nel bel mezzo di una transazione fra il DNA interno e gli stimoli esterni che sono rigidamente coordinati dal macrocervello” (cit).

  16. Vabbe’, Battiato è il/un postmoderno in musica, quello che assomma discorsi su discorsi invece di scrivere un racconto strutturato. Vedasi Lyotard. In un certo senso è strana, vista l’importanza di tale estetica, che ci sia stato un solo Battiato. Ma d’altronde anche in poesia, specie in Italia, la lirica è rimasta fondamentalmente estranea a tale fenomeno.

  17. Battiato può anche non piacere e può avere mille difetti, ma alcune sue canzone circolano da più di quarant’anni e hanno sempre avuto legioni di estimatori, per cui liquidarle come il nulla non depone a favore dell’intelligenze del liquidatore: c’è chi si mette a sparare stroncature a capocchia per avere più carisma e sintomatico mistero…

  18. Concordo su tutto (tranne su “i campi del Tennessee”, passaggio che trovo piuttosto surrealista, in senso cinematografico).

    Ma un’analisi approfondita dell’opera omnia non rivela un discreto numero di passaggi infelici, molto spesso, anche in perfetti autori da intellettuali? Mi ricordo di averne trovati nel tardo Ungaretti, in Octavio Paz, in Celan, solo per citare dei “grandi”. E vogliamo parlare di Mérimée e Prévert? E poi, siamo così sicuri che perfino leggendo tutte le opere di Shakespeare, Cervantes e Proust, non rimarremo mai mai delusi?

    Nessun artista può essere definito “santo” nella sua arte.

    (Titolo del commento “dopotutto anche i Genesis hanno scritto ‘who dunnit’!”

  19. @Leo M. – Gli autori di letteratura che citi possono senz’altro piacere o non piacere, ma, OMG, supporre che una gran parte dell’opera dei succitati (o anche una sola riga) sia fondata sul NONSENSE, questo no, sarebbe intollerabile!
    Ecco, partendo proprio dal nonsense (di cui, nella musica italiana, il campione è senz’altro Elio), prenderei questo carattere per fare una ricognizione dello STILE di Battiato, di cui qui abbiamo solo accennato a tratti.
    Questa lista, per me, comprende: nonsense, postmodernismo, manierismo e suggestioni dalle avanguardie di inizio ‘900, tra cui appunto il surrealismo, ma non solo.
    Allora, inquadrando la musica del cantautore catanese in uno stile siffatto, vediamo che assume un senso anche il motivo per cui si trovò senza sapere perché nei campi del Tennessee.
    Nell’insieme dell’opera può piacere o non piacere, ma non possiamo negare che è un unicum nel panorama italiano. E le sue canzoni più famose, quelle dei mitici anni ’80, travalicano senz’altro la distinzione intellettuale/intellettualoide.

  20. Concordo con chi sostiene che contrapporre Lucio Battisti a Franco Battiato è quantomeno inutile. Si potrebbe dire che Battiato accumula e accumula, mentre Battisti distilla e distilla , sono due procedimenti artistici diversi. La “purezza” di Lucio Battisti sconfina nel vago e nell’inconsistente (acqua azzurra, acqua chiara: chi dice che non abbia un debito con Petrarca?!) mentre il citazionismo di Battiato può sconfinare nell’eterogeneo, nel l’accumulo di nozioni e di concetti, ma visti i tempi oscuri, oscurissimi che stiamo vivendo, avercene di tutti e due!

  21. Michela Murgia è una femminista e Battiato è un uomo che ha avuto qualche uscita politicamente scorretta, soprattutto in tema di donne, che non sempre neanche io ho apprezzato, ed è da questo che nasce l’idiosincrasia della scrittrice sarda per il cantautore siciliano. Ma qualcuno pensa che se fosse stata donna, a meno che non fosse esplicitamente antifemminsita, non l’avrebbe incensata? Sopravvalutate molte persone, che giudicano per questioni meramente ideologiche.
    E’ vero che Battiato sforna testi talvolta un po’ confusi, ma musicalmente non lo possiamo discutere perchè la sintesi tra testi e musica, che è poi ciò che noi dobbiamo valutare in questo caso a me no che non si scambi la musica per poesia o addirittura per filosofia, è talvolta felice, il che è tantissimo, perchè nessuno è in grado di sfornare solo bei brani, ne bastano due o tre per renderti di gran lunga al di sopra della media.
    Complimenti per il sito che non conoscevo. D’ora in avanti per me sarà lettura indispensabile, vista la presenza di numerosi articoli intellettualmente assai stimolanti.

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